CURRICULUM
STRAGISTI FASCISTI FRANCESCA MAMBRO VALERIO FIORAVANTI
ASSOCIAZIONE
TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA
DEL
2
AGOSTO 1980
VIA
POLESE 22 - 40122 - BOLOGNA
TEL.051-253925
Fax 051-253725
COMUNICATO
Tutte
le volte che si parla degli esecutori della strage di Bologna, i
terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, sembra
che non abbiano commesso altro e che il loro curriculum criminale se
non fosse per quella condanna sarebbe completamente pulito e
limpido.
Per fare chiarezza di queste omissioni
o dimenticanze è bene sapere quanto segue:
la
Mambro ha ucciso 96 persone e, oltre a 6 ergastoli, ha accumulato
complessivamente 84 anni e 8 mesi di reclusione per gli ulteriori
reati commessi; Fioravanti ha ucciso 93 persone e, oltre a 6
ergastoli, ha accumulato 134 anni e 8 mesi di reclusione per gli
ulteriori reati commessi. Non hanno mai mostrato pentimento, non
hanno aiutato in alcun modo le indagini, hanno offeso le Corti
giudicanti, si sono più volte vantati di non avere alcun rimorso.
Con tutto ciò hanno ottenuto comunque trattamenti da detenuti
modello.
Le
condanne di Francesca Mambro
Sei
sono le sentenze che comminano l’ergastolo alla Mambro:
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia del 17
gennaio 1985
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bologna del 6
febbraio 1986
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano del 5
novembre 1987
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma del 7
aprile 1988
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma del 3
marzo 1989
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bologna del 16
maggio 1994
Quindi:
ergastolo
per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo
per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
ergastolo
per l’omicidio di Giuseppe De Luca (31 luglio 1981)
ergastolo
per l’omicidio di Mambroarco Pizzari (30 settembre 1981)
ergastolo
per l’omicidio di Francesco Straullu e Ciriaco di Roma (21 ottobre
1981)
ergastolo
per l’omicidio di Alessandro Caravillani (5 marzo 1982)
La
mancata corrispondenza tra numero degli omicidi e numero di
ergastoli è dovuta all’applicazione del vincolo della
continuazione.
La
Mambro ha inoltre accumulato complessivamente 84 anni e 8 mesi di
reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto),
detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di
persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza
privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità
terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione
impronte.
Morti attribuibili alla responsabilità di Francesca Mambro: 96.
Anni effettivamente scontati in carcere: 16
Le
condanne di Valerio Fioravanti
Sei
sono le sentenze che comminano l’ergastolo a Fioravanti:
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia del 17
gennaio 1985
-
sentenza della Corte d’assise d’Appello di Roma del 30
maggio 1985
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bologna del 6
febbraio 1986
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma del 7
aprile 1988
-
sentenza del Tribunale di Bologna del 27 marzo 1990
-
sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bologna del 16
maggio 1994
Quindi:
ergastolo
per l’omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
ergastolo
per l’omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
ergastolo
per l’omicidio di Mambroaurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo
per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo
per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di
omicidi è dovuta all’applicazione del vincolo della
continuazione.
Fioravanti ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e 8 mesi
di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in
tutto), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione
illegale di armi, spaccio di stupefacenti, ricettazione, violenza
privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali,
tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio (28
febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9 gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6
marzo 1978), incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia,
attentato per finalità terroristiche e di eversione.
Morti attribuibili alla responsabilità di Fioravanti: 93.
Anni effettivamente scontati in carcere: 18.
Gli
episodi più eclatanti
28 febbraio 1978. In piazza Don Bosco, a Roma, Fioravanti ed altri
notano due ragazzi seduti su una panchina che dall’aspetto
(capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla
sinistra. Fioravanti scende dall’auto, si dirige verso il
gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra
ferito e Fioravanti lo finisce con un colpo alla testa. Poi, si gira
verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza
colpirla.
9
gennaio 1979. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede
romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione
gestita da un gruppo femminista. I terroristi, dal volto travisato,
fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai
locali. L’incendio divampa e le impiegate, terrorizzate, tentano
di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro
rimangono ferite, di cui due gravemente.
7
marzo 1979.
Per «festeggiare» l’8 marzo, un gruppetto di neofasciste, tra
cui Mambro, piazzano una rudimentale bomba davanti alle finestre del
Circolo culturale femminista nel quartiere Prati, a Roma. A pochi
metri di distanza, Fioravanti ed altri sono lì, armati, pronti ad
intervenire.
16
giugno 1979.
Fioravanti guida l’assalto alla sezione comunista
dell’Esquilino, a Roma. All’interno si stanno svolgendo due
assemblee congiunte: di quartiere e dei ferrovieri. Sono presenti più
di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano Srcm,
poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25
feriti, per puro caso non ci sono morti. Dario Pedretti, componente
del Commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il
ricco armamentario «non c’era scappato il morto». Che Fioravanti
fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle
testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all’azione, e
da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha
sempre negato questo suo pesante precedente stragista.
17
dicembre 1979.
Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l’avvocato Giorgio
Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi
Concutelli, leader carismatico dell’eversione neofascista.
Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo
una sommaria descrizione. L’agguato viene teso sotto lo studio
dell’avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra
di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e
colpevole di essersi voltato al grido “avvocato!” lanciato da
Fioravanti.
6
febbraio 1980.
Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19
anni. Scopo dell’omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al
sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano
Fioravanti -fratello di Valerio- dichiarerà: «La mattina
dell’omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli
avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi
rispose: “gratuitamente”; fece un sorriso ed io capii».
30
marzo 1980.
Un commando di terroristi assalta il distretto militare di via
Cesarotti a Padova. Un sergente viene ferito e vengono rubati 4
mitragliatori M.C, 5 fucili a ripetizione, pistole e proiettili. Sul
muro della caserma, prima di andarsene, Mambro firma la rapina con
la sigla BR per depistare le indagini.
23
giugno 1980.
Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini uccidono a Roma il sostituto
procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di
casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti
eversivi di destra. Ha ereditato i fascicoli d’indagine dal
giudice Vittorio Occorsio. Poco prima di essere assassinato aveva
chiesto l’uso di un auto blindata. Gli fu negato. All’indomani
dell’omicidio, i Nar telefonano ad un quotidiano e fanno ritrovare
un volantino di rivendicazione che dice: «Oggi 23 giugno 1980 alle
ore 8:05, abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il
sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i
processi a carico dei camerati. Oggi egli ha chiuso la sua squallida
esistenza imbottito di piombo. Altri, ancora, pagheranno». Amato
aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando «alla
visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben
più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi».
Per l'omicidio sono stati condannati anche Valerio Fioravanti e
Francesca Mambro considerati i mandanti del delitto.
9
settembre 1980.
Mambro e Fioravanti con Soderini, Vale e Cristiano Fioravanti,
uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in
Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna (link
all'omicidio Mangiameli).
5
febbraio 1981.
Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea
Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo
è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di
arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto,
«Spara, spara!».
31
luglio 1981.
Nell’ambito di un regolamento di conti all’interno della destra
eversiva viene ucciso Giuseppe De Luca. All’omicidio partecipa
Mambro.
30
settembre 1981.
Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e
intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame
delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro.
21
ottobre 1981.
Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano
della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due
vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle
parole del medico legale: «La morte di Straullu è stata causata
dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con
spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita
a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al
cervello». Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande
impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne
aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la
solita auto blindata, in riparazione da due giorni.
5
marzo1982.
Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17
anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso.
La sua morte suscita scalpore anche perché il giovane viene colpito
alla testa con un colpo di pistola sparatogli a bruciapelo.
IL
PRESIDENTE
PAOLO BOLOGNESI
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