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IL
NEOFASCISMO SI APPROPRIA DEL FEMMINISMO
di
Bea
Ricilara per ecomancina.com
Giovedì
21 settembre a S. Ilario di Piacenza si è tenuto il secondo incontro
della kermesse culturale della Lega Nord dal titolo “Donne e
Islam” ed a illuminare la platea era presente Daniela Santanché
(deputata di A.N.), affiancata da altre donne quali la vice.presidente
dell’associazione marocchine d’Italia e la direttrice de “il
Federalismo”. In realtà, in questo incontro, la Santanché avrebbe
dovuto presentare il suo libro “La donna negata. Dall’infibulazione
alla liberazione”, ma non è andata affatto così: ha fatto soltanto
propaganda politica razzista e xenofoba e tanta, tanta demagogia. Di
questo libro, però, non si può non parlare. La deputata di A.N.
esalta la legge che vieta in Italia di praticare l’infibulazione, ma
non si è mai posta, evidentemente, il problema che questa pratica
continui in clandestinità
con grossi rischi per la salute e la vita della donna stessa che
ricorda tanto gli aborti italiani prima della legga 194. Sostiene che
il principale problema dell’Islam sta nel separare religione e
politica, ed è vero, ma perché non lo facciamo anche noi in Italia?
Ogni giorno, ascoltando qualsiasi tg, c’è un servizio su papa
Ratzinger e sulla sua politica. Si lamenta del fatto che, seppur
giustamente, gli USA sono messi alla sbarra per la prigione di Abu
Ghraib, ma neppure immagina le torture che quelle persone stanno
vivendo anche in questo istante, come a Guantanamo, e da chi sono
perpetrate? Da quella che vogliono farci credere che sia la più
grande democrazia dell’Occidente…. Rivendica morti nel Darfur per
mano degli estremisti islamici, ma noi cosa facciamo per e in Africa?
Il papa dice di essere casti e nega l’uso dei preservativi, la Nestlè
manda latte in polvere nuclearizzato alle mamme africane dicendo loro
di non usare il latte materno perché ucciderà i loro bambini, la
maggior parte delle industrie farmaceutiche inviano medicinali scaduti
e nelle miniere di diamanti muoiono ogni giorno decine di bambini che
vi lavorano, ma per noi “un diamante è per sempre”. Esalta la
Francia perché con fermezza ha vietato il velo nei luoghi pubblici
come le scuole, ma non vuole ricordare anche il fatto che hanno tolto
pure i crocifissi, come dice anche la nostra cara Costituzione, quel
principio recondito, cioè la laicità. Esalta anche la legge
Bossi-Fini, quando, e pochi lo sanno, prevede che un minore straniero
uscito dal carcere possa ottenere il permesso di soggiorno, istigando,
quindi, a commettere reati, anche un semplice furtarello, così la
destra può continuare a diffondere paura dell’immigrato nella gente
quando, in realtà, sono le loro leggi a spingerli a delinquere!
Addirittura a un certo punto del libro l’onorevole dice che gli
estremisti non riceveranno mai asilo, assistenza e denaro dalle nostre
chiese cattoliche, ma dove è finita la carità che viene professata
dalla nostra religione? Cita, infine, papa Benedetto XVI che, in un
suo discorso, dichiara che la perfezione sta nella donna e non
nell’uomo, ma allora perché non permette alle donne di diventare
parroche, vescove, etc?
La
frase, però, che più mi ha colpito e che mi ha fatto riflettere è
stata: “che dire se volessimo imporre a tutte le donne islamiche il
topless tanto amato da certe donne occidentali?” e il mio pensiero
ha toccato un vecchio argomento per cui si è lottato tanto: il
femminismo, le donne in piazza per le pari opportunità, le nostre
mamme che volevano i loro, i nostri, diritti. E così, mentre pensavo
a questi cortei pieni di ragazze come me e lo slogan “l’utero è
mio, me lo gestisco io”, guardo alle donne di oggi e mi rammarico,
mi rammarico per me e per le altre donne, quelle che hanno lottato e
che ci hanno creduto, e d’altro canto mi sale la rabbia e la voglia
di continuare a scendere nelle piazze per risvegliare coscienze
assopite. Le mamme di oggi sembrano le loro figlie, non riesci a
distinguerle, si ritrovano in discoteca insieme, magari con fidanzati
pressoché coetanei, seguono la filosofia dell’essere amiche,
genitori che bevono con il figlio e la sua compagnia fino ad essere
ubriachi, che piangono tutto il giorno senza mangiare perché il
moroso le ha piantate…queste cose non le scrivo per retorica, ma
perché le ho viste con i miei occhi. E così tornano adolescenti
senza tenere conto del fatto che gli adolescenti sono i loro figli e
loro avrebbero il ruolo di mamma e papà! Ed ecco nascere le
anoressie, le bulimie, i complessi, le fragilità, e allora la libertà
che tanto sbandieriamo da occidentali vale poco perchè viviamo in un
mondo di apparenze, e non ci vuole tanto per accorgersene, perché se
per non sentire male e non rovinarci il nostro bel paio di tette ci
facciamo fare l’epidurale e diamo alla nostra creatura appena nata
latte in polvere, credo che non abbiamo capito nulla della vita e
della meravigliosa esperienza che
possiamo vivere di crescere dentro di noi il nostro
bambino…invece, badiamo solo alle smagliature e alla cellulite.
A
proposito di questioni femminili volevo fare alcune considerazioni a
proposito dell’infibulazione, pratica sicuramente atroce,
soprattutto dal punto di vista occidentale ed etnocentrico, ma anche
culturale. Dalla testimonianza di una ragazza etiope infibulata, che
ho avuto occasione di conoscere all’università Cattolica, ho capito
qualcosa di più di questo loro rito di iniziazione. Vi sono varie
ragioni per cui queste donne ritengono così fondamentale affrontare
questo rito: innanzitutto mantengono una tradizione millenaria, solo
così sentono di appartenere alla società, di essere persone adulte,
mature, donne; ci sono, poi, anche motivi igienici poiché con l’infibulazione
la vagina non emette più secrezioni e quindi sono sempre pulite;
inoltre, il mantenimento della verginità per loro è molto
importante, e questo anche per i cattolici, o almeno dovrebbe esserlo.
Il rito è un momento serio nel quale la donna resiste al dolore, e,
una volta finita l’operazione, c’è una festa di benvenuto alla
quale possono partecipare anche gli uomini, mentre nelle fasi
precedenti non possono assolutamente assistere a nulla, come in Italia
anche solo 30-40 anni fa non sapevano cosa fossero le mestruazioni.
Vorrei
concludere rifacendomi al punto di vista antropologico: il razzismo è
definito come l’oppressione sistematica di una o più razze,
esercitata da parte di
un’altra razza, sulla base di una presunta superiorità biologica,
ma, in realtà, la paleontologia ci dimostra che tutte le etnie
provengono da unico ceppo sud africano, quindi tutti avevamo la pelle
nera. Il popolo bianco, addirittura, ha origine da difetti quali
insufficienza di vitamina D, scarsi ultravioletti nei raggi solari
dell’Europa e selezione naturale. Direi che, per il Sud del mondo,
più che inferiorità, sia giusto parlare di deculturazione che nasce
dalla povertà, la quale a sua volta è sempre la conseguenza di altri
problemi: la povertà viene creata quando gradualmente si toglie la
cultura alla popolazione di un Paese, ecco perché non vedo tutta
questa superiorità in Italia e perché credo nella sospensione di
giudizi e pregiudizi, nel dialogo e nel rispetto di ogni persona.
Bea
Ricilara
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