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IL VELENO DI "LIBERO" SU ENZO BALDONI
di Francesco
Barilli per Ecomancina.com
Ho seguito anch’io le notizie
circa il rapimento e l’uccisione di Enzo Baldoni in Iraq.
Ed ho seguito pure le polemiche riguardanti il modo in cui la
tragedia e la figura di Baldoni sono stati trattati dal quotidiano
"Libero" in alcuni articoli a firma di Vittorio Feltri e
Renato Farina.
Lo confesso: se le cronache le ho
seguite con ansia e preoccupazione sempre crescenti ed infine con
rabbia e dolore, le polemiche su Feltri e Farina mi hanno
interessato meno. Non mi aspettavo molto di diverso o di nuovo, dai
due: mi auguro che ora provino perlomeno un po’ di vergogna per
quanto hanno scritto; ma non ci spero molto, ed in fondo fare i
conti con la loro coscienza è una cosa che non m’interessa.
Se comunque vi incuriosisce
recuperare quegli articoli di Libero, e se volete sapere qualcosa di
più sulla "storia" del quotidiano, vi consiglio un bell’articolo
di Giuseppe Genna pubblicato il 28 agosto 2004 su Carmilla
on line (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/08/000941.html).
Ma perché dico che pensavo di
dovermi disinteressare di quanto avevano detto Feltri e Farina? E
perché ora dico che mi sbagliavo, che la cosa riguarda ANCHE me?
Per rispondere a queste domande devo prima raccontarvi alcune storie…
Ricordo quando cominciai ad
interessarmi dei fatti di Genova 2001 e dell’omicidio (ebbene sì:
non basterà certo un’archiviazione a farmi smettere di definirlo
tale) di Carlo Giuliani: non provai solo rabbia e dolore per quanto
accaduto, ma pure indignazione nel leggere le cattiverie che molti
quotidiani riversarono su Carlo e sui manifestanti in genere. Ma non
me ne preoccupai più di tanto, e cercai di non entrare in quella
polemica: mi accostai ai "fatti di Genova" e li trovai
sporchi, infangati da una montagna di falsità e di notizie non
dette oppure distorte. Cercai pazientemente, come molti altri fecero
anche meglio di me, di scavare in quelle falsità e di pulire quei
fatti dal fango. Senza rispedire quel fango al mittente; cercando
solo di restituire a quei fatti la dignità che meritavano (la
giustizia… beh, quella purtroppo non sta a me restituirla).
Anche a Peppino Impastato era
toccata una sorte analoga: nel 1978 si addebitò il suo omicidio
(per mano della mafia) ad un "suicidio esibizionista", o
addirittura ad un attentato finito con la sua morte. La storia non
gli ha ridato la vita, ma gli ha restituito verità e, parzialmente,
giustizia.
Ricordo anche l’amarezza con cui
Giorgio Alpi, padre di Ilaria, mi disse: "A volte molti
dimenticano, quando si chiedono i motivi della sua morte, che Ilaria
aveva preparato il viaggio a Bosaso già da Roma. … Insomma, quel
viaggio non era nato per caso, ma si arrivò a persino a dire che
Ilaria era andata a Bosaso perché c’era un bel mare…".
Anche qui, dunque, un tentativo di screditare la vittima, un
tentativo di dire "in fondo se l’è cercata…". La
storia in questo caso non ha ancora restituito giustizia ad Ilaria,
ma la verità sul suo impegno di giornalista, quella almeno sì…
La storia, nel caso Baldoni, mi è
sembrata più magnanima e tempestiva che in passato: già ora, a
pochi giorni dalla tragedia, nell’opinione pubblica l’immagine
di Enzo Baldoni non è quella del "giornalista della
domenica", della "caricatura dell’inviato speciale"
(Vittorio Feltri), del "giocherellone della rivoluzione" o
del "simpatico pirlacchione" (Renato Farina), ma quella di
un giornalista coraggioso ed indipendente. Un uomo, per dirla con le
parole della moglie o dei tanti che lo hanno conosciuto e l’hanno
voluto ricordare, che era lì per portare aiuto alla popolazione
civile in Iraq e per raccontare fatti che altri raccontano solo
parzialmente. Per vedere con i suoi occhi, insomma… Nell’opinione
pubblica sono rimaste le parole della moglie di Baldoni, non quelle
di Feltri o Farina. Sono rimaste le immagini dei figli del
giornalista, nel loro estremo appello trasmesso dal TG1 per chiedere
la liberazione del padre. Un appello che trasudava affetto,
preoccupazione, ma soprattutto dignità…
Dunque, mi dicevo, perché avrei
dovuto interessarmi delle cattiverie dette da Feltri e Farina su
Baldoni? Si trattava di cattiverie già smentite dai fatti; e già
tutte queste considerazioni mi sembravano testimoniare una
"vittoria" sufficiente della ragione nei confronti dei
velenosi commenti di Libero. Perché dunque ORA sono qui a scrivere,
dopo aver "predicato" il silenzio?
Perché ho pensato che Baldoni era
"uno come me"; con una differenza: io il "giornalismo
alternativo" (o "controinformazione", se preferite)
lo faccio da qui, col "culo al caldo", attaccato ad
internet ed al mio computer. E tanti lo fanno come me: forse con la
stessa voglia di sapere e di conoscere che animava Enzo Baldoni, con
la stessa voglia di non accontentarsi della "versione ufficiale
dei fatti"; ma senza rischiare nulla più di una salata
bolletta telefonica o, al massimo, di una denuncia per quanto si è
scritto.
Enzo Baldoni no: lui ha messo in
gioco molto di più… Ed il veleno che Feltri e Farina hanno
rovesciato su di lui ricade su tutto il variegato mondo dell’informazione
alternativa; su tutte quelle persone che non sono, come dice Feltri,
"inviati della domenica", e che non ambiscono a diventare
"grandi firme" del giornalismo. Le parole di Feltri e
Farina NON SONO parole uscite incautamente dalla loro penna:
screditare la figura di Baldoni rappresenta la prosecuzione del loro
lucido tentativo di screditare l’intero movimento pacifista ed il
giornalismo alternativo ed indipendente.
Dunque quanto hanno scritto Feltri
e Farina su Baldoni mi riguarda, eccome! E’ un veleno da cui tutti
dobbiamo guardarci…
Nel mio percorso di giornalista
"alternativo" ho dovuto conoscere molte persone coinvolte
da tragedie, maltrattate dalle Istituzioni e spesso pure dai media.
Si tratta di una presenza che porto dentro di me, assieme al ricordo
dei loro cari uccisi: quando sono stanco penso a loro e mi convinco
che non mi è concesso fermarmi. Da qualche giorno ho una
"presenza" in più che mi spinge…
Francesco Barilli, di Ecomancina.com
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