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Il settimanale Carta
ha pubblicato sul suo sito il rapporto riservato sul programma
nucleare iraniano che Mohammed el Baradei, direttore dell'Aiea, ha
consegnato ai 35 membri del Board of directors in vista della
riunione dell'Agenzia, fissata per lunedì 6 marzo a Vienna.
Il rapporto era stato in parte anticipato da alcuni giornali
anglosassoni, grazie a indiscrezioni mirate che hanno evidenziato i
punti in cui l'Aiea è più critica verso l'Iran. Il documento
completo, invece, offre un quadro del
tutto opposto: il programma nucleare iraniano è molto più indietro
di quanto sia gli Usa sia l'Iran (per opposti motivi) vogliano far
credere, e il governo di Teheran sta collaborando a chiarire i punti
più controversi che, peraltro, riguardano in gran parte il periodo
che va dal 1987 al 2000, prima cioè che l'Iran riprendesse su ampia
scala il progetto di ricerca nucleare
Il bluff del nucleare iraniano
Enzo Mangini
3 marzo 2006 "Come comunicato al Board nel novembre 2004 e
di nuovo a settembre 2005, di tutto il materiale nucleare dichiarato
l'Iran ha dato conto. Sebbene l'agenzia non abbia visto alcuna
diversione di materiale nucleare verso armi nucleari o altri ordigni
nucleari, l'Agenzia non è, in questo momento, in grado di
concludere che non ci siano in Iran attività nucleari non
dichiarate". È uno dei passaggi fondamentali, all'inizio del
paragrafo 53, del rapporto riservato che Mohammed el Baradei,
direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica [Iaea]
ha inviato ai 35 membri del Board dei governatori. La riunione del
Board inizierà a Vienna lunedì 6 marzo. Il Board dovrà decidere
se deferire l'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu per presunte
violazioni del Trattato di non proliferazione nucleare [Npt], che
Teheran ha sottoscritto aderendo anche al protocollo aggiuntivo e
non vincolante che prevede le ispezioni negli impianti. In alcuni
casi queste ispezioni avvengono con un preavviso di appena due ore.
La decisione dovrebbe avvenire sulla base delle conclusioni del
rapporto. Almeno ufficialmente. In realtà, come già accaduto con
l'Iraq, gli Stati uniti stanno cercando di costruire la maggioranza
dei due terzi necessaria per deferire l'Iran al Consiglio di
sicurezza, a prescindere dal rapporto. L'accordo sul programma
nucleare indiano firmato da Bush e dal presidente Manmohan Singh,
rientra in questa strategia, visto che l'India è uno dei 35 paesi
[su 139] che compongono il Board dell'Iaea per il biennio 2005-2006.
Il suo voto sarà determinante.
In queste ultime settimane la stampa internazionale, soprattutto
statunitense, britannica e israeliana si è data da fare per
costruire attorno all'Iran una "cornice" comunicativa e
politica incriminante. Con lo slittamento che abbiamo visto già in
opera durante la preparazione della guerra all'Iraq, i commenti e
gli articoli del New York Times, del Financial Times e anche di un
giornale solitamente cauto come Haaretz danno ormai per scontato che
l'Iran voglia dotarsi di armi nucleari. Le cose, invece, stanno
diversamente. Il rapporto di El Baradei, piuttosto equilibrato, non
dice affatto questo.
Il rapporto
Il documento di undici pagine è diviso in quattro parti
principali. I primi sette paragrafi riassumono la situazione e le
richieste dell'Iaea all'Iran. La parta A riguarda gli sviluppi dei
vari aspetti del programma nucleare iraniano dal novembre 2005 al
febbraio 2006. La parte B contiene la valutazione complessiva dello
stato delle relazioni con l'Iran, sia per quanto riguarda il merito
del programma nucleare, che più in generale sul comportamento di
Teheran verso l'Agenzia.
Da novembre 2005 a febbraio 2006, il personale dell'Agenzia è
andato in Iran per tre volte: dal 25 al 26 gennaio, dal 12 al 14
febbraio e ancora il 26 febbraio. Lo scopo dei tre incontri era
chiarire alcuni punti poco chiari emersi dal precedente rapporto, a
novembre 2005: l'origine della contaminazione da uranio riscontrata
su alcuni pezzi di centrifughe esaminati dagli ispettori Iaea;
l'origine e i tempi di consegna di pezzi per centrifughe P1 e P2 che
secondo l'agenzia sarebbero arrivati in Iran in diverse occasioni
tra la fine degli anni '80 e il 2002; la natura di un documento del
1987 che riguarda la fabbricazione di sfere di uranio che
"potrebbero essere usate per alcune componenti di armi
nucleari"; le attività di ricerca nucleare e le attività
condotte in alcuni siti militari indicati dall'Agenzia, su imbeccata
statunitense, come "sospetti". Infine, l'Iaea chiede
chiarimenti su un progetto denominato "Green salt project",
che l'Iran afferma non esistere.
La qualità delle risposte iraniane è variabile. Su alcuni punti,
l'Iaea dice che le analisi "tendono ad appoggiare le
affermazioni iraniane". Questo vale sia per l'origine della
contaminazione dei pezzi di centrifughe che per l'acquisto di una
partita di pezzi di centrifughe P-1. Meno soddisfacenti, secondo il
rapporto, sono le risposte a proposito delle forniture di
centrifughe P-2 e circa la presenza del "documento di 15
pagine" datato 1987. Sul primo punto, l'Iran si è detto
disposto a fornire documentazione che proverebbe che non ci sono
state forniture di pezzi di centrifughe P-2 nel periodo indicato
dall'Agenzia [1995-2000] e che quelle avvenute successivamente non
sono nelle quantità contestate dall'Iaea. Sul secondo punto, il
famigerato documento sarebbe stato fornito dal "network di
approvvigionamento" di sua iniziativa e non sarebbe stato
richiesto dall'Iran che non ha seguito nel procedure in esso
descritte. L'Iaea non smentisce e anzi rileva che il programma di
produzione dell'uranio metallico era destinato alle ricerche sul
laser e non alle centrali.
In sostanza, le lacune rilevate dall'Iaea riguardano gli anni '80
quando, per ammissione delle stesse autorità iraniane, il programma
di ricerca nucleare era tenuto sotto stretta segretezza. Ragione per
cui è anche difficile reperire documenti rispetto a quel periodo,
ammesso che ce ne siano.
Dal 2003, ribadisce il rapporto, l'atteggiamento dell'Iran è stato
di maggiore collaborazione e apertura, tanto che l'Agenzia invita il
governo di Teheran a continuare ad applicare volontariamente il
Protocollo Aggiuntivo, firmato ma non ratificato dal parlamento
iraniano e pertanto non vincolante. La buona volontà iraniana è
dimostrata anche dal fatto che è stato consentito l'accesso agli
ispettori anche in strutture non legate al programma nucleare. Tra
queste, alcune basi militari e un istituto di ricerca universitario.
Nelle basi, rileva l'Iaea, non sono state notate attività fuori
dall'ordinario e i campioni di terreno prelevati non hanno mostrato
alcuna contaminazione.
L'Iaea non nasconde il proprio rammarico per la decisione iraniana
di riprendere i test per il processo di arricchimento del
combustibile nucleare destinato ai reattori delle future centrali.
Ma nota anche che a Natanz, nell'impianto pilota per questa
procedura, le due cascate di centrifughe, rispettivamente di 15 e 20
"sono coperte dalle misure di sorveglianza dell'Agenzia".
E siamo ancora alla fase di test. Non prima della fine del 2006
dovrebbe iniziare l'installazione del primo lotto di 3000
centrifughe P-1.
I tempi
Un altro punto su cui il rapporto di el Baradei differisce in
modo sostanziale rispetto alle anticipazioni "filtrate"
alla stampa anglosassone sono i tempi del programma iraniano. Da
come l'intera disputa viene presentata, sembra che l'Iran debba
avere una centrale nucleare domani e le bombe dopodomani. Invece
:"Non ci sono nuovi sviluppi rispetto alle attività di
estrazione dell'uranio o rispetto alle attività che coinvolgono
plutonio e berillio [paragrafo 27]. Il 19 febbraio 2006 l'Agenzia ha
visitato il Reattore di ricerca nucleare [Ir40] ad Arak per condurre
verifiche sul progetto e ha confermato che il lavoro di costruzione
è in corso. Tuttavia, secondo l'Iran, la data di entrata in
funzione del reattore sarà probabilmente posposta fino al 2011
[paragrafo 28[. Il 9 ottobre 2005, l'Agenzia ha anche condotto una
visita di verifica del progetto dell'impianto per la produzione di
combustibile a Esfahan. Il lavoro di costruzione sta andando avanti,
ma l'Agenzia è stata informata che la data di entrata in funzione,
il 2007, indicato dai progetti originari dell'Iran, sarà
probabilmente posposta". C'è tutto il tempo, quindi, per
approfondire le verifiche dell'Iaea e per evitare un'escalation che
ricorda molto da vicino quella costruita sullo spauracchio delle
armi di distruzione di massa irachene.
Il tempo non c'è invece per l'agenda degli Stati uniti. Una fonte
che preferisce restare anonima, ha confermato quello che un'altra
fonte ha bisbigliato dopo una conversazione "mai avvenuta"
con un alto e influente esponente neocon. Secondo le due fonti, gli
Usa avrebbero in mente di colpire l'Iran entro il 2007. I casus
belli sarebbero due. Il primo è la strategia di tensione alimentata
nella provincia dell'Awhaz, Iran sudoccidentale, dov'è concentrata
la minoranza araba, che sarebbe considerata utile per contrapporre
la rivalità tra arabi e persiani alla solidarietà islamica che
l'Iran di certo invocherebbe di fronte a un'aggressione
statunitense. Il secondo è appunto il programma nucleare, gonfiato
e ingigantito. L'Europa che si era mantenuta in gran parte scettica
di fronte alle "prove" delle armi di distruzione di massa
attribuite a Saddam Hussein, stavolta sembra più propensa ad
accettare la versione statunitense. L'incontro di Vienna, quindi,
dovrebbe seguire un copione già scritto. Totalmente diverso da
quello che gli attori hanno avuto dal direttore el Baradei.
Il rapporto ufficiale e riservato dell'Iaea
http://www.carta.org/agenzia/GOV_2006_15.pdf |