Nell’impudico clima di riscrittura della storia contemporanea
che l’Italia del terzo millennio sta vivendo grazie al lavoro
sporco dello storicismo revisionista nostrano, non poteva mancare
una chicca che per i camerati di Allenza Nazionale ha il sapore
della rivincita. Non contenti di gustare gli agi del Potere
lottizzando incarichi e poltrone come e meglio non seppero fare i
peggiori dorotei e craxiani, ora gli uomini di Fini passano all’attacco
dell’odiata Repubblica nata dalla Resistenza, quella che il loro
mentore Silvio Berlusconi vorrebbe azzerare.
Prossimamente sarà oggetto di discussione al
Senato un disegno di legge illegale, in conflitto con l’ordinamento
giuridico italiano, con il diritto internazionale e con la
Costituzione del nostro Paese. La proposta punta a mescolare le
carte della storia: equiparare i fanatici e sciagurati che nei
venti mesi dell’occupazione nazista d’Italia vestirono la
divisa della Repubblica di Salò a combattenti d’un esercito
regolare.
L’iniziativa deve far rifletterete quanti
hanno già santificato come democratico il partito di Fini che,
invece, del fascismo e parafascismo è ancora intriso. Certo il
suo leader - per conquistarsi una verginità democratica nazionale
e potersi mostrare a una platea mondiale negli incarichi di vice
di Berlusconi prima e di suo attuale Ministro degli Esteri - si è
esibito in arditissimi giri di valzer. Così il beneamato Duce è
diventato da maggiore statista del Novecento un nonno che qualcosa
di buono ha pur fatto. Alternando amenità e opportunismo il
delfino di Almirante è salito di quotazione politica. E il
doppiogiochismo suo e dei camerati di An prosegue sfacciato con
quest’operazione faziosa e falsa, insostenibile dal punto di
vista giuridico e storico.
Del primo se ne sono occupati due esimi
professori, i presidenti emeriti della Corte Costituzionale
Vassalli e Conso. Loro hanno sottolineato come il governo della
Repubblica Sociale Italiana, sorto fra il 23 settembre e il 5
novembre 1943 nel territorio italiano occupato dall’esercito
tedesco, non aveva alcuna legittimità e potè restare in vita
solo perché tutelato e protetto dalle forze naziste, come
dimostra l’ordinanza n.1 dell’11 settembre 1943 firmata dal
maresciallo Kesselring. Si trattò d’un governo fantoccio che si
macchiò di servilismo verso il nemico e partecipò al suo fianco
al martirio di patrioti combattenti e di inermi civili massacrati
in orrende stragi.
Perché, come ricorda l’ex partigiano Giorgio
Bocca che ha documentato in svariati lavori quel periodo, le
quattro divisioni militari della Rsi addestrate in Germania e poi
utilizzate nel nord della penisola (Monterosa, Littorio, Italia e
San Marco) quando non vennero tenute in caserma e impiegate nelle
retrovie (mai sul fronte aperto perché i tedeschi non si fidavano
di loro) assolsero unicamente a un lugubre rito. Rastrellare
combattenti del CNL, catturarli, torturarli, consegnarli ai
tedeschi per fucilazioni e impiccagioni o praticarle essi stessi.
E in più effettuare stragi di civili, come a S. Anna di Stazzema,
dove i sedicenti ‘ragazzi di Salò’ che cercavano ‘la bella
morte’, diedero loro la morte a donne e bambini affiancando i
fanatici nazisti della 16° Panzer Grenadier Reichsfuhrer.
Cinque anni fa comparve l’opera prima d’un
giovane regista torinese Daniele Gaglianone, recensita su questo e
altri siti. E’ un film sul terribile ricordo d’un periodo che
restava indelebile nelle mente e nel cuore di due vecchi
partigiani. "I nostri anni" s’intitola la pellicola,
se l’avete mancata cercatela in cassetta. Riproduce in una
finzione cinematografica quello che in quei mesi faceva chi
vestiva la divisa dell’esercito repubblichino, o della Guardia
Nazionale Repubblicana, o delle pavoliniane Brigate Nere, o della
Decima Mas di Valerio Borghese: catturare partigiani e torturarli
prima di dar loro la morte. Come negli incubi dei patrioti Alberto
e Natalino continua a fare il capitano Passoni, uno di quei ‘ragazzi
di Salò’ cari al ministro Tremaglia.
Per costoro che furono non un esercito ma
mercenari assassini, i camerati di Alleanza Nazionale chiedono una
pensione. E nella vaghezza della proposta di legge il
provvedimento potrebbe estendersi anche a tutte quelle bande di
criminali che insanguinarono varie città italiane. La Legione
Muti di Colombo, la banda di Pietro Koch, quella Carità, Bardi,
Finizio, Pollastrini e poi le SS italiane, tutto il canagliume che
esibiva le tibie sui berretti e simboli di morte e dava morte e
sofferenza agli italiani. Perché questo è stata Salò: una
pagina nerissima della nostra storia che il vergognoso governo
Berlusconi sta rivalutando coi suoi cantori televisivi, i
pennivendoli in servizio permanente, i professori del falso
storico.
E’ l’ennesimo insulto allo spirito
resistenziale che ha restituito libertà e democrazia a una
nazione afflitta dalla dittatura fascista e devastata dalla guerra
mussoliniana. Un attacco che non può passare inosservato e
incontrastato.
Enrico Campofreda, febbraio 2005