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LA STRAGE DI BOLOGNA
Intervista con PAOLO BOLOGNESI,
Presidente della "Unione familiari vittime per stragi"
Di Francesco Barilli
Illustrazioni: Marco Bolognesi

Bologna, ore 10 e 25 del 2 agosto 1980. L’esplosione
di una valigia piena di circa 20 chilogrammi di "Compound
B" (una miscela di tritolo e di "T4"), piazzata
vicino ad un muro portante della sala d’attesa di seconda classe
della stazione, provoca la cosiddetta strage di Bologna. 85
morti e oltre 200 feriti. E’ la strage più terribile del
dopoguerra italiano.
Queste poche righe non riassumono certo né la
dimensione della tragedia, né i suoi presupposti, né la lunga
serie di silenzi e depistaggi che hanno contrassegnato le indagini.
Non li riassumono e non pretendono di farlo; non era mia intenzione
dilungarmi in un libro-inchiesta: spero che a quanti leggeranno
questo articolo venga istintivamente la voglia (se non addirittura
il bisogno) di "saperne di più" (in questo caso consiglio
la lettura del libro "Un attimo… vent’anni" di Daniele
Biacchessi – edizioni Pendragon. Il libro è anche scaricabile
integralmente in internet a questo indirizzo: http://www.stragi80.com/bologna/libroass/bol.html).
Non era mia intenzione dilungarmi, dicevo,
perché Paolo Bolognesi (Presidente della "Associazione
tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di
Bologna" e della "Unione familiari vittime per
stragi" (1) ) ha accettato di incontrarmi
presso la sede della Associazione a Bologna, e credo sia più
opportuno e utile per tutti lasciare il maggior spazio possibile
alle sue parole.
***
Bologna, 26 settembre 2002
FRANCESCO BARILLI:
Vivendo in un piccolo paese mi sono spesso reso
conto che il vivere "in provincia" avrà anche i suoi
pregi, ma su certe cose abbonda in difetti… La disinformazione su
certe questioni sconfina nell’ignoranza (nel senso letterale del
termine), nei confronti di certi argomenti. Mi è capitato in più
di un’occasione di scoprire che anche persone vicine a me – per
sensibilità ed interessi – sapevano poco o nulla di certi fatti
che hanno segnato la vita del nostro Paese. Scusa la divagazione
personale, il cui senso è questo: se, nel suo piccolo, Ecomancina
può fare qualcosa per la vostra Associazione è proprio cercare di
fare arrivare a più persone possibili informazioni sulla vostra
attività. Vorrei quindi che fossi tu a fare l’introduzione, più
che a questa intervista (entreremo poi nei dettagli della vostra
vicenda), a quelli che sono la vostra storia ed i vostri obbiettivi.
PAOLO BOLOGNESI:
Su informazione e disinformazione quello che dici
è corretto; il punto è che tutto può essere utile per arrivare
alla verità. Vedi, in questi 22 anni noi abbiamo perseguito
innanzitutto proprio la ricerca della verità. Ad un certo punto,
quando i processi principali si sono chiusi e le prime risposte sono
arrivate, l’opinione pubblica è sembrata influenzata più da una
corrente di pensiero che diceva "chiudiamo gli anni di piombo,
mandiamo a casa i terroristi" che non dalla ricerca delle
risposte che devono ancora arrivare, su quei fatti. Allora noi
abbiamo cercato di fare un’operazione di chiarezza, puntando sulla
difesa della memoria. Perché, parliamoci chiaro, o di questi fatti
che sono successi – e che possono sempre ripetersi, ricordiamolo…
- resta la memoria, oppure non solo non arrivano le risposte, ma
sorge la possibilità che vengano cambiate le carte in tavola.
Memoria e informazione sono i punti fondamentali affinchè la
verità futura arrivi e quella acquisita non vada persa o inquinata.
E quando si parla di memoria non si parla solo di astrazioni: per
conservarla bisogna avere i documenti, innanzitutto le carte
processuali, custodirli, curarli, fare in modo che la gente che
vuole possa reperirli e consultarli con calma. E’ una cosa non
sempre semplice: l’utilizzo di internet è stato fondamentale in
questo. Tutte le sentenze, tutto quello che abbiamo è stato
pubblicato sul nostro sito. (2).
Certo, i tempi sono lunghi ma le cose principali
sono già tutte presenti, specialmente le sentenze. Adesso stiamo
pubblicando anche quella su Ciavardini (3).
Utilizziamo anche altri siti a noi collegati, come "stragi80"
(4) , proprio per mettere on line altri documenti
"pesanti", come il libro di Biacchessi, in modo da
mantenere il nostro sito il più possibile leggero a livello di
caricamento e consultazione.
Tutto questo discorso per dirti che quando
parliamo di memoria effettivamente parliamo, come dicevi tu, di
informazione. Insomma, se un giornale una radio o un sito internet
locali diffondono i nostri comunicati e la nostra voce, ne siamo ben
contenti! In certi paesi conta più un "foglio" locale che
non un quotidiano a tiratura nazionale.
Per quanto riguarda la nostra storia come
Associazione: siamo nati il primo giugno del 1981. Con uno Statuto
molto semplice e, in fondo, un solo obbiettivo: ottenere con tutti i
mezzi possibili la giustizia dovuta. Perché da vent’anni a
questa parte non stiamo chiedendo l’elemosina, questa giustizia ci
è dovuta!… E da allora ci siamo comportati coerentemente; e
questa coerenza ci viene riconosciuta dalla gente comune, perché
quando si parla di "gente di potere" la cosa cambia.
Quelli sono più propensi a darci la pacca sulla spalla, ma poi…
La solidarietà va bene all’inizio, ma poi da certe Istituzioni
vuoi risposte…
F.B.:
Hai accennato alle proposte di "chiusura
degli anni di piombo", anticipando una domanda che
effettivamente volevo farti più avanti.
Ciclicamente torna ad affacciarsi sui media il
discorso di un indulto nei confronti dei protagonisti di quegli
anni, di quegli episodi. Ed è triste constatare che solo in queste
occasioni si torna a parlare di voi, familiari delle vittime, e si
riporta il vostro parere. Anche in questa circostanza però mi
sembra che voi siate letteralmente presi in giro, ossia che si
sfrutti la vostra legittima indignazione per giustificare la
chiusura ad ipotesi di amnistia – grazia – indulto che dir si
voglia. Personalmente capisco la vostra chiusura, ma credo che tutta
questa storia non sia che un modo per mantenere la cortina di fumo
attorno a certe vicende.
Mi interessa quindi porti la domanda circa un
"indulto" nei termini che, a mia opinione, sarebbero più
corretti: fermo restando che "il perdono" è tutt’altra
cosa (ossia percorso morale individuale della coscienza), se si
arrivasse davvero alla verità sulle stragi (e quindi se si
conoscessero non solo tutti gli esecutori materiali, ma anche i
mandanti ad ogni livello, e le strategie che sottendevano quella
stagione) voi sareste disposti a chiudere la pagina degli anni di
piombo? E, se sì, come?
PAOLO BOLOGNESI:
Tu hai parlato del perdono, e la cosa va di
sicuro approfondita. E’ un discorso personale, tu dici, e questo
è sicuramente vero. E proprio in quanto personale dovrebbe essere
pure un percorso silenzioso e discreto. Lo dico perché molti
terroristi (specie quelli che hanno ammazzato i nostri familiari)
ogni tanto vengono fuori con discorsi pubblici tipo "io non c’entro
niente… però molti dei familiari mi hanno perdonato" e
questo è paradossale... A me sembra però che il perdono in questa
società serva non a sottolineare un atto nobile da parte di un
individuo offeso, ma sia la scusa per un ribaltamento dei ruoli.
"Quelli mi hanno perdonato, quelli sì che sono esseri umani
nobili… Gli altri sono dei Caino senza cuore"… Questa è
criminalizzazione delle vittime, un vergognoso rovesciamento delle
parti! Nelle storie di stragi le parti offese sono le vittime e i
loro familiari, non i terroristi!
Quando parliamo di provvedimenti quali amnistia o
di indulto noi diciamo solo: 1) che chi ha sbagliato deve
pagare; 2) che non si chiudono gli anni di piombo mandando a casa i
terroristi, ma con la verità. Nel momento in cui si arrivasse a
conoscere sia i mandanti sia gli ispiratori politici, ecco che si
aprirebbe un’altra fase di discussione. Ossia quella
"giustizia dovuta" di cui ti parlavo prima (e intendo
dovuta alle vittime, ai loro familiari, alla società civile)
sarebbe stata fatta fino in fondo! Da questo punto si potrebbe
parlare anche di come recuperare i colpevoli nella società, si
potrebbe cominciare a distinguere con calma le posizioni
individuali, eccetera.. Ma adesso sarebbe follia pura! Adesso c’è
gente che è stata condannata, ma siccome per vent’anni non s’è
fatta neanche un giorno di galera allora non è più possibile
applicare la pena… Questi discorsi quando vengono portati ai
familiari delle vittime disturbano enormemente.
Ma la tua domanda voglio rovesciarla: tu pensi
che si arriverà mai ai mandanti, agli ispiratori di quella
stagione? Pensi che ci si arriverà finchè esisterà in Italia una
legge che consente a gente come la Mambro e Fioravanti, gente con 6
ergastoli a testa, di essere fuori e di scrivere sui giornali, di
diventare (come è stata la Mambro) testimonial dell'8 marzo - la
festa delle donne -, di essere presente in Senato per dare risalto
ad una conferenza stampa sull'amnistia? E come facciamo noi a
pensare che sia possibile arrivare a quei mandanti, a quegli
ispiratori politici, quando ogni Legge che questo Governo appoggia
è un provvedimento che serve ad allontanare quella possibilità?
Quando parliamo di rogatorie, di legittimo
sospetto, non c’è da fare tanta teoria: guarda Piazza Fontana:
con la storia del legittimo sospetto a quel processo hanno fatto
fare il giro d’Italia! Quando valutiamo le situazioni di fatto
abbiamo un conflitto di interessi anche nei processi per strage: al
processo per la Strage di Piazza Fontana lo stato è costituito
parte civile, l’On. Pecorella difende il condannato in I° grado
quale esecutore della strage, Delfo Zorzi ed è Presidente della
Commissione Giustizia della Camera.
Insomma, la tua domanda può essere buona a
futura memoria; adesso come adesso è un vezzo intellettuale. Adesso
come adesso la cosa da fare è un’altra: anche nei piccoli paesi
(dove, come dici tu, c’è poca informazione) ci sarebbe da andare
a spiegare cos’è davvero "il legittimo sospetto", a chi
dice "massì, cosa vuoi che sia…", e magari pensa sia
solo un tecnicismo. Il legittimo sospetto vuol dire far ricominciare
da capo un processo, magari complesso, allungare i tempi, inquinare
le acque, mescolare le carte una volta di più…

F.B.:
Navigando in internet ho trovato un tuo commento
al disegno di legge che l’ex sindaco di Bologna, Walter Vitali,
ha presentato il 24 luglio 2002 per abolire il segreto di Stato
per i reati di strage e terrorismo. Vorrei che fossi tu a
spiegare i caratteri salienti di questa proposta di legge.
PAOLO BOLOGNESI:
Allora, vediamo di fare un po’ di storia: noi
nel 1984 (come Unione delle vittime, quindi noi di Bologna assieme
ai familiari di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, treno Italicus,
e poi si sono aggiunti i familiari del rapido 904 e di Via
Georgofili) abbiamo presentato una proposta di Legge di iniziativa
popolare, con la raccolta di centomila firme. Un articolo unico (5)
. Come dicevamo nella relazione introduttiva, la proposta intendeva
attribuire alla magistratura la pienezza dei suoi poteri di
indagine, di accertamento e di decisione nei processi penali
concernenti i fatti criminosi maggiormente pericolosi per l'ordine
democratico.
Questa legge ha avuto un iter
"particolare": ogni volta che veniva messa in discussione,
il Governo del momento diceva: "stiamo studiando una Legge di
nostra iniziativa, che riguarda il riordino complessivo dei Servizi
Segreti; la vostra proposta verrà recepita ed assorbita all’interno
di questo provvedimento". E, in questo modo, si passava di
legislatura in legislatura senza che nulla cambiasse. Allora noi ci
siamo resi conto che per portare avanti davvero la nostra proposta
di Legge dovevamo affrontare un problema di prassi parlamentare. Ci
siamo dunque riferiti a due parlamentari, uno alla Camera e uno al
Senato, e siamo passati da una proposta di Legge di iniziativa
popolare ad una di iniziativa parlamentare. Vai pure a vedere il
testo proposto da Vitali e confrontalo con il nostro: è lo stesso,
cambia solo il preambolo, la fonte della proposta (non più
"popolare" ma "parlamentare"). Le firme, invece
che essere raccolte in piazza, sono state raccolte all’interno
delle due camere (il primo firmatario alla camera è Bielli,
al Senato Vitali), ma a tutti gli effetti questa proposta è
la nostra.
Ti do anche un’anticipazione: il 9 ottobre
le associazioni riunite nell’Unione verranno ascoltate dalle
presidenze delle commissioni Difesa e Affari Costituzionali del
Senato. La faccenda del segreto di Stato, dal nostro punto di vista,
è semplicissima: noi vogliamo affermare una cosa sola: quando un
Magistrato sta indagando su fatti relativi a stragi o terrorismo,
nessuno deve porre ostacoli di nessuna natura. Per farti un esempio:
quando un Magistrato sta indagando sulla strage di Bologna, faccio
per dire, e gli arriva un’informativa interessante (dal Sisde, dal
Sismi o enti del genere) al Magistrato può nascere spontanea una
riflessione: "vorrei saperne di più. Da chi arriva questa
informativa? Vorrei ascoltare la fonte". Ecco che scatta il
"non si può! Segreto di Stato! Non è possibile rivelare le
fonti, l’informatore, ecc."… E noi diciamo no! Il
Magistrato in questi casi deve poter andare fino in fondo. Nella
strage di Bologna i risultati più importanti sono arrivati
prendendo in mano proprio i depistaggi, e cercando di capire la loro
provenienza. Da lì si è risalito, navigato… e arrivati spesso in
alto…
Teniamo presente che i risultati processuali
relativi al 2 agosto 1980 fanno paura ancora adesso, perché ci
troviamo non solo i 2 – 3 esecutori materiali, ma anche il Gran
Maestro della loggia massonica P2, e poi Musumeci, Belmonte,
Pazienza… Ci sono questi 4 che ti danno già l’idea di dove
puoi arrivare… E se uno queste cose non le capisce e dice:
"Sulla strage di Bologna non si è ancora arrivati a niente…",
rispondo: Ancora niente?! Leggete le carte processuali, e capirete
anche perché gli attacchi a questo processo in questi anni sono
stati costanti, metodici…
Adesso ti dò una notizia in anteprima.
(NOTA DI F.B.)
(Paolo mi passa un comunicato dell’Associazione,
fresco di stampa, che vi riassumo brevemente: Il latitante dei NAR, Pasquale
Belsito è stato arrestato a Madrid il 30 giugno 2001. Belsito
era uno snodo della rete dei latitanti neri in Spagna. Ecco un
estratto del suo "curriculum":
- Sette anni di reclusione per concorso nell’omicidio del
sostituto procuratore Mario Amato (6) avvenuto
poco prima la strage alla stazione di Bologna.
- Ergastolo per il conflitto a fuoco dove persero la vita l’agente
di polizia Ciro Capobianco e il terrorista Alessandro Alibrandi
(Roma, 1981)
- Ergastolo per gli omicidi degli estremisti di destra Luca
Perucci e Mauro Menucci
Dopo il suo arresto Belsito fece filtrare dal
carcere la volontà di collaborare con la Magistratura circa alcuni
episodi relativi al terrorismo nero. Il 2 luglio 2001 la Spagna
evidenziò la possibilità che l’estradizione di Belsito potesse
avvenire in tempi rapidissimi, in virtù dei trattati fra Spagna ed
Italia. Il Ministro della Giustizia italiano sostiene di aver
chiesto l’estradizione il 31 luglio 2001, ma alla data odierna
Belsito non è stato ancora estradato. L’Associazione chiede al
Guardasigilli On. Roberto Castelli quali siano gli impedimenti
burocratici che non permettono la consegna di Belsito alle autorità
italiane.)
PAOLO BOLOGNESI:
Sai perché non sembra ci sia molta voglia di
farlo rientrare, questo signore? Se Belsito si mette a parlare per
molti potrebbero essere guai seri…

F.B.:
Hai parlato di sviamenti e depistaggi, ma hai
pure accennato agli esecutori materiali della strage… E forse è
venuto il momento per parlare di una pagina fondamentale nella
vostra vicenda (ossia di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (7)
) e di una scomoda, ossia delle tesi del Comitato "E se fossero
innocenti?".
PAOLO BOLOGNESI:
Nel 1994 fu emessa la seconda sentenza della
corte di Appello, quella che condannò Mambro e Fioravanti come
esecutori materiali della strage. Poco tempo dopo sul Corriere
della Sera apparve un’intervista ai due terroristi, dal titolo
"Loro al governo, noi all’ergastolo" (8)
. Leggila bene. Sembra quasi un avviso ai naviganti……
Un mese dopo a Roma, nella sede dell’Arci,
nasce il Comitato "e se fossero innocenti?".
Le tesi di questo comitato non portano nessun
elemento nuovo. Sono tesi che nei processi sono state già smentite,
demolite, si sono rivelate degli espedienti.
Mambro e Fioravanti, che si dicono innocenti,
hanno cambiato più volte le loro stesse versioni dei fatti. Negli
anni ’90 hanno pure riscritto la storia del proprio comportamento
processuale, dichiarando di aver cercato, durante i processi,
"un dialogo approfondito con i Magistrati". Noi abbiamo
seguito tutte le udienze, e posso garantirti che entrambi hanno
dimostrato disprezzo ed arroganza sia verso i magistrati, sia verso
i familiari delle vittime. Questa voglia di collaborare, poi, la
dimostrarono rifiutandosi di rispondere agli avvocati di parte
civile… Poi sono anni che annunciano che chiederanno la revisione
del processo, ma questa richiesta non la si è mai vista, e io ho la
sensazione che sia solo un’iniziativa propagandistica, null’altro
che fumo negli occhi.
Insomma, noi abbiamo seguito tutti i processi,
udienza dopo udienza, e a convincerci della colpevolezza di Mambro e
Fioravanti sono prove certe, e di sicuro non il fatto che noi
cercassimo qualcuno con cui placare la nostra voglia di giustizia,
come ha sostenuto qualcuno. Volevamo i colpevoli, non certo dei
capri espiatori. Non avremmo nessun interesse ad accusare Francesca
Mambro e Valerio Fioravanti, se ci fosse in noi anche solo un minimo
dubbio che siano estranei alla strage.
Il comitato "e se fossero innocenti"
avrebbe fatto bene a leggersi le carte processuali, invece che
muoversi sulla base di suggestioni.
F.B.:
Nell’agosto scorso si è tornato a parlare
della stagione delle stragi per un’altra questione, a dire il vero
non direttamente connessa con la strage di Bologna. Tu la conosci di
certo bene e l’hai già menzionata in precedenza, ma riassumiamola
per chi ci sta leggendo: l’Avvocato Gaetano Pecorella
(onorevole di Forza Italia e presidente della Commissione Giustizia
della Camera, nonché legale di Silvio Berlusconi nel processo IMI
SIR – Lodo Mondadori a Milano) è stato iscritto nel registro
degli indagati dalla procura di Brescia, che sta indagando sulla
strage di Piazza della Loggia del 1974. Il reato ipotizzato è
quello di favoreggiamento. Pecorella è infatti difensore di Delfo
Zorzi, già condannato all’ergastolo come esecutore materiale
della strage di Piazza Fontana. Gli atti contro Pecorella
nascerebbero dalle dichiarazioni rese dal pentito Martino Siciliano,
testimone chiave nei processi sullo stragismo nero, che nell’aprile
scorso ha ritrattato tutte le proprie accuse nei confronti di Zorzi,
sia per Piazza della Loggia sia per Piazza Fontana. La ritrattazione
di Siciliano però, nella ricostruzione della Procura di Brescia,
avrebbe avuto origine da un’offerta consistente di denaro, offerta
alla quale non sarebbero stati estranei (sempre secondo l’ipotesi
accusatoria) i legali dello stesso Zorzi.
Delfo Zorzi, 54 anni, vive dal 1974 in Giappone,
ed è cittadino giapponese dal 1989. Oggetto di un mandato di
cattura internazionale del 1997, non è mai stato estradato in
Italia per mancanza di un accordo fra Italia e Giappone.
Dunque l’Avvocato Pecorella, difensore di Zorzi,
in qualità di presidente della Commissione Giustizia della Camera
dovrebbe esaminare l’eventuale richiesta di estradizione DEL SUO
ASSISTITO…
Come giudichi l’atteggiamento di questo
Governo, che da un lato si pone quale strenuo avversario del
terrorismo internazionale (dopo l’11 settembre), mentre dall’altro
lato sembra provare fastidio se solo gli si ricordano gli episodi di
terrorismo "nostrano" che ancora attendono giustizia e
verità?
PAOLO BOLOGNESI:
Questo fervore antiterroristico si manifesta
perché il "nuovo nemico" è straniero. Magari ne dovremo
subire le conseguenze pure in Italia, ma le matrici, le persone, le
"cause" di questi personaggi ci sono totalmente estranee.
Ricordiamoci poi che la prassi che seguiva ogni episodio stragista
in Italia era: "cerchiamo di addossare le colpe all’estero,
cerchiamo le piste extra-nazionali".
Questo fervore, mi convince poco… Quando vedo
Gasparri, Fini, Storace, che politicamente hanno pascolato negli
stessi ambienti di Mambro e Fioravanti, quando abbiamo un Presidente
del Consiglio che è iscritto alla Loggia Massonica P2, loggia
massonica coinvolta, come sappiamo, nella stagione delle stragi di
casa nostra… La patente di grande nemico del terrorismo a questa
gente io non la riconosco di certo! E non la otterranno mandando gli
alpini in Afghanistan... Questa gente dimostrerà di essere contro
il terrorismo quando avrà abolito il segreto di Stato, quando avrà
fatto di tutto per cercare i mandanti e gli ispiratori politici
della stagione delle stragi italiane.
Per quanto riguarda Pecorella, ne ho parlato
durante il discorso del 2 agosto scorso, sottolineando che la
commistione tra funzione istituzionale e ruolo professionale pone in
discussione nei fatti la credibilità dell’impegno del Governo
Italiano in materia di antiterrorismo. Non ci sono dubbi: qui
occorre una scelta che evidenzi la volontà politica di conseguire
senza indugi l’obiettivo della consegna dello Zorzi all’autorità
Giudiziaria Italiana.
F.B.:
Tu sei, oltre che Presidente della
"Associazione tra i familiari delle vittime della strage di
Bologna", Presidente della "Unione familiari vittime per
stragi", che riunisce sotto la propria tutela i parenti delle
vittime di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, treno Italicus,
rapido 904 e di Via Georgofili. Una domanda prettamente tecnica:
quali sono i rapporti e le interazioni fra le varie associazioni?
PAOLO BOLOGNESI:
Beh, è chiaro che ogni Associazione è autonoma.
Ognuna compie le varie attività sul territorio autonomamente da
quella degli altri anche per motivi di distanza. Però operiamo con
grande sintonia e in certe operazioni operiamo congiuntamente.
Abbiamo già citato il fatto che nel discorso dell’ultimo 2 agosto
ho parlato di Pecorella, per sottolineare un fatto che con noi non c’entrava
nulla, ma nel quadro complessivo di quelli che sono gli obbiettivi
dell’Unione Familiari contava, eccome! Come ho già detto, per la
proposta del Segreto di Stato andremo tutti insieme all’audizione
al Senato del 9 ottobre; siamo insieme nell’Osservatorio delle
Vittime, eccetera.
F.B.:
Le stragi non guardano in faccia nessuno:
uccidono senza fare distinzioni di età, sesso, ceto sociale e
convinzioni politiche… Scusa la domanda, forse banale ma
assolutamente non provocatoria: le diverse opinioni politiche all’interno
dell’Associazione hanno mai influenzato e/o portato a contrasti
interni?
PAOLO BOLOGNESI:
No, mai. Perché in queste faccende riesci ad
arrivare a certi obbiettivi solo con una grande coerenza. Al nostro
interno abbiamo pure persone impegnate politicamente, faccio per
dire, in Alleanza Nazionale, ma sono sempre state con noi, fino in
fondo. Del resto anche all’inizio di questa intervista abbiamo
detto quali sono i nostri obbiettivi: Giustizia e verità… Se
questi sono i tuoi obbiettivi non conta nulla l’appartenenza
personale a questo o a quel partito. Qui a Bologna c’è un sacco
di gente che è simpatizzante per il polo di centro destra, ma con
noi è sempre stata solidale.
F.B.:
Una curiosità prettamente "tecnica":
nei vari processi sulla strage di Bologna, l’Associazione non si
è mai costituita parte civile, preferendo la costituzione
individuale dei singoli familiari. Volevo sapere se i motivi che
sottendevano questa scelta erano personali o
"tecnico-giuridici".
PAOLO BOLOGNESI:
Solo tecnico-giuridici. Normalmente, per
costituirsi parte civile l’Associazione avrebbe dovuto essere
esistente già nel momento in cui era successo il fatto. A questo
punto il riconoscimento dell’associazione diventava problematica,
ed abbiamo puntato alla massa individuale di costituzioni quali
parti civili, anche per dimostrare la grande compattezza con cui
portavamo avanti le nostre ragioni.
F.B.:
Ho già avuto modo di trattare casi di persone
ferite dallo Stato. Si trattasse di ferite "direttamente
inflitte" o di ferite rese più dolorose da silenzi,
inefficienza, depistaggi, poco conta: vedo un filo comune nel caso Pinelli,
nel caso Giuliani e nel vostro (9): l’inefficienza
(naturale o voluta…) degli apparati dello Stato.
Questo mi ha portato ad una riflessione quasi
paradossale, ad un’altra cosa che mi sembra accomunare le vostre
vicende: lo Stato vi ha deluso tutti, sì, ma vi ha deluso nella
misura in cui voi vi aspettavate qualcosa di importante dalle
Istituzioni. Mi sembra che voi, familiari delle "vittime di
Stato" (e scusami per la definizione) abbiate sviluppato un
senso delle Istituzioni più alto di quello che hanno quanti
dovrebbero incarnare quelle stesse Istituzioni….
Io non ho un gran senso dello Stato; non lo dico
con vanto, ma più mi interesso ai casi di questa Repubblica e più
quel poco senso se ne va… Quindi perdonami la domanda, per certi
versi addirittura ridicola: cos’è (per te, per voi dell’Associazione)
lo Stato? Com’è cambiata (se è cambiata) la tua concezione di
Stato, prima e dopo la tragedia che ti ha colpito personalmente?
PAOLO BOLOGNESI:
Indubbiamente lo Stato nella faccenda della
strage di Bologna ha fatto di tutto per comportarsi in maniera
indegna o peggio. Ti dirò di più: dal dopoguerra fino al 1981
tutti i capi dei servizi segreti sono stati implicati in qualche
modo, per depistaggi o altro, negli episodi di stragi. E i servizi
segreti sono organi esecutivi, "eseguono ordini", come si
dice; i loro vertici sono nominati politicamente, ma nessuno dei
Ministri implicati nella scelta di questi vertici ha mai pagato
politicamente per le azioni dei servizi o per le protezioni fornite
a questi personaggi. Pertanto quando si parla di "schegge
impazzite" o di "servizi deviati" a me sembrano
fesserie: questi signori facevano esattamente quello che "dall’alto"
gli dicevano di fare.
Insomma, stiamo parlando di uno Stato che ha al
suo interno una serie vastissima di "agganci avvelenati",
è un dato di fatto… Ma è pure vero che se nell’ambito della
strage di Bologna siamo riusciti ad arrivare a dei risultati è
perché nella polizia, fra i carabinieri, nella magistratura, e
negli stessi servizi segreti abbiamo trovato uomini davvero all’altezza
dello Stato, che hanno tenuto in grande considerazione quelle che
dovrebbero essere le caratteristiche salienti di uno Stato. Credo
che un’Associazione come la nostra dimostri di essere attaccata
allo Stato proprio criticandolo, senza fargli mai sconti. Credo che
criticando con coerenza le malefatte di certi personaggi, si indichi
quella che dovrebbe essere la strada da seguire per essere davvero
qualcosa che tuteli (e non che opprima) i cittadini. Che poi questa
nostra coerenza sia stata poco premiata è tutto un altro paio di
maniche.
Poi, certo, vedere la direzione che sta prendendo
oggi, lo Stato… Beh, sta andando in una direzione che distrugge
quel po’ di etica che esisteva fino ad oggi.
F.B.:
Nella strage del 2 agosto 1980 tu hai perso la
madre di tua moglie ed hai rischiato di perdere tuo figlio, che all’epoca
aveva 6 anni. Ti capita mai di parlare con lui di quei fatti?
Partecipa anche lui alle attività dell’Associazione? E, a tale
proposito, un’altra cosa mi incuriosiva, senza scendere in
dettagli personali: le stragi spesso vengono viste come qualcosa di
terribile, certo, ma anche come un’isola a sé stante, una vicenda
che ha un inizio e una fine: i morti vengono pianti dai parenti, e
poi il dolore lentamente passa. I feriti vengono curati, poi tornano
alla vita, chi segnato nel corpo, chi nell’anima, chi in tutti e
due… Invece credo che le cose siano molto più complesse. Lo Stato
almeno in questo vi è stato vicino, a livello di esigenze pratiche?
PAOLO BOLOGNESI:
Tieni presente che il 2 agosto io ho riconosciuto
mio figlio da una "voglia" che aveva sulla pancia.
Immaginati come poteva essere ridotto… Ha subito 14 operazioni,
fra Italia e estero. Noi come famiglia abbiamo cercato di far sì
che, in seguito, non pensasse a se stesso come ad una vittima. Che
la sua coscienza non fosse segnata da quelle ferite; doveva avere la
forza di superarle, di andare avanti. E direi che ci siamo riusciti.
Mio figlio si è laureato, vive a Londra. Ha una forte vena
artistica (che sicuramente lo ha aiutato a superare l’esperienza):
ha girato dei cortometraggi per l’Associazione, che hanno vinto
pure dei premi… (10)
Bologna ha avuto la medaglia d’oro al valore
civile per quanto concerne i soccorsi, e fu un riconoscimento
pienamente meritato. I soccorsi furono immediati, un esempio di
"iniziativa posta a servizio della necessità". I carrelli
per le valigie messi a disposizione per il trasporto dei feriti, i
taxi... Hanno salvato tanta di quella gente… Per fortuna poco
tempo prima della strage era stata attivata la struttura della
Protezione Civile, per cui c’era gente fresca di conoscenze e di
formazione nel campo della gestione delle emergenze.
Ma molte famiglie non si sono mai riprese, e non
si riprenderanno più… E’ una cosa che ti scombussola
totalmente. Anche quelli che non sono fra gli 85 morti o fra i 200
feriti, ma che erano lì ed hanno visto tutto…
Per quanto riguarda gli aiuti
"pratici": a Bologna subito dopo la strage il "Resto
del Carlino" ed il Comune fecero una sottoscrizione. E la gente
si dimostrò davvero solidale. Con i soldi raccolti furono esaudite
le necessità delle varie famiglie coinvolte. Per farti un esempio,
i rimborsi per i feriti, per altre stragi, sono arrivati dopo 5 –
6 anni. Quindi quelli che hanno dovuto affrontare le cure, le
operazioni o le visite specialistiche hanno dovuto affrontare la
cosa, anche a livello finanziario, completamente da soli, sperando
nel rimborso successivo.
Pensa che oggi noi come Associazione siamo
diventati un punto di riferimento, qui a Bologna, anche per persone
coinvolte in incidenti stradali e cose del genere, nel senso che
abbiamo sviluppato conoscenze ed un bagaglio di esperienze notevole,
in questo campo. Vengono da noi a chiederci consulenze, l’indirizzo
di questo o quello specialista, in campo oculistico, ortopedico,
dermatologico… E noi quando possiamo diamo una mano ben
volentieri, è chiaro. Ma il mio discorso era questo: noi questa
esperienza ce la siamo fatta sulla nostra pelle; vent’anni fa ci
siamo trovati a brancolare da un ospedale all’altro, da uno
specialista all’altro, con ben poche sicurezze e ben poche
indicazioni. E non a tutti è andata bene…
F.B.:
Un’ultima domanda "personale", che mi
appare però doverosa: nel libro di Daniele Biacchessi che ho citato
nell’introduzione ("Un attimo… vent’anni")
appare più volte la figura di Torquato Secci, scomparso il
24 aprile 1996. Un uomo che voi tutti avete conosciuto bene, e
traspare dal libro di Biacchessi il grande affetto, il grande
rispetto che avete portato verso di lui. Ma Torquato Secci (ossia il
primo Presidente dell’Associazione, che reagì alla morte del
figlio Sergio alla stazione di Bologna con lucidità, determinazione
e grande impegno civile) per "l’uomo della strada"
(sempre per quell’ignoranza/indifferenza – solo in parte
incolpevole – di cui abbiamo già discusso) è un "signor
nessuno"…
Anche per me, che non l’ho conosciuto
personalmente, sembra doveroso chiudere questa intervista facendo
ricordare proprio a te la sua figura.
PAOLO BOLOGNESI:
Torquato Secci è stato un grande! Anche per il
suo passato; è stato un ex partigiano, non è che la sua storia,
quella che me lo fa definire "un grande" cominci a Bologna
il 2 agosto 1980…
Io l’ho conosciuto il 2 agosto, davanti al
reparto di rianimazione; eravamo entrambi lì per i nostri figli;
poi il mio ce l’ha fatta, il suo Sergio è morto il 7 agosto, in
seguito alle ferite riportate nell’esplosione. Nel marzo 1981,
dopo il Processo di Appello sulla strage di Piazza Fontana, quando
furono assolti tutti gli imputati, decidemmo di fondare l’Associazione,
e abbiamo cominciato a lavorare insieme. Abbiamo vissuto insieme i
processi, la raccolta delle firme per l’abolizione del segreto di
Stato, le speranze e le amarezze… Molte persone si sono stupite
quando conoscevano gente dell’Associazione, pensando di trovare
persone chiuse nel proprio mondo e afflitte, e constatando invece
quanta dinamicità e quanta caparbietà mettevamo nelle nostre
azioni, con cui cercavamo – e cerchiamo – di creare punti fermi,
come diceva Torquato, soprattutto per le giovani generazioni.
La coerenza, la tenacia, la caparbietà di
Torquato erano più che eccezionali. E ha cambiato anche il mio modo
di affrontare queste cose. Per me è stato un maestro di vita,
davvero... Sulla tomba di mio padre ho voluto far scrivere "sei
stato un bell’esempio di vita". E quando è morto Torquato e
ho fatto una breve orazione funebre in sua memoria gli ho voluto
dedicare quelle stesse parole: "sei stato un bell’esempio di
vita"…

manifesto realizzato a cura dell’Associazione 2
Agosto 1980,
per ricordare il ventiduesimo anniversario della
strage.
***
Lo squarcio è ancora lì. Parte da terra ed
arriva fino al solaio della sala d’attesa intitolata proprio a Torquato
Secci.
Sembra quasi il vezzo di qualche architetto che
ha voluto lasciare l’impronta del proprio estro, della propria
creatività… E invece è il ricordo dello squarcio che aprì e
demolì la stazione di Bologna il 2 agosto 1980, alle 10,25 quando
una valigia piena di tritolo fu fatta esplodere, accanto a quel muro
portante. Vicino a quello squarcio c’è la targa con i nomi delle
85 vittime. Anche riportare, uno per uno, i loro nomi, aiuta a
difendere la memoria.
ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO " 23
LEO LUCA MARINO " 24
DOMENICA MARINO " 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA " 57
VITO DIOMEDE FRESA " 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA " 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI " 28
CARLO MAURI " 32
LUCA MAURI " 6
ECKHARDT MADER " 14
MARGRET ROHRS IN MADER " 39
KAI MADER " 8
SONIA BURRI " 7
PATRIZIA MESSINEO " 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA " 34
MANUELA GALLON " 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON " 40
MARINA ANTONELLA TROLESE " 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE " 51
ROBERTO DE MARCHI " 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI " 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO " 46
VITTORIO VACCARO " 24
VELIA CARLI IN LAURO " 50
SALVATORE LAURO " 57
PAOLO ZECCHI " 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI " 23
CATHERINE HELEN MITCHELL " 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI " 22
ANGELA FRESU " 3
MARIA FRESU " 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI " 44
ANGELICA TARSI " 72
KATIA BERTASI " 34
MIRELLA FORNASARI " 36
EURIDIA BERGIANTI " 49
NILLA NATALI " 25
FRANCA DALL’OLIO " 20
RITA VERDE " 23
FLAVIA CASADEI " 18
GIUSEPPE PATRUNO " 18
ROSSELLA MARCEDDU " 19
DAVIDE CAPRIOLI " 20
VITO ALES " 20
IWAO SEKIGUCHI " 20
BRIGITTE DROUHARD " 21
ROBERTO PROCELLI " 21
MAURO ALGANON " 22
MARIA ANGELA MARANGON " 22
VERDIANA BIVONA " 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ " 23
MAURO DI VITTORIO " 24
SERGIO SECCI " 24
ROBERTO GAIOLA " 25
ANGELO PRIORE " 26
ONOFRIO ZAPPALA’ " 27
PIO CARMINE REMOLLINO " 31
GAETANO RODA " 31
ANTONINO DI PAOLA " 32
MIRCO CASTELLARO " 33
NAZZARENO BASSO " 33
VINCENZO PETTENI " 34
SALVATORE SEMINARA " 34
CARLA GOZZI " 36
UMBERTO LUGLI " 38
FAUSTO VENTURI " 38
ARGEO BONORA " 42
FRANCESCO BETTI " 44
MARIO SICA " 44
PIER FRANCESCO LAURENTI " 44
PAOLINO BIANCHI " 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI " 50
BERTA EBNER " 50
VINCENZO LANCONELLI " 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI " 53
ROMEO RUOZI " 54
AMORVENO MARZAGALLI " 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA " 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI " 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN " 61
PIETRO GALASSI " 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO " 67
MARIA IDRIA AVATI " 80
ANTONIO MONTANARI " 86
Francesco Barilli, di Ecomancina
NOTE:
(1) La "Unione familiari vittime
per stragi" raccoglie al suo interno più associazioni, ed
è nata per tutelare i diritti dei familiari delle vittime di Piazza
Fontana, Piazza della Loggia, treno Italicus, rapido 904 e di Via
Georgofili, oltre che della stazione di Bologna.
(2) "Associazione tra i familiari
delle vittime della strage alla stazione di Bologna"
Via Polese 22 - 40122 Bologna
sito internet: http://www.comune.bologna.it/iperbole/2agost80/
e-mail: 2agost80@iperbole.bologna.it
(3) Il 9 marzo 2002 Luigi Ciavardini
è stato condannato quale terzo esecutore materiale della strage. I
primi due esecutori, già condannati con sentenza passata in
giudicato, furono Francesca Mambro e Valerio Fioravanti
(4) http://www.stragi80.com/
: sito molto bello e molto documentato, che vi consiglio vivamente.
(5) Estratto dalla proposta di Legge:
"Alla legge 24 ottobre 1977, n. 801, è aggiunto l'art. 15 bis,
del seguente tenore: "Il segreto di Stato non può essere
opposto in alcuna forma nel corso dei procedimenti penali relativi:
a) - ai reati complessi per finalità di
terrorismo o di evasione dell'ordine democratico;
b) - ai delitti di strage previsti dagli artt. 285 e 422 del codice
penale."
(6) Mario Amato, Sostituto
Procuratore della Repubblica di Roma, titolare delle inchieste sui
gruppi terroristi di destra, fu ucciso a Roma il 23 giugno 1980
(meno di due mesi prima della strage di Bologna). Il Magistrato
aveva raccolto molte informazioni circa le attività eversive
neofasciste, anche grazie ad un dossier realizzato da un giovane
esponente romano dell’autonomia operaia, Valerio Verbano
(ucciso anch’egli il 22 febbraio 1980). Per l’omicidio Amato
sono stati riconosciuti colpevoli e condannati Fioravanti, Mambro e
Gilberto Cavallini (anche quest’ultimo, come i primi due,
esponente dei NAR)
(7) Per identificare Mambro e Fioravanti e sapere
qualcosa di più sulla loro lunga lista di crimini, vi rimando a
questo link: http://www.stragi80.com/bologna/mambrofioravanti/chisono.html
(8) "Loro al governo, noi all’ergastolo"
– Corriere della Sera 12 giugno 1994 – articolo di Gian Antonio
Stella: http://www.stragi80.com/bologna/mambrofioravanti/stella.html
(9)
Per il caso Giuliani vedi:
http://www.ecomancina.com/ricordandogenova.htm
http://www.ecomancina.com/menzognainfinita.htm
Per il caso Pinelli:
http://www.ecomancina.com/documenti/ilcasopinelli1.htm
(10) Vi invito a visitare, sul già
menzionato sito "stragi 80", la sezione "frammenti di
un ricordo" (http://www.stragi80.com/bologna/frammenti/fram.html),
dove potete trovare altri collage realizzati da Marco Bolognesi (alcuni
li avete già visti proprio in questo articolo), tratti appunto da "Frammenti
di un ricordo" pubblicato dall'Associazione 2 agosto '80.
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