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CARLO GIULIANI:
LA RIMOZIONE DI UN OMICIDIO
Parte Terza
(ovvero: riflessioni sul possibile futuro impegno politico di Mario
Placanica)
di Francesco Barilli, per Ecomancina.com
Già il 2 luglio 2002 Riccardo
Orioles scriveva "non è stato un cattivo affare
ammazzare Carlo Giuliani". Orioles alludeva alla raccolta
di fondi organizzata da Vittorio Feltri e dal suo "Libero"
a sostegno di Mario Placanica, autoaccusatosi di aver esploso il
colpo di pistola che uccise Carlo il 20 luglio 2001.
E’ da subito opportuno un
inciso, che probabilmente in questo momento rovina la linearità del
discorso, ma verrà utile più avanti: perché uso una lunga
perifrasi per definire Placanica? Non basterebbe dire "il
carabiniere che uccise Carlo"? No, non basterebbe; perché,
come ho già scritto in altre occasioni, sussistono dubbi su quanti
fossero gli occupanti di quel defender e su chi abbia esploso il
colpo mortale… Ripeto, tutto questo diventerà utile in seguito;
ma per una volta lo diventerà in modo "incidentale",
così come questo articolo intende riaprire il libro dei dubbi sul
caso Giuliani sulla base NON di evidenze dirette, ma di
considerazioni collaterali, quali – ad esempio – l’origine
della vocazione politica recentemente manifestata da Mario Placanica
per AN, una vocazione di cui finora solo gli attivisti di Supporto
Legale (https://supportolegale.org/
: il loro lavoro sui processi di Genova, come quello della Segreteria
Legale, è encomiabile) hanno sottolineato le stranezze. La mia
intenzione è circostanziare meglio i dubbi circa la genuinità
della passione politica di Placanica, anche se tutto questo resterà
sotto forma di domande e non di risposte. Tipo: perché Placanica
vede logorarsi i propri rapporti con l’arma dei carabinieri DOPO l’archiviazione?
Perché, visto che fin dall’immediatezza dei fatti l’arma si era
schierata compatta sulla linea della legittima difesa? (ricordo, tra
l’altro, la deposizione del generale Sergio Siracusa davanti al
comitato parlamentare sul G8).
Torniamo dunque ad Orioles, che
giustamente stigmatizzò la raccolta fondi a favore di Placanica. Si
trattava di una sottoscrizione (circa 400.000 euro) che aprì
qualche polemica anche in ambienti non certo di sinistra, tanto da
costringere Feltri ad una precisazione: i soldi NON sarebbero
serviti per le spese legali (come detto in un primo momento), dato
che queste, nel caso di carabinieri coinvolti in reati che possiamo
chiamare (non senza forzature) "per cause di servizio",
sono a carico dell’Arma, ma dovevano rappresentare una
solidarietà tangibile verso Placanica e la sua famiglia. Un premio,
in buona sostanza.
Anche qui è bene approfondire la
questione: le valutazioni sulla gestione dell’ordine pubblico a
Genova nel luglio 2001 possono essere diversissime; le mie le
sapete, e non starò a ripeterle, ma INDIPENDENTEMENTE da queste
valutazioni sfido chiunque, anche il più acceso sostenitore del
"lavoro" dei carabinieri a Genova, a definire esemplare il
comportamento di Placanica.
Dunque, perché mai un premio? Si
potrebbe dire che quel premio fu una delle strategie che la destra
mise in atto nell’ambito della "guerra mediatica" sul
caso Giuliani: per insabbiare meglio l’omicidio di Carlo (o, come
ho detto in passato, per rimuoverlo dalla coscienza collettiva,
declassandolo PRIMA da omicidio ad "incidente di
percorso", POI a "lezione per manifestanti in
Italia") era necessario sgombrare il campo da qualsiasi dubbio
circa l’operato delle forze di polizia in ogni episodio di Genova,
anche il più cruento; per tale motivo si doveva riqualificare pure
l’immagine di Placanica. L’uomo che, anche per chi nega l’evidenza
della pessima gestione dell’ordine pubblico a Genova, nella
migliore delle ipotesi si era comportato da sciagurato, doveva
diventare una sorta di triste eroe. Tutto questo per non rovinare l’immagine
che dei carabinieri e in generale delle forze dell’ordine deve
essere indotta nell’opinione pubblica: quella data dalle
tristissime fiction televisive, dove il "carabiniere tipo"
è un incrocio fra San Francesco e Gandhi e (nei casi femminili) ha
le fattezze piacevoli quanto dissonanti di Manuela Arcuri o
Elisabetta Canalis.
Questa è una spiegazione buona ma
parziale. Nel senso che NON racconta TUTTA la verità, ma ce ne
suggerisce una parte… Perché tutto questo NON BASTA a spiegare la
fibrillazione degli atteggiamenti di Placanica nei due anni CHE
SEGUONO l’archiviazione del caso.
In effetti si è detto molto sulle
contraddizioni in cui cadde Placanica prima del 5 maggio 2003. E’
sacrosanto stigmatizzare quelle contraddizioni, e l’ho fatto io
stesso (andate alla Sezione "Mario Placanica. Ovvero: un
uomo, due spari, molte versioni…" in questo articolo: http://www.ecomancina.com/rimozioneomicidio.htm),
ma forse bisognerebbe riflettere maggiormente sulle contraddizioni
successive.
5 maggio 2003; il Gip dispone l’archiviazione
del caso Giuliani. La Dr.sa Daloiso ritiene probabile che il colpo
di Placanica sia stato originariamente esploso in aria e sia finito
verso il volto del giovane solo per una sfortunata carambola su
corpo estraneo. Non solo; ritiene che, quand’anche il colpo fosse
stato diretto, il caso sia inquadrabile nella legittima difesa e
nell’uso legittimo delle armi da parte di un rappresentante delle
forze dell’ordine durante una manifestazione. Ripeto, evidenziare
le falle dell’ordinanza-archiviazione è opera doverosa, ma in
buona parte già fatta (vedasi gli articoli su Pillola Rossa
o Ecomancina). Pure le udienze al processo in corso a Genova
a carico di 25 manifestanti hanno avuto il merito di far apparire
anche sulla grande stampa (purtroppo non col risalto dovuto)
considerazioni che nella rete di informazione alternativa
circolavano da tempo… Ma, per una volta, NON è di questo che
stiamo parlando; o NON SOLO di questo.
Provate a pensarci: il 5 maggio
2003 Placanica, che ha già incassato la sottoscrizione di
"Libero", esce dalla vicenda senza conseguenze penali a
suo carico. Potrebbe essere un uomo "tranquillo", al di
là della dimensione della sua coscienza personale; ciò nonostante,
è vero che dopo quella data troviamo poche tracce di sue
dichiarazioni, ma sono i comportamenti che continuano ad essere
contraddittori e ci raccontano molto.
- Marzo 2004: viene aperto il già citato
processo (tuttora in corso) a 25 manifestanti per i disordini di
Genova.
- In questo processo vengono chiamati a deporre
anche funzionari delle forze dell’ordine presenti in Piazza
Alimonda, fra cui i tre ufficialmente presenti nella jeep da cui
partì il colpo di pistola che uccise Carlo (Cavataio, Raffone e
lo stesso Placanica). Ovviamente il loro ruolo è di testimoni,
non di imputati.
- 14 aprile 2005 (fonte: Corriere della Sera).
Placanica viene congedato dall’arma dei CC. "permanentemente
non idoneo al servizio militare, in modo assoluto". Il
suo avvocato Colosimo esprime "profondo rammarico di
uomo e di cittadino" per la decisione dell'Arma. L’avvocato
dichiara inoltre (adnkronos 13 aprile 2005) che Placanica è "ormai
forzatamente libero da vincoli di giuramento e remore morali nei
confronti dello Stato".
- Sempre in occasione del congedo dall'arma, e
sempre sul Corriere della Sera del 14 aprile 05 appare una sua
breve intervista. L’intervista in sé è piatta, al limite
della banalità, ma diventa interessante il 20 aprile: lo stesso
Corriere pubblica una rettifica dell’avvocato Colosimo; il
quale, in buona sostanza, corregge un refuso dell’intervista
dicendo che Placanica non avrebbe affermato "per quel
che ho fatto ho già pagato abbastanza", ma avrebbe
detto "per quel che NON ho fatto ho già pagato
abbastanza". Tutto questo, unito al fatto che la
deposizione di Placanica al processo di Genova contro i
manifestanti sembra ormai imminente, accende speranze e
curiosità circa il contenuto delle sue dichiarazioni in aula.
- Pochi giorni dopo (siamo ai primi di maggio
2005) Cavataio e Raffone testimoniano. Si tratta di deposizioni
contraddittorie, sulle quali ci sarebbe molto da dire. Ma l’attesa
dei riflettori è per Placanica; il quale, convocato nello
stesso periodo, è però assente per malattia. Placanica, sempre
attraverso il suo avvocato, fa però sapere di avere intenzione
di presentarsi in aula per rispondere "a tutte le
domande dei cento avvocati dei no global, del pubblico ministero
e del presidente del tribunale" (fonte: supporto
legale).
- Placanica viene quindi calendarizzato per il 27
settembre.
- Pochi giorni prima dell'udienza Placanica è
presente ad un incontro di AN. Ci sono voci di una sua
candidatura, ma sulle prime non ci sono smentite o conferme.
- Il 27 settembre Placanica disattende la sua
precedente promessa di collaborazione. (Fonte: La Repubblica on
line 27 settembre 2005): "Il tribunale, … ha sancito
la possibilità per il testimone di avvalersi della facoltà di
non rispondere, facoltà riservata agli indagati di reato
connesso.".
- Una conferma dell’interessamento di Placanica
ad un’eventuale futura candidatura con AN non tarda ad
arrivare: (ANSA- 29 settembre 2005): ''Il mio caso e' stato
archiviato per cui ritengo di avere tutti i requisiti per
pensare a una candidatura''. E' quanto ha detto Mario Placanica,
l'ex carabiniere coinvolto nei fatti del G8 di Genova, in una
intervista pubblicata stamane dal 'Quotidiano della Calabria'
circa la sua candidatura con Alleanza Nazionale in occasione
delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di
Catanzaro. … ''e' una scelta personale quella di candidarmi
alle prossime elezioni comunali e non vedo il motivo per cui un
mio eventuale impegno elettorale debba provocare polemiche
dolorose e inutili''.
Ora parliamo di Claudio Cappello,
ossia il capitano (all’epoca dei fatti, ora maggiore) cui era
affidata la jeep da cui parte il colpo di pistola. Ascoltato come
testimone al processo ai 25 manifestanti, dice che Placanica dava
segni di nervosismo e che gli sembrava "cotto". Talmente
cotto che gli toglie il lanciagranate (e non la pistola???) e lo fa
salire sulla sua camionetta. Anche Raffone è "inabile" a
proseguire. Li fa salire entrambi sulla jeep, dove c’è l’autista
Filippo Cavataio, con "l’ordine" di andarsene (vedremo
poi perché "ordine" lo virgoletto).
Cappello dunque non è sulla
camionetta e va alla testa del plotone. Nella jeep si troverebbero
tre ragazzi di leva (se non erro Cavataio e Raffone di leva,
Placanica di leva prolungata), nessuno di Genova o con conoscenza
della città, la cui consegna è "andarsene fuori dai
piedi", NON CERTO partecipare all’azione Via Caffa/Piazza
Alimonda.
Cappello, nella sua deposizione in
aula dice di aver dato per scontato che i mezzi se ne sarebbero
andati. Ecco perché ho virgolettato "ordine", poco sopra:
non mi è chiaro se ci fu una disposizione o se si trattò di una
vaga indicazione. Mi sembrerebbe strano che un uomo come Cappello
(uno del Tuscania ed esperto di missioni pericolose anche all’estero,
che nella testimonianza non risparmia critiche alla gestione dell’ordine
pubblico e alla presenza di personale giovane ed inesperto) dia
"vaghe indicazioni" e non "ordini", ma ammetto
che, nella concitazione di quel giorno a Genova, l’ipotesi ci può
stare. Comunque Cappello sottolinea più volte che i due defender
non dovevano assolutamente seguire il plotone, in quanto sarebbero
stati solo un impiccio; in altre parole, se li avesse notati ancora
li avrebbe mandati via, ma lui è alla testa del plotone, per cui
non può sapere cosa c’è alla coda.
La camionetta, però, non rientra
alla base, ma partecipa alla carica del plotone, e qui succede il
dramma. Un dramma su cui, per le ragioni già esposte, non mi
soffermo (anche se questo mi costa…): ho fatto di tutto per non
riferirmi al caso Giuliani in sé; e se l’ho fatto è solo perchè
fosse chiaro lo scenario in cui ci muoviamo.
Questi sono i fatti. A cui,
purtroppo, non posso far seguire altri fatti, ma solo ragionamenti
di tipo logico deduttivo.
Ipotesi 1. L’autista ha
disobbedito a Cappello, decidendo di seguire la carica del plotone?
Mi permetto di avere dei dubbi. Chiunque sa qualcosa di come vanno
le cose nelle forze armate mi può rispondere: un gruppo di tre
ventenni inesperti (di cui due – Raffone e Placanica – ormai
inabili) si prende la responsabilità di partecipare ad una carica
CONTRO l’ordine (o comunque le indicazioni) di un superiore?
Ipotesi 2. L’autista non ha
compreso l’ordine di andarsene? Ci può stare, però mi sembra
strano.
Ipotesi 3. Cappello NON ha dato
nessun ordine di andarsene, ma ha solo "dato per scontato"
che la jeep se ne sarebbe andata? Anche qui: può darsi. Certo, se
pensiamo alla confusione che c’era a Genova tutto si può
ipotizzare, ma sarebbe indice di scarsa professionalità (chiaro
che, considerando come è stato gestito l’ordine pubblico a
Genova, l’ipotesi di "scarsa professionalità" non è
proprio da scartare…). Certo, se un graduato nota due persone
inabili e le fa salire su una camionetta mi sembra strano non dica
all’autista cosa deve fare. A me continua a non convicere che su
una camionetta vengano fatti salire due ragazzi ormai
"inabili" assieme ad un autista inesperto senza la
presenza di qualcuno (un graduato, un elemento più esperto) che
sovraintende.
Dunque, dopo i fatti abbiamo fatto
seguire riflessioni sul piano della logica. Da qui in poi sarebbero
solo speculazioni intellettuali, più o meno attendibili.
Speculazioni a cui si potrebbe mettere fine se Placanica dicesse
qualcosa di più. Ma Placanica prima dice di voler parlare, poi
chiude con la "facoltà di non rispondere".
Questo è tutto. Le conclusioni?
Trattandosi di ipotesi ognuno è libero di trarre le proprie. Io
traggo le mie.
A Genova abbiamo visto una puntata
della trasformazione quasi antropologica delle forze dell’ordine.
Di violenza da parte delle forze dell’ordine nel passato ho
parlato spesso (su Ecomancina.com e su Reti-Invisibili.net),
ma quella era una violenza diversa; figlia in parte dell’ignoranza,
in parte della cieca obbedienza ad ordini superiori (per una
riflessione vedere qui: http://www.reti-invisibili.net/pasolini/articles/art_4255.html).
Quella di Genova è una violenza figlia di una cultura che ha
permeato le forze dell’ordine come uno spezzone a sé dello Stato,
che ne ha sancito il ruolo di "altra" forma del potere,
distinta ed allo stesso tempo in simbiosi con le
"consuete" forme del potere. Ai compagni che ancora oggi
mi interrogano indignati sulla presenza il 20 luglio 2001 a Genova
di Fini ed Ascierto, all'interno della sala operativa dei
carabinieri, rispondo sempre che la loro indignazione è giusta, ma
che bisognerebbe anche interrogarsi se i due onorevoli di AN fossero
lì a DARE disposizioni o a RICEVERLE…
Ma tutto questo ci aprirebbe la
strada verso riflessioni ancora più complesse, che esulano dalla
morte di Carlo in Piazza Alimonda. Con la possibile candidatura di
Placanica in AN ed il conseguente silenzio di questi al processo di
Genova, questa "vicenda nella vicenda" si spoglia
definitivamente dello squallido vestitino che i giornali di regime
le hanno fatto indossare, per assumerne un altro altrettanto povero.
A Genova NON c’è stato un duello rusticano fra due giovani (Placanica
e Giuliani): Genova è stata la sperimentazione delle nuove
strategie globali di repressione del dissenso. E,
contemporaneamente, è successo un fattaccio; da insabbiare a tutti
i costi: coi soldi di Libero (prima) e magari con altre allettanti
offerte (poi).
Francesco "baro" Barilli,
di Ecomancina.com
NOTA:
links alle prime due parti de
"La rimozione di un omicidio"
http://www.ecomancina.com/rimozioneomicidio.htm
http://www.ecomancina.com/rimozioneomicidio2.htm
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