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PERIFERIE: SI
CHIUDE IL SIPARIO?
di Stenka Razin
per ecomancina.com
LA RIVOLTA DELLE BANLIEUES PARIGINE
PRIMA HA LASCIATO TUTTI INTERDETTI, POI PRESTO E'STATA RIMOSSA DAI
MEDIA. EPPURE LE CAUSE CHE L'HANNO GENERATA NON SONO STATE ANCORA
INDAGATE;RIANNODIAMO I FILI DI UN DISCORSO TROPPO PRESTO CADUTO NEL
VUOTO.
Giorni e giorni di immagini da guerra
civile, auto bruciate, rastrellamenti della polizia, scontri tra
bande di giovani che si aggiravano per la città e forze
dell'ordine; addirittura il Ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy
che proclama lo stato d'assedio ed il coprifuoco, provvedimenti che
non si vedevano da decenni. Qualcuno ricorda ora di cosa si parla?
La rivolta delle periferie parigine ha occupato per settimane le
prime pagine dei giornali e le aperture dei TG, ha acceso dibattiti
e soprattutto ha suscitato stupore sia in Francia che all'estero.
Poi, all'improvviso, non se n'è parlato più e di nuovo il silenzio
è tornato ad aleggiare sulle banlieues transalpine. Di colpo i
dibattiti sul modello d'integrazione francese, sul passato coloniale
transalpino, sulle promesse di libertà, uguaglianza e fraternità
sempre più difficili da mantenere per la quinta repubblica e per il
suo presidente Jacques Chirac, sul profilo dei rivoltosi (immigrati
o francesi? E se francesi, figli di immigrati, cittadini a tutti gli
effetti o di serie B?) si sono spenti senza lasciare traccia. Resta
solo la desolazione delle periferie, non solo transalpine, ma
europee con i loro problemi irrisolti, le difficoltà di vita e di
programmazione di un futuro decente per le nuove generazioni.
Intendiamo qui riprendere quel filo di discussione così bruscamente
interrotto dai media, non appena è finito lo spettacolo
dell'incendio delle autovetture, in modo da interrogarci anche sulle
periferie italiane e sui loro problemi visto che Milano è alle
porte, e che le difficoltà di integrazione e la
frantumanzione del tessuto sociale fuori dal centro della città
sono questione evidenti ai più e note a tutti. A Parigi la rivolta
non ha avuto capi, ne programmi propositivi, ma è stata guidata
solo dalla rabbia che ha portato ad incendiare gli autobus, gli
asili nido ed in generale a colpire i simboli delle istituzioni
presenti nei quartieri, oltrechè le automobili. Inoltre la
soppressione della polizia di quartiere e la riduzione dei fondi
destinati alle associazioni che nelle periferie promuovevano il
lavoro sociale, l'animazione culturale e e l'educazione popolare ha
fatto il resto. I mali tuttavia sono molto più profondi e lontani
nel tempo: la crescita della precarietà del lavoro e della vita, la
disoccupazione, uno strisciante razzismo verso i francesi figli di
emigrati e quindi cittadini (solo formalmente però) a tutti gli
effetti è stata il brodo in cui sono nate nel tempo e si sono
sfogate come poi tutti in tv hanno visto le ansie, le angosce e le
frustrazioni sedimentatesi in decenni di abbandono. Anche i luoghi
dell'attività politica hanno perso con il tempo la loro funzione:
la sinistra che mediava tra le aspirazioni popolari e la politica
istituzionale è sparita progressivamente dalle periferie, lasciando
muti e soli gli strati più disagiati della popolazione. Tutto
questo in tv si è sentito, ma poi (forse perchè troppo scomodo)
non se n'è più parlato. Non è difficile vedere invece come nelle
periferie di molte metropoli nostrane la situazione socio-politica
non è molto differente da quelle francesi: politiche sociali
miranti all'inclusione e ripresa della partecipazione in prima
persona alla vita politica della propria comunità di appartenenza
sono solo alcune proposte tese ad affrontare il tema dell'esclusione
sociale che comincia ada assumere dimensioni preoccupanti anche in
Italia.
Stenka Razin
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