Fares Smaha compro' un paio di scarpe nuove per i
giorni di festa l'anno scorso. Allora era un ragazzo di 14 anni
orfano di padre. Suo fratello maggiore Ahmed era in prigione in
Israele per furto; sua sorella era stata venduta in sposa ad un
vecchio beduino nel Negev, e Fares era colui che portava a casa il
pane per i suoi fratelli piu' piccoli.
Sognava di tirare pietre nella strada principale
vicina al suo campo profughi, di essere ferito e di venire scelto
per un compenso di $ 300 al mese da quelle che sono conosciute come
le "Commissioni di Saddam". Nel frattempo rubava vetture
israeliane e cosi' pote' comprarsi le scarpe nuove per i giorni di
festa. Il suo defunto padre proveniva dal campo profughi di
Zacariyyeh, sua madre dal campo di Ajour, e la sua famiglia era tra
le piu' povere del campo profughi di Deheisheh. Ne' frigo, ne'
lavatrice, ne' tavolo, ne' sedie; un computer o uno stereo erano al
di la' delle sue possibilita' perfino nei suoi sogni. Le pareti
fredde e umide erano spoglie, con ragnatele negli angoli.
In cima al vecchio e sporco televisore c'erano
alcuni barattoli di pomodoro arrugginiti: la dispensa. Sotto il
televisore c'erano alcuni sacchi di zucchero, riso e farina: tutto
il cibo della casa.
Niente latticini, ne' frutta, ne' verdura, ne' dolci. Il piccolo
Eiman disse che qualche volta di notte si svegliava dalla fame, ma
non c'era nulla da mangiare. Il suo unico giocattolo era un
malandato fucile di plastica ed una lancia di legno improvvisata. Li
brandiva entrambi .
Cosi' la vedova Halima allevo' i suoi sette figli; La poverta' di
questa famiglia e' stata la peggiore tra quelle che io ho visto nei
territori.
L'unico quadro alla parete era un poster in memoria dei 40 bambini
Palestinesi uccisi finora nell'Intifada. I figli di Smaha ne
conoscevano alcuni. Il giovane Fares, con le veci di padre, mi disse
allora dei suoi conquistatori: "Vogliono farci vivere come
animali". Questo fu dopo che i suoi due fratelli piu' piccoli
non poterono tornare a casa dalla loro scuola di Hebron -che
accoglie i figli di famiglie indigenti- perche' i soldati fermarono
il taxi nel quale viaggiavano e non li fecero passare. "I
soldati devono capire che non siamo bestiame.
Vogliamo soltanto vivere, niente altro. I soldati
devono capire che li combatteremo generazione dopo generazione e, se
ci uccideranno, la generazione successiva li combattera' a morte.
Che possiamo fare, questa e' la nostra vita. Il destino ci condanna
a vivere in questo modo.
Un anno ed una settimana dopo la pubblicazione di questo articolo
sulla famiglia di Smaha, Deheisheh venne occupata e la famiglia di
Smaha mantenne la sua promessa; Ahmed, il figlio maggiore, poco dopo
la sua liberazione, venne arrestato di nuovo. Questa volta, con una
imputazione piu' grave: il trasporto dell'attentatore suicida che si
fece esplodere a Beit Yisrael, un quartiere di Gerusalemme,
uccidendo 10 israeliani e ferendone 50.
Purtroppo, senza alcuna speranza, la famiglia di Smaha cosi' colpita
dalla poverta' e' parte della infrastruttura del terrore. Abed Bark
e' stato in mare per 30 anni . E' un pescatore di Gaza con 11 figli,
e tutti vivono di cio' che lui si guadagna dal mare. La sera del 27
aprile, un anno fa, usci' come al solito con la sua barca a pescare,
insieme ad alcuni dei suoi figli: presero 40 casse di sardine.
.Improvvisamente apparve la Marina Israeliana. I soldati della
portamissili Dabur lo fecero spogliare e saltare a bordo, vestito
solo della biancheria. Spararono colpi veri in acqua intorno a lui
per spaventarlo. Dissero che la barca si trovava in una zona
proibita. Sedette legato, nudo e con gli occhi bendati, per quattro
ore sul ponte della Dabur, finche' gli fu ordinato di salpare per
Ashdod con la sua barca.
I figli dovettero arrangiarsi per tornare a casa.
Rimase 11 giorni nella prigione militare di Erez, poi venne
liberato. Da allora ha paura di tornare in mare, ed ora e'
disoccupato. Yasser aveva 11 anni e Samir 15. Quaranta giorni dopo
la morte di Yasser, anche Samir mori'. Erano fratelli. Uno tirava
pietre ai soldati del check point di Qaladiyah, l'altro tirava
pietre ai carri armati che circondavano il quartiere di Yasser
Arafat. Entrambi furono colpiti contrariamente agli ordini di non
aprire il fuoco; Entrambi impiegarono una settimana a morire.
Sami Kusbah, il loro straziato padre, figlio di
un rifugiato del villaggio di Rafilya, sulle rovine della cui casa
e' stata costruita la citta' di Maccabim, ha un chiosco vicino alla
scuola per bambini del campo profughi di Qalandiyah.
Sopravvivono Tahr, il figlio maggiore, che ha 18 anni, e, Mohammed,
il piu' piccolo che ha tre anni.
Suleiman Abu-Hassan, nato prematuramente, e' vissuto per un'ora ed
e' morto. Cio' perche' sua madre, che stava per partorire, passo' 12
ore disperate cercando di attraversare l'assedio e raggiungere
l'ospedale di Jenin. Non ce la fece.
Mohhsmmed Zakhin, anch'egli prematuro, mori' dopo
otto ore di vita: Sua madre passo' meta' della notte cercando
disperatamente di poterlo mettere in un'incubatrice, senza la quale
nessun bimbo nato prematuramente puo' sopravvivere. Le due madri
provengono dallo stesso villaggio, Yamun, ed hanno perso i propri
piccoli a sei giorni di distanza, lo scorso dicembre. "Ho il
diritto di ucciderti, ma di non farti passare", fu detto ad una
delle due donne da un soldato del carro armato sulla via che
sbarrava la strada alle due madri in travaglio, ad un miglio
dall'ospedale.
Yunis Najjar e' paralizzato a vita e Mohammed
Majams e' quasi cieco. Erano entrambi operai negli insediamenti,
costruivano case e pavimentavano strade. Alcuni coloni li ferirono
senza alcun motivo.
Spararono a Najjar vicino a Gush Etzion dalla macchina, con il
metodo usato normalmente dalle cellule del terrore dei coloni;
Majams fu bastonato da alcuni giovani con il capo coperto che erano
seduti sul recinto di ferro di Pisgat Ze'ev. Cinque ore, cinque
taxi: questo fu il viaggio finale di un bambino malato che si
chiamava Abdallah Abu Zaideh, mentre andava dalla piccola citta' di
Ketaneh all'Ospedale Makassed a Gerusalemmme Est, a 15 minuti di
viaggio in un giorno normale- cioe' un giorno senza assedi e blocchi
stradali. I suoi genitori avevano gia' perso due figli a causa di
una malattia metabolica ereditaria, ma i soldati non vollero saperne
e non permisero loro di passare il checkpoint mentre il bambino
diventava giallo e respirava a fatica.
Quando i genitori riuscirono finalmente a
raggiungere l'ospedale, le condizioni del bambino si erano
deteriorate irreversibilmente. I dottori dissero che si sarebbe
potuto salvare se fosse arrivato in tempo. Questo accadde a novembre
dell'anno scorso. Alcuni giorni fa, il piccolo Abdullah, nato il 7
luglio 2001, mori'. Sono rimasti vivi sua madre Aida, suo padre
Mahmoud, suo fratello Mohammed.
L'agricoltore Izaat Mislamini era nel suo campo, molto agitato. I
coloni della zona, insieme agli abitanti dei kibbutz di Sde Eliyahu,
avevano invaso i suoi campi per vendicare la morte di Salit Shitreet
di Sde Eliyahu. Sradicarono le sue piantagioni e vandalizzarono il
sistema di irrigazione demolendo e distruggendo un'ampia zona. I
bulldozers dell'IDF (Israeli Defense Force ndt) scavarono trincee
intorno ai suoi campi distrutti, tagliandolo fuori dalla sua fonte
di vita. Su una carta di sigaretta l'agricoltore scrisse queste
parole perche' il mondo le leggesse: "Nel nome di Dio, il
misericordioso. Noi agricoltori delle regioni del Nord, nella terra
di Bardeleh, vi diciamo che i coloni hanno distrutto i nostri campi,
le nostre serre, ed ora non sappiamo di che vivere." I
poliziotti israeliani suggerirono: "Piantate ancora". Il
segretario di Shdemot Mehula, Moshe Dermer, disse che il fatto fu
compiuto da "bravi ebrei". "Guardate questo
bambino" disse l'agricoltore, indicando il suo giovane figlio.
"Immaginate che il raccolto sarebbe cresciuto, noi l'avremmo
mangiato, ed anche il bambino, ora non c'e' piu' niente. Guardate
questo bambino"
Rafaat Ahmidan leggeva Yediot Ahronoth, beveva caffe' solubile al
latte, e con una vettura israeliana portava gli operai palestinesi a
pavimentare strade in questa nostra terra. Suo fratello Ashraf
lavorava a Tnuva, Lou'ai a Strass, Alah alle costruzioni Talpiot:
Amici di Israele. La loro famiglia abbandono' Lifta nel 1948 e non
fu piu' loro permesso di tornarvi. Ahmidan, del campo profughi di
Shafat, fu l'ultima vittima palestinese del primo anno della nuova
Intifada: i soldati IDF lo colpirono a morte a distanza, da un
ponte, dopo che aveva attraversato una barriera di spazzatura mentre
andava a prendere gli operai vicino alla Strada 443, la stessa di
ogni mattina.
Sua madre disperata disse agli Israeliani:
"Voi pensate che agendo in questo modo, le cose miglioreranno
per voi? Le cose non saranno mai buone per voi cosi'. Voi ne
uccidete uno, noi ne porteremo altri 10...
Parlando come madre di Rafaat, dico che Israele dovrebbe avere
qualcuno come Hitler, qualcuno che vi ammazzi, a pezzettini. Io non
ho mai parlato in questo modo prima. Sempre, quando sentivo dire che
c'era stata un'esplosione dalla vostra parte, dicevo: Haram!
(vergogna). Essi hanno una madre. Quando sentivo che persone
venivano uccise sulle vostre strade, dicevo, Perche'? Ma, adesso,
quando hanno ucciso mio figlio in questo modo?
Il portavoce dell'IDF confessa: Ci fu un "errore di
giudizio".
Nel certificato di nascita di Hassan Abu Ghara, la cui madre e'
israeliana ed il cui padre e' un residente nei territori, c'e'
scritto: "Nato per strada". Si', venne alla luce lungo un
checkpoint mentre suo padre, la nonna e lo zio cercavano invano di
persuadere i soldati a lasciar passare sua madre. Il bimbo Abdallah
Atatreh cadde in un serbatoio d'acqua e annego'. I soldati non
permisero che fosse portato in fretta alla clinica del paese vicino
Il piccolo Abdallah mori'. I bambini del paesino di Al_Tarm, hanno
avuto a lungo paura di andare a scuola. I soldati li spaventavano, e
li insultavano quando passavano. Ad Al-Tarm, Israele ha dimostrato
di non voler abbandonare neanche un singolo punto d'appoggio.
Persino questo tranquillo e pacifico paesino e' stato spinto
nell'abbraccio della violenza e della disperazione.
L'elenco degli organi feriti nel corpo del piccolo Majd Jalad, di 5
anni da Tul Karm, colpito da un ufficiale IDF la scorsa estate, e'
il seguente: gomito, stomaco, intestino, pancreas e milza. Accadde
mentre Majd, con il suo vestito a festa piu' bello, stava andando a
trovare le zie e gli zii a Bal'ah, con la macchina di suo padre,
insieme alla nonna e ad altri due bambini. Majd stava in piedi sul
sedile posteriore. L'ufficiale disse di aver pensato che la macchina
contenesse una bomba.
Indossava pantaloncini corti ed una T-shirt, Mustafa Yaseen quando
fu colpito a morte dalla Guardia di Frontiera sulla porta di casa
sua nel paese di Aneen. Evidentemente, si trattava di un caso di
errore d'identita'. Gli sono sopravvissute la giovane moglie e la
piccola figlia, testimoni oculari del suo assassinio.
Ecco l'elenco dei morti e dei feriti pianti da Hilmi Temeizi, un
uomo vecchio e sdentato di Idna: suo figlio Mohammed, fu ucciso. Suo
nipote, il piccolo Dia, fu ucciso. Mohammed, il marito di sua
nipote, fu ucciso. Sua nipote Amira venne ferita. Sua nipote Mai fu
ferita. Sua nuora Samr venne ferita gravemente. Tutti nello stesso
giorno.
Ogni sabato, lunedi' e giovedi', Leila Abu Mweis si reca
all'ospedale di Nablus per la dialisi. Ogni martedi' e venerdi',
anche suo figlio Rami va li' per la dialisi. Non vanno insieme
perche' lei non sopporta di vederlo attaccato alla macchina. Da
quando il paese e' stato messo sotto assedio, ci vogliono tre ore ad
andare e tre a tornare. Partono all'alba e tornano a tarda notte,
due pazienti in dialisi, completamenti distrutti. Le ultime due
settimane, anche quella strada e' stata chiusa. Il loro destino al
momento e' sconosciuto.
Meta' inverno e meta' primavera passarono prima che la bambina
morisse, a tre mesi e mezzo. Iman Haju fu uccisa da una granata che
colpi' la casa di sua nonna a Khan Yunis poco dopo che sua madre
fini' di allattarla. Sua nonna fu ferita.
Tre volte l'Amministrazione Civile rase al suolo la casa di Shuwamri
ad Anata. Tre volte Salim la ricostrui'. Ashraf, 17anni; Lina,16;
Lima,14; Linda,13; Wafa,10; Mohammed,9 hanno guardato in silenzio.
Ubai Draj, di 8 anni e mezzo, mentre era in piedi nella sua camera,
fu colpito ed ucciso dalla pallottola di un soldato. Ha lasciato una
madre, un padre e quattro fratelli e sorelle. Nella penultima festa,
F. lascio' la sua casa, nel campo profughi di Jalazun, cammino' per
un brutto sentiero fino al cimitero musulmano di Gerusalemme Est e
rimase in piedi li', un becchino in attesa, sperando di scavare una
fossa o piantare fronde di palme per gente in lutto, per ottenere un
elemosina. Sessant'anni, sei figli e tre figlie, giura di non avere
un solo shekel per comprare cibo per il pranzo della festa.
Ci sono circa 500 prigionieri detenuti nella riaperta Prigione di
Damun, la maggior parte illegali, come lavoratori senza permessi.
Fino a pochi mesi fa, avrebbero trovato la strada verso Israele,
rischiando la vita per una giornata di lavoro. Da sei mesi ad un
anno di galera. Terminal una discarica di spazzatura: per primi
arrivavano i manovali, poi gli ambulanti, poi i mendicanti
passavano da qui in tre turni, fino a qualche mese fa. Era la via
non ufficiale attraverso la discarica di Umm al-Fahm, ed essi erano
sulla strada per cercare di guadagnarsi da vivere in Israele.
Da Mohammad Milham, 62 anni, che puliva i cortili, al venditore di
ocra Eyad,11 anni che durante le sue vacanze estive usciva da casa a
Yamun ogni mattina alle 4.30, verso i villaggi arabi della Galilea.
Talvolta la Polizia di Frontiera sparava, li arrestava, ritirava le
loro Carte d'identita', lasciandoli sotto gli olivi fino a sera. Il
venditore ambulante di T-shirt con un braccio solo, Rada Zakhin, una
volta fu minacciato da una Guardia di Frontiera, che gli disse:
"Ti strappero' l'altro braccio se ti vedro' ancora". Sei
mesi piu' tardi, Zakhin supplico' invano un soldato israeliano di
lasciar passare sua moglie, incinta, in travaglio, attraverso un
blocco stradale. Sulla tomba del suo bambino, l'ho visto piangere.
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