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L’Italia è in crisi, il
PIL non cresce più!
Il PIL è sempre stato considerato dalle
economie capitaliste un parametro di valutazione dello sviluppo di
una nazione. Esso rappresenta il fattore di crescita della
produzione totale di beni e di servizi che si realizza nel corso di
un anno.
Teoricamente si ritiene che crescendo il PIL
una nazione diventi più efficiente e distribuisca maggior benessere
posto che il PIL è legato alla capacità delle famiglie di
acquistare beni e servizi e delle imprese di fare investimenti.
Insomma praticamente stiamo parlando di
una valutazione del benessere di una nazione che si basa su
quanto si produce e quanto si consuma. Praticamente più produco, più
consumo e meglio sto!
E allora forza produciamo di più e consumiamo
di più e facciamo girare il denaro per far girare l’economia e se
abbiamo un momentino di tempo tra un lavoro e l’altro, tra un
acquisto e l’altro chiediamoci se è proprio questo che ci procura
benessere o se piuttosto preferiremmo avere nella nostra vita
qualche momento morto, magari per RILASSARCI insieme alla nostra
famiglia, per ASCOLTARE chi ci vive accanto, per goderci la natura
in tutta tranquillità.
Ma il ciclo produzione – consumo –
produzione si è arrestato perché coloro che dovrebbero costituire
un mezzo per lo sviluppo di questo sistema, i consumatori, non hanno
più i mezzi per acquistare.
Il sistema produce e il consumatore non
acquista.
Il sistema non vende e non riesce a reperire i
mezzi finanziari per avviare nuovi cicli di produzione. A questo
problema si ovvia riducendo i costi del sistema, in primis quelli
del lavoro, perché il sistema non può accettare una minor
redditività dei capitali investiti.
Ma gli uomini e le donne a salario ridotto o
senza salario non possono essere consumatori e per loro è inutile
accrescere la produzione!
Discorso di Robert
Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:
“Non troveremo mai un
fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero
perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine
beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base
dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del
prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche
l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le
ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei
fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le
nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di
forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza
per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la
produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la
ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si
accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le
rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si
ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della
salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o
della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza
della nostra poesia o la solidità dei valori familiari,
l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri
pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri
tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non
misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra
saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la
devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente
degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se
possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”
di Mary
Poppins
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