UN’ALTRA
SCUOLA E’ POSSIBILE
di
Lucio
Garofalo
Salve.
Sono un “servo”, ma sempre ribelle, di madama Mor-Attila,
la barbara devastatrice della Scuola Pubblica, titolare (sigh
sigh) del dicastero della ex-Pubblica
d-Istruzione...
E’
ora (finalmente) di mandare a casa gli unni e i vandali che hanno
occupato il governo della nazione, saccheggiando e sciupando le
risorse migliori, i beni culturali e materiali più preziosi, lo
stato sociale, il ricco patrimonio di civiltà, i diritti e la
legalità democratica del nostro Paese.
Costoro
hanno scambiato lo Stato per un’impresa privata e l’hanno
ridotto in brandelli, l’hanno straziato, svilito e oltraggiato.
Più di tutti,
la Mor-Attila
(un vero flagello della cultura) ha maltrattato e rovinato
la Scuola
Pubblica
, un’istituzione che era il vanto della nazione, pur avendo
ereditato una scuola materna e una scuola elementare che erano
considerate tra le migliori realtà pedagogico-educative
del mondo, persino da parte degli esperti nordamericani, tanto
cari ai fautori della “riforma”. Evidentemente, gli “acuti
ideologi” del centro-destra sanno bene che
la Scuola Pubblica
svolge un ruolo fondamentale ed eversivo nella misura in cui
forgia personalità ribelli.
E’
assolutamente innegabile, infatti, l’importanza della scuola nel
processo di formazione della mentalità,
del carattere, delle attitudini, degli interessi, dei valori e
delle aspirazioni ideali delle persone, in modo particolare dei
soggetti in età evolutiva.
Io
credo che un rinnovamento sociale e politico passi
soprattutto attraverso un rinnovamento culturale. In tal senso
ritengo decisivo rilanciare la funzione della scuola e
dell’educazione.
Oggi,
il principale problema della scuola italiana è costituito dal
corpo docente, precisamente dallo scadimento e dalla svalutazione
della professionalità e del ruolo degli insegnanti, dunque dallo
stato di malessere, demotivazione, avvilimento e frustrazione che
li attanaglia.
Occorre
pertanto rivalutare concretamente la professionalità didattico-educativa.
In che modo? Rivalutando anzitutto la
posizione economica degli insegnanti italiani, che risultano i più
sottopagati d’Europa. Solo così si potrà innescare un
meccanismo virtuoso, attivando un processo di riqualificazione
della scuola italiana. Infatti,
rendendo più appetibile e desiderabile la professione
dell’insegnamento, inevitabilmente si creeranno le condizioni
che spingeranno le persone più preparate, più ambiziose e più
valide ad aspirare ad un lavoro che sarà ben remunerato, molto più
stimato ed apprezzato rispetto al presente. Il recupero del potere
d’acquisto condurrà ad un incremento
proporzionale del prestigio sociale e, di conseguenza, favorirà
un crescente impegno e un maggior rendimento qualitativo dei
docenti. Naturalmente, a beneficiarne saranno anzitutto gli
studenti. Questo, in sintesi, è il circolo virtuoso che occorre
per resuscitare la nostra scuola.
Certo,
la Mor-Attila
(ma anche altri che l’hanno preceduta) ha arrecato danni
notevoli, ma non irreparabili, alla scuola pubblica, in modo
particolare al ruolo professionale dei
docenti.
Oggi
è un’impresa ardua insegnare. Infatti,
sono troppi i fattori che ostacolano e pregiudicano il buon
esercizio di tale professione. Ad esempio, il carico di lavoro
burocratico è cresciuto a dismisura, soprattutto in seguito
all’applicazione della Legge n. 53/2003 (alias “riforma Moratti”)
che ha introdotto, tra le altre competenze spettanti alla figura tutoriale,
anche la compilazione del portfolio,
un documento a dir poco inutile, che può solo servire come
strumento di schedatura, di controllo e repressione, ma in pratica
sarebbe vietato in virtù della legge sulla privacy.
Così pure sono sempre più prevalenti e condizionanti gli
incarichi di lavoro aggiuntivo e le attività “funzionali
all’insegnamento”, in realtà funzionali solo ad un tipo di
organigramma che assomiglia sempre più ad una caricatura
del modello aziendale neocapitalista. Questi adempimenti
sottraggono tempo prezioso all’insegnamento e al rapporto con i
ragazzi. Inoltre, gli insegnanti sono sempre più tartassati dai
soprusi, dalle intimidazioni e dall’arroganza di tanti
“presidi-manager” che hanno scambiato la scuola per
un’azienda e l’autonomia scolastica per una tirannia dei
dirigenti.
Nel
frattempo, il potere d’acquisto degli stipendi è crollato
vertiginosamente, come pure è in caduta verticale l’intero
sistema scolastico, che vede nei docenti il perno centrale da
ricostruire attraverso iniziative tese a stimolare ed accrescere
la loro professionalità.
Lucio
Garofalo