LA
STORIA CHE NON PIACE
di
Tino Colacillo
per Ecomancina
Si
comincia con l’attacco
alla Costituzione, poi alla celebrazione del 25 aprile.
A quando la proposta di un minuto si silenzio
in ricordo della morte di Mussolini? Prima Berlsusconi spara a
zero sulla Costituzione dicendo che è frutto di una cultura
sovietica , poi Bondi cerca di far
apparire i partigiani comunisti dei terroristi ,e dulcis in fundo
il ministro Mirko Tremaglia propone di trasformare il 25 aprile in
una “giornata nazionale di pacificazione” in cui onorare
assieme i morti della Resistenza e i militanti della RSI. Insomma
alla destra proprio non piace la storia e,senza
vergogna, cerca di riscriverla a proprio uso e consumo per
alleggerire le colpe dei suoi avi, peraltro neanche molto anziani.
Per il Presidente del Consiglio, ovvero l’uomo che salverà
l’Italia dal baratro economico e dai bolscevichi, la
Costituzione è sovietica in quanto nel
tutelare i lavoratori impedirebbe il pieno sviluppo delle aziende
italiane. – Dopo aver sentito quelle parole il presidente della
Confindustria ha finalmente ritrovato l’amico di sempre dopo un
periodo di delusione- Anche Il Giornale,attraverso
Granzotto e Guarini,non ha lesinato forti critiche alla carta
costituzionale. Il primo prendendosela con quegli articoli che
tutelano il sindacato,il contratto di
lavoro e il fatto che quasi la metà dell’assemblea costituente
fosse social-comunista, il secondo con l’articolo che definisce
lo stato una repubblica fondata sul lavoro. Forse questi signori
ignorano alcuni semplici ma importanti fatti storici. Primo
: la Costituzione è il frutto di una sintesi della cultura
liberale,della cultura cristiano-sociale e della cultura
socialista e comunista- non sono io a dirlo ma sono gli stessi
numeri snocciolati con tanta perizia da Granzotto a confermarlo-,
quindi il presunto carattere “sovietico” è solo una pura
farneticazione. Il fatto che poi una grande “fetta”di deputati
della costituente fosse andata al
Partito socialista e al Partito Comunista, sta ad indicare quanto
fossero radicati quei partiti tra le masse lavoratrici, nonostante
alcuni loro caratteri discutibili. Secondo: l’Italia era appena
uscita da un ventennio di dittatura sanguinaria sotto la quale coloro
che ne subirono maggiormente gli effetti furono i lavoratori –
credo che tutti sappiano o ricordino cosa furono le
corporazioni,il divieto di sciopero,i manganelli sui
manifestanti,le baionette nelle urne elettorali e via dicendo- e
quindi che nella Costituzione vi fosse la necessità di ribadire
il valore fondante dell’attività umana, di tutelare quelle
libertà prima negate, non è scandaloso e filosovietico,ma
normale e degno di un paese civile. Tutto ciò,ovviamente,
non basta alla destra che aspira sempre più a cimentarsi con la
professione dello storico. Infatti
sopite o quasi le polemiche di diritto costituzionale,i
neo-ex-post-vetero fascisti Bondi e Tremaglia si sono scagliati a
manganello tratto contro la celebrazione del 25 aprile. Il
forzista Bondi ha detto che i partigiani comunisti furono
la principale causa delle rappresaglie nazifasciste contro la
popolazione civile e il sindaco di Bologna vorrebbe rendere onore
alle “vittime della violenza comunista”durante la resistenza.
Bisognerebbe ricordare a Bondi che se a lui e a tanti altri
venditori di fumo è permesso di parlare è grazie a quei
combattenti,non solo comunisti,che
hanno lottato e perso la vita in nome della giustizia e della
civiltà. Si può anche discutere magari sui singoli casi di
eccessi, ma
per fare ciò bisognerebbe prima provarli e nel caso ci fossero
essi comunque andrebbero giudicati nel contesto in cui si
verificarono. Ovviamente il camerata Tremaglia non poteva essere
da meno. E allora cosa c’è di meglio della trasformazione del
giorno della liberazione da giorno appunto di liberazione dal
nazifascismo ,a giornata nazionale di
pacificazione?Ammesso e non concesso che la pacificazione sia
possibile -del resto non riuscì bene neanche a Togliatti con
l’atto di amnistia-essa si basa su un assunto alquanto difficile
da digerire, ossia che i morti,da qualunque parte essi stavano,
sono tutti uguali in quanto combatterono comunque per la patria.
Certo, per il Tremaglia ex repubblichinino e camerati governativi sarebbe
molto comoda una simile riunificazione, in quanto consentirebbe
loro principalmente due cose: andare a Predappio ,a rendere onore
al duce, senza che il giorno dopo si scateni un putiferio
storico-politico, e poter essere finalmente orgogliosi del proprio
passato al fianco delle SS senza rimorsi o pudori di alcun tipo.
Come ho già detto credo che per tutte le persone di buon senso
, sia difficile digerire l’idea che i morti al fianco dei
nazisti siano uguali ai morti per la libertà perché, è vero che
essi combatterono per la patria , ma quella patria non era la
stessa per tutti e due. Infatti per i
repubblichini era la patria del nazionalismo, dell’antisemitismo
e dell’autoritarismo mentre per i partigiani-e ribadisco non
solo comunisti-era la patria della democrazia e delle libertà (
quella grazie alla quale abbiamo un presidente operaio).A
sinistra, erroneamente secondo me,tutto ciò viene
scambiato per revisionismo. In realtà il revisionismo è ben
altra cosa dal negazionismo e dalle storture a fini politici della
storia perché esso, pur con tutti i difetti e i tentativi di
strumentalizzazione che subisce,cerca
di vedere e analizzare i fenomeni storici con un altro occhio
critico che non sempre è negativo. Ovviamente il revisionismo
serio sa dove fermarsi e cioè la dove
il fatto storico è quello che è senza che vi possano essere
punti di vista divergenti,un esempio:si può discutere su quali
siano state le matrici e le cause che hanno portato al potere il
fascismo, ma mi pare difficile dissentire sul fatto che esso fu
chiaramente un movimento autoritario.
Il
25 aprile è e deve essere la festa degli italiani,come
ha detto il presidente Casini, ma non si può tollerare in nome
della serenità e di una fantomatica pacificazione lo
stravolgimento del senso storico,politico e civile di una
commemorazione che tiene vivo il sentimento di libertà della
Repubblica italiana.