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NON capisco. E NON mi adeguo.
di Francesco Barilli per
Ecomancina.com
A sorpresa (ma neanche troppo…)
Alessandro Mantovani, sul Manifesto dell’11 giugno 2006, scrive
che tutto sommato la commissione parlamentare sul G8 di Genova
potrebbe non essere utile. Anzi, di più, potrebbe risultare
controproducente.
Per sostenere la sua tesi,
Mantovani nel suo articolo mischia affermazioni condivisibili (sulla
regia e sullo svolgimento della mattanza genovese) ad altre al
limite della banalità, ricordando l’inutilità storica delle
commissioni in Italia e la loro strumentalizzazione fatta in
passato.
Molte di quelle affermazioni
possono essere confutate, ma altri si sono già assunti questo
compito, svolgendolo egregiamente. Fra gli altri segnaliamo Enrica
Bartesaghi, Presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova,
e alcuni avvocati del team legale (http://www.reti-invisibili.net/veritaegiustizia/articles/art_7781.html).
Ma è sulla frase iniziale dell’articolo
di Mantovani che mi voglio soffermare. Un po’ perché quella
frase, senza troppi giri di parole, mi fa incazzare, un po’
perché da essa discende "a cascata" tutto il resto: "Del
G8 di Genova sappiamo abbastanza". Concetto, peraltro,
ribadito ed esteso poco più avanti: "Ma oggi grazie a una
parte della magistratura, delle forze dell'ordine e della stampa -
più quella genovese che quella nazionale, allevata a pane e
Viminale - del G8 sappiamo quasi tutto…".
Del G8 genovese NON si sa
"abbastanza". Anzi, il Paese in generale ne sa poco o
nulla, ma aggiungerei pure che quel poco lo si deve più all’opera
capillare (e faticosa, e lenta, e dolorosa…) dell’informazione
alternativa su internet, e non certo "a una parte della
magistratura, delle forze dell'ordine e della stampa".
Non capisco, sinceramente non
capisco dove vuole arrivare Mantovani col suo pezzo. Se, ripeto, l’analisi
di base può essere condivisibile, le conclusioni mi sembrano
segnare una doppia sconfitta (della ragione e della politica). Una
sconfitta ancora più grave perché sembra unita ad un pessimismo e
ad una indifferenza di fondo. "Le commissioni parlamentari non
sono mai servite a nulla. Per cui non serviranno mai", sembra
sostenere l’autore dell’articolo.
Io credo che la Giustizia non
passi solo per le aule dei tribunali (peraltro anche in quelle aule
non sempre ha vita facile...). Passa anche per la società, di cui
il Parlamento dovrebbe fare parte integrante e rappresentarne, per
certi versi, il motore propositivo di evoluzioni e correzioni di
rotta rispetto al passato. Ad una commissione non si chiede di
sostituirsi all’aula di un tribunale, ma di andare al di là delle
sole responsabilità individuali, individuando cause ed effetti di
una gestione dell’ordine pubblico che a Genova (ma pure prima E
dopo…) è stata criminale, per evitarne il ripetersi in futuro.
E’ da un po’ di tempo che,
purtroppo, lo slogan caro al Movimento ai tempi di Genova, "un
altro mondo è possibile" non gode di buona salute. Sembra
finito in soffitta, senza neppure che si sia provato a dargli
concretezza. Voglio provare a riscriverlo oggi, dicendo che "un
altro mondo sarà possibile se troveremo un altro modo di fare
politica". E quel "modo" passa anche dalla
Commissione sul G8 del luglio 2001.
La commissione non è un fine, ma
un mezzo. Dovremmo ricordarcelo tutti. E conseguentemente, invece
che arrovellarci sul fallimento di questo mezzo in occasioni
passate, potrebbe essere più utile rimboccarci le maniche per
sostenere la richiesta di una nuova Commissione d'inchiesta sui
giorni del G8. Lo dobbiamo a quelli che a Genova c’erano e hanno
sofferto per quella che Amnesty International ha definito "la
più grave sospensione dei diritti democratici in un paese
occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
Francesco "baro" Barilli,
di Ecomancina.com |