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L’ESPROPRIO
DEL TFR – AL POSTO DELLA PENSIONE, L’ESTREMA UNZIONE?
di
Lucio
Garofalo
Hanno
liquidato la cara, vecchia “liquidazione”, e l’hanno
sostituita con il TFR = Trattamento di Fine Rapporto = Trattamento
di m****. Scusate, volevo dire di cacca.
L’accordo
stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette “parti
sociali”, ossia i sindacati e
la Confindustria
, è semplicemente inaudito e vergognoso.
Se
questo è il risultato della tanto osannata
e agognata “concertazione”, allora è meglio lo scontro di
classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo
siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto.
Ma
va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna?
Io non mi lagno, mi infurio e basta!
Eppure,
dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad
indignarsi e protestare.
A
destra c’è chi grida e rumoreggia contro un presunto “esproprio
proletario” del TFR commesso contro i “poveri padroni”,
scippati e derubati dei NOSTRI
soldi accumulati durante lunghi decenni di duro lavoro. E
pretendono ancora di più: di farci lavorare fino a 70 anni!
Quando
parlo di duro lavoro mi riferisco
anzitutto a chi lavora in fabbrica per otto ore al giorno,
costretto ad alienarsi diventando un automa (ricordate
il mitico Charlotte, cioè Charlie
Chaplin nel film “Tempi moderni”? In
fondo la vita in tante fabbriche del mondo, specie del Terzo mondo,
è ancora così, se non peggio). Mi riferisco a chi suda in miniera,
rischiando ogni giorno di morire sepolto sottoterra (l’unica
“consolazione” sarebbe quella di risparmiare le spese per la
tumulazione), a chi è rinchiuso in un arido ufficio per lunghe,
interminabili ore, immerso tra pratiche inutili e noiose da
sbrigare, ma altresì a chi insegna in una scuola, dentro una classe
di 25 alunni scalmanati e svogliati, a chi opera in un ospedale,
assistendo e curando gli infermi, a chi deve pulire i bagni, a chi
altrove è condannato a sgobbare, travagliare, crepare, senza
nemmeno più la speranza o l’aspettativa
di una vecchiaia serena e decorosa.
Lavori
usuranti o meno, i soldi sono sempre i nostri! Purtroppo, sono un
povero ingenuo…
Miseri
e tapini, questi padroncini. Che pena mi fanno!
E dire che si erano pure illusi!
E’
proprio così, questo accordo concertativo
è una “rapina” organizzata in piena regola contro le grandi e
potenti imprese neocapitaliste (ma chi ci crede?), tant’è
vero che i rappresentanti della Confindustria
hanno approvato e sottoscritto l’intesa. Sono stati davvero così
sciocchi?
Altrove,
invece, cioè negli ambienti
dell’estrema sinistra, al di fuori dell’area filo-governativa,
in quei settori che un tempo si definivano “extraparlamentari”
(che bei tempi quei tempi, benché all’epoca io fossi ancora in
fasce a vagire e poppare il latte materno) si urla e ci si indigna
contro lo scandalo dell’ennesimo “esproprio capitalistico”
perpetrato ai danni di noi “ricchi” lavoratori (dalle
dichiarazioni fiscali rese note nell’ultimo anno risulta che un
umile maestro elementare guadagnerebbe più di un dentista
indigente, anzi nullatenente, o di un miserabile gioielliere: che
bella soddisfazione!).
La
classe lavoratrice è stata scippata anche del TFR, ossia dei
preziosi e sudati risparmi accumulati durante un’esistenza di
fatiche, di stenti, rinunce e sacrifici.
Penso
soprattutto ai milioni di operai,
produttori e lavoratori salariati, a tutti quelli che per anni
svolgono lavori davvero usuranti e logoranti, e che alla fine della
loro “carriera” si trovano totalmente stressati, sfiniti
fisicamente e mentalmente, senza una pensione degna di tal nome,
senza la liquidazione (ormai liquidata e svenduta a tutti gli
effetti), senza un reddito accettabile, magari con un mutuo bancario
ancora da saldare, con altri obblighi arretrati da onorare, oppure
con schiaccianti interessi da restituire agli usurai. Che
bella prospettiva!
Tra
la prima interpretazione (“esproprio proletario” contro i
padroni) e la seconda (“esproprio capitalistico” contro la
classe lavoratrice), io (chissà perché?) propendo per la seconda
versione. Ma che ci volete fare! Sarà
forse che sono di parte, essendo anch’io un lavoratore dipendente
che versa interamente le tasse al fisco. Ma che
soddisfazione quando ho appreso di guadagnare più di un dentista o
di un gioielliere. Se lo sapesse
la mia compagna, mi porterebbe immediatamente in un negozio di Cartier
a fare spese folli e rovinose.
Sì,
mi sento davvero rapinato, umiliato, beffato, non una ma tre volte!
Prima
di tutto mi è stato sottratto il sacrosanto diritto ad andare in
pensione ad un’età ancora decente, in grado di godermi il
meritato riposo, quantomeno quando sarò
ancora vivo, e non invece da morto, oppure da vecchio decrepito e
rimbambito.
Quindi
sono stato privato della possibilità di percepire una pensione
decorosa, ossia un reddito tale da rendermi autosufficiente nella
cosiddetta “terza età”, e non ricevere un’elemosina,
costringendomi ad “integrare” la pensione dell’INPS con altri
fondi di varia matrice o natura (banche, assicurazioni, sindacati,
INPS, ecc., sono tutti in competizione
per accaparrarsi i ghiottissimi miliardi di euro del TFR estorti
come ben sappiamo alle classi lavoratrici).
Infine,
sono stato derubato della cosiddetta “liquidazione”, che mi viene
letteralmente estorta e prosciugata con l’accordo sulla
“previdenza integrativa”: in pratica il TFR diventa un “fondo
perduto”, in tutti i sensi. Ma se io lo perdo
qualcun altro lo intercetta. Anzi, ne fa incetta!
Tutto
questo grazie a chi? Ma alla “cara e buona” concertazione tra le
“parti sociali”, tra cui dovrebbe esserci (se non erro) anche
quella parte che avrebbe dovuto rappresentare e tutelare i miei
interessi, ovvero gli interessi dei
lavoratori.
Se
non si fosse capito chiaramente, la parte
a cui mi riferisco è il sindacato. Amen!
Insomma,
sono stato ingannato, scippato, svenduto, schiaffeggiato, deriso,
per almeno tre volte. Allora dico addio al TFR! Addio alla pensione!
Ma
mi spetta almeno l’estrema unzione? Gratis… o devo pagare
ancora?
Ai
posteri l’ardua sentenza… Al governo Prodi(torio) e alle
“parti sociali” (sembra un film con un cast
di quelli eccezionali) va il mio più sentito e caloroso
ringraziamento.
TFR
= Ti Faccio un bel Regalo!
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