),
provai un certo senso di soddisfazione. Mi sembrava di aver dato un
piccolo contributo alla ricerca della verità sui fatti relativi al
G8 di Genova, ed ingenuamente pensavo di aver messo la parola
"fine" a quella mia esperienza. Oltre che ingenuo fui
presuntuoso: non che pretendessi che io ed Ecomancina
riuscissimo a squarciare il velo delle menzogne con cui gli apparati
dello Stato avevano ricoperto i fatti (dai disordini in piazza all’omicidio
di Carlo Giuliani fino alla perquisizione alla scuola Diaz), ma
credevo che quelle menzogne fossero finite. Col mio racconto ed il
mio articolo, in fondo, intendevo solo dimostrare che qualsiasi
cittadino che pure fosse stato assente a Genova poteva ricostruirsi
la verità su quei fatti, semplicemente usando il cervello e
togliendo i paraocchi.
Mi sbagliavo, ripeto, perché le menzogne non
erano finite, ed oggi mi sento costretto a riprendere in mano la
pila di documenti che ho raccolto su Genova (ed altri ancora che si
sono aggiunti da aprile fino ad oggi) con meno ottimismo di quanto
ne abbia avuto nei giorni di "Ricordando Genova", perché
ormai so che non è ancora finita…
Nel gennaio di quest’anno ebbi modo di sentire
per la prima volta Giuliano Giuliani. Ricordo che gli esposi la mia
volontà di scrivere quell’articolo. "So che sto rinnovando
dentro di lei un dolore che non si potrà mai rimarginare, ma credo
che (glielo dico con franchezza) c’è qualcosa di persino più
grave dell’omicidio di suo figlio, in quel che è accaduto a
Genova. E non parlo delle altre violenze, degli abusi delle forze
dell’ordine o della ‘Diaz’: parlo di tutte le balle che ci
hanno voluto raccontare".
Fu più o meno con queste parole che mi
presentai. E mi piace pensare che fu proprio con quelle parole che
lo convinsi a riaprire un libro di ricordi che volentieri avrebbe
lasciato chiuso. Perché in fondo la lotta di Giuliano Giuliani (e
di sua moglie Haidi e della figlia Elena) non è una lotta di
vendetta: è una lotta di verità. Non credo che alla famiglia
Giuliani importi poi molto del destino di Mario Placanica; credo
importerebbe molto di più se la tonnellata di menzogne e luoghi
comuni con cui è stato seppellito il figlio fosse sostituita dalla
verità.
Provate per un attimo a pensare se un Ministro
della Repubblica avesse trovato il coraggio di dire semplicemente:
"a Genova abbiamo sbagliato. Abbiamo sottovalutato la forza
morale di un movimento che, per una volta, non presentava istanze in
quanto rappresentante di questa o quella categoria, ma di tutti i
diseredati del pianeta. Ci dispiace che i nostri errori e la nostra
miopia abbiano provocato tanto dolore e la morte di un ragazzo, cui
è stato impedito di manifestare liberamente il proprio
pensiero"… Credo che se questo ipotetico Ministro avesse
davvero pronunciato queste parole la famiglia Giuliani si sarebbe
sentita, almeno in minima parte, risarcita. Lo credo, non ne sono
sicuro, ma mi piace pensare così.
Del resto pronunciare un "mea culpa",
anche parziale come quello che io ho ipotizzato, è davvero così
difficile? Basti pensare che Marco Poggi – ex infermiere
dell’amministrazione penitenziaria in servizio nella caserma di
Bolzaneto durante il G8 genovese – così si è espresso in un’intervista
apparsa sul sito
.
"Io vengo considerato un eroe o un criminale, a seconda dei
punti di vista, ma non sono né l’uno né l’altro, sono
solamente una persona normale che si è indignata e ha voluto
raccontare le cose che ha visto. Spero che il mio gesto abbia dato
un minimo di speranza ai giovani, soprattutto quelli che erano
presenti a Genova".
Bolzaneto, per chi non lo sapesse, era il luogo
deputato alla consegna dei manifestanti fermati, per la loro
eventuale successiva traduzione verso le strutture carcerarie
"normali". Marco Poggi offrì già nell’immediatezza dei
fatti la propria testimonianza ai PM genovesi, in seguito alle
violenze sui manifestanti cui assistette proprio a Bolzaneto. E la
offrì a costo di minacce e ritorsioni che lo hanno portato alla
dolorosa decisione di lasciare il proprio posto di lavoro…
Dunque è possibile da parte di persone normali,
un gesto di "ordinario coraggio", anche a costo di serie
conseguenze personali. Ma sembra che per i nostri uomini politici
(troppo presi, evidentemente, da discussioni su rogatorie e
legittimo sospetto, su conti pubblici ogni giorno diversi a seconda
delle realtà che si vogliono rappresentare o sull’immunità
parlamentare) la cosa sia molto più difficoltosa…
Ma veniamo ora alle "novità" che si
sono succedute da aprile fino ad oggi (e sicuramente, lo dico da
subito, qualcuna la dimenticherò…), vedendo di riuscire a svelare
qualche altra menzogna.
***
IL PROIETTILE IMPAZZITO E ALTRE AMENITA’
Ormai si fa fatica anche solo a trovare la forza
di arrabbiarsi… La storia del proiettile impazzito credevo fosse
appannaggio solo del "mistero" sull’omicidio Kennedy
(ricordate la pallottola che colpisce JFK e successivamente, con un
dribbling degno di Maradona, ferisce il Governatore Connelly?).
Almeno nel caso Pinelli noi italiani potevamo vantare una certa
originalità: credo che nessuno abbia riciclato la storia del
"malore attivo" che il pur rispettabile giudice D’Ambrosio
tirò fuori dal cilindro per dare una risposta al caso, senza
parlare di "omicidio" e sconfessando allo stesso tempo la
teoria del suicidio… Invece, invidiosi forse dei complotti CIA
(noi Italiani siamo da sempre vittime di una sudditanza psicologica
nei confronti degli USA) i proiettili li vogliamo fare rimbalzare
anche noi… Ed ecco che ad un anno dalla morte di Carlo Giuliani
emerge la teoria secondo cui il proiettile che lo ha ucciso sarebbe
stato deviato da un corpo estraneo. Si è parlato prima dello stesso
estintore che Carlo teneva in mano, poi di un calcinaccio che, dalle
immagini video di Piazza Alimonda, si sarebbe infranto contro il
posteriore del Defender dei Carabinieri dopo aver impattato contro
il proiettile. E’ corretto evidenziare che le perizie di parte
attestano ben altre versioni; ossia la mancata deviazione da parte
del calcinaccio e che i 2 colpi sparati dall’interno del Defender
erano entrambi ad altezza d’uomo.
Ma poi (come giustamente ha rilevato Bartolomeo
sempre su ECOMANCINA nella sua rubrica, "la
frusta di Bartolomeo" il 5 giugno scorso) se anche fosse
vero il discorso del colpo deviato (ed al proposito sussistono
molti, legittimi dubbi, suffragati tra l’altro non solo dalle
perizie di parte, che i media hanno pubblicizzato molto meno di
quella sul "calcinaccio assassino"), come si fa a dire che
il carabiniere ha sparato in aria???!!!
Guardate la foto di Marco d’Auria, ossia
la foto che trovate sempre su ECOMANCINA, quella che riprende
la scena di fianco e non da dietro come la famosa foto-Reuter, (i
più distratti possono trovarla in fondo all’articolo a questo
link:
);
guardate poi l’altezza del pianale della jeep e l’altezza delle
mani di Carlo che tengono l’estintore: in ogni caso il colpo è
stato sparato ad altezza d’uomo!!! Che poi la traiettoria sia
stata o meno deviata, dall’estintore o dal calcinaccio mi sembra
irrilevante.
Ma vorrei fare un’altra considerazione: se ci
riduciamo a parlare di traiettorie balistiche, non vuole forse dire
che chi vuole mistificare la verità ha davvero vinto, o che almeno
ha ottenuto il proprio scopo? Perché in ogni caso dovrebbe contare
ben poco lo sparo del carabiniere, di fronte a tutto quel che
successe a Genova, in Via Tolemaide prima ed in Piazza Alimonda poi,
fino ad arrivare alla vergognosa perquisizione della Scuola Diaz. Le
responsabilità penali possono essere ancora da accertare, ma quel
che conta è che gli apparati dello Stato NON VOGLIONO ANCORA OGGI
assumersi le responsabilità UMANE E POLITICHE di quanto accaduto…
Ma con le frottole ed i dettagli sui colpi che
rimbalzano si distoglie l’attenzione dal vero problema. E forse
anche noi caschiamo in questa trappola, mettendoci a parlare di
pallottole impazzite, di metri di distanza, di tracce di vernice ed
altre amenità… E non della libertà di manifestare il proprio
pensiero, una libertà che è stata prima sbeffeggiata, poi
criminalizzata, ed infine brutalmente repressa dalle forze dell’ordine
a Genova.
***
UNA PICCOLA CONSOLAZIONE
Per una nuova menzogna che viene alla luce, ben
due vecchie sembrano essere state finalmente smentite: ricordate la
storia della perquisizione alla Scuola Diaz? Nei primi
momenti la linea difensiva degli apparati delle forze dell’ordine
consisteva nella presunta resistenza all’arresto da parte di
taluni manifestanti, resistenza che sarebbe culminata in una
coltellata data ad un poliziotto (coltellata che, secondo le prime
versioni, poteva essere letale se il poliziotto non avesse indossato
l’apposito giubbotto).
Ebbene, è notizia di poche settimane fa (fonte Corriere
della Sera – articolo di Stefano Secondino) che "…verrà
anche interrogato il poliziotto romano Massimo Nucera, che aveva
raccontato di essere stato accoltellato da un no-global alla Diaz e
che è finito indagato per calunnia, dopo che una perizia ha
affermato che il taglio sul suo giubbotto era un falso."
E sempre il Corriere della Sera (e sempre con lo
stesso autore) in data 20 giugno ci fa sapere che "i PM di
Genova Francesco Pinto ed Enrico Zucca hanno aperto una nuova fase
della loro inchiesta sull’irruzione al centro di accoglienza del
Genoa Social Forum. L’accusa per i dirigenti della polizia (già
sotto inchiesta per le violenze sui no global) è di falso e
calunnia. Gli indagati sarebbero 25. Secondo i PM, dopo il blitz sarebbero
state costruite prove fasulle per giustificarlo. L’accusa di
falso e calunnia è stata contestata ieri per la prima volta anche
all’ex-vicecapo della polizia Arnaldo La Barbera, interrogato in
Procura."
In buona sostanza, si rafforza la tesi secondo
cui la perquisizione alla Scuola Diaz sarebbe stata solo una
"missione punitiva", e che il presunto
"arsenale" rinvenuto in quell’occasione (in particolar
modo le bombe molotov) sarebbe stato, in parte se non del tutto,
costruito ad arte dai funzionari di polizia, per giustificare l’irruzione.
Sicuramente è poco per essere soddisfatti ed è
troppo presto per poter parlare di "verità che trionfa",
ma è già qualcosa…
***
IL RAPPORTO DEL ROS
I carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo
Speciale) hanno consegnato un rapporto alla Procura di Genova,
secondo cui gli incidenti in occasione del G8 sarebbero stati
accuratamente pianificati tramite un piano di guerriglia urbana
organizzato da parte dei gruppi "oltranzisti" dei No
Global. Secondo tale rapporto (fonte: Corriere della Sera del
5 agosto 2002) già nei mesi precedenti il luglio 2001 i
contestatori avrebbero pianificato le loro azioni, addirittura
tessendo una rete di contatti internazionali i cui referenti
italiani sarebbero stati i Centri Sociali genovesi "Pinelli"
e "Inmensa". A supporto di tale relazione i carabinieri
del ROS avrebbero prodotto anche intercettazioni telefoniche ed
ambientali, nonché documenti video che dimostrerebbero, fra le
altre cose, la presenza di Carlo Giuliani il 20 luglio 2001 durante
l’assalto ad un ufficio postale.
Immediata quanto pacata la reazione di Giuliano
Giuliani: "Non ce lo vedo proprio Carlo mentre assalta un
ufficio postale. Ma se davvero hanno un filmato lo mostrino
pubblicamente. Aspettiamo." (ancora Corriere della Sera
– 6 agosto 2002). Meno pacate altre reazioni di segno opposto.
Secondo Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato nonché
esponente di spicco della Lega Nord, è giunto addirittura il
momento di proporre la chiusura dei centri sociali…
Ma lasciamo perdere le sguaiate reazione di certi
politici, cui ormai dovremmo essere abituati, e torniamo al
rapporto-Ros. Appare palese il tentativo (già avvenuto a caldo
durante i giorni del G8 e quelli immediatamente seguenti) di
spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle violenze
commesse sui manifestanti a quelle attribuibili ai black block (veri
o presunti tali…) e dai facinorosi. La divulgazione anticipata del
rapporto del ROS (che doveva restare segreto, essendo le indagini
ancora in corso) appare inquietante. Per carità, non è la prima
volta che documenti riservati della Magistratura appaiono in
contemporanea (o addirittura preventivamente) sugli organi di
stampa, ma la gestione delle informazioni da Genova è sempre stata
scandita da tempi sospetti.
Il rapporto del ROS, infatti, è stato depositato
proprio nei giorni in cui sono state completate le perizie (una dei
consulenti del PM, una dei periti della famiglia Giuliani) sulla
morte di Carlo, perizie cui ho già accennato in precedenza e i cui
contrasti consisterebbero principalmente nella distanza del ragazzo
dal Land Rover, nella eventuale deviazione del proiettile da parte
di un corpo estraneo e, conseguentemente, sulla traiettoria (in aria
o ad altezza d’uomo) dei colpi esplosi. Ma lasciamo perdere le
perizie: come ho già detto nel mio vecchio articolo, non è mia
intenzione sostituirmi alle ricerche della Magistratura (ma quanta
voglia avrei di farlo! Di riaprire per esempio la pagina, mai
abbastanza sottolineata, dell’autopsia sul corpo di Carlo, secondo
la quale il passaggio della camionetta avrebbe provocato
"ecchimosi ed arrossamenti", ma non lesioni ossee o agli
organi interni… Quanta voglia avrei di riaprire anche la pagina
sul numero degli occupanti la camionetta, e sulla presenza e sull’identificazione
dell’ufficiale che doveva essere – o era… – presente sulla
camionetta…).
A parte la tempistica, c’è qualcosa d’altro
che non convince nel rapporto del ROS: se i carabinieri erano a
conoscenza da tempo della rete di contatti, interna ed estera,
tendente ad organizzare i disordini, perché non sono intervenuti
(ricordo che non risultano black bockers fermati dalle forze dell’ordine
in flagranza di reato), nonostante, secondo il loro rapporto,
fossero addirittura noti da prima molti nominativi? E’ davvero
possibile razionalmente pensare che all’interno dei Centri Sociali
di Genova possa nascere una struttura in grado (a livello
finanziario, tecnico e logistico) di organizzare un gruppo di
facinorosi che, secondo una progressione tipicamente italiana, nei
giorni di luglio 2001 furono stimati prima in 500, poi in 1000 ed
infine in quasi 10.000 unità?
(vabbè, qui ci vuole una parentesi, anche se
parlar male dell’ex Ministro Scajola ormai è come sparare sulla
Croce Rossa. Il numero più alto dei violenti è tratto dalla sua
testimonianza presso il Comitato Parlamentare. Testualmente:
"Ormai è emerso che i violenti, con diverso grado di violenza,
con una soglia diversa personale di violenza e di visibilità della
stessa, erano fra le 6, 7, 8, 9 mila persone"…)
A mio avviso si continua a non sottolineare la
responsabilità di chi ha ordinato quella carica insensata (ma forse
un senso l’aveva…) al corteo che sfilava lungo Via Tolemaide,
protetto solo da armature e scudi posticci ("arsenale"
molto più simbolico che concreto, a differenza di quanto hanno
voluto far credere certi centri di informazione).
Chi ha voluto fermare quel corteo (forse
irridente, forse spavaldamente incosciente, ma comunque legittimo ed
autorizzato) ha voluto e cercato lo scontro! E sulla sua coscienza
pesa la morte di Carlo…
***
CONSIDERAZIONI FINALI
Ho già avuto l’occasione di conoscere, nella
mia vita, una persona che ha sofferto per la tragica scomparsa di un
congiunto e per le successive menzogne dello Stato: parlo di Licia
Pinelli, moglie del ferroviere anarchico morto il 16/12/69,
precipitando dal 4° piano della Questura di Milano.
In molti sanno che, subito dopo la morte di
Pinelli, il Questore Marcello Guida ed il Commissario Calabresi
dettero la notizia durante una conferenza stampa, sostenendo che il
ferroviere si era suicidato sopraffatto dalla sensazione di essere
stato scoperto quale colpevole della strage di Piazza Fontana.
Sempre in molti sanno già quanto quella versione sia stata
sconfessata dai fatti. In molti meno sanno che nei giorni
immediatamente successivi la signora Pinelli denunciò il questore
Guida non per responsabilità (dirette o indirette) nella
morte del marito, ma per diffamazione.
"Forse è una questione di educazione. L’onore,
e tutto il resto… Sapevo che Pino non c’entrava assolutamente
nulla con Piazza Fontana, e mi sembrava fosse stata commessa un’ingiustizia
enorme. Alla morte avrei pensato in un secondo tempo; innanzitutto
mi interessava la diffamazione".
Fu più o meno con queste parole che Licia
Pinelli chiarì i motivi della sua scelta. Mi piace ricordare oggi
quelle sue parole perché vedo nella lotta di Haidi e Giuliano
Giuliani (e qui mi ricollego alle mie considerazioni iniziali) la
stessa motivazione: di dignità e non di vendetta.
Se, come spero, fra quelli che hanno avuto la
pazienza e la costanza di leggermi fino a questo punto esistono
molti che credono in questa lotta, e soprattutto nelle motivazioni
che la sottendono, posso solo invitarli a:
- procurarsi il bellissimo film di Francesca Comencini "Carlo
Giuliani, ragazzo" (era allegato in VHS al settimanale L’Espresso
del 18 luglio. Dovrebbe essere comunque facilmente reperibile in
libreria e/o in videoteca)
- ricordarsi che il Fondo istituito in memoria di Carlo è
sempre attivo! Da luglio ad oggi i genitori di Carlo
Giuliani hanno destinato i primi fondi, raccolti in memoria del
figlio, per:
- l'adozione a distanza di tre bambini (in
Cambogia, in Salvador e in Mozambico) tramite la Comunità di
Sant'Egidio;
- un contributo al finanziamento di una scuola
elementare per 620 bambini nel Saharawi (progetto AUSER SPI CGIL di
Genova);
- l'apertura a Gerusalemme Est, in collegamento
con Progetto Sviluppo della CGIL, di un Centro per sussidi tecnici
per disabili destinati ai ragazzi palestinesi mutilati di guerra;
- un contributo ad Emergency per iniziative in
favore della popolazione afghana.
(a proposito di queste iniziative vedi il sito: