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TELECOMITALIA: QUANDO IL
MERCHANDISING SI FA CANAGLIA
Amici leggete attentamente, è nel
vostro interesse. Non fidatevi della seducente pubblicità di
TelecomItalia, si chiami Alice o in altro modo. E soprattutto non
chiamate il 187, il numero del Servizio Clienti. Il customercare
non è affatto tale, non pensa ai vostri bisogni ma ai conti
aziendali, agli interessi di Tronchetti Provera, agli affari
di Ruggiero. Perché qualsiasi cosa vogliate comunicare (di solito
un guasto, un disservizio) o ricevere un’informazione ecco che
TelecomItalia attiva il suo marketing-capestro e vi spedisce Alice
Adsl o varie merci che intende piazzare e che voi mai vi siete
sognati di richiedere. Voi siete solo i polli da spennare.
Rifiutare non serve: il pacco
giunto al vostro indirizzo non viene più ritirato, e se
ritelefonate al 187 rischiate di vedervene recapitare un altro.
Protestare nemmeno: l’Azienda non risponde alle vostre missive e
neppure a quelle d’un eventuale avvocato. Sulla bolletta seguente
vi troverete addebitato un prodotto mai richiesto e - lo usiate o
meno - se non pagate la disattivazione del numero è assicurata.
Già mesi or sono trattammo la vicenda nel frattempo la linea
commerciale non è cambiata e più che di aggressività di mercato
assume i contorni d’una truffa organizzata. Oltre a denunciare di
nuovo l’abuso stavolta ci rivolgiamo a chi dovrebbe difendere gli
utenti-clienti-cittadini. Non la penosa Authority che sappiamo
impotente, non il governo colluso e protettore d’una politica di
mercato che più della mancanza di regole sancisce l’impunità
totale di aziende farabutte.
Stavolta ci rivolgiamo a chi
dovrebbe tutelare e sostenere le ragioni di un’utenza tartassata.
E’ mai possibile che quei campioni della legalità che sono i
parlamentari dell’Unione o i tanto battaglieri parlamentari di
Rifondazione Comunista, pronti a lottare contro le ingiustizie nei
tropici più lontani, non riescano a portare all’attenzione delle
Camere denunce di queste azioni da giungla primitiva e soprattutto
non ne stronchino il proseguimento ? TelecomItalia è solo la più
impunemente ‘berlusconiana’ ma altre aziende attuano pratiche
piratesche.
Occorre anche interrogarsi sugli
articolati meccanismi dell’abuso che coinvolge migliaia di
operatori dei call center, in gran parte giovani coi
contratti a progetto approntati dai Biagi e D’Antona. Perché sono
costoro con cui l’utente parla segnalando chessò un generico
disservizio, che poi lo incastrano addebitandogli richieste di Adsl
che il poveretto non ha mai formulato né a voce né per iscritto.
Qual è la prova? Non esiste. Quale contratto viene sottoscritto ?
Nessuno. TelecomItalia agisce d’imperio utilizzando gli operatori
dei call center che cercano di arrotondare entrate magrissime
con un miserrimo e furfante cottimismo, incentivandoli a incastrare
l’ignaro cliente-utente. Un Homo homini lupus traslitterato
in "frega il prossimo tuo", una delle cento catene
perverse del precariato globalizzato che va smascherata e spezzata.
E’ la sciagurata filosofia del
vivere secondo leggi d’un mercato libero solo di sopraffare che
incarogniscono l’esistenza. E’ la società che si Amerikanizza e
che reagisce all’abuso con altre forme di prepotenza in una losca
spirale di soprusi. Tempo fa commentavamo l’ultimo film di Costa
Gravas "Le couperet" (La mannaia) dove il
protagonista – manager dismesso – non esita a trasformarsi in
killer seriale pur di eliminare la concorrenza e occupare un nuovo
posto dirigenziale. La realtà sta ormai superando la fantasia, il
crimine primo del capitalismo è la sua essenza criminale che
esclude, ghettizza, prevarica secondo la legge del più forte. Con
questi presupposti seriosi messieurs in grisaglie possono
trasformarsi in cinici assassini con un concentrato di violenza
inaudita.
E’ questo il mondo che volete
signori di TelecomItalia e dintorni ? Se è così cominciate a
preoccuparvi di certi anziani - pensionati, truffati ed esasperati -
che potrebbero aggirarsi nei vostri uffici. Alla loro età hanno ben
poco da perdere.
Enrico Campofreda, novembre 2005
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