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RICOMINCIAMO:
UNA SVOLTA A SINISTRA
VII
CONGRESSO PRC - Pubblichiamo il documento politico approvato dalla
maggioranza (342 voti a favore su 646) della platea congressuale:
“OdG
Conclusivo
1
Il Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata
dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare
esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle
elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata
gestione maggioritaria della direzione del partito.
Il
Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del
VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.
Ritiene
necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e
organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge
la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di
superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica.
Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e
sperimentazione, partendo da questa premessa.
2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una
svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha
mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di
forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.
La
sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della
Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea
neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del
tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la
proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una
collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.
Al
contrario è necessario costruire l’opposizione al governo
Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica
e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al
progetto strategico del PD.
E’
importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera
collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di
ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia
culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione
capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e
politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e
le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva
è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando
una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste,
comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed
individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui
diversi terreni sociali, sindacali e culturali.
3
Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e
politica. La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la
ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità,
sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista
dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della
sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare
l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire
la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle
degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni
amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi
livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai
governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà,
privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli
accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il
partito si pone in questa fase.
La
lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle
destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie
contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al
pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione
alla controriforma della giustizia e la questione morale,
rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di
allargamento di un movimento di massa contro le politiche del
governo.
E’
quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del
partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della
sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo
la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la
Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la
realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di
massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti
diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove
forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta.
Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il
prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei
lavoratori. Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa
di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in
campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e
di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti
Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni,
dalla questione dirimente della lotta alla precarietà
all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla
lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
E’
centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere
di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un
meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni
e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si
tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del
lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra
italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra
lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte
intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni
intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può
evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese,
sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur
nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che
sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche
concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e
delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la
necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo
e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra
sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della
ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma
di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di
base.
Riteniamo
opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi
di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle
lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti
elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una
dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte
investimento nella costruzione della presenza organizzata del
partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati
con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel paese
importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità
dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e
antifascista, il rilancio della scuola e dell’università
pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la
lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle
donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di
decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e
la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su
questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi
generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte
contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di
inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a
questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti in
una strategia globale di trasformazione. Diritti sociali, civili,
ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto:
l’alternativa di società.
In
questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio
di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà,
della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da
gestire con il più vasto schieramento possibile.
4
Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la
propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione
capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la
collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e
progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le
importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro
le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro
l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.
In
Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità
delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito
Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra
Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra
Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i
futuri eletti.
Per
questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti
affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo
e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma
che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve
accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle
elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra,
sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona
e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione
Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione
della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a
contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione
democratica di massa.
In
Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve
impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a
ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che
condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle
responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del
governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia
alla Maddalena.
Il
PRC deve impegnarsi, nell’ambito del movimento pacifista, in ogni
lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro
tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e
deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di
guerra.
5
Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto
strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo
dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico
dibattito politico e teorico che prosegua nel segno
dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul
tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico
ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del
potere.
E’
parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del
capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla
nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del
conflitto.
Il
rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito
stesso. Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere
nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il
carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle
indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso
leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle
rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre
forze politiche.
La
gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche
interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere
intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero
diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio
ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.
La
democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito.
Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né
confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il
tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del
partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai
ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia
necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di
decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più
importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento
essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui
eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione
di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli
organismi dirigenti a tutti i livelli non devono essere retti da una
logica elitaria e devono essere fondati sul principio di
responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di
incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il
rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro
carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai
comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso
indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il
Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con
gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti
gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.
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