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Multinazionali
Ecco l'elenco di
alcune tra le più famose e potenti multinazionali mondiali
Nestlé
- Mitsubishi - Nike
- Shell - McDonald's
- Walt Disney - Barilla
- Kraft - Total - Henkel
Philip Morris - Unilever
- Agnelli - Procter - L'Oreal
- Parmalat - Novartis
- Montedison
| Kraft
Jacobs Suchard (sottilette
Kraft, formaggio Philadelphia, cioccolata Suchard),
multinazionale alimentare che possiede diverse altre
marche apparentemente più "nostrane", come le
Fattorie Osella, produttrici di formaggio. Ma la Kraft, a
sua volta, appartiene ad un colosso come la Philip Morris,
cha ha un fatturato di 56 miliardi di dollari...
Barilla,
notissima impresa alimentare (pasta, merendine, biscotti,
sughi, ecc). Il 49% del pacchetto azionario di questa
società appartiene alla Relou Italia srl, nel cui
consiglio di amministrazione troviamo molti stranieri, fra
di essi, fino a pochi anni fa era presente un certo Walter
Wurth, presidente della Oerlikon Buhrle, una importante
azienda svizzera produttrice di cannoni, missili e mezzi
blindati, nonché di avanzati sistemi elettronici per la
difesa.
E' presente con i seguenti marchi:
Barilla, Crakers Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie,
le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.
Total (Spontex,
Pirelli o Mapa). Nessuno immaginerebbe che, fermandosi
a fare benzina in una stazione di servizio Total sta
finanziando il governo della Birmania, ovvero una delle
dittature più oppressive della Terra. Il regime di questo
paese protegge l'esportazione di circa il 60% del
commercio globale di eroina, foraggia il mercato della
prostituzione in Thailandia, utilizza tutti gli introiti
derivanti dal commercio con l'estero per le spese militari
e distrugge le ultime foreste di pregiato legno di tek
esistenti nel suo territorio.
Articolo tratto da "Extra
terrestre, nuova scienza nuova coscienza" n°10
Marzo 2000
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NESTLE'
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FATTURATO: 36.530
MILIARDI DI LIRE
AVENUE NESTLE' 55
CH-1800 VEVEY
SVIZZERA
Secondo l'UNICEF un milione
e mezzo di bambini muoiono ogni anno poiché non vengono
nutriti con il latte materno. E molti milioni in più di
bambini si ammalano seriamente. L'allattamento al seno
materno fornisce il migliore inizio alla vita per tutti i
bambini, ma in una società di poveri costituisce
un'indispensabile fonte di sopravvivenza. Le società che
producono latte per bambini promuovono il loro prodotto
presso mamme ed operatori sanitari, poiché si rendono conto
che, se non riescono a far attecchire l'allattamento
artificiale, non fanno affari. L'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) e l'UNICEF hanno un Codice
Internazionale che proibisce ogni forma di promozione di
latte per bambini. La Nestle' viola questo codice più
frequentemente degli altri concorrenti.
Una delle strategie di maggior successo della Nestle'
consiste in forniture gratuite di latte agli ospedali:
allattare con il biberon i neonati favorisce l'insuccesso
dell'allattamento naturale. Il bambino viene infatti a
dipendere dal latte artificiale. Una volta a casa la madre
deve comprare il latte da sé. In molte società ciò può
costare più della metà dell'intero reddito familiare. Le
madri povere a volte diluiscono eccessivamente il latte in
polvere e ciò porta alla malnutrizione. In condizioni di
povertà l'acqua mischiata al latte e' spesso malsana; porta
a diarrea, disidratazione e spesso alla morte.
Il primo boicottaggio della Nestlé venne sospeso nel 1984,
quando la Nestlé' promise di rispettare il Codice
Internazionale. La Nestlé rinnegò subito la sua promessa,
cosicché il boicottaggio venne nuovamente attivato nel
1988, concentrando l'azione sul prodotto più venduto e
famoso della Nestlé, il Nescafè. La Nestlé ora ammette
che le forniture gratuite sono dannose, ma si rifiuta di
bloccarle negli ospedali, a meno che i governi facciano
leggi in materia. La Nestlé' e' impegnata a far diminuire
l'allattamento al seno materno allo scopo di vendere più
latte in polvere.
Una risoluzione del 1986 dell'Assemblea Mondiale della Sanità
aveva stabilito che: "nessuna fornitura, gratuita o con
sussidio, di latte in polvere per bambini deve essere data
agli ospedali o ai reparti maternità; il piccolo ammontare
necessario dovrà essere acquistato dalle istituzioni".
Il boicottaggio della Nestlé
sta funzionando ?
La Nestlé' e' chiaramente preoccupata per il danno alle sue
vendite e alla sua reputazione. Il boicottaggio è
appoggiato a livello internazionale da migliaia di persone,
nonché da centinaia di organizzazioni, inclusa la Chiesa
d'Inghilterra. Il boicottaggio continuerà finché la Nestlé'
interromperà tutte le sue irresponsabili pratiche di
commmercializzazione.
Cosa puoi fare:
- Non acquistare più Nescafè, e scrivi alla Nestle'
dicendo che sostieni il boicottaggio.
- Distribuisci volantini sul boicottaggio.
- Chiedi a qualsiasi gruppo comunitario, sindacati, chiese
ed altre organizzazioni di unirsi alla campagna.
COSA
COMBINA NEL MONDO LA NESTLE'
REGIMI OPPRESSIVI:
Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El
Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya,
Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri
Lanka, Turchia. L'Oreal è presente anche in Perù e
Marocco.
RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una
fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero.
I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di
lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la
mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni
di sicurezza. Entro due mesi dall'inizio dello sciopero la
compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la
maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse
della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati
comprendono un'ulteriore violazione del Codice dell'OMS, cioè
la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good
Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno
sofferto di shock 'anafilattici', con pericolo per le loro
vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto. Vedi
anche il boicottaggio sotto.
TEST SU ANIMALI: L'Oreal è attualmente oggetto di
boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli
animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata
dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test
di cancerogenicità del suo caffè su topi.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: la Nestlè è attualmente
oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità
irresponsabile del latte in polvere, e L'Oreal per i test
sugli animali.
PRODOTTI DI
CONSUMO DELLA NESTLE'
E' presente
con i marchi:
Acqua brillante, Recoaro, After Height, Alemagna, Antica
Gelateria del Corso, Bella Napoli, Buitoni, Belté, Berni,
Cacao Perugina, Cappuccino, Cheerios, Chinò, Chocapic,
Cioccoblocco, Caludia, Condipasta, Condiriso, Dorè, Ecco...
Franck, Fiorello, Fontelimpia, Fruttolo, Galak, Gingerino
Recoaro, Gold Krisp, Guigoz, King, Kit Kat, La Cremeria
Motta, la Valle degli Orti, Le ore liete Perugina, Levissima,
Limpia, Lingotto, Locatelli, Lora Recoaro, Maggi, Malto
Kneipp, Mare Fresco, Miglioli, Mio Locatelli, Mio Yougurt,
Mirage, Motta (gelati), Nescafè, Nesquil, Nestea,
Nestlé, Nestum, One-O-One, Orzoro, Panna, Pejo, Perrier,
Perugina, Pezzullo, Pizzaiola Locatelli, Quality Street,
Recoaro, Sanbernardo, Sanpellegrino, Sanbitter, Sasso,
Surgela, Trio, Ulmeta, Vera, Vismara, Voglia di Pizza,
anche la licenza di commercio dell'acqua Fiuggi.
Tratto
dal sito Manitese http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm e
da:
Mini-Guida al
consumo critico e al boicottaggio Nuova Edizione
Movimento "Gocce di Giustizia" Vicenza,
luglio 1998
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MITSUBISHI
|
MITSUBISHI CORPORATION
FATTURATO: 161.500 MILIARDI DI LIRE
520 MADISON AVENUE
NEW YORK N.Y. 10022-4223
U.S.A.
Secondo l' Organizzazione
Internazionale per il Commercio del Legname (ITTO), il
Giappone è uno dei maggiori importatori di legname
tropicale nel mondo. La Mitsubishi Trading Company è una
delle più potenti compagnie giapponesi di legname
tropicale, ottenuto dalla distruzione delle foreste. Essa ha
estese operazioni di sfruttamento delle foreste in Brasile,
Indonesia, Filippine, Papua Nuova Guinea, Cile, Canada.
In Malesia le operazioni di disboscamento della Mitsubishi
procedono ininterrottamente 24 ore al giorno, distruggendo
le foreste negli stati di Sabah e Sarawak al ritmo di
300.000 ettari all'anno. Questa compagnia non solo uccide
gli alberi, ma distrugge anche culture. I Penan, i Kayan, i
Kenyan, i Kelabit e gli Iban, tribù indigene malesi, stanno
disperatamente cercando di salvare la loro casa, la foresta,
dalla distruzione. Essi hanno provato con mezzi legali,
hanno organizzato blocchi nonviolenti per fermare i camion e
i bulldozer, e sono stati arrestati. L'operazione della
Mitsubishi è davvero un caso di genocidio culturale: il
disboscamento diffonde la malaria e la tubercolosi fra gli
indigeni. Molti sono ridotti in povertà perché le loro
tradizionali fonti di cibo sono distrutte. Altri ancora sono
costretti ad emigrare nelle città.
Oltre alle persone, milioni di animali, uccelli, piante e
insetti sono stati spazzati via dalla distruzione della
foresta. Pur ammettendo il legittimo bisogno di legname, il
Giappone usa la maggior parte del legno tropicale in modo
dissennato - casseforme per il cemento armato usa-e-getta,
mobili fai-da-te, bastoncini per ristoranti, compensato, e
impiallacciatura. In tutti questi casi ci sono alternative
meno distruttive dal punto di vista ambientale. La domanda
di legno duro tropicale si può fronteggiare in modi che non
distruggano l'ambiente o la vita delle persone, con
coscienza ed attenzione.
Il Gruppo Mitsubishi, o 'Keiretsu', consiste di 29 compagnie
collegate tra di loro, e forma uno degli imperi industriali
e finanziari più grandi del mondo, con 131 industrie
connesse. Fra queste compagnie vi sono Mitsubishi Bank (la
terza nel mondo), Mitsubishi Electric, Mitsubishi Motors,
Nikon Corporation, Bank of California, Kirin Beer, e Value
Rent-a-car.
Sebbene queste compagnie siano collegate tra di loro in vari
modi, comprese quote azionarie incrociate, non c'è nessuna
singola compagnia che le possiede tutte. Inoltre, poiché la
Mitsubishi Corporation è una compagnia commerciale che non
può essere direttamente boicottata, dobbiamo focalizzarci
sulle compagnie affiliate, come la Mitsubishi Motors e la
Mitsubishi Electric, che, in quanto membri del gruppo
principale, possono convincere la compagnia commerciale a
consumare meno legname tropicale.
Cosa si può fare
Unitevi alla nostra campagna di boicottaggio della
Mitsubishi, contro la distruzione delle foreste tropicali e
per la salvaguardia delle culture indigene.
COSA
COMBINA NEL MONDO LA MITSUBISHI
REGIMI OPPRESSIVI:
il Gruppo Mitsubishi ha filiali in Bahrein, Brasile, Cina,
Colombia, India, Indonesia, Iran, Liberia, Messico, Marocco,
Perù e Filippine.
DIRITTI ALLA TERRA:
nel 1992 Survival International ha criticato le operazioni
di una consociata Mitsubishi, la Alberta Pacific, in Canada.
Survival sostiene che il taglio degli alberi in una vasta
zona a nord-est dello stato di Alberta ha conseguenze
negative sulla vita dei popoli Cree e Dene, molti dei quali
vivono in territori mai ceduti al governo e tuttora
rivendicati dagli Indiani.
AMBIENTE: la
Mitsubishi Corporation è coinvolta nell'importazione in
Giappone di enormi quantità di legname tropicale. Negli
ultimi 15 anni sono state distrutte vaste aree di foresta
tropicale in Sarawak, dove le operazioni di taglio
continuano per 24 ore al giorno, alla luce di riflettori. La
Mitsubishi ha operazioni di taglio in nove nazioni. Un'altra
consociata sta per aprire una miniera in un'area costiera
della foresta tropicale dell'Ecuador, nelle terre della
nazione indiana Awa e nella Riserva Ecologica
Cotacachi-Cayapas, una delle zone prioritarie per la
conservazione della biodiversità in Ecuador.
ENERGIA NUCLEARE: la
Mitsubishi Heavy Industries fornisce i seguenti servizi per
l'industria nucleare: servizi di costruzione,
equipaggiamento per il trattamento del combustibile,
nocciolo dei reattori nucleari, fornitura di plutonio,
inceneritori di rifiuti radioattivi, riprocessamento e
trattamento delle acque.
ARMI: la Mitsubishi
Heavy Industries è anche produttrice di armamenti, in
particolare: aerei, missili, cannoni, carri armati.
CAMPAGNA DI
BOICOTTAGGIO: Rainforest Action Network ha lanciato una
campagna internazionale di boicottaggio della Mitsubishi per
l'importazione di legname tropicale, che distrugge le
foreste del pianeta.
PRODOTTI DI
CONSUMO DELLA MITSUBISHI
TELEVISORI:
Mitsubishi
VIDEOREGISTRATORI: Mitsubishi
STEREO: Mitsubishi
AUTOMOBILI: Mitsubishi
MACCHINE FOTOGRAFICHE: Nikon
BIRRA : Kirin
Tratto dal
sito Manitese http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm
|
NIKE
CORPORATION
|
FATTURATO: 5.440
MILIARDI DI LIRE
1 BOWERMAN DRIVE BEAVERTON, OREGON 97005 U.S.A.
La Nike, con sede centrale
nell'Oregon, USA, produce una vasta gamma di scarpe sportive
molto pubblicizzate. Nata negli anni '60, ha assunto il suo
attuale nome nel 1985.
Ogni anno 6 milioni di paia di scarpe sportive Nike vengono
confezionate in Indonesia sotto licenze normalmente concesse
dalla sud-coreana HQ, consociata della Nike. I dipendenti
della Nike quotidianamente controllano la qualità nelle 6
fabbriche di Tangerang e Serang. Queste 6 fabbriche sono in
competizione l'una con l'altra per mantenere le licenze, che
sono rinnovate mensilmente.
Il salario medio giornaliero dei 24.000 lavoratori di queste
fabbriche è appena di 1.100 lire. Secondo l'AAFLI (Istituto
Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) queste fabbriche
stanno violando 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul
salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli
orari di lavoro, l'assicurazione, l'organizzazione sindacale
e i licenziamenti. Sono stati evidenziati problemi riguardo
la salute, le ferie ed i congedi per maternità. Sebbene le
fabbriche non siano di proprietà diretta della Nike,
finanziariamente la compagnia è nella posizione di poter
assicurare il rafforzamento degli standard minimi di vita.
I salari in Indonesia
L'Indonesia ha un salario minimo giornaliero di 2.100 Rupie
(circa 1.400 lire), ma anche questo è inferiore ai
"bisogni fisici minimi" stimati dal governo. E con
12 milioni di disoccupati su 70 milioni di forza lavoro, è
impossibile rafforzare questo minimo. Recenti inchieste
hanno rivelato che quasi l'80% dei lavoratori nella regione
di Tangerang riceve solo 1.600 Rupie al giorno, e quindi
lunghe ore di straordinari sono di solito fondamentali per
la sopravvivenza. L'ILO (Organizzazione Internazionale del
Lavoro) stima che l'80% delle donne lavoratrici in Indonesia
sono malnutrite.
E i sindacati?
I sindacati di solito esercitano un controllo effettivo
sullo sfruttamento dei lavoratori, ma il governo repressivo
indonesiano ne ha a lungo limitato lo sviluppo. Fino dagli
anni '60, il movimento dei lavoratori è stato controllato
dal governo tramite un unico sindacato legale, l'SPSI
(Unione dei Lavoratori di Tutta l'Indonesia). Coloro che
desiderano fare parte dei sindacati devono avere il permesso
del loro datore di lavoro, che spesso sceglie quello
governativo. Nonostante la legge, i lavoratori hanno
cominciato a lottare, ed hanno formato nuovi sindacati. Il
primo è stato Setiakawan (SBMS), nato nel novembre 1990.
Nel giugno 1991, quando 300 dimostranti chiedevano salari più
alti, Saut Aritonang, segretario generale del SBMS, e altri
quattro, furono rapiti e interrogati dall'esercito
governativo.
Il SBMS chiede di esercitare pressioni sul governo per il
diritto di libera organizzazione, e sta lanciando un
boicottaggio delle esportazioni indonesiane, chiedendo di
usare aiuti e investimenti per fare pressione sul
miglioramento dei diritti umani. Nel breve periodo, i
sindacati sono certo in difficoltà nel tentativo di
migliorare le condizioni di lavoro. Ma questo rende il
boicottaggio e le campagne sui consumatori le forme di
pressione più importanti che possano persuadere la Nike
sulla possibilità di un comportamento più responsabile
verso i lavoratori.
COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI:
tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare
in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud,
Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI:
in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono
repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono
licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI
LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da
fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge
indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai
solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
COMMERCIALIZZAZIONE
IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $
all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di
questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000
lavoratori indonesiani.
CAMPAGNA DI
BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i
diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè,
nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi
sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non
concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.
QUANTO COSTA UNA SCARPA
NIKE
| voce |
importo |
percentuale |
| MATERIALE |
$ 4,7 |
4% |
| MANODOPERA |
$ 1,3 |
1% |
| PROFITTI
ALL'INGROSSO |
$ 62 |
49% |
| PROFITTI AL
DETTAGLIO |
$ 57 |
46% |
| PREZZO AL PUBBLICO |
$ 125 |
100% |
Tratto dal
sito Manitese http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm
|
BENZINA
SHELL
|
ROYAL DUTCH - SHELL OIL CO.
FATTURATO: 127.780 MILIARDI DI LIRE
ONE SHELL PLAZA P.O. BOX 2463 HOUSTON TX 77252 U.S.A.
La comunità Ogoni, nella
Nigeria meridionale, sta sostenendo una campagna contro i
danni all'ambiente e alle risorse agricole causati dalla
compagnia Shell, rivendicando adeguati risarcimenti per la
distruzione della terra e dei raccolti.
A seguito del massacro avvenuto nell'ottobre 1990, durante
il quale furono uccise ottanta persone, il popolo Ogoni, il
4 gennaio 1993, fece una marcia di protesta con 100.000
partecipanti contro le attività delle compagnie
petrolifere, compresa la Shell, che avevano lasciato acque
inquinate, terreni devastati, eruzioni di gas naturale in
combustione 24 ore al giorno, e oleodotti che attraversano i
villaggi. Essi considerano il petrolio estratto dalle loro
terre negli ultimi 30 anni di loro proprietà e chiedono una
percentuale ed un risarcimento per il degrado ambientale.
Nell'aprile 1993 un Ogoni fu ucciso ed altri 11 feriti dalle
forze di sicurezza nigeriane mentre protestavano per
l'istallazione di un oleodotto attraverso le loro terre.
Nei trascorsi 10 anni, la Shell ha riversato più di 5,6
milioni di litri di petrolio in Nigeria. Nel 1990 la Shell
fu multata per l'eruzione di gas, ma continuò tale pratica,
causando problemi di salute nei villaggi Ogoni. Nel giugno
1993 impiegò più di 50 giorni per tamponare una falla di
petrolio dalla rottura di un oleodotto.
L'esercito nigeriano nel 1993 ha sterminato un'intera tribù,
provocando più di 1.800 morti, per consentire alla Shell di
continuare le trivellazioni nell'Ogoniland: lo sterminio
degli Ogoni avvenne nello stato nigeriano di Rivers tra il
gennaio '93, quando la Shell sospese le operazioni, e il 22
maggio dello stesso anno, 10 giorni dopo che il governo
militare aveva ordinato di fare terra bruciata. Un alto
ufficiale nigeriano ha ammesso nell'aprile 1994 che le
rivendicazioni degli Ogoni erano "più che
fondate".
Lo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, Premio Nobel
Alternativo per la Pace e leader del Movimento per la
Sopravvivenza del Popolo Ogoni (MOSOP), che chiede da anni
che i proventi dell'estrazione petrolifera nello Ogoniland
rimangano almeno in parte nel Rivers, uno degli stati più
poveri, è stato percosso, arrestato e imprigionato il 22
maggio 1994. E' accusato di aver incitato dei membri del suo
movimento a uccidere quattro importanti rappresentanti degli
Ogoni. Saro-Wiwa è noto per il suo impegno pacifista, e
nega ogni accusa. Amnesty International ritiene inoltre che
Ken Saro-Wiwa sia un prigioniero per motivi di opinione, e
che il suo arresto faccia parte del disegno repressivo nei
confronti della popolazione Ogoni, che sta lottando
duramente contro i danni causati dalle compagnie
petrolifere.
Il 10 novembre 1995 Ken Saro-Wiwa è stato impiccato dal
regime nigeriano insieme ad altri otto militanti del
movimento degli Ogoni, nonostante le pressioni dell'opinione
pubblica internazionale. Secondo Greenpeace questa uccisione
"macchierà per sempre il nome della Shell".
COSA
COMBINA NEL MONDO LA SHELL
REGIMI OPPRESSIVI:
nel 1993, il gruppo Shell possedeva filiali in Brasile,
Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India,
Indonesia, Iran, Kenya, Liberia, Mali, Messico, Marocco,
Papua Nuova Guinea, Perù, Filippine, Senegal, Siria,
Turchia e Uganda.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1991 la Shell
violava il codice di condotta della Comunità Europea,
pagando ai lavoratori neri del Sudafrica dei salari
inferiori al minimo legale. Inoltre è una delle tre
multinazionali coinvolte nella causa intentata da 500
contadini del Costarica resi sterili dai pesticidi. La Shell
e la Dow Chemical avevano sviluppato e prodotto il pesticida
DBCP, che è proibito negli U.S.A. e che ha causato la
sterilità nei lavoratori delle piantagioni di banane. La
Shell e la Dow Chemical hanno bloccato il processo nel Texas
per 7 anni. Negli U.S.A. la Shell Mining Co. era nel 1989
una delle 5 imprese minerarie con le peggiori misure di
sicurezza.
DIRITTO ALLA TERRA: secondo un rapporto dell'ottobre
1991, una vasta area di foresta tropicale intatta è
minacciata da una serie di 10 dighe idroelettriche,
progettate per fornire energia ad un complesso di miniere di
bauxite e fonderie di alluminio nel Parà, in Brasile. La
miniera di bauxite è il primo di molti progetti minerari in
Amazzonia, ed è controllata da ALCOA (U.S.A.) e da una
filiale della Shell, Billiton. La fonderia della miniera
userà energia proveniente dalla diga Cachoeira Porteira,
che inonderà 911 Kmq di foresta tropicale, compresi alcuni
villaggi dell'Amazzonia. La diga inonderà anche terre
abitate da 23 gruppi di popoli indigeni, alcuni dei quali
non sono ancora venuti in contatto con l'uomo bianco.
Secondo Survival International, la Shell è coinvolta nelle
ricerche di gas naturale sul fiume Camisea in Perù, sulle
terre degli Indios Machiguenga, vicino alla zona degli
Indios Kugapakori, non ancora contattati, e quindi
vulnerabili alle malattie. Nel 1990, secondo "The
Ecologist", la Shell ammise di aver scelto una zona in
Thailandia per una piantagione di eucalipti perchè sarebbe
stato relativamente economico sfrattare e risarcire più di
4.000 indigeni. Fu consentito agli agenti della Shell di
usare la corruzione e le minacce di violenza per indurre gli
indigeni a lasciare le loro terre.
AMBIENTE: nell'agosto 1989 la Shell fu accusata di
aver causato un'eruzione di petrolio alla raffineria di
Stanlow. Si ebbe una fuoriuscita di 37.500 litri di petrolio
greggio, che inquinò 20 km dell'estuario del fiume Mersey.
Nel primo processo da parte della National Rivers Authority,
la Shell ebbe una multa di 1 milione di sterline. Fu
giudicata incapace di "compiere il proprio dovere di
rispetto dovuto alla comunità". Secondo l'Autorità
Nazionale dei Fiumi, la Shell era più preoccupata di
salvare l'oleodotto che non di impedire la perdita, con un
incremento nella fuoriuscita di 7 tonnellate di petrolio.
Nel 1992, la raffineria Stanlow a Ellesmere Port era
all'undicesimo posto nella lista di Greenpeace dei 50
impianti industriali più 'sporchi', autorizzata dalla NRA a
scaricare rifiuti tossici nell'ambiente marino. Fu scoperta
ad inquinare illegalmente su 42 dei 275 campioni di acqua
prelevati dalla NRA. Fu scoperta anche a scaricare tre
sostanze chimiche proibite senza autorizzazione.
ENERGIA NUCLEARE: nel 1993, la British Lead Mills era
membro del Forum Nucleare Britannico, ed era fornitore di
contenitori per materiale radioattivo.
ARMAMENTI: la Shell è coinvolta nella produzione di
tessuti da mimetizzazione tramite Don & Low, e solventi,
resine e altri prodotti con la Shell Chemicals. La Shell
inoltre fornisce carburante alla marina ed alle forze aeree.
TEST SU ANIMALI: nel 1993 la Shell, su richiesta
legale, ha testato veleno per roditori su animali, ed anche
altri prodotti chimici come detergenti e anticongelanti
prevedono test su animali.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel giugno 1993 la Shell
interruppe gli accordi per riconoscere i diritti dei
lavoratori ad essere rappresentati dai sindacati, nella
raffineria Haven nell'Essex. Il sindacato TGWU lanciò
nell'agosto 1993 il boicottaggio della Shell, finché non
saranno restaurati i diritti democratici dei lavoratori
Tratto dal
sito Manitese http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm
|
WALT
DISNEY
|
La
Walt Disney Corporation e' una delle multi piu' potenti di
questo pianeta che ha costruito il suo impero sui fumetti di
Paperino e Topolino, ma che oggi da bravi Paperon de
Paperoni i manager di Disney hanno le mani su molti dei
settori strategici dell'economia ha partire naturalmente dal
settore dei media e della comunicazione per estendersi un
po'ovunque dall'industria tessile a quella edilizia etc.
Purtroppo,
ma c'era da pensare il contrario?, in tutti questi settori
dove domina Walt Disney Corporation opera le scelte più
retrive ed antipopolari. Così ad esempio nel campo della
comunicazione e della rete internet Disney sostiene
l'utilizzo di questo media non come attualmente gestito, ma
mutuandolo dal modello televisivo dove emettitore del
messaggio (la classe dominante dei ricchi) e ricettore
(ossia il branco confuso che deve essere indottrinato dalla
propaganda) siano ben distinti. Non per niente e' alleata
con Microsoft e per un certo periodo di tempo si poteva
accedere al suo sito solo il browser Microsoft Internet
Explorer.
Sempre
riguardo alla rete, Disney, naturalmente dalla sua posizione
di dominio del mercato dei prodotti per la famiglia,
sostiene chi vorrebbe regolamentare i contenuti della rete a
misura di bambini. Questo a buona parte degli utenti e
delle utenti della rete, non va giu'... già' abbiamo una
televisione per lobotomizzati non ci potete imporre ovunque
il vostro PRODUCI CONSUMA CREPA e soprattutto non
farti mai domande e se hai qualche pensiero strano del tipo
che pensi non sia giustissimo che un lavoratore haitiano di
Disney debba lavorare 100 anni 10 ore al giorno per
arrivare a guadagnare quanto guadagna in un'ora
l'amministratore delegato di questa corporation... beh
l'importante e che tu pensi anche di essere il solo a
pensarla così non devi entrare in comunicazione con gli
altri... cambia canale, mangia il tuo hamburger e ama la
polizia.
A
proposito di hamburger, tutti i film di Disney, specie i
cartoni animati o comunque quelli per i più piccoli sono
accoppiati alla commercializzazione e promozione tramite
gadgets diffusi nei negozi McDonald's assieme ai loro pasti.
Così le famiglie che dai loro piccoli sono state appena
trascinate dentro i cinema o al negozio di videocassette per
vedere i prodotti di Disney verranno poi trascinati dentro i
"ristoranti" McDonald's dove con l' "Happy
Meal" si ottiene in omaggio il pupazzetto di Toy Story
o dei 101 o altro... e viceversa.
Non staremo qui ad annoiarvi sul fatto che questo utilizzo
così brutale dei bambini da parte di queste multi per
trascinare i loro genitori a spendere e' stato più volte
stigmatizzato, non solo da noi, ma anche da sentenze dei
tribunali di paesi non certo rivoluzionari ed
anticapitalisti come l'Inghilterra. Non vi annoieremo
neanche troppo standovi a dire che come ormai sappiamo quasi
tutti/e, quegli oggettini di plastica vengono
prodotti da donne in semischiavitù in Vietnam, Birmania
ed Indonesia.
Anche
nell'edilizia Disney e' in prima fila nella costruzione di cittadelle
fortificate per colletti bianchi, per ricchi e per
turisti che possono spendere, anche la Disney come molte
altre multi ha abbandonato Hollywood alla sua
terzomondializzazione per costruire metafore di citta'
sterili e fortificate del resto "a Los Angeles dietro
ogni angolo c'e' gente con cartelli con su scritto LAVORO IN
CAMBIO DI CIBO... e non e' piu' cosi' divertente".
-
World
Wide Info
-
Walt
Disney Scheda
tratta da Mini guida al consumo critico e al boicottaggio
1998 realizzata da "Movimento
gocce di giustizia"
|
Sede
centrale: Walt Disney Company, 500 South Buona
Vista Street, Burbank CA 91521 (USA) fax 001 818
8467319
Attività:
produzione di filmati, ideazione di personaggi ed
attività editoriali, mostre ricreative, attività
edilizie, concessioni di marchi e personaggi
brevettati.
Sede
italiana:
The Walt Disney Co. Italia, Via S. Sandri1
- 20121 Milano - fax 02 29085349
|
i
seguenti articoli sono tratti da Boycott
HAITI:
GLI SPORCHI AFFARI DI PAPERON DE' PAPERONI
E
brava Walt Disney! Topolino difensore della giustizia e
della legalità, Pippo e Paperino protettori degli spiriti
liberi,Qui Quo Qua, in compagnia del Re Leone, attenti alle
tematiche ambientali, Pocahontas, la Bestia e il gobbo di
Notre Dame a sottolineare la nuova attenzione per i popoli
diversi e i diversi in genere... Brava Disney, entrata nel
mirino dei "benpensanti" quando ha deciso di
pagare gli assegni famigliari a tutti i dipendenti che
vivono in coppia, compresi i conviventi e gli omosessuali.
Tutto all'insegna della non discriminazione. Peccato che a
5.500 chilometri di distanza dai suoi begli uffici
californiani, migliaia di giovani lavoratrici, poco più che
quindicenni, lavorino alla confezione di abbigliamento a
marchio Walt Disney per uno stipendio di circa 27 centesimi
(430 lire) l'ora.
Haiti.
Lo scenario degli impianti, vere e proprie baracche, due
soli bagni per qualche centinaia di operaie, offre un
contrasto stridente con il candore delle felpe di Pocahontas.
Il lavoro va avanti nel rumore più assordante, 8-10 ore al
giorno. Si lavora in piedi. Se proprio lo vogliono, le
operaie possono portarsi un cuscino da casa. E' proibito
parlare così come andare in bagno più di due volte al
giorno. D'altronde il ritmo produttivo è così incalzante
da lasciare poco più di 10 minuti per la pausa pranzo. Tra
le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli,
percosse e molestie, fanno la loro parte perché la
produzione vada avanti. "Ci trattano come
animali!" E' questa la protesta delle
lavoratrici.Chiunque provi ad organizzare qualsiasi forma di
protesta, viene immediatamente licenziata. Non c'è tutela
sanitaria e se un'operaia si ammala, non ha diritto a
nessuna retribuzione. Di più. Ad Haiti non è legale
licenziare le donne incinte, ma i padroni hanno trovato
comunque un sistema per evitare il costo della maternità:
trasferiscono le donne incinte a lavori ancora più pesanti
e malsani finché, poco tempo dopo, è l'operaia stessa a
decidere di abbandonare il lavoro. Maltrattamenti, percosse
e violenze in cambio di 3.440 lire al giorno. Si calcola che
per guadagnare la cifra che l'amministratore delegato della
Disney guadagna in un ora, un'operaia haitiana dovrebbe
lavorare 101 anni, per 10 ore tutti i giorni!
Agli
stabilimenti di Haiti, una tuta di Pocahontas arriva in 11
pezzi. In 13 fasi - cucire i polsini, le etichette, gli
orli, ecc... - si arriva al prodotto finito. In 8 ore
un'operaia confeziona 50 felpe. Una produzione per un valore
pari a 584 dollari (circa 940.000 lire), pagata 2 dollari e
22 centesimi (circa 3.500 lire).Come dire che ad un'operaia
occorre 1 settimana e ½ di lavoro per potersi comperare la
stessa maglia che produce in meno di 10 minuti.
Il
divario fra valore prodotto e salari percepiti avrebbe
contorni meno scandalosi se le operaie guadagnassero almeno
quanto basta per una vita dignitosa. Il guaio ad Haiti è
che i salari sono da Terzo Mondo mentre il costo della vita
è da Primo. Lo stipendio di una giornata basta a malapena
per consentire alle operaie di mantenersi in vita e di
prendere l'autobus per recarsi al lavoro. La conclusione è
che per far fronte alle spese del resto della famiglia, esse
si indebitano, ma così facendo si impoveriscono sempre di
più, perché le condizioni degli usurai sono pesantissime.
E' così da sempre. Quando Aristide, eletto dalla
popolazione haitiana dopo anni di dittatura, alzò il
salario minimo legale, cercando comunque un compromesso con
quanti ritenevano che un salario troppo alto avrebbe
scoraggiato gli investimenti esteri, per tutta risposta le
ditte che gestiscono in subappalto la produzione W.Disney
alzarono la quota produzione giornaliera delle loro operaie.
Non
è solo per l'economicità del lavoro che molte ditte
statunitensi hanno trasferito alcune fasi produttive in
paesi stranieri come Haiti. Parte del merito va alla
politica neoliberista del governo Reagan. Da parte loro, i
governi dei paesi dell'America Centrale per attirare gli
investimenti esteri hanno creato delle Zone Economiche
Speciali, che garantiscono esenzioni doganali, libertà di
esportare i profitti senza essere tassati e, naturalmente,
leggi antisindacali. In conclusione, si calcola che di tutto
l'abbigliamento prodotto negli Stati Uniti, più della metà
è prodotta in condizioni analoghe a quelle haitiane.
Intanto,
negli USA è iniziata una campagna nei confronti della
Disney. Ad organizzarla è la National Labor Committee (NLC),
che si occupa di tutela dei diritti delle popolazioni del
Sud del mondo. E' stato Charles Kernaghan, direttore
dell'organizzazione,durante un viaggio ad Haiti a rilevare
le condizioni delle lavoratrici e a sollevare il caso
denunciando pubblicamente il comportamento irresponsabile
della Disney. La campagna mira a far accettare ispezioni
negli stabilimenti dove si produce per la Disney condotte da
organismi indipendenti, che possano parlare liberamente con
le lavoratrici per verificare le condizioni reali in cui
lavorano, senza che queste debbano temere ritorsioni.
Charles Kernaghan precisa di non volere assolutamente il
ritiro della Disney da Haiti perché qui c'è bisogno di
lavoro, ma chiede che la retribuzione venga portata a 920
lire l'ora (anziché le 485 attuali). Per le lavoratrici
resterebbe un salario basso, ma consentirebbe almeno di far
fronte ai bisogni di base.
Per
ora la Disney nega ogni addebito, sbandierando il
"codice di condotta" che la società si è data e
che le impedisce di utilizzare lavoro minorile o
sottopagato. Le cose sono complicate ulteriormente dal fatto
che non è direttamente la Disney a gestire gli stabilimenti
haitiani. La produzione tessile è subappaltata a due società
statunitensi, la H.H.Cutlere la L.V.Myles, che a loro volta
si appoggiano a 4 ditte che lavorano in Haiti. Un sistema di
scatole cinesi che facilita il gioco di rimpallo delle
responsabilità. Se la Disney afferma di non aver
riscontrato irregolarità durante le ispezioni, le società
che gestiscono l'appalto si trincerano dietro le regole del
mercato: Haiti può offrire solo manodopera a basso costo;
alzare gli stipendi significa perdere competitività e
conseguentemente lavoro. In realtà, se anche la Disney e le
ditte subappaltatrici non intendessero rinunciare a nessun
punto percentuale dei loro profitti e spostassero tutto il
peso degli aumenti salariali sulle spalle dei consumatori,
questi si troverebbero a dover pagare un prezzo più alto di
appena 1.000 lire. Una cifra così bassa da non minacciare
il volume di vendite.
In
questa ennesima battaglia tra diritti dei lavoratori e leggi
del mercato, la parola passa direttamente ai consumatori. La
forza della Disney, così come di molte altre
multinazionali, sta nella propria immagine. La sua debolezza
nella consapevolezza di non poter difendere in nessun modo
davanti ai suoi clienti salari così da fame e condizioni di
lavoro così inique. Per questo, nel tentativo di parare il
colpo, e pur di non cedere di fronte alla richiesta di
ispezione nei suoi stabilimenti,la Disney si è impegnata a
far aumentare la paga delle lavoratrici fino a 550 lire
l'ora. Tocca ai consumatori giudicare se il comportamento
della Disney è congruo con la sua immagine di portatrice di
valori familiari, e quindi agire di conseguenza.
FONTE:
I CARE - MARZO 1997
ANCHE
IN BIRMANIA!!!
Intanto,
la Walt Disney resta nell'occhio del ciclone anche per
un'altra triste vicenda: la confezione delle felpe di
Topolino in Birmania. Qui le condizioni dei lavoratori sono
ancora peggiori che in Haiti. Sei centesimi di paga oraria
per un monte ore settimanale superiore alle sessanta. Meno
di 300.000 lire all'anno in un Paese dove la dittatura
militare impone i lavori forzati, reprime brutalmente
qualsiasi rivendicazione sindacale, dove non si contano i
casi di sparizioni e massacri. Quella stessa dittatura
militare che,oltre ad imporre una tassa del 5% su ogni
esportazione, è diretta proprietaria del 45% degli
stabilimenti Yangon nei quali vengono prodotte le felpe.
Nonostante l'amministrazione Clinton abbia condannato la
dittatura e posto la Birmania nella lista dei Paesi
fuorilegge (per altro è da qui che arriva la metà
dell'eroina consumata negli U.S.A.), nel '95 l'industri
tessile statunitense ha importato prodotti "Made in
Myanmar" per un totale di 65 milioni di dollari.
HAITI:
150 LICENZIATI DALLA DISNEY
Un
recente rapporto della "Disney/Haiti Justice Campaign"
ha rivelato che più di 150 lavoratori tessili ad Haiti
erano stati licenziati dalla ditta L.V.Myles, che produce
per conto della Disney, allo scopo di reprimere la protesta
dei lavoratori. Numerosi attivisti avevano scritto alla
L.V.Myles a New York o alla Disney in California per
denunciare questa ingiustizia.
Chuck
Champlin, Direttore delle Comunicazioni per i prodotti
Disney, ha parlato recentemente con attivisti dei diritti
sindacali affermando di avere avuto un colloquio con Yannick
Ettienne di "Batay Ouvriye", la quale "non
aveva accennato a questi lavoratori licenziati".
Ettienne
comunque disse a "Champaign for Labor Rights" che
non aveva fatto cenno ai 150 lavoratori perché il signor
Champlin non glielo aveva chiesto. Ettienne ha confermato
che più di 150 lavoratori sono stati licenziati prima che
una squadra di monitoraggio interno della Disney visitasse
lo stabilimento della L.V.Myles. Ettienne ha affermato di
aver informato il signor Champlin che "Batay Ouvriye"
avrebbe cercato di ottenere i nomi dei lavoratori licenziati
ma che sarebbe stato più facile farlo tramite la Disney.
Nei contatti con i lavoratori, "Batay Ouvriye" non
chiede ai lavoratori il cognome e i lavoratori si conoscono
l'uno con l'altro solo per nome. Essi scoprono quando uno
dei loro compagni è stato licenziato solo quando qualcun
altro prende il suo posto. Il processo di licenziamento è
molto veloce: i lavoratori non ritornano in fabbrica a dire
ai compagni che sono stati licenziati. La maggior parte
delle volte essi ritornano direttamente in campagna.
Improvvisamente i lavoratori conosciuti da "Batay
Ouvriye" non si trovano più in fabbrica e non si
possono rintracciare facilmente.
La
Disney potrebbe facilmente scoprire quali lavoratori sono
stati licenziati e perché semplicemente chiedendolo alla
L.V.Myles. Il Codice di Condotta della Disney, che secondo
Champlin è ora disponibile in francese, stabilisce che la
Disney avrà accesso a "libri e registrazioni relative
a questioni dei lavoratori" di tutte le ditte che
lavorano per lei. Il Codice di Condotta richiede anche che
"le manifatture rispetteranno il diritto dei lavoratori
ad associarsi, organizzarsi e negoziare
collettivamente". Esso non menziona il salario minimo
ma afferma che la Disney si aspetta che le fabbriche
"riconoscano che i salari sono essenziali per
soddisfare i bisogni di base dei lavoratori".
FONTE:
CAMPAIGN FOR LABOR RIGHTS - GENNAIO 1998
Tratto
da http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/disney.htm
|
AGNELLI
| L'impero Agnelli
comprende anche fabbriche di armi coma la SNIA, BPD,
la IVECO.
Mini-Guida al consumo
critico e al boicottaggio Nuova Edizione Movimento
"Gocce di Giustizia" Vicenza, luglio 1998
|
DOW
Conosciuta
con il marchio Domopak.
Durante la guerra in Vietnam ha prodotto armi
chimiche. E' la seconda industria chimica del
mondo e la sesta produttrice di pesticidi o
meglio di clorina, un ingrediente base
della plastica, dei pesticid e dei solventi che,
incenerita produce diossina.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
|
HENKEL
Quarto
gruppo chimico tedesco presente con i marchi:
Antica erboristeria, Atlas, Batist, Dato,
Dixan, Schwarzkopf, Fa, Kaloderma, Le Chat,
Micolor, Natura, Neutromed, Perlana, Ultrarapida
Squibb, Vernel, Vidal, Vionell Intim.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
|
MONTEDISON
E'
presente con i marchi:
Carapelli, Cereol, Delizie, Eridania, Friggi,
Giglio Oro, Hoc, Lara, Le Macine, Ligustro, Oro
Verde, Rustichella, Sigillo, Teodora, Verdi
Colli.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
|
UNILEVER
E'
il più grande commerciante del mondo di tè.
E' presente con i marchi:
Algida, All, Atkinson, Axe, Benefit, Bertolli,
Bio Presto, Calvè, Cif, Ammoniacal, Clear,
Coccolino, Cutex, Dante, Denim, Dove, Eldorado,
Findus, Fiore Verde Findus, Friol, Genepesca,
Gico, Gradina, Ice Tea Lipton, Igloo, Jolly,
Leocrema, Lipton, Lux Lysoform, Marè, Maya,
Mentadent, Milkana, New Dimension, Oio,
Paperino's, Pasta sfoglia Findus, Pat boon,
Pepsodent, Pizza, Le ricette del sole Findus,
Pizza forno Findus, Punto Weight Watcher, Pure
& Vegetal, Rama, Rexona, Rocca dell'Uliveto,
S. Giorgio, Sorbetteria Ranieri, Speedipizza
Findus, Surf, Svelto, Timotey, Top Down,
Tesoroni, Vim Clorex, Vim Liquido, Vive la vie.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
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NOVARTIS
E'
il risultato della fisione tra Sandoz e Ciba
Geigy.
Una delle più grandi multinazionali che vende
semi manipolati e i rispettivi pesticidi.
E' presente con i seguenti marchi:
Céreal, Dietor, Frizzina, Fruttil, Gerber (omogeneizzati),
Idrolitina, Isostad, La Buona Natura, Novosal,
Ovomaltina, Piz Buin, Sandoz AG, Vantaggio,
Vigoplus
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
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PARMALAT
E'
presente con i marchi:
Bonlat, Chef, Corradini, Dietalat, Giglio,
Kyr Parmalat, La Frutta, Mister Day, Oro
Centrale, Parmalat, Pizza Pronto forno, Plasmon,
Pomì Punto Weight Watchers, Santal, Tea Food,
Tettamanti, Vecchio Forno.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
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L'OREAL
Appartiene
per il 51% alla famiglia Bettencourt e per il
49% alla Nestlé
E' presente con i marchi:
Elséve, l'Oreal, Neutralia, Neutralia Garniér,
Studio Line L'Oreal, Synergie, Ultra Dolce Garniér,
Vividop.
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di Giustizia"
Vicenza, luglio 1998
PHILIP
MORRIS
E'
presente con i marchi:
Lila pause, Milka, Milka Tender,
Caramba, Faemino, Hag, Splendid,
Bittra Suchard, Cote d'Or, Terry's,
Toblerone, Simmenthal, Spuntì, Fini (tortellini,
aceto, pasta), Invernizzi, Negroni,
Dover, Gim, Jocca, Maman Louise,
Milione, Mozary, Osella, Philadelphia,
Primolo, Sottilette, Yoplait,
Legeresse, Mayonnaise, Mato Mato, Vallè
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di
Giustizia" Vicenza, luglio
1998
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PROCTER
& G
Responsabile
di una delle maggiori fonti di rifiuti
del mondo: i pannolini. Una delle più
grandi sperimentatrici sugli animali.
E' presente con i marchi:
Infasil bagno Igienico, Zest,
Clerasil, Oil of Olaz, AZ, Kukident,
Douss Douss, Lines Lei, Noxzema, Camay,
Infasil Topexan, Keramine H, Panten,
Ace Gentile, Lines, Tampax,
Asciugatutto, Mia, Poffy, Senz'acqua,
Tempo, Linidor, Pampers, Polin, Lenar,
Ariel, dara, Tide, Dash, Nelsen,
Baleno, Mastro Lindo, Master Verde,
WC, Spic & Span, Tuono, Viakal
Mini-Guida
al consumo critico e al boicottaggio Nuova
Edizione Movimento "Gocce di
Giustizia" Vicenza, luglio
1998
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