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LETTERA (MAI SCRITTA) DA NASSIRIYA
Racconto di Francesco Barilli,
di Ecomancina.com
Nassiriya, 11 novembre 2003
Cara Laura,
Apro questa lettera dicendoti
quello che senz’altro vuoi sentirti dire: Non so che notizie vi
arrivino in Italia, ma posso assicurarti che qui a Nassiryia va
tutto bene! I guai sembrano lontani anni luce; la gente sembra
vederci con favore, o perlomeno senza sospetti.
Però ieri notte ho fatto un
sogno. Ho pensato a lungo se era il caso di raccontartelo o meno:
dopo le mie assicurazioni in apertura di questa lettera, proprio
quel sogno potrebbe risvegliare in te nuove preoccupazioni… Il
discorso è che a fare il carabiniere si diventa pragmatici: non c’è
tempo da sprecare nei sogni e nella loro interpretazione. Ma questo
mi è sembrato troppo curioso e mi ha dato da pensare; per questo mi
piacerebbe avere un tuo parere.
Ero in Italia. Nel sogno non era
neppure chiaro se ero un carabiniere. L’Italia era stata occupata
dall’esercito di un paese straniero; non so quale fosse, ma le
facce dei soldati non lasciavano dubbi: si trattava di un paese
musulmano. Curioso, no? Ma dopotutto, fino a questo punto, non c’è
nulla di strano: sono quelle strane associazioni di idee che la
mente crea nel sonno.
Le nostre case erano distrutte.
Per strada giravano questi soldati armati dalle facce e dall’atteggiamento
tutt’altro che rassicuranti… Fra di loro ce n’era però
qualcuno "strano". Erano sempre di un qualche paese
musulmano, ma i loro compiti sembravano diversi. I primi giravano
sui carrarmati, e quando ne scendevano erano col mitra impugnato e
si rivolgevano a noi col tono perentorio di chi è abituato a
comandare. I secondi, invece, giravano a volto scoperto, senza
elmetto; qualcuno portava al massimo un berretto. Niente mitra;
avevano solo la pistola d’ordinanza, nella fondina. Come noi qui…
Parlavano con la gente, ed il loro
tono era ben diverso. Non so bene come spiegartelo: non era il tono
di chi comanda, sembrava più il tono di chi vuole capire una
realtà a cui non è abituato. Eppure, ti dico, nel sogno non
riuscivo a non provare odio anche verso di loro… Non riuscivo a
vedere in loro qualcosa di davvero diverso "dagli altri",
da quelli che ci avevano bombardato, distrutto le nostre case,
ucciso i nostri figli… Non riuscivo a vederli se non come la
retroguardia di un esercito di occupazione.
Quel sogno mi ha lasciato un
sapore strano… Io so "chi sono" e "cosa sto
facendo", qui… Ma mi chiedo se la gente di Nassiriya abbia lo
stesso giudizio. Mi chiedo se questa diversità di giudizio non sia
normale. E mi chiedo se, in fondo, non sia più importante sapere
come la gente di Nassiriya ci veda, piuttosto che fermarci a come
noi ci consideriamo…
Oggi mi sento diverso; con un
sacco di domande in più e qualche certezza in meno. Se davvero il
mio paese fosse stato bombardato per mesi e poi occupato da un
esercito straniero cosa proverei? Se vedessi agenti di una polizia
straniera tenere in braccio i "nostri" bambini e dargli le
caramelle, riuscirei a non pensare che quegli stessi agenti sono gli
alleati di chi, in precedenza, ha bombardato i genitori o i fratelli
di quegli stessi bambini? Riuscirei a capire che quegli agenti sono
persone animate dalle migliori intenzioni? Riuscirei a pensare a
loro solo come "persone" che non capiscono che la strada
per il disastro è troppo spesso lastricata proprio dalle migliori
intenzioni?
Non so… forse neppure dovevo
scrivertele, queste cose. Forse servono solo ad alimentare la tua
preoccupazione, per cui ti ribadisco subito che qui va tutto bene. E
che il mio è solo il tarlo di chi si trova troppo lontano da casa,
immerso in un ambiente straniero che fatica a comprendere.
Ti saluto con affetto
………………………
NOTA: la lettera, ovviamente, è totalmente inventata. Ugualmente
la destinataria della lettera potrebbe essere indifferentemente
madre, sorella, fidanzata o moglie di uno qualsiasi dei militari
italiani morti nell’attentato di Nassiriya.)
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