di GIAN FRANCO SPOTTI.
Da troppi anni ci fanno credere, vedere e leggere
che gli USA sono la "democrazia" per eccellenza, il punto
più alto della libertà, il non plus ultra dei diritti umani, il
paese delle opportunità, il faro della civiltà e il riparo dalle
ingiustizie. Dopo oltre 50 anni di bufale, panzane e idiozie è
venuto il momento di dire come stanno effettivamente le cose in
quell’angolo di mondo guidato da una classe
politico-finanziaria-affaristico-militare criminale e genocida. Gli
attuali americani bianchi (definiti WASP – White Anglo-Saxon
Protestants) non derivano da poveri miserabili emigranti, in fuga
dall’Europa per cercare fortuna nel Nuovo Mondo, ma da una massa
di persone, comprendenti probabilmente anche dei poveri cristi, ma
in gran parte criminali, ladri, avanzi di galera, avventurieri senza
scrupoli, gruppi di bigotti e fanatici religiosi. Tutti avevano
qualcosa in comune, la fuga da qualcosa o da qualcuno e non solo
dalla miseria, perché altrimenti, in quegli anni, tutta l’Europa
avrebbe dovuto, teoricamente, emigrare. Tanti bordelli dell’epoca,
in Europa, furono svuotati e "trasferiti" nel Nuovo Mondo
per le brutali e primitive esigenze di uomini rudi che affrontavano
un territorio non ancora idoneo per nuclei famigliari. Questi
antichi "patrioti" e "pionieri", si fecero
lentamente strada verso Ovest massacrando e distruggendo
letteralmente ogni popolo e tribù che si trovavano davanti, cioè i
pellerossa, le uniche e vere popolazioni che avrebbero il diritto di
essere chiamate "americane". Furono distrutte col piombo,
col tradimento e con l’inganno (cioè gli stessi sistemi che
ancora oggi gli yankee utilizzano per portare "civiltà" e
"democrazia"). Distrussero perfino tutti gli animali che
gli indiani cacciavano al solo scopo di sostentamento e per
procurarsi le pelli per le coperte ed i vestiti invernali. Fu una
vera e propria carneficina. Anche gli eroi della frontiera
americana, il mitico West, sono un falso. Sceriffi, pistoleri,
rangers, soldati e generali, che i film propinatici per decenni,
vogliono fare apparire come dei valorosi che si sono sacrificati
contro le ingiustizie, altro non erano che dei volgari delinquenti
senza scrupoli. Altro che David Crockett, Gen. Custer, Buffalo Bill,
Kit Carson e il 7° cavalleria !! Tutto un sofisticato capolavoro
menzognero, fatto nel dopoguerra, per curare l’immagine all’estero
degli USA per i creduloni europei pronti a "bere" le balle
dei "liberatori". Andiamo oggi a vedere a che cosa sono
ridotti i discendenti dei valorosi pellerossa: chiusi in riserve
indiane, più o meno come animali in via di estinzione, in una
gabbia, che cercano di sopravvivere esibendosi come pagliacci per i
turisti in cerca di atmosfere "retro’", di imbecilli
arrivati col biglietto andata e ritorno, pernottamento più
colazione, ansiosi di filmare i "selvaggi" immortalati nei
film western, una volta liberi e orgogliosi, ora ridotti a souvenir
ambulanti, alcolizzati e drogati. Quante volte negli anni '60, la
televisione italiana, sulle uniche due reti disponibili allora,
proiettava film western della serie "sui sentieri del
West" di John Ford con attori come John Wayne, Gary Cooper e
tanti altri. Come venivano dipinti gli indiani? Come volgari e
violenti, mentre i bianchi erano solo poveracci assaliti e
massacrati da orde di selvaggi. Alla fine trionfavano i cavalleggeri
o "intrepidi" cow-boys, tutti "patria e
famiglia" ed il film si concludeva con frasi di pietosa
retorica e patetica ipocrisia. Le scene dei film che dipingono gli
indiani come bramosi di "scalpi" bianchi, sono un’altra
mistificazione storico-cinematografica. La tecnica di "scalpare"
le persone gli indiani la appresero dai bianchi, primi a praticarla
nei confronti delle popolazioni indigene per avere un trofeo a
perenne ricordo del loro "coraggio". Niente quindi era
più falso, però milioni di ragazzi, guardando questi film, sono
cresciuti con l’idea del pellerossa cattivo e assatanato di sangue
(tifando sempre per la cavalleria e quindi per il sistema americano)
ed erano rari i genitori che spiegavano loro che, in verità, i film
erano una montatura per dare un’immagine dell’America diversa
dalla realtà. Per l’America questo fu solo l’inizio. Dopo un po’
si accorsero che le campagne degli Stati del Sud, ricche di cotone e
altri prodotti destinati ai mercati mondiali, avrebbero arricchito
maggiormente i portafogli dei ricchi latifondisti, se questi
avessero potuto disporre di mano d’opera "gratuita".
Iniziò quindi il più gigantesco e vergognoso traffico di schiavi
dall’Africa e la più grande e degradante mattanza umana mai
conosciuta a memoria d’uomo, forse maggiore di quella al tempo dei
faraoni d’Egitto (per questo tipo di genocidio nessuno ha pagato e
non vi fu nessuna Norimberga). La schiavitù nelle piantagioni del
Sud non esiste più, ma gli USA la praticano ancora comunemente
sotto forme diverse, gestite a distanza, con la formula dello
sfruttamento di mano d’opera nel Terzo Mondo a bassissimo costo,
senza diritti né garanzie, a cura delle multinazionali che operano
nei settori delle materie prime strategiche, oppure tramite i
prestiti finanziari capestro che, tramite élite di governo corrotte
(cleptocrazie), mettono un’ipoteca perenne sul paese, già
poverissimo. Da quando l’esercito americano massacrò 300 indiani
Lakotas nel 1890, le forze americane sono intervenute nel mondo
centinaia di volte, diventando una forza militare e commerciale
sempre più arrogante ed invadente. Verso la fine del 19° secolo,
fino agli inizi del 20° secolo, gli USA intervennero militarmente
in Centro e Sud America, sempre per soffocare rivolte di operai e
contadini sfruttati e senza diritti o per appoggiare il dittatore di
turno che rispondesse ai loro interessi economici. Ovunque andavano
distruggevano, massacravano, sfruttavano ed impoverivano. Mai si
sognarono di fare opere pubbliche o innovazioni a vantaggio delle
popolazioni autoctone, per migliorare il loro livello di vita, l’istruzione
o debellare le malattie. Ecco alcuni esempi di intervento: Argentina
1890, invio di truppe a Buenos Aires per proteggere gli interessi
commerciali USA Cile 1891, scontri fra i marines statunitensi ed i
ribelli nazionalisti. Haiti 1891, invio di truppe per reprimere una
rivolta di lavoratori neri sull’isola di Navassa, rivendicata
dagli USA. Hawaii 1893, la Marina viene inviata per rovesciarne l’indipendenza.
Le Hawaii vengono annesse agli Stati Uniti (diventando Stato dell’Unione
nel 1959). Cina 1894-1896, unità della Marina, dell’esercito e
dei Marines sbarcano durante la guerra cino-giapponese. Panama 1895,
sbarco dei militari USA Cina 1894-1900, truppe d’occupazione USA
durante la rivolta nazionalista dei Boxers Filippine 1898-1910,
unità della Marina e dell’esercito dopo la presa delle Filippine
in seguito al conflitto ispano-americano. 600.000 filippini vengono
uccisi. Cuba 1898-1902, truppe sbarcano in seguito alla guerra
ispano-americana. Ancora oggi gli USA mantengono truppe a Guantanamo.
Porto Rico 1898, sbarco di truppe in seguito alla guerra
ispano-americana. Tutt’oggi sono ancora presenti. Nicaragua 1898,
i marines sbarcano nel porto di San Juan del Sur Samoa 1899, truppe
USA sbarcano in seguito alla lotta di successione per il trono
Panama 1901-1914, la marina appoggia la rivoluzione che porterà
Panama all’indipendenza dalla Colombia. Le trupper americane
occupano la zona del Canale. Honduras 1903, sbarco dei marines per
intervenire durante la rivoluzione Repubblica Dominicana 1903-1904,
sbarco di truppe USA per proteggere gli interessi americani durante
la rivoluzione. Corea 1904-1905, sbarco dei marines durante la
guerra russo-giapponese Cuba 1906-1909, sbarco di truppe in
occasione delle elezioni Nicaragua 1907, sbarco di truppe e
formazione di un "protettorato" Honduras 1907, sbarco di
truppe durante la guerra col Nicaragua Panama 1908, sbarco di
marines in occasione delle elezioni Nicaragua 1910, sbarco dei
marines a Bluefield Honduras 1911, sbarco di truppe per proteggere
gli interessi americani durante una guerra civile. Cuba 1912, sbarco
di truppe per proteggere gli interessi americani a L’Avana Panama
1912, sbarco di truppe in occasione delle elezioni Honduras 1912,
sbarco americano per proteggere gli interessi USA in loco Nicaragua
1912-1933, truppe occupano il paese e combattono durante la guerra
civile Repubblica Dominicana 1914, la marina combatte contro i
ribelli Messico 1914-1918, la marina e l’esercito intervengono
contro i nazionalisti Haiti 1914-1934, le truppe USA occupano il
paese nella zona d’influenza francese dopo una rivoluzione,
approfittando della Prima Guerra Mondiale in Europa, che impedisce
qualsiasi reazione della Francia, pugnalata alle spalle dal
sedicente "alleato" USA. Repubblica Dominicana 1916-1924,
i marines occupano il paese per 8 anni Cuba 1917-1933, sbarco di
truppe ed occupazione del paese per 16 anni. Cuba diventa un
protettorato economico. Prima Guerra Mondiale, nel 1917 e 1918
truppe americane vengono inviate in Europa. Russia 1918-1922, truppe
USA vengono sbarcate in Siberia Orientale Honduras 1919, invio di
marines in occasione delle elezioni. Turchia 1922, truppe americani
combattono i nazionalisti turchi a Smirne. Cina 1922-1927, sbarco di
truppe Honduras 1924-1925, truppe sbarcano in due riprese in
occasione delle elezioni Panama 1925, invio di truppe per reprimere
uno sciopero generale Salvador 1925, invio di navi durante la
rivolta di Martì Il loro imperialismo e la loro crudeltà,
tuttavia, conobbero un raffinato salto di qualità quando decisero
di entrare in guerra contro l’Europa negli anni '40. Spaventati
dalla possibilità che, sull’altra sponda dell’oceano, si
affacciasse una potenza, l’Europa appunto, capace di dare un
diverso assetto all’equilibrio mondiale in caso di vittoria,
inasprirono la loro aggressività economica e commerciale in tutta l’area
del Pacifico, ai danni del Giappone, in modo da creare un
"casus belli" che sfociò con l’attacco di Pearl Harbour.
L’America poté così finalmente dichiarare guerra all’Asse, del
quale il Giappone era alleato. L’attacco all’Europa, tuttavia,
fu ben ponderato, ben sapendo gli Stati Uniti di non aver nessuna
garanzia di riuscita e di vittoria. Lo sbarco in Sicilia non fu
casuale, esso sarebbe potuto avvenire ben più a Nord guadagnando
tempo, ma si preferì scegliere una soluzione inedita, un nuovo
alleato chiamato Mafia. Il boss di spicco di Cosa Nostra Lucky
Luciano, che smerciava eroina del Shangai Cartel e che allora si
trovava in carcere per sfruttamento della prostituzione, fu fatto
comunicare, prima dello sbarco, con uno degli ultimi boss mafiosi
siciliani di primo piano rimasti, Don Calò (Calogero Vizzini). Il
messaggio era "i liberatori metteranno la Mafia sul
trono". Gli americani piazzarono mafiosi ed aspiranti mafiosi
in tutte le amministrazioni civili provvisorie (don Calò e Genco
Russo furono nominati sindaci delle città capoluogo e dei loro
"territori") da dove essi potevano gestire gli aiuti alla
popolazione civile. Fu anche permesso loro di "rubare"
merci dai magazzini militari in modo che si impadronissero del
mercato nero e del contrabbando delle sigarette americane, che erano
additivate per accelerarne la dipendenza. Sempre per iniziativa
degli americani, comparve l’eroina, che poi fu propinata gratis
agli scugnizzi napoletani, dei ragazzini e dei bambini, al solo
scopo di renderli dipendenti e farne degli spacciatori. L’avanzata
anglo-americana dal Sud al Nord fu così lenta per permettere il
consolidamento della Mafia tramite situazioni che sarebbero state
impossibili a guerra conclusa. Poi, con la scusa dell’espulsione
di elementi indesiderati, gli USA dal 1946 al 1948 trapiantarono in
Italia duecento elementi di Cosa Nostra, tutti di buona caratura,
fra i quali difatti anche Lucky Luciano, liberato anzitempo per
"meriti resi agli Stati uniti", recita il certificato. Gli
americani dissero di aver ricercato la collaborazione della Mafia
per ottenere un aiuto da dietro le linee per lo sbarco: ma quale
aiuto!! erano quattro topi di campagna con la doppietta e c’era
già tutta la popolazione siciliana ansiosa di passare sotto gli
Stati Uniti. Invece la Mafia era ricostituita, potenziata e resa
dipendente da Cosa Nostra. La dipendenza era assicurata dal traffico
di eroina, che in sé per sé non rappresentava, allora, un giro di
affari enorme, ma bisogna considerare che era la porta per tutte le
altre attività, traffico di armi, contrabbando, prostituzione,
racket, usura etc. Non va dimenticato, come gli americani
bombardavano, senza alcun motivo plausibile, le città italiane, in
particolare quelle del Nord, nel 1944 e 1945, mietendo migliaia di
vittime, fra cui tanti bambini. Città che non avevano alcun
obiettivo militare strategico, né contraerea, niente di niente,
solo inermi civili che cercavano scampo fuggendo nelle campagne, ma
che diventavano facili prede per la caccia yankee, la quale entrava
in gioco facendo un vero e proprio tiro a segno sui bersagli mobili
umani, dopo che i bombardieri avevano terminato il loro funebre
compito. Queste non erano isolate iniziative di piloti, ma erano gli
ordini che questi ricevevano dai comandi e quindi con l’implicito
avallo del governo USA. Non va inoltre dimenticato che, nei vari
sbarchi in Sicilia, Anzio, Salerno ecc. le prime truppe anfibie a
sbarcare e a registrare il maggior numero di caduti erano composte
non da soldati "Made in USA", ma soldati di colore,
brasiliani, canadesi, australiani, neozelandesi, nordafricani e
truppe di altri eserciti "alleati". I "veri
americani" arrivavano dopo, quando il rischio era fortemente
diminuito. Questo per sottolineare la considerazione americana degli
"alleati", cioè carne da macello da sacrificare per una
causa "comune". Per quanto riguarda lo sbarco in
Normandia, il così detto D-Day, è comune opinione pensare che
fosse la svolta decisiva della guerra, mentre invece questa fu
Stalingrado. Gli statunitensi temevano, a gran ragione, lo scontro
di forze di terra contro i tedeschi, perciò avevano evitato di
aprire prima il secondo fronte nei Balcani, come era andato
chiedendo con insistenza Churchill, e per questo lo sbarco in
Normandia fu quasi ininfluente sull’andamento del conflitto. Per
compierlo, attesero che l’esercito tedesco fosse prima sfasciato
dai russi, cioè che la guerra fosse già stata vinta da qualcun
altro. Il piatto forte del pranzo se lo era divorato la Russia,
arrivando fino all’Elba. Churchill propose subito al Grande
Alleato di attaccare insieme la Russia, ma questi di nuovo giudicò,
nuovamente a gran ragione, di non esserne in grado. Lo dimostra, tra
l’altro, il fatto che nelle Ardenne, in un momento di ripresa
delle forze di terra tedesche, queste batterono gli americani
facendoli arretrare di parecchi chilometri e facendo migliaia di
prigionieri. Solo quando il cattivo tempo si diradò e gli USA
poterono utilizzare l’aviazione (peraltro ormai assente da parte
tedesca), riuscirono a capovolgere nuovamente le sorti. Al contrario
di quello che pensa l’immaginario collettivo, i combattenti di
terra americani non valgono granchè. Solitamente vediamo la marina
e l’aviazione fare la parte del leone, grazie anche alla
sofisticata tecnologia di cui dispongono, ma sulla terra, oltre a
temere, giustamente, elevate perdite, non gradite dalla popolazione
americana, il valore del fante americano è di gran lunga inferiore
a quanto si possa pensare. Per dare il meglio, deve essere
ipertecnologico, con ogni tipo di attrezzatura costosissima, ciò
però lo limita e può accadere che abbia la peggio contro nemici
scalzi, armati di vecchi fucili, ma che possono resistere a lunghe
marce, in condizioni disagiate e con una ciotola di riso al giorno.
La malvagità americana si è poi rivelata in tutta la sua grandezza
nel vigliacco bombardamento di Dresda (il più micidiale) e di tante
altre città, per arrivare ad oltre un milione di soldati tedeschi
lasciati morire di fame, stenti, freddo e malattie nei numerosi
lager a cielo aperto alleati, sparsi in Francia, Germania e Belgio,
dal 1945 al 1947. Per fare questo, i vari generali americani, tra i
quali Eisenhower, non solo evitarono la consegna ai prigionieri dei
pacchi della Croce Rossa Internazionale (lasciati marcire nei
magazzini) ma somministravano agli stessi prigionieri razioni con
una percentuale calorica sempre inferiore in modo da arrivare ad un
livello tale che il corpo si debilitasse fino ad ammalarsi per poi
morire senza nessuna assistenza. Da notare che i lager americani, a
differenza di quelli tedeschi, non prevedevano baracche o ripari di
alcun tipo. I prigionieri si scavavano, con le mani, delle fosse per
terra, coprendosi con cartoni o assi di legno di fortuna, rimanendo
in quelle condizioni durante tutte le quattro stagioni dell’anno,
per circa due anni. Dal 1947 a tutti gli anni 50, molti documenti
americani dei campi di prigionia vengono distrutti. I tedeschi
stabiliscono che più di 1.700.000 soldati, vivi alla fine della
guerra, non sono mai ritornati a casa. Tutti gli alleati negano
responsabilità e accusano la Russia di atrocità nei campi. Negli
anni 60 fino al 1972 il Ministero degli Esteri della Germania
Occidentale, sotto Willy Brandt, sovvenziona libri che negano
atrocità nei campi americani. Senatori USA accusano i russi, ma non
dicono niente dei "lager" americani. Sempre negli anni 60
e per buona parte degli anni 70, le reti televisive italiane
proiettarono numerosi film di guerra, nei quali gli americani, non
solo erano sempre i vincitori, anche morali, ma facevano apparire i
tedeschi come feroci ed assatanati all’inizio del film,
incompetenti, stolti e imbranati alla fine. C’era sempre un
"eroe" americano che, da solo, e con pochi altri,
sgominava interi battaglioni di nazisti, senza mai scaricare le armi
e senza nessun graffio. Un vero lavoro da superman. La verità,
inutile dirlo, era ben diversa, ma l’opera di costruzione dell’immagine
USA all’estero stava viaggiando veloce, bene e sicura, convincendo
in modo incredibilmente facile tanti ingenui europei su più
generazioni. La storiografia ufficiale, cioè quella dei vincitori,
ha sempre e volutamente ignorato i crimini bellici commessi dagli
USA nell’ultimo conflitto (così come quelli dei sovietici). Una
specie di "perdono" o "sconto" che andava
concesso ai vincitori. Ciò venne ulteriormente accentuato con la
Guerra Fredda, che vide i due più importanti trionfatori, diventare
nemici. L’America fu quindi costretta ad "arginare" l’egemonia
comunista in Europa, non perché le stava a cuore la sorte degli
europei, ma perché voleva evitare che il "pericolo rosso"
giungesse fino a Lisbona, sulle coste atlantiche, col rischio di una
minaccia per il suolo americano. Quindi , per difendere se stessa,
dovette difendere anche l’Europa, ma ciò non sarebbe stato
necessario se non fosse intervenuta nel conflitto. Ciò è costato
all’Europa un "debito" ripagato con l’avallo, per
decenni, di politiche di sudditanza e di concubinaggio vergognose.
Un altro capitolo, tra i più vergognosi della storia americana, fu
quello relativo allo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone,
adducendo la scusa di voler forzare il Giappone alla resa. In
verità il Giappone aveva già perso la guerra, tutte le isole del
Pacifico erano cadute, sul territorio continentale del Sud Est
asiatico, i giapponesi erano alla disfatta totale. Non vi era
necessità alcuna di sganciare due mostri di morte come quelli di
Hiroshima e Nagasaki. Fu un inutile massacro, un atto degno di una
mente folle, malata e criminale, com’era allora e com’è tutt’oggi
la lobby di governo americana. Quando arrivò il tempo del Viet Nam,
ci fecero credere che era la lotta della democrazia americana che
cercava di salvare il Sud Vietnam dall’invasione e dalla presa di
potere dei comunisti del Nord. Anche qui la cinematografia di stato
ha sfornato decine di film, con "eroi" del calibro del
Colonnello Braddock, interpretato da Chuck Norris, oppure di Rambo,
interpretato da Sylvester Stallone, che tendono a rovesciare il
significato di quella guerra. In verità gli americani vi
parteciparono per difendere i propri interessi economici nell’area,
fra i quali l’esclusiva del traffico di droga dal Sud Est
asiatico, sperimentare nuove armi e nuove tecniche, avere a
disposizione sempre una generazione di uomini "rodati"
alla guerra pronti per interventi futuri in altri luoghi del
pianeta. Gli americani hanno sempre avuto generazioni di combattenti
in questo o quel conflitto, non hanno mai avuto "buchi"
generazionali come abbiamo noi in Europa da vari decenni. Una
guerra, quella del Vietnam, che andava "combattuta" ma non
"vinta". L’opinione pubblica americana, stanca di vedere
bare di giovani scaricate dagli aerei e di una situazione "non
sentita" dal popolo, esercitò pressioni tali ad ogni livello e
con ogni mezzo da costringere i suoi governanti al ritiro delle
truppe. Anche il Sudamerica ed il Centroamerica, nel dopoguerra,
cominciarono nuovamente a grondare sangue per mano yankee. Ci hanno
raccontato che i regimi polizieschi installati dagli USA furono
necessari per controbattere la minaccia "rossa" che andava
delineandosi dalla Terra del Fuoco al Rio Grande. La verità è che
le economie Centro e Sudamericane erano già dapprima influenzate e
sfruttate dagli USA con l’appoggio di governi e politici locali
compiacenti. Quando lo sfruttamento ed il malcontento portarono alla
disperazione, e alla fame, milioni di lavoratori nelle miniere,
foreste, piantagioni, fabbriche e campagne, sorsero movimenti
anti-americani e anti-capitalisti, spinti dalle sinistre. La loro
povertà era arrivata talmente in basso che ritenevano, a torto, che
il socialismo reale di stampo marxista fosse l’unica soluzione.
Gli USA decidettero così di installare regimi veri e propri cani da
guardia dell’economia e della finanza yankee. Cadute le dittature
sudamericane, sostituite da governi più o meno democratici o
liberal-democratici, gli yankee iniziarono a "legare" i
vari paesi di quel continente con prestiti miliardari capestro,
pretendendo, al fine della restituzione del debito, l’adattamento
di tali paesi alle scellerate politiche neo-liberiste imposte dagli
USA, assolutamente inidonee in tutto il Terzo Mondo ad un adeguato
benessere economico e sociale. La conseguente dollarizzazione di
queste economie ha fatto il resto. Le conseguenze le abbiamo davanti
agli occhi: Argentina, Uruguay, Venezuela, Paraguay e,
probabilmente, presto anche il Brasile. Caduto il comunismo
sovietico alla fine degli anni 80, veniva così a mancare, per gli
USA, un nemico essenziale e vitale e quindi bisognava correre ai
ripari e vedere quale o chi poteva essere il miglior candidato
"prossimo nemico". Non che i nemici "teorici"
mancassero, ma per diventare "pratici" devono commettere
qualcosa, un colpo di stato, invadere il vicino di casa, dare la
sensazione di aspirare alla bomba atomica, giocare al "piccolo
chimico" con pericolosi virus oppure mettersi a pregare perché
costui ti abbatta un paio di grattacieli in casa tua per
"stimolare" la reazione dell’opinione pubblica,
altrimenti questa rischia di addormentarsi dopo anni di
"relax". Un nemico per gli USA è sempre un buon
investimento. Significa far produrre le industrie belliche ed il
loro indotto, significa scorrazzare su e giù per il mondo a cercare
alleati e favori, incrementando così non solo la presenza militare
ma anche quella economica, significa concretizzare nuovi poli
geostrategici nei quali esercitare la propria egemonia ad uso e
consumo delle multinazionali USA, significa avere sempre il
controllo delle materie prime strategiche, le cui quotazioni, guarda
caso, sono gestite dalla Borsa delle Merci di New York. Il miracolo
è avvenuto, ossia un parto plurigemellare con clone (Saddam Hussein,
Milosevic, Bin Laden e, ancora una volta, Saddam Hussein). Pare che
per il momento le iscrizioni siano chiuse e che si riapriranno ad
esaurimento delle scorte nemiche. Un altro importante punto da
tenere presente è che la criminalità degli USA si esprime sotto
altre forme, ad esempio i folli bombardamenti che hanno colpito
Kosovo, Serbia e Irak hanno lasciato il loro ricordo di uranio
impoverito, ovunque con conseguenze devastanti (aumento vertiginoso
di tumori, linfomi, leucemie ecc.) Nel caso dell’Irak anche tanti
militari americani ne sono stati colpiti. Si parla di
"sindrome" la cui origine, per alcuni versi, è tenuta
tutt’ora segreta. Se la politica imperialistico-genocida americana
miete vittime in mezzo mondo, le cose non vanno molto meglio a casa
loro. La nazione americana è infatti afflitta da problemi ben più
gravi di quelli della vecchia Europa. La quasi assenza di
"ammortizzatori sociali" degni di questo nome e di forme
mutualistiche e pensionistiche assistenziali, fanno dell’America
un paese ad alto rischio povertà, in particolare per chi perde il
lavoro e per gli anziani indigenti. I problemi portati poi dall’
immigrazione e dal fallimento della società multirazziale, causano
nel paese tensioni e caos, in particolare nelle grandi città e nel
Sud degli States, dove, oltre all’altissimo tasso di
disoccupazione, moltissime persone di colore vivono ancora in
baracche del tutto simili a quelle in cui vivevano all’inizio del
secolo, latrine all’aperto, niente acqua potabile, niente luce
(solo allacciamenti abusivi), niente gas, niente sanità, niente
scuole, niente di niente, solo la disperazione più totale che ha
tolto a queste persone perfino le lacrime per piangere. Il sistema
scolastico è al collasso. A parte gli esclusivi college ed
università, gran parte delle scuole pubbliche nelle città sono
dominate dall’anarchia, dalle bande rivali di neri, giamaicani,
portoricani, messicani e così via. Gli insegnanti, terrorizzati,
non possono fare altre che lasciar correre. Le violenze sono all’ordine
del giorno ed il sistema non riesce o non "vuole"
risolvere il problema. Il livello di istruzione nelle scuole
pubbliche è incredibilmente basso. Il tasso di ignoranza e di
analfabetismo aumenta vertiginosamente, non solo tra i giovani
immigrati, ma anche fra i bianchi americani. Se poniamo la domanda:
qual è la capitale del Portogallo ? negli USA solo due studenti su
dieci risponderà che è Lisbona. In Europa la media è di sei su
dieci (non è confortante, ma pur sempre meglio). I
"valori" di cui si vanta tanto l’America, fanno ridere.
A parte l’onnipresente bandiera a stelle e strisce e l’immancabile
inno ad ogni cerimonia, commemorazione, festività o evento sportivo
(elementi di immagine che vengono spesso evidenziati nei film e
dalle TV), la società americana è una società allo sfascio, senza
valori (se non quelli puramente materiali), le famiglie si
disintegrano dopo poco tempo, i divorzi, così come gli aborti, sono
numerosissimi. Esiste un’America puritana, bigotta e perbenista,
ma anch’essa è affetta dai mali indicati precedentemente, la sola
differenza è che, grazie a tanta ipocrisia, li nasconde meglio. La
realtà che vediamo, a volte, in televisione è filtrata e
centellinata e inoltre, i media di qualsiasi tendenza, sono poco
inclini a sbattere la nuda e cruda verità davanti agli occhi di
tutti, per non essere accusati di anti-americanismo che non è
"politicamente corretto" e porta sempre qualche spiacevole
effetto collaterale. Quindi avanti con certe immagini ed interviste,
che possono essere talvolta un’autocritica se non un autogol, ma
"mirate" nella quantità e qualità, giusto per dimostrare
che, tutto sommato, anche da loro esistono problemi da risolvere.
Per mettere a nudo le mostruosità della società americana,
bisogna, oltre a conoscerne la lingua, disporre di tempo e denaro,
andare come semplici turisti e uscire dagli itinerari classici
programmati per i visitatori stranieri, noleggiare un’auto,
munirsi di mappe dettagliate, passare in mezzo alle cittadine meno
conosciute, transitare per strade secondarie, inoltrarsi in quegli
Stati che normalmente non fanno da richiamo per i turisti, parlare
con la gente e, inoltre, prendersi qualche rischio. Si potrà così
venire a contatto con una realtà mista, tra opulenza e disagio e
conoscere una società che genera un’incredibile massa di
imbecilli, di maleducati, di ignoranti e di obesi. Una società che
non sa vivere, non sa mangiare che porcherie di cibi sintetici, che
si rimbecillisce davanti alla TV e con realtà famigliari del tipo:
padre alcolizzato o disoccupato, figlio drogato e madre ninfomane.
Città e cittadine sporche (inclusa la mitica "Grande
Mela", cioè New York), con strade dissestate e piene di buche,
topi ovunque, incuria, disordine, mancanza di igiene e, subito
dietro l’angolo di lucenti palazzi, il popolo della miseria.
Perfino la lingua di Shakespeare, in mano loro, è deturpata da
"modifiche" linguistiche incomprensibili e da una
pronuncia antipatica ed insulsa, un po’ come il miagolio dei gatti
randagi. Estremamente allucinante è il fenomeno sugli abusi
perpetrati sui minori. Migliaia di minori scompaiono ogni anno negli
USA e, nella maggior parte dei casi, non fanno più ritorno a casa.
Sono per lo più vittime di rapimenti da parte di pedofili, maniaci,
sette religiose e trafficanti di "carne umana" destinata
al mercato della prostituzione , dei film pedo-pornografici e del
commercio degli organi. La polizia e l’FBI non riescono a
risolvere che pochi casi. La tanto decantata efficienza che viene
propinata nei film alla TV è una gigantesca panzana. La realtà sta
esattamente all’opposto. Lo stesso vale per la droga, della quale
gli USA sono i maggior consumatori al mondo. Un mercato talmente
gigantesco e redditizio che vanta complicità nelle alte sfere del
governo americano, tra le alte gerarchie militari, tra le autorità
doganali e di polizia. Questa cricca di delinquenti è direttamente
e indirettamente implicata ai più alti livelli del narcotraffico ed
è uno dei motivi per i quali, le varie campagne anti-droga e i vari
"sequestri" di partite di stupefacenti, altro non sono che
lo "zuccherino" per i media e l’opinione pubblica. In
verità non c’è nessuna volontà di reprimere il fenomeno, in
quanto il lucro che ne deriva, corrompe chiunque. Gli americani,
quindi, durante e dopo la guerra, non ci hanno portato solo la
cioccolata, la gomma da masticare, i pop-corn e gli hamburger, ma,
lentamente, hanno inondato il continente europeo con le loro mode, i
loro aberranti sistemi di vita, il loro marciume, la loro totale
assenza di etica, di dignità e di moralità. Tanti fenomeni
aberranti, per lo più sconosciuti nel dopoguerra in Europa, ci sono
stati "generosamente" donati dagli americani e noi,
stupidi "sconfitti", ci lasciavamo catturare ed
ipnotizzare da quei modelli che ci dicevano essere all’avanguardia,
moderni, anti-conformisti, simboli di libertà e diritti
conquistati, mentre invece altro non erano che i semi del male, il
concime che avrebbe generato tutte le forme di degenerazione sociale
e tutte le aberrazioni di cui siamo purtroppo oggi testimoni e che
infettano, per prime, le giovani generazioni. Se potessero, gli
americani, cambierebbero in DNA agli europei, sostituendolo con uno
fatto da loro in laboratorio. Infatti, nonostante tutto, l’America
si accorge che l’Europa non è stata ancora del tutto
"contagiata" e che esistono ancora forti resistenze al
processo di americanizzazione e questo fa ben sperare. C’è chi
dice che gli anti-americani sono tali perché invidiosi della
superiorità culturale, finanziaria, tecnologica e sociale di quel
paese. In verità, il fenomeno dipende da un esame accurato di
quello che sono oggi gli Stati Uniti, quello che furono in passato e
che intendono essere in futuro. La razionalità, la logica e la
ragione impongono, tuttavia, che l’antiamericanismo sia
indirizzato maggiormente verso le élites dirigenziali ed
affaristiche del paese, che non nei confronti del popolo in generale
o dell’americano medio. Va detto innanzitutto, che la società
americana è divisa in due tronconi netti, coloro che riescono e
coloro che non riescono ( in poche parole: vincenti e perdenti ). I
primi sono quelli che, grazie all’accesso ad un’adeguata
istruzione e a disponibilità finanziaria, riescono ad entrare nell’immensa
macchina della competitività americana, in ogni settore, pubblico e
privato; il che garantisce loro un buon tenore di vita, casa di
proprietà, auto di grossa cilindrata, iscrizioni a circoli o club
esclusivi, coperture assicurative per sanità e pensione. I secondi
sono, ovviamente, quelli che non riescono ne a fare ne ad avere
quanto sopra descritto. I più fortunati di loro possono vivere
dignitosamente, senza però potersi permettere determinati
"accessori" e questo, in America, non è visto bene. Il
proverbio "chi si accontenta, gode" negli USA è un’eresia,
una frase da non pronunciare, la classica firma del mediocre che una
società competitiva, e quindi emarginante, rifiuta. Negli USA, la
così detta "classe media" è messa nel secondo troncone,
cioè in quello dei perdenti. La tanto decantata
"libertà" americana esiste, ma non è altro che il
secondo atto di un sistema in cui si può accedere dopo aver
compiuto il "dovere" di far soldi e di imporsi sugli
altri. Un sistema crudele e disumano a tal punto che se ci si ammala
e si hanno bisogno di cure ospedaliere, il medico, prima ancora di
iniziare a curare il paziente, deve verificare se questi ha il
tesserino dell’assicurazione sanitaria e il suo plafond di massima
copertura. Se le cure previste rientrano nella copertura, va bene,
altrimenti si viene spediti in ospedali o centri di serie B, che
ricevono qualche sussidio dallo stato, con servizi e medici di serie
B che si accontentano di stipendi inferiori, con scarse
specializzazioni, che si avvalgono di personale volontario e che
fanno, ovviamente, quello che possono in base agli strumenti ed alle
capacità di cui dispongono. Chi ha seri problemi di salute e
necessità di terapie particolari, per non parlare di trapianti, e
la propria assicurazione è insufficiente, può tranquillamente
crepare in tutta libertà, la famosa "libertà" americana.
Lo stesso discorso vale per la pensione. O te la sei fatta durante
gli anni lavorativi o vai a fare il barbone nelle maleodoranti
periferie cittadine. Per quanto possa sembrare logico e normale, non
si tiene in considerazione che non tutti possono accedere, durante
la propria vita, ad un lavoro stabile e ben retribuito, visto che il
sistema neo-liberista statunitense prevede facili licenziamenti, a
discrezione dell’azienda. Inoltre gli stipendi di operai e
impiegati delle fabbriche non sono un granchè per potersi
permettere di pagare le "certezze sociali" della
"libera" America. Non c’è quindi nessun tipo di invidia
in una società che di superiore non ha proprio niente, in una
società dove troppo spesso ci si rivolge a psicologi, avvocati e
giudici, in una società isterica e sclerotizzata, dove tanti
sognano di andare ma a patto di svolgere ruoli di prestigio per poi
ritornare in patria e raccontare i soliti luoghi comuni dell’America,
un paese nel quale non ci si dovrebbe mai augurare di nascere. GIAN
FRANCO SPOTTI SORAGNA (PARMA)