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LIBERTA' PER I CINQUE
da Venceremos

Lettera aperta dei giornalisti cubani
Solidarietà ai 5 patrioti cubani
Quotidiano USA pubblica notizie sui 5 cubani 
Gli Stati Uniti condannano chi combatte il terrorismo 
Condannati senza testimoni e senza prove 
Comitato per la liberazione dei cinque patrioti cubani 
Libertà per i cinque 
Rafforza Cuba richiamo di liberazione dei "cinque eroi" negli Usa 
Lettera aperta dei giornalisti cubani ai colleghi di tutto il mondo
DIC-2001
PASSAPAROLA e trasmetti ad altri questa EMAIL da CUBA
Oggetto: appello dei giornalisti cubani ai colleghi di tutto il mondo.

RIGUARDA IL DRAMMATICO CASO DEI 5 CUBANI ARRESTATI A MIAMI
NOTIZIA SCANDALOSA E TENUTA STRANAMENTE "SEGRETA"
Speriamo che i giornali italiani possano accogliere l'appello.

Per favore,
NON RESTATE IN SILENZIO

Assistere con tranquillità ad un crimine è commetterlo: questo ci ha insegnato, più di un secolo fa, l’eroe nazionale di Cuba, José Martì.
Noi, giornalisti cubani, invitiamo i colleghi di tutto il mondo a non farsi complici di un’ingiustizia.
A Miami, città rifugio di terroristi, laboratorio di morte, da tre anni sono incarcerati 5 cubani. Da ieri la giudice incaricata del caso, sta pronunciando sentenze che potrebbero includere l’ergastolo almeno per tre di loro. Nessuno dei cinque è colpevole. Gli accusatori non hanno potuto provarne la colpevolezza, mentre i loro avvocati ne hanno provato l’innocenza.
La maggioranza di voi forse non ha ricevuto alcuna informazione. Salvo che, ovviamente, per la stampa di Miami, per il resto dei media finora non fa notizia che 5 cubani siano ingiustamente incarcerati.
L’11 settembre la barbarie ha distrutto le Torri Gemelle di New York. Il fatto, con ragione, ha commosso il mondo. La stampa per intere settimane non ha parlato d’altro.
In nessuna città cubana i terroristi possono distruggere grattacieli, per il fatto che non esistono. Invece, possono commettere altre azioni d’orrore. I terroristi che da più di 40 anni agiscono dagli Stati Uniti hanno ucciso giovani maestri, innocui pescatori, donne, operai, contadini. O hanno fatto esplodere un aereo civile in pieno volo. O hanno fatto esplodere bombe negli alberghi per uccidere turisti stranieri. Sono migliaia gli assassinati, migliaia gli orfani prodotti dal terrorismo. E a questo bisogna aggiungere la guerra biologica, i tentativi di assassinare dirigenti cubani, il sabotaggio di uffici cubani all’estero, l’assassinio di nostri diplomatici all’interno degli stessi Stati Uniti.
Per questo i cinque prigionieri dell’impero non rappresentano nemmeno una notizia per le grandi catene di stampa.
La FBI e le autorità degli USA conoscono perfettamente i piani e le azioni dei gruppi terroristi che agiscono a Miami. Ma si sono sempre limitati all’indifferenza o alla complicità.
La tolleranza rispetto ai terroristi di Miami è stata la condotta costante delle autorità degli Stati Uniti.
Un terrorista d’origine cubana può far esplodere un aereo in pieno volo, uccidere 73 persone e poi godere di piena libertà in territorio statunitense.
Tutto questo spiega come cinque patrioti cubani abbiano dovuto compiere l’onesto, pulito e sacro dovere di proteggere il proprio Paese, di proporsi di evitare le morti, impedire il terrore.
Essi non hanno mai preteso di mettere in pericolo la sicurezza degli USA. E neanche di conoscerne i segreti militari.
Questi cinque uomini sorvegliavano terroristi spietati, nemici del genere umano (...). Per essersi opposti al terrore contro il proprio Paese, adesso possono essere condannati all’ergastolo, a non godere più della propria famiglia, a non veder crescere i figli, a non tornare più a toccare la terra che li ha visti nascere.
Gerardo Hernandez Nordelo, Ramon Labanino, Antonio Guerrero, René Gonzalez e Fernando Gonzalez, sono uomini che amano la vita,cittadini esemplari, di spirito alto, senso dell’humour, sensibili alla poesia, degni, amanti della famiglia e di grande patriottismo. Sono uomini colti, esempi dell’alto livello culturale raggiunto dal popolo cubano, uomini di pensiero e di convinzioni. Essi non meritano il carcere. Non lo meritano dal punto di vista legale, perché la loro innocenza è rimasta dimostrata nel processo cui sono stati sottoposti, non lo meritano dal punto di vista etico ed umano, perché difendono una causa nobile e giusta.
Coloro che onestamente dicono di opporsi oggi al terrorismo dovrebbero, lungi dal condannarli, render loro omaggio.
Noi giornalisti cubani, che sentiamo come un’offesa alla dignità quel che viene fatto contro i nostri fratelli a Miami, invitiamo i nostri colleghi di tutte le nazionalità a ricercare per proprio conto la verità ed a portarla davanti al mondo.
Le parole non esistono per coprire la verità ma per dirla, come disse José Martì.
Noi vi invitiamo a scrivere e parlare. Cercate, per favore, una risposta a questa domanda: E’ possibile opporsi al terrorismo nel mondo e allo stesso tempo mandare in carcere cinque persone che combattono i terroristi?
L’onestà di ognuno dei colleghi arriverà alla conclusione.
Da parte nostra, noi siamo disposti a offrirvi tutta l’informazione di cui siamo in possesso su questo caso.
Per favore, colleghi del mondo, non restate in silenzio: restare zitti è uccidere.
L’etica, la dignità e il prestigio del mestiere di giornalista vanno difesi con la verità.
Informate i vostri lettori: a Miami, allevatrice di terroristi, si condannano combattenti anti-terrorismo.

MITTENTE " GIN " : Dr. GIANFRANCO GINESTRI di BOLOGNA
Sito "Cuba Si" dell'Archivio Cuba Si di Bologna: www.alinet.it/gin.cuba.si 


LA SOLIDARIETÀ CON I CINQUE PATRIOTI INGIUSTAMENTE RINCHIUSI NELLE PRIGIONI DI SICUREZZA DI MIAMI
SETTEMBRE 2001, dalla rivista Isla Grande, sito internet : www.edizioni-achab.it

Cari compatrioti,
Dato che l'acciaio delle pareti non riesce a spegnere il clamore di tutto un popolo, oggi giungono sino alle nostre celle gli echi della vostra storica marcia. Le onde della radio cubana ci portano l'energico reclamo di giustizia. Abbiamo vissuto I'indescrivibile esperienza di ascoltare la voce (nella tribuna aperta e nella marcia- n.d.r.) dei nostri familiari, del nostro popolo, dei dirigenti dei pionieri, del nostro invincibile comandante Fidel...
Come possiamo dire quanto ci sentiamo onorati e quanto ringraziamo per tutto questo ? Sappiate fratelli che -poiché le parole non ci bastano -per ogni voce che grida da quel mare di bandierine agitate, per ogni Evviva la Rivoluzione e Fidel, per ogni Patria o Muerte, la nostra certezza di vincere si ingigantisce e diviene più forte l'impegno di mantenere alto l'onore e la dignità dei cubani. È più ferma la nostra convinzione, che oggi, con maggior ragione, sarebbe meglio affondare in fondo al mare che tradire la gloria che stiamo vivendo. Hasta la victoria siempre!
Geranrdo -Ramon -Antonio -Renè -Fernando

Moltissime tribune aperte che si chiamano "En la entranas del monstruo" (nelle viscere del mostro) come definì Martì gli USA, si sono svolte, si svolgono e si svolgeranno, analizzando la difficile situazione di questi cinque innocenti, ingiustamente accusati da colpevoli reali come Josè Basulto, assassino in libertà di Hermanos al Rescate. In Uruguay, in Messico, in Canada e in molti altri paesi esistono commissioni di solidarietà con questi cinque cubani a cui è stato fatto un processo farsa. A Cuba durante il VII° Periodo Ordinario di Sessioni dell'Assemblea Nazionale, i deputati hanno approvato all'unanimità una dichiarazione che esige la libertà di questi cinque uomini e compatrioti, come ha annunciato Ricardo Alarcon, Presidente del Parlamento, al termine della riunione. La delegazione internazionale che ha partecipato al Festival XV° Festival della Gioventù e degli Studenti di Algeri ha portato con se una lettera di solidarietà con la causa del popolo cubano e di condanna per il vile giudizio politico sferrato contro i cinque patrioti. La proposta è partita da un giovane delegato africano che studia a Cuba. Fidel Castro ha partecipato alla presentazione di un libro di poesie scritto da Antonio Guerrero, uno dei cinque prigionieri; con lui erano Hassan Khomeini e suo fratello minore, i nipoti del leader della Rivoluzione islamica iraniana. La moglie di Antonio, che è statunitense e viene chiamata Maggie (Margaret Louise Backer) ha spiegato che le cose più notevoli di questo libro che lei stessa tradurrà all'inglese sono l'amore e il desiderio di riaffermazione dei valori della pace e dell'amicizia. "Le poesie di Tony riflettono la sua purezza d'animo, la sua naturalezza" ha detto commossa. "Desde mi altura" si intitola questo libro presentato nel Memorial Jose Martì, che raccoglie molte poesie scritte da un uomo incarcerato ingiustamente durante 16 mesi di vita, quasi tutti passati in assoluta solitudine. Il grande poeta cubano Roberto Retamar ha detto: Leggendo questi versi ho pensato immediatamente alla "Poesia Trunca" prologo di Mario Benedetti, al quale Antonio si ispira. Antonio Guerrero però non è poeta di guerra, ma di pace e la sua poesia non è affatto affatto "trunca"... 
Tù eres

Tù eres mi mano,
Si a lejanos amigos no puedo salutar.
Tù eres mi voz,
Si en tribuna de ideas no puedo denunciar,
Tù eres mi risa,
Si a la hora màs pura no puedo consolar,
Tù eres mi sueno,
Si llegado el momento no pudiera sonar.


QUOTIDIANO USA PUBBLICA NOTIZIE SUI CINQUE CUBANI PRIGIONIERI A MIAMI

Il The Atlanta Journal Consitucion è il primo quotidiano degli USA che ha pubblicato un'intervista fatta a Ricardo Alarc6n a proposito del processo contro i cinque cubani imprigionati per avere impedito l'attuazione di atti terroristici. Il giornale della più importante città della Georgia ha diffuso molte notizie, sostenendo che costoro che hanno combattuto contro il terrorismo vengono ingiustamente accusati dalla Casa Bianca, "Cinque cubani sono in carcere a Miami -ha detto Alarc6n alla redattrice Cyntia Tucker -completamente isolati, con tutti i diritti umani violati perché hanno lottato contro il terrorismo. Il giornale ha anche pubblicato che gli ufficiali del Pentagono hanno negato l'accusa di furto d'informazioni militari di cui sono stati falsamente accusati i cinque cubani. Cuba non solamente nega che i cinque abbiano compiuto atti di cospirazione, ma soprattutto che "erano un pericolo per gli Stati Uniti...". Negli USA le sole informazioni usate in tribunale contro questi cinque cittadini cubani sono state raccolte tra i tristemente noti gruppi anti cubani e anti rivoluzionari della Florida e altri stati USA.


GLI STATI UNITI CONDANNANO CHI COMBATTE IL TERRORISMO
ALDO GARZIA: Scrittore italiano esprime solidarietà ai cubani detenuti a Miami

FONTE: http://web.tiscali.it/ItaliaCuba/ultime1.htm

Lo scrittore e giornalista italiano Aldo Garzia ha manifestato a Roma la sua solidarietà con i cinque cubani detenuti e giudicati nella città nordamericana di Miami, nonostante avessero realizzato attività destinate a prevenire azioni terroristiche. Garzia, di 46 anni, ha definito ingiuste le sentenze imposte a queste persone che – ha affermato – "stavano semplicemente scoprendo piani terroristici e che paradossalmente sono stati giudicati, invece, dalla giustizia nordamericana come se loro fossero i terroristi". L'intellettuale ha fatto queste affermazioni durante un dibattito tra i partecipanti a una serata politico-culturale di appoggio a Cuba, nella quale sono stati proiettati film e documentari su Cuba e sull’America Latina.


Condannati senza testimoni e senza prove
Le flagranti violazioni della Costituzione degli Stati Uniti al processo contro i Cinque Eroi Prigionieri dell'Impero e la proibizione ai familiari di incontrarli, temi analizzati da Ricardo Alarcón
di Silvia Martínez 

Non solo sono stati condannati senza testimoni e senza prove, ma anche li si tiene lontani dalle loro famiglie, vengono tenuti isolati gli uni dagli altri e nonostante siano prigionieri politici condividono la reclusione con detenuti comuni, ha denunciato Ricardo Alarcón, Presidente del Parlamento, parlando delle perfide e ingiuste condizioni alle quali sono sottoposti i Cinque Eroi, durante l'Incontro Sindacale Internazionale di Solidarietà con Cuba al quale hanno partecipato oltre 300 degli invitati alla manifestazione del Primo Maggio.
Alarcón ha raccontato di come recentemente a Olga Salanueva - moglie di René González, che è stato condannato a 15 anni di prigione e che si trova a Loreto, in Pennsylvania - dopo esserle stato concesso il visto, le è arrivata una nota che lo revocava. E si domandava Alarcón come era possibile che a un cittadino nordamericano - René è nato a Chicago, figlio di cubani che erano emigrati nel 1956 - venisse tolto il diritto di vedere le proprie figlie, in particolar modo la minore, che era stata per l’ultima volta con suo padre quando aveva appena un anno (ora ne ha cinque).
Allora lui stava incatenato a una sedia. Questa bambina è pure cittadina nordamericana di nascita. Quale cittadino nordamericano viene privato dei propri diritti in questo modo? A quale bambina nordamericana viene proibito di vedere il proprio padre per così tanto tempo? – si chiedeva Alarcón.
Ha spiegato, inoltre, come fatto probatorio di violazioni, il trattamento subito da Olga dalla detenzione di suo marito René, all'alba del 12 settembre 1998. E’ rimasta in prigione per tre mesi, è stata interrogata e sottoposta a intense campagne, oltre a perdere l'impiego e la possibilità di potere mantenere le sue due figlie. Dal carcere è stata condotta direttamente all'aeroporto e deportata a Cuba, senza la minima possibilità di vedere suo marito prima di andare via.

Il caso di René è l'esempio vivente dell'ipocrisia nordamericana

René González, ha detto, è l'esempio vivente dell'ipocrisia del Governo nordamericano. Ha argomentato che egli non è stato accusato di "crimine" premeditato, di possedere documenti falsi, di commettere il reato di "spionaggio". Aveva tutti i suoi documenti in regola, ma è stato condannato per non essersi dichiarato come agente cubano. L'unica accusa contro di lui – ha precisato – è stata il "terribile delitto" di inserirsi in vari gruppuscoli di origine cubana e di smascherare azioni terroristiche contro Cuba. Per questo motivo è stato condannato a 15 anni, e inoltre dovrà trascorrerne altri cinque in libertà vigilata e con l'avvertimento di non tornare a "delinquere".
Dimostrare l'innocenza di questi giovani, trovare una giusta soluzione e che la verità si apra al mondo di fronte all'ingiuria e alla calunnia, alla doppiezza e alla menzogna, sarebbero i passi più concreti per l’eliminazione del terrorismo, ha affermato il Presidente del Parlamento cubano, che ha fornito dettagliate informazioni su come sono avvenuti i fatti, in una conferenza che è durata poco più di un'ora e mezza, davanti a un auditorium che si è mantenuto molto attento e interessato.
Il comportamento assunto contro i cinque, ha detto, non solo viola le leggi nordamericane riguardo ai diritti individuali, ma anche i procedimenti legali. Ha precisato al riguardo che i ragazzi sono stati arrestati all'alba del 12 settembre 1998 e per tre giorni e poco più sono rimasti sotto costanti e intensi interrogatori, senza essere presentati alla giustizia, senza che venissero formulate accuse né contassero su di un avvocato per la loro difesa. 

Per legge sono innocenti finché non venga dimostrata la loro colpevolezza

Curiosamente, ha constatato Alarcón, nella stessa mattina di quel 12 settembre, lo stesso FBI ha comunicato a Ileana Ros-Lehtinen e a Lincoln Díaz Balart di avere preso prigionieri questi cinque giovani. Perché sono stati informati loro - si domandava Alarcón - e non i 25 congressisti della Florida? Perché questo speciale privilegio verso quei difensori della mafia di Miami?
In quel momento l’FBI non sapeva che erano cubani; dei detenuti due erano cittadini nordamericani di famiglie cubane, e degli altri tre ignoravano la loro identità. A partire da questo momento, veniva scatenata una terribile campagna contro le cosiddette "cinque spie cubane". È al quarto giorno – ha ricordato Alarcón - che vengono presentati davanti a un tribunale federale e accusati di spionaggio contro gli Stati Uniti.
Alarcón ha raccontato che da quel giorno fino al 3 febbraio 2000, per 17 mesi, sono stati tenuti in isolamento in celle di punizione, che nel sistema penitenziario degli Stati Uniti vengono applicate unicamente ai colpevoli che hanno commesso omicidi o altri gravi delitti o comportamenti indisciplinati dentro la prigione, e il provvedimento non eccede mai i 60 giorni: Essi sono rimasti 17 mesi nel "vuoto", in totale isolamento, situazione che logicamente ha reso impossibile il fatto di avere qualsiasi contatto con i loro parenti e i loro avvocati, fatto che avrebbe permesso di preparare una difesa con le minime garanzie processuali.
Nel processo dei cinque si viola proditoriamente l’VIII Emendamento, mantenendoli in isolamento per due periodi, uno di 17 mesi e il secondo di 48 giorni. Questo comportamento viola le norme dell'ONU sul trattamento ai detenuti e gli stessi regolamenti carcerari degli Stati Uniti.

Perché non si rispetta il diritto costituzionale e il processo deve essere fatto a Miami e solo a Miami?

La stampa e i ‘senzapatria’ di Miami ne hanno fatto una montatura oltre il ragionevole e hanno utilizzato tutti gli argomenti, per assurdi che fossero, per vincere la grande battaglia ed è così che a otto mesi dall'arresto dei giovani, l’FBI presenta nuove accuse e appare un nuovo elemento: cospirazione per commettere omicidio di primo grado, delitto di cui è imputato Gerardo Hernández, e che si riferisce all’abbattimento degli aerei da turismo, avvenuto il 24 febbraio 1996, azione di Cuba in sua legittima difesa per violazione reiterata, nonostante i ripetuti avvertimenti, del suo spazio aereo. A partire da questo punto il processo si trasforma in un processo contro la Rivoluzione cubana, ha precisato Alarcón.
Per Legge, le garanzie processuali tengono conto della sede dove deve realizzarsi il processo, riconosciuto questo fatto da un diritto costituzionale, al fine di assicurare all'imputato che non vi siano pregiudizi e avversioni in tutto il processo, e che vi sia la più assoluta imparzialità. Molte sono stati le proteste della difesa fin dal primo momento affinché il processo fosse fatto in un'altra città. Miami, argomentavano con ragione, non era il luogo appropriato per un processo sereno e imparziale ai cinque giovani, contro i quali veniva scatenata un'atroce campagna, considerandoli "pericolosi agenti di Castro".
Alarcón ha dimostrato come in molti altri casi si è tenuto conto dell'avversità dell’ambiente ed è stata cambiata la sua sede: una signora, imputata perché i suoi cani avevano ucciso una donna, il suo caso fu spostato da San Francisco a Los Ángeles; la consegna dei premi Grammy Latinos, inizialmente prevista a Miami, la giuria decise di trasferirla a Los Ángeles davanti alle minacce di azioni violente, perché lì non c'era sicurezza per i partecipanti; o l'assassinio di massa avvenuto in Oklahoma e il cui processo è stato trasferito in Colorado per evitare problemi. Perché in questo caso non è stata fatta la stessa cosa e quello che prevede la Legge?
Ma la giudice federale di Miami, Joan Lenard, a cui è stato assegnato il caso, si è sempre rifiutata di spiegare perché doveva essere fatto lì e solo lì, dove c'è qualunque cosa meno che giustizia e sicurezza processuale, e molta meno per un cubano di Cuba, tornava a chiedersi Alarcón.
Il 27 novembre 2000, proprio nel luogo della fase di selezione della giuria per il processo dei cinque, la mafia anticubana ha tenuto una conferenza stampa, niente meno che con i parenti delle cosiddette vittime dell’abbattimento dell'aeroplano degli ‘Hermanos al Rescate’.

Prove segrete e alle spalle della difesa

Gli avvocati della difesa non solo hanno avuto l'urgenza di ricorrere ai mezzi di informazione per venire a sapere di presunte prove accusatorie di cui erano oggetto i loro assistiti, e dei passi intrapresi dalla Procura, che non arrivavano loro per via ufficiale. Il Governo ha classificato tutte le sue prove come segrete e ha fatto in modo che ricadessero sotto la Legge di Procedura per l'informazione classificata. Si sa, ha detto Alarcón, che il tribunale ha consegnato ai portavoce della controrivoluzione più di 1.400 pagine di documentazione che, manipolate a loro piacimento, hanno reso più accettabile la grossolana propaganda contro i giovani e contro la Rivoluzione. Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha riconosciuto l'elevata professionalità degli avvocati d'ufficio della difesa, perché nessuno dei giovani eroi ha avuto denaro per pagarli. Essi hanno smascherato le torbide manovre dei pubblici ministeri venduti alla mafia, e hanno dimostrato come la controrivoluzione di Miami realizza attività terroristiche contro Cuba, fatto che evidenziava la giustezza della presenza dei giovani in difesa del suolo patrio e dello stesso popolo degli Stati Uniti. Essi, al di là di posizioni ideologiche, si sono resi conto della nobiltà delle intenzioni di quei giovani e dell'eroismo del loro comportamento. 

Spionaggio negli Stati Uniti? Tutti hanno detto di no

Questa è la prima volta negli Stati Uniti – ha affermato - che si condanna qualcuno per spionaggio, senza testimoni e senza prove, perché è stato dimostrato che non si è praticato qualsiasi spionaggio. Al tribunale sono sfilati testimoni di riconosciuta credibilità e che non avrebbero mai mentito, ancor meno di fronte a una situazione come questa. A tutti è stato chiesto se qualcuno avesse avuto accesso o avesse cercato informazioni di carattere segreto, se qualcuno gli avesse chiesto di cercare informazioni al riguardo, e sempre è stato detto "No".
Persone molto note e adatte a esprimere opinioni su questo caso hanno riconosciuto che gli accusati non avevano commesso spionaggio contro gli Stati Uniti, né avevano cercato informazioni che potessero danneggiare questo paese e il suo popolo. Tra queste vi sono i generali Charles Wilhelm, ex comandante in capo del Comando Meridionale; Edward Atkeson, ex vicecomandante dello Stato Maggiore dell'Esercito per l'Intelligence; l'ammiraglio Eugene Carroll, ex vicecomandante delle Operazioni Navali, e il colonnello George Buckner, che aveva occupato una posizione elevata nel Comando del Sistema di Difesa Aerea del Nordamerica, come pure il generale James Clapper, ex direttore dell'Agenzia di Intelligence del Pentagono. Non hanno commesso spionaggio, è stata la risposta di tutti, risposte che appaiono riportate chiaramente nelle oltre 20.000 pagine che conformano la documentazione del processo, ha enfatizzato Alarcón.
Non una sola prova circostanziale è stata presentata, la verità e la loro innocenza si sono fatte largo al processo. La loro unica mancanza era quella di essere penetrati nei gruppi terroristici anticubani per proteggere il loro popolo dalla morte; e questo, se lo si considera un’accusa, non lo hanno mai negato. La mafia terrorista riconosce la sua sconfitta e impegna tutti i suoi stratagemmi per intimorire il tribunale e la Procura. È anche la prima volta negli Stati Uniti che si condanna qualcuno senza testimoni e senza prove. Si è tentato di modificare le accuse davanti all’evidenza di non poterle dimostrare, ma la difesa non lo ha accettato e ha preteso che venissero dimostrate. E’ stato allora che la Procura è ricorsa al Tribunale di Atlanta affinché fossero approvate le sue modifiche, e la risposta è stata che si procedesse come la giudice aveva stabilito.
Non lo dice nessuno, ma risulta nella documentazione, chiarisce Alarcón, che quando si ritirano a deliberare c'è una protesta, per il disappunto delle giurie davanti all'assedio delle telecamere, non solo perché seguivano tutti i loro passi, bensì perché arrivavano perfino a inquadrare le targhe delle loro automobili. E’ stata la stessa Sig.ra Lenard che ha chiesto alle autorità che il tribunale fosse messo in condizione di deliberare in pace e che non avvenissero più molestie.
Esiste anche un precedente, apparso sul quotidiano ‘El Nuevo Herald’, sotto il titolo ‘Paura a essere giurato in un processo di spie’, che evidenzia ciò di cui sarebbe capace l'esilio cubano se qualcuno osasse sbagliare. Il precedente, molto ben noto, del sequestro del bambino cubano Elián González, non ammette equivoci.
Una cosa curiosa, fa notare Alarcón, è quella che prima di andare a deliberare il presidente della giuria dice il giorno e l'ora, con inusuale esattezza in questi casi, in cui sarebbe stato comunicato il verdetto, non ha chiesto alcun chiarimento, né ha espresso dubbi. Non era una cosa semplice arrivare a conclusioni in casi così complessi, con più di 20.000 pagine di informazioni documentali e senza nessuna prova di colpevolezza, fatto riconosciuto persino dallo stesso ‘Miami Herald’, e tuttavia la giuria si affrettava nella sua valutazione, come se già tutto fosse fatto.
La giuria non ha tenuto conto di niente, si è dimenticata della legalità, della giustizia, della costituzione. Per nessun motivo ha tenuto conto delle attenuanti suggerite dagli ufficiali probatori e ha condannato Gerardo Hernández a due ergastoli più 15 anni, Ramón Labañino all’ergastolo più 18 anni, Fernando González a 19 anni di carcere; René González a 15 anni di prigione e Antonio Guerriero all’ergastolo più 10 anni.
I cinque sono prigionieri politici, ha segnalato Alarcón, e viene negata loro questa condizione facendogli condividere il regime e le condizioni carcerarie con delinquenti comuni.
Il caso è ora in attesa di appello presso la Corte di Atlanta, che non ha ancora ricevuto la documentazione, fatto per il quale non ha potuto fissare il suo calendario. Ma questo avviene perché si sta cercando di prendere tempo, si stanno aspettando nuove presunte prove, di circa 150 pagine conservate ancora come segreto, cosa che rende più difficile la situazione per gli accusati e per la difesa. E questa barbarie in un processo giudiziale avviene nel paese della più ampia "democrazia", dove più sono "rispettati" i diritti umani e i diritti costituzionali. È il colmo della doppiezza e dell'ipocrisia della politica yankee.
Su questo caso, ha fatto notare Alarcón, c'è il più assoluto silenzio. Per Cuba e per nessun altro esistono dubbi sul fatto che se il popolo nordamericano conoscesse la verità - la più assoluta verità, che sta lì nei documenti del processo, se conoscesse tutto tale e quale è - sarebbe molto diversa la reazione dei nobili cittadini. Sono innocenti e affrontano un processo manipolato e sporco. Solo con la tenace lotta di questo popolo che non si fermerà mai fino a quando i cinque ritorneranno a Cuba, con la solidarietà internazionale, con lo sviluppo di tale lotta nelle stesse viscere dell'impero che li tiene prigionieri; solo con la lotta di tutti potremo liberarli. Questa lotta universale per la giustizia sarà quella che svelerà al mondo la vera azione contro il terrorismo, ha affermato Alarcón. 
(fonte: www.italia-cuba.it) 


COMITATO PER LA LIBERAZIONE DEI CINQUE PATRIOTI CUBANI
APPELLO ALLE FORZE DEMOCRATICHE E A TUTTI GLI AMICI DI CUBA DELLA LOMBARDIA PER LA COSTITUZIONE DI UN “COMITATO PER LA LIBERAZIONE DEI CINQUE PATRIOTI CUBANI”

Invitiamo tutti coloro che aderiscono al presente appello a una riunione di costituzione del Comitato, che si terrà giovedì 21 febbraio, alle ore 18, presso la sede regionale dell’Associazione di Amicizia Italia – Cuba, via Borsieri 4, Milano.

Da circa tre anni Antonio Guerriero, Fernando Gonzalez, Ramòn Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono detenuti negli USA con assurde accuse di minaccia alla sicurezza nazionale.
In carcere sono stati posti in stato di isolamento, nei loro confronti sono state attuate pressioni psicologiche al fine di estorcere una confessione e recentemente hanno subito condanne pesantissime, incluso l’ergastolo per due di loro.
Cuba non ha alcun interesse ad attentare all’integrità e alla sicurezza degli USA.
Cuba anzi è sempre stata oggetto di atti terroristici, gran parte dei quali organizzati proprio negli USA, come ad esempio le bombe fatte esplodere nel 1997 in alcuni hotel dell’Avana, che hanno causato la morte del giovane italiano Fabio di Celmo.
Cuba ha diritto a difendersi e a proteggere il suo popolo dagli attacchi terroristici, e i cinque cubani detenuti, con la loro preziosa azione, difendevano dal terrorismo il loro popolo, tutti gli stranieri che si recano a Cuba, gli stessi cittadini nordamericani.
L’Associazione di Amicizia Italia – Cuba della Lombardia fa appello alle associazioni democratiche e a tutti gli amici di Cuba perché facciano sentire la loro voce e propone la costituzione di un “Comitato lombardo per la liberazione dei cinque patrioti cubani”, al fine di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e far giungere al popolo cubano la solidarietà dei cittadini della Lombardia.
Invitiamo tutti coloro che aderiscono al presente appello a una riunione di costituzione del Comitato, che si terrà giovedì 21 febbraio, alle ore 18, presso la sede regionale dell’Associazione di Amicizia Italia – Cuba, via Borsieri 4, Milano.

Informazioni:
Sergio Nessi (coordinatore regionale Associazione di Amicizia Italia – Cuba)
tel. 035.241278 
email: sergionessibg@yahoo.it Associazione di Amicizia Italia – Cuba
Tel. 02.680862 
email: amicuba@tiscalinet.it 

Libertà per i cinque
Da oltre quarant'anni negli Stati Uniti vengono progettate, finanziate, promosse, favorite e attuate azioni contro Cuba che vanno dall'invasione armata all'assassinio dei dirigenti della Rivoluzione, dagli attentati contro persone o beni alla diffusione di malattie epidemiche, dalle trasmissioni radio-televisive illegali che incitano a commettere atti criminali o di guerra, al finanziamento e all'addestramento di gruppi paramilitari per azioni armate sul territorio cubano. Tutto questo è terrorismo. Ma ancora oggi c'è una situazione paradossale che continua. A Miami, nella Florida, sono stati incarcerati cinque cittadini cubani che raccoglievano informazioni sui gruppi paramilitari e sulle attività della mafia cubano-americana, per prevenire atti di terrorismo e difendere il proprio popolo dalle aggressioni e dalla morte. L'accusa nei loro confronti è stata quella di avere messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. l giudici di Miami, condizionati dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana, hanno emesso questa sentenza: due ergastoli e 15 anni di carcere a Gerardo Hernandez; ergastolo a Ram6n Labaiiino; ergastolo ad Antonio Guerrero; 19 anni di carcere a Fernando Gonzalez; 15 anni di carcere aRene Gonzalez. Siamo arrivati alla incredibile situazione per cui negli Stati Uniti, dove da decenni si organizzano azioni violente contro Cuba con la complicità di apparati dello Stato (la C.I.A.), vengono condannati cittadini cubani che indagavano su piani terroristici e che sono giudicati, dalla giustizia nordamericana, per avere attentato alla sicurezza nazionale degli USA. Ma la giustizia degli Stati Uniti, non accuserebbe e non condannerebbe mai un cittadino di qualunque paese che offrisse informazioni su azioni di terrorismo in preparazione contro di loro, o contro le proprie Ambasciate, o che potrebbero costare la vita di cittadini nordamericani. Come sempre, la doppia morale produce infamie. Per questi motivi, invitiamo tutti a partecipare alla campagna di solidarietà con i cinque cittadini cubani ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti e lanciamo un appello per sostenere ogni possibile iniziativa per la loro liberazione.

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
www.italia_cuba.it
amicuba@tiscali.it


Rafforza Cuba richiamo di liberazione dei "cinque eroi" negli Usa 
L"Avana, 10 set (PL)
Cuba rafforza oggi la lotta per la liberazione dei cinque giovani prigionieri negli Stati Uniti, con la creazione di un sito web nella stampa locale.
La versione digitale del giornale Victoria , della Isola della Gioventu, al Sud di questa capitale, ha inaugurato questo sito in Internet che si somma alla campagna internazionale per la liberazione di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, Rene Gonzalez e Fernando Gonzalez.
Con più di 300 pagine digitali, il supplemento contiene tutta l'informazione sulla verità del processo, la biografia, testimoni, dati famigliari, fotografie, allegati e messaggi inviati dal carcere, precisa una nota della Agenzia di Informazione Nazionale (AIN).
Mediante l'indirizzo elettronico www.victoria.islagrande.cu si può accedere al sito che include inoltre, la riunione di discussione rispetto al tema, il contenuto di Tavole Rotonde Informative ratiotelevisate, cosi come le opinioni di riconosciuti giuristi e altri specialisti.
La pagina web si chiama Cinco Heroes(cinque eroi), in allusione al titolo conferito ai giovani dal Parlamento cubano in dicembre dell'anno scorso.
In settembre di 1998 l"Uficcio Federale Investigativo (FBI) ha arrestato a Miami Gerardo, Ramon, Antonio, Rene e Fernando i quali sono stati sottomessi a un giudizio che l"Avana considera preparato e manipolato.
Tale processo ha concluso con l'imposizione di lunghe condanne che oscillano tra 15 anni di galera fino l'ergastolo.
Attualmente esistono 40 comitati di Solidarità per la Libertà dei cinque Eroi Cubani in 30 paesi come gli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Cile, Venezuela e Colombia, cosi come in Italia, Belgio, Danimarca e Jugoslavia.
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