Accendere la tv: un gesto che è bene evitare se
si vive in Italia. Per tenere il quoziente intellettivo almeno
prossimo alla sufficienza. Escluso Piero Angela, le inchieste di
"Report" non censurate, qualche filmato storico, è tutto
un pullulare di sciocchezzario nazionale. Lo sciocchezzario prodotto
dalla premiata ditta di Stefania Craxi e consorte o da Mauro Leone
più i soliti amici degli amici del potere. Però a volte qualche
tiggì bisogna ascoltarlo ed è lì che si prende contatto col
degrado della televisione, verrebbe da dire pubblica perché di
mezzo c’è ancora il canone. Ci si accorge non solo della sventura
d’incrociare la Ventura ma della tragedia rappresentata dai
tiggì.
La Rai è sempre stata la voce del padrone,
nessuna sorpresa per i lanzichenecchi che dal successo elettorale
occupano tutto l’occupabile, portinerie comprese. Certo lo zelo
dello spoil system targato Alleanza Nazionale che corre dallo
scranno del camerata-affarista Cattaneo a quello di tanti amici
promossi dirigenti può lasciare allibiti anche gli epigoni del
magheggio democristiano d’antan, i nipotini dei
Fanfani-Rumor-Andreotti-De Mita-Forlani, e dei Nenni-De
Martino-Craxi con qualche scampolo per La Malfa.
Posto che anche il Pci ebbe a fine Settanta la
sua terza rete con Kojak-Curzi e le assunzioni clientelari di
numeroso gentil sesso tele e microfonico, il problema non sono tanto
i giornalisti-camerieri assunti o cooptati, ma i contenuti dell’informazione.
Oggi, scorrendo le notizie dei tiggì uno o due non fa differenza,
sembra sfogliare "Il Secolo d’Italia" per la quantità
di notizie vacue riguardanti gli uomini e l’attività di An.
Questo è sì partito di governo, ma viene pubblicizzato nei
telegiornali di maggiore ascolto come solo un organo di partito è
avvezzo a fare.
Non s’è parlato a caso di Minculpop. Lo stesso
accade con Forza Italia, ma questa ha solo dieci anni di vita,
mentre l’anima di Alleanza Nazionale è antica e nera. Ha voglia
il camerata Fini, neo ministro degli Esteri a cercare di
accreditarsi davanti al mondo come politico affidabile che condanna
le persecuzioni razziali del, fino a poco tempo fa, beneamato duce.
Fini, già creatura del razzista Almirante, ha trovato nuova vita
dal suo capo Silvio Berlusconi, senza il quale sfilerebbe ancora col
braccio teso a piazza Venezia coi naziskin di Forza Nuova. Lo faceva
sino a una dozzina d’anni or sono.
L’attuale ministro delle Politiche Agricole
Alemanno avrebbe voglia di farlo ancora, sia perché imparentato con
Isabella Rauti (Fiamma Tricolore e figlia d’un camerata doc) sia
per l’amicizia che lo lega a Fiore, il leader razzista di Forza
Nuova. Se manca alle adunate Alemanno non disdegna i raid
squadristici, come quello messo in atto mesi fa all’Università di
Roma Tre. E fra l’ex ‘ragazzo’ di Salò Tremaglia, ministro
anche lui, che rivendica la fedeltà alla razzista e nazista Rsi, e
gli onori a Mussolini (Benito, non la scollacciata nipote) che
sfuggono all’ex picchiatore del Fuan e della romana sede di piazza
Tuscolo Gramazio. O al ras delle retate antitrans, il senatore ‘Pecora’
Buontempo, il quadro del risciacquato ex Movimento Sociale ha
decisamente un tono "democratico" nostalgico.
Camerati ex picchiatori, anche il governatore del
Lazio Storace, che alle prime uscite parlamentari diede fondo alle
buone maniere apprese durante l militanza nella sede missina di via
Acca Larenzia in Roma, o affaristi della politica avvicinatisi a un
nuovo partito del mercimonio e vogliosi di banchettare: ecco il
corpaccione politico di An. Potranno anche festeggiare il decennale
del passaggio delle acque ma restano nei metodi e nelle idee i
violenti prevaricatori di sempre. Oltreché fedeli cani da guardia
del potere.
L’esempio più esplicito del servaggio verso il
padrone è dato dal ministro (un altro!) delle Comunicazioni
Gasparri, che qualcuno ha nomato Bava Beccaris. Forse per la canea
reazionaria e antipopolare che lo avvicina al cannoneggiatore delle
plebi milanesi di fine Ottocento o per l’associazione d’idee che
vede il ministro assai intento a umettarsi, nella sua occupazione
esclusiva, la glossa e farne scaturire servigi e sovrapproduzione
salivatoria.
Se preferite la versione del servitore macho,
in prima fila sgomita lo spiritato La Russa, figlio e nipote di
notabili latifondisti di Trinacria spedito a fare il leguleio e il
politico nella Milanodabere. A lui qualcuno ha detto d’ispirarsi
al vate fiumano, per imitarlo s’è scelto la sua Duse: Daniela
Santanché. La poveretta non recita, ancheggia, ma è giunta nei
dintorni di Montecitorio e organizza festini. Seguono le mezze
tacche, la versione ministeriale del cameratismo: Urso, Mantovano,
Nania, Matteoli tutti democraxiani arruffoni vestiti da post
camerati. Tengono famiglia, gli va trovato posto.
Il Circo Barnum della nuova destra è sempre ben
esposto nei tiggì, sia nella rete di partito tenuta dall’ex
giornalista del Secolo d’Italia, Mauro Mazza, raccattapalle nella
squadretta calcistica dei camerati Fini e Gasparri, e poi
amichevolmente e lottizzatamente catapultato in Rai sino a salire,
nella riconoscenza dei capi, alla poltrona di direttore. Lui sa
impaginare meglio di Mimun (non è un esempio confortante ma tant’è)
e il tiggìdue non riporta proprio notiziucole da Strapaese. Ma la
militanza non si tradisce e sempre spuntano il vago piacevole
ricordo del Ventennio, fosse pure nelle note del Trio Lescano, o le
commemorazioni dalla mano tesa modello Di Canio su: Duce, Almirante,
Italo Balbo, Graziani, Decima Mas. O i ‘servizi’ per richiedere
la punizione postuma degli estremisti rossi degli anni Settanta.
Bella, educativa, corroborante televisione dell’Alleanza
Nazionale, complimenti. Indietro tutta, Italia, è l’ariaccia che
tira.