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ma come fai a dire che introduci "il rivoluzionario concetto
che si chiama "causa-effetto"" subito dopo averlo
fatto a pezzi?
1. Fino a quando le vignette sono state pubblicate solo da un
giornale danese e uno norvegese nessuno ha bruciato ambasciate. Le
proteste sono state assolutamente civili e assolutamente legali.
2. Quando - e solo quando - la stampa di tutti i paesi europei ha
deciso di riprendere le vignette è divampata la protesta che
sappiamo. Il rapporto causa-effetto, quindi, è stato l'esatto
contrario di quello che presenti.
Nel frattempo qualcuno aveva hackerato il sito del giornale? Me
ne dolgo, ma se la solidarietà tra giornali europei consiste
nell'andare a offendere un miliardo e trecento milioni di persone
per protestare contro un hacker o due svitati io ne deduco che
abbiamo un problema di percezione. Rimane il fatto che la protesta,
fino a quel momento, è stata pacifica. Ha preso la forma che
sappiamo solo dopo. Dopo che io ho scritto il post di qui sopra,
addirittura.
Io mi rendo conto che c'è qualcosa che impedisce di comprendere
PERCHE' si sono incazzati tutti i musulmani del mondo, e credo di
essere spaventata da questo, più che da qualsasi altra cosa.
Perché davvero non è difficile da comprendere, mi pare, e la
libertà di espressione - e soprattutto di satira - non c'entra
nulla.
Nulla.
Nulla.
Ricapitoliamo.
I musulmani hanno chiarissimo - ben più di noi - che il nostro Dio
è anche il loro. A nessuno è mai venuto in mente di chiederci di
smettere di raffigurarlo in tutte le salse e in tutte le vignette.
Eppure, lo ripeto, è lo stesso Dio loro.
Cristo è una figura, presente nel Corano, che un musulmano non
raffigurerebbe. Non per questo si è mai pensato di chiedere a noi
di non farlo.
Ti dirò di più: quando, qualche tempo fa, si cercò di montare un
caso attorno ad Adel Smith e all'affresco di san Petronio a Bologna
che raffigura Maometto all'inferno, i primi a smontare il caso
definendolo una cazzata furono proprio i responsabili dei centri
islamici italiani.
La nostra libertà di espressione, quindi, non è mai stata in
pericolo per colpa dei musulmani. Non c'era nulla da difendere
perché nessuno la stava attaccando.
Cosa è successo, invece?
E' successo che un giornale di destra danese, un bel giorno, ha
constatato che in Europa non veniva raffigurato il volto di
Maometto.
Non a causa degli immigrati.
Non per paura.
Perché non lo si faceva, e basta.
Nemmeno 10 anni fa.
Nemmeno 20 anni fa.
Nemmeno quando il mondo arabo era assai più laico di oggi e di
terrorismo islamico non si parlava.
Non lo si faceva per quella sorta di implicito patto tra
gentiluomini che marca, normalmente, la convivenza tra esseri umani
che non vogliono farsi del male a vicenda.
Lo stesso implicito patto che muove milioni di musulmani nel mondo
arabo a volere convivere tranquillamente con i loro cristiani e le
loro immagini e il loro Allah in versione cristiana raffigurato nel
figlio e nello spirito santo.
Quel senso di civiltà lì, quello che nessuna legge può imporre.
Lo avrai notato anche tu, Babsi: è da qualche anno che
assistiamo a un imbarbarimento dei rapporti che sta travolgendo
baluardi di civiltà che credevamo solidissimi e che, invece,
vengono giù come burro sciolto appena qualcuno gli assesta una
pedata.
Dalla Fallaci che spopola sui giornali dando del "figli di
Allah" ai musulmani per parafrasare il "figli di
puttana" all'uso spudorato della tortura e di tutto ciò che
credevamo di non dovere vedere - ma soprattutto fare - mai più
dalla seconda guerra mondiale in poi. E tu sai bene quanto me che
ciò che stiamo travolgendo sono innanzitutto le remore morali,
etiche, che credevamo di avere finalmente imparato ad avere.
Pagandole anche care, per inciso.
In Danimarca, quindi, scoprono una nicchia di autoinibizione
etica, morale, che in Europa persiste ancora.
Il Profeta raffigurato.
Lo dice il giornale stesso: i disegnatori si autocensurano.
Sì, lo fanno. Lo hanno sempre fatto. Ma non per paura, non per Van
Gogh ucciso da uno squilibrato in questi tempi folli: perché non lo
hanno mai fatto, perché è una sacca di resistenza etica, per
quello che, l'altro giorno, definivo "rispetto gratis".
E così si decide di lanciare addirittura un concorso per rompere un
"tabù" che, per inciso, non mi risulta venisse sentito
come un'insopportabile oppressione.
Non è sorprendente che questa "battaglia di libertà"
sia stata lanciata da un giornale di destra.
C'è una carica di violenza nell'esibirti l'immagine del tuo Dio
solo e soltanto perché tu non lo disegneresti mai, che non è
propria delle battaglie della sinistra.
C'è un malcelato desiderio di umiliare, nascosto a stento dalla
foglia di fico della libertà di espressione, che è parente stretto
della mentalità per cui i detenuti musulmani vengono offesi
sistematicamente sul loro senso religioso, usato come punto debole,
come nervo dolente.
Strana battaglia libertaria, proprio mentre ne perdiamo a
ripetizione in tutto il continente.
Una lo sente a pelle che qui c'è un senso della libertà diverso da
quello che, chessò, spinse mio nonno a farsi spedire al confino pur
di non giurare fedeltà al fascismo.
E, di fatto, il puzzo dei nasi adunchi della satira di regime
fascista lo abbiamo sentito in parecchi.
Di sicuro, lo hanno sentito i musulmani.
Avevano già la sensibilità più che all'erta, del resto, e come
dargli torto?
Il fatto che si siano mossi persino gli ambasciatori - e gli
ambasciatori arabi ce ne mettono, prima di muovere il culo - mi pare
sintomatico dello scenario che gli si è aperto davanti agli occhi:
lo sdoganamento dell'ultimo freno inibitorio, Maometto che oggi ha
una bomba in testa e domani chissà, una valanga di mobbing
religioso destinata a diffondersi nella superficialissima
inconsapevolezza dei più.
Guarda quanta gente dice: "Ma noi il Papa lo
rappresentiamo!"
La maggior parte della gente non ha la minima idea di cosa sia
questa questione, è evidente. E questo è sparare senza conoscere
il calibro dei tuoi proiettili, non vorrei dire.
E qui si apre la questione tra sensibilità e diritto, appunto.
Mi ci sto sgolando da giorni e giorni: il tasso di libertà di un
popolo ha molto a che fare con la sua capacità di autoregolarsi.
Con la sua civiltà, quindi.
Quando io ero piccola, sugli autobus di Napoli c'era scritto
"Vietato sputare". Se ora quei cartelli sono scomparsi,
non è perché gli sputi in autobus siano stati legalizzati ma
perché la gente ha smesso di sputare al punto che non c'è più
bisogno dei cartelli.
Se non c'è scritto da nessuna parte che è vietato andare a
offendere altri popoli sul loro sentimento religioso, non è perché
il legislatore abbia deciso che farlo sia cosa buona e giusta. E'
perché, normalmente, non c'è bisogno di scriverlo. La gente ci
arriva da sola.
Ci arrivava, anzi.
E' da quando è iniziata questa storia che mi sgolo a ripetere
che ci sono cose che nessuna legge può garantire.
A me pare ovvio che sarebbe un disastro, se i comportamenti della
gente si basassero esclusivamente sul concetto di
legalità/illegalità. I casi sono due: o non vivremmo più, o la
legge sarebbe costretta a diventare spaventosamente invasiva per
permettere a tutti di vivere.
Hai idea di quante cose facciamo, ogni giorno, senza che nessuna
legge ci costringa a farle?
Nessuna legge mi impedisce di scoppiare a ridere di fronte
all'impaccio di un'alunna grassa e di rovinarle la vita così
facendo. Nulla mi vieta di bocciare chi mi è antipatico usando il
mio potere per mettergli 3 quando voglio. Cosa mi impedisce di
distruggere la figura dei colleghi davanti ai ragazzi, di fare
discorsi inopportuni, di avere una valenza educativa da criminale,
più che da insegnante?
Nulla, assolutamente nulla. Se non il mio buon senso, la mia etica,
la mia coscienza.
Alcuni prof lo fanno, certo.
Del resto, chissà quanti fascistoidi l'avevano già pubblicato sui
vari siti, Maometto in tutte le salse.
Ma la scuola si regge sul fatto che i pochi che lo fanno vengono
isolati, godono di totale disistima, si cerca di beccarli in errore
per provvedere disciplinarmente.
Nessuno si sognerebbe di mettersi a scioperare per difendere il
comportamento del collega dannoso e irresponsabile in nome della
sacra libertà di insegnamento.
Eppure, te lo assicuro, poche cose mi sono care come la libertà di
insegnamento.
E' una libertà protetta dalla Costituzione.
E' sacra, inviolabile.
Proprio per questo, se qualcuno la usa come arma per fare male, lo
si isola.
Perché sai cosa succederebbe se non lo isolassimo o se, peggio, ci
mettessimo tutti a lavorare ragionando in meri termini di
legalità/illegalità?
I casi sono due: la scuola ne uscirebbe distrutta o, come
alternativa, ci ritroveremmo tutti a insegnare davanti a un
guardiano del nostro comportamento.
Nessuna delle due possibilità mi affascina.
Quale mondo avete in mente, voi che avete deciso di pubblicare
delle stupidissime vignette perché un principio che non corre alcun
pericolo vi pare immensamente più importante del sentire (della
"morale universale") di un miliardo e trecento milioni di
persone?
Cosa vi aspettate che accada, ancora?
Ci avete pensato?
Vi importa?
Io ci ho pensato.
Potremmo sconfiggerli per stanchezza: prima o poi non ne potranno
più di bruciare cose e, del resto, la polizia di là non va per il
sottile.
Dopo tot morti, tot desaparecidos, tot pestaggi e così via,
chineranno il capo e si rassegneranno a vedere il Profeta
raffigurato in tutte le salse, così come abbiamo deciso noi.
Avremo ucciso una cosa che è stata considerata importante per mille
anni, ma chissenefrega.
Noi abbiamo da tutelare la foca monaca, che è più importante.
Oppure potremmo non sconfiggerli, potrebbe divampare un incendio
infinito, potrebbe rompersi qualsiasi convivenza interreligiosa in
Medio Oriente, potrebbe succedere un'iradiddio che non ho voglia di
prevedere.
Però avremo salvato un principio, e pazienza se il principio non te
lo voleva toccare nessuno, si chiedeva solo del rispetto e del buon
senso.
O pensate di esportare la libertà di stampa, dopo la democrazia?
No, perché tutto può essere.
Nulla mi stupisce più.
Sai, Babsi: se mi leggi da tempo, saprai che la cosa che più amo
dell'Egitto è che sa essere, come ho scritto un milione di volte,
un "mondo gentile" come nessun altro.
E che la cosa a cui meno mi adatto, da quando sono tornata, è la
durezza di qua.
Ricordavo un episodio della collega in treno, questa mattina.
Ci toccavano queste tre ore di treno, per raggiungere la
cittadina dove insegnavamo, e il treno era spesso affollato e spesso
non si riusciva a prenotare il posto e, ancora più spesso, noi
eravamo stanche morte, al ritorno.
Quella volta, la collega vide un posto libero e, pur sapendo che
dalla fermata dopo quel sedile era prenotato, ci si sedette e si
addormentò di sasso.
Si svegliò più di due ore dopo, quasi alle porte del Cairo.
Si alzò stiracchiandosi e fece per raggiungere lo spazio tra i
vagoni dove è permesso fumare. E, mentre andava, un signore con la
prenotazione in mano le chiese: "Le dispiace se adesso mi siedo
un po' io o il sedile le serve ancora? Sa, non volevo
svegliarla."
Sai, io sono europea.
Vengo da un mondo dove, se hai la prenotazione, ti siedi e basta e
chissenefrega se c'è una tizia che dorme al posto tuo. Che si
svegli.
Perché, se hai la prenotazione, hai il diritto di sederti.
Di conseguenza, non sono mai riuscita davvero a abituarmi a questa
gentilezza spiazzante e gratis, a quest'attenzione non
necessariamente dovuta, e non c'è nulla che io ami di più, nel
mondo arabo, di questi doni di cortesia che nessuno è obbligato a
fare ma che ricevi mille volte al giorno.
Quando facevamo formazione interculturale, tra prof stranieri,
questa era sempre la prima cosa che veniva fuori: "Come sono i
nostri studenti?" "Disarmanti, santo cielo."
Non era possibile non vederlo.
Sto spendendo un sacco di soldi al telefono con l'Egitto: mi
rassicura sapere che la collega sta bene e mi faccio dare notizie di
prima mano.
"Ma i ragazzi che dicono?"
"Están dolidos".
La collega è spagnola.
"Dolidos?" chiedo. Vuol dire "addolorati".
"Ma sì, non lo capiscono. Mi chiedono come abbiamo potuto
farlo. Perché. E' una cosa incomprensibile".
"Sai, qui in Italia pure la sinistra parla di libertà di
stampa etc."
"Non capiscono. Applicano schemi occidentali e non
capiscono."
Non ci capiamo.
Chissà a cosa cazzo serve, la libertà di stampa, se non permette
alla gente di capirsi.
Vorrei dare qualche informazione, già che ci sono, ché ho già
visto un mare di balle sulla nostra liberissima stampa.
1. Che le vignette le hanno viste tutti, tanto per cominciare.
I giornali di lì le hanno mostrate, Al Ahram le ha pubblicate nello
stesso modo in cui le ha pubblicate El País, ovvero attraverso la
foto del giornale che le pubblicava.
Perché, mentre la nostra stampa diffonde l'idea di bamboccioni che
scappano davanti a una figura, quello che lì succede è che stanno
contemplando più che altro la nostra VOLONTA' di offesa.
Come con il Maometto di San Petronio, qualsiasi musulmano non fuori
di testa sa benissimo che quello delle immagini non è
"Maometto", ma la rappresentazione che, in questo caso, i
giornali occidentali ne fanno al solo scopo di ferirli.
2. Che l'iter della faccenda (proteste civili, poi boicottaggio,
poi diffusione inarrestabile delle vignette e infine violenze) è
chiarissimo a tutti.
Ho letto sciocchezze madornali sui manifestanti che "in realtà
non sanno nulla". Sanno tutto perfettamente, e lo hanno seguito
con enorme attenzione.
3. Che la stragrande maggioranza della gente non brucia nulla,
ovviamente, e trova che manifestare violentemente sia una pessima
idea. Però è incazzata lo stesso. Sono LORO i nostri intelocutori.
4. Che, tanto per dire, nella cittadina in Alto Egitto dove
insegnavo ci sono almeno 20 internet café, sempre affollati. Se
anche i giornali non le avessero mostrate, le vignette, sarebbe
bastato un click a chiunque per vederle.
Con buona pace delle