Quando fu chiesto a Colin Powell come mai, dopo che
la road-map era stata letteralmente imposta ai palestinesi, Israele
tardava ad accettarla senza porre condizioni, Powell rispose che, in
realta', "non aveva importanza" l'accettazione o il
rifiuto - di Israele, si intende. (Fossero stati i palestinesi, la
reazione sarebbe stata senza dubbio differente). Per una volta, mi
trovo d'accordo con Powell: davvero non importa. La funzione
centrale della road-map e' distrarre l'attenzione pubblica dalla
mappa reale dei Territori palestinesi. Quest'ultima viene
drammaticamente alterata e, diversamente dalla road-map, che sara'
dimenticata come tutti i suoi cinici precursori ("il piano
Zinni", il "piano Tenet", "Il Rapporto Mitchell",
la "Conferenza di Pace Regionale"), la mappa geografica
della Palestina e' qui per restarvi, con un terrificante Muro eretto
nel suo cuore - la "barriera di Sicurezza", come esso
viene definito in lingua israeliana; in effetti, un Muro di
Apartheid. Sharon si era opposto lungamente all'idea di una barriera
tra Israele e Cisgiordania. Fino all'aprile 2002, l'aveva
accantonata - nonostante la pressione pubblica, nonostante la
richiesta da parte del presidente israeliano e del capo dei servizi
segreti, e, soprattutto, nonostante le vittime civili israeliane, la
cui morte avrebbe potuto essere evitata da tale barriera. Il
grandioso progetto di costruzione non fu lanciato che dopo il giugno
2000, in quella che fu definita una vittoria personale del leader
laburista Ben-Eliezer. Dal momento che, diversamente dalla giunta
che li governa, molti israeliani preferirebbero terminare
l'occupazione, il supporto per il Muro e' schiacciante. Molti
credono che esso portera' sicurezza ed, eventualmente, si
trasformera' in una frontiera tra i due "stati". I
milionari israeliani, come espone Yedioth Ahronot (22/11/2002),
hanno una ragione speciale per festeggiare: centinaia di alberi
d'olivo palestinesi lungo il perimetro del Muro vengono sradicati
dai costruttori, contrabbandati e venduti per i giardini dei ricchi
israeliani (fino a 5.000 dollari per un albero antico). I
proprietari palestinesi che osino protestare o chiedere un
indennizzo per la loro unica fonte di reddito vengono allontanati
con percosse e minacce. Cambiamento di idea? La giunta cambio' idea
sulla costruzione del Muro solo dopo l' "Operazione Scudo
Difensivo" dell'aprile 2002. Fino a che le vittime israeliane
potevano essere utilizzate per giustificare le ripetute incursioni
entro le aree "autonome" palestinesi, nessun muro fu
costruito. Dopo lo "Scudo Difensivo", quando Israele era
ormai riuscito a rioccupare l'intera Cisgiordania e a distruggere l'Autorita'
palestinese (esistente gia' da prima solo di nome), il Muro pote'
essere edificato. Ma la ragione piu' profonda per il cambiamento
d'idea fu che la giunta trovo' il modo di utilizzare il Muro per i
suoi scopi: cioe' come parte di un progetto teso a distruggere i
palestinesi. Cio' non puo' essere compreso senza dare un'occhiata
alla reale direzione del Muro. Perche', vi chiederete, il Muro non
segue il perimetro della Linea Verde che separa Israele dalla
Cisgiordania? - No davvero. Se questa fosse la vera intenzione di
Israele, avremmo potuto avere la Pace tanti anni fa. In realta',
Israele rifiuta di uscire dalla Cisgiordania e la costruzione di un
Muro sulla Linea Verde e' l'ultima cosa che la giunta abbia in
mente. Il Muro viene costruito profondamente entro il territorio
palestinese, allo scopo di rubare quanta piu' terra ed acqua
palestinese sia possibile. Un esempio calzante e' il piccolo
villaggio di Mas'ha, dove un gruppetto di internazionali e locali ha
collocato un piccolo campo per attrarre l'attenzione e lottare
contro l'atrocita' in corso. L'esempio di Mas'ha Il villaggio di
Mas'ha e' adiacente all'insediamento israeliano di Elkana, a 7 km
circa dalla Linea Verde. Nell'aprile 2003, i bulldozers israeliani
hanno iniziato a separare Mas'ha, con un muro di cemento armato alto
otto metri, dall'unica fonte di sussistenza restatogli: la terra
agricola, in gran parte composta da uliveti. Il 98% delle terre di
Mas'ha si troveranno sul lato israeliano del Muro. Non e' stata solo
l'avidita' di terre ad inviare i bulldozers nelle terre di Mas'ha.
Queste terre si trovano ad occidente di una vasta riserva idrica che
ha origine in Cisgiordania, le cui acque scorrono sotto terra fino
al centro di Israele. Di 600 milioni di metri cubi d'acqua che la
sorgente produce in un anno, Israele ne preleva circa 500 milioni.
Il controllo delle fonti idriche e' stata sempre la motivazione
israeliana chiave per mantenere l'occupazione. I primi insediamenti,
come Elkana, furono collocati in zone critiche per trivellare. Dal
1967, Israele proibisce ai palestinesi di scavare nuovi pozzi, ma
nelle terre di Mas'ha operano ancora vecchi pozzi. Isolando il
villaggio dalle sue sorgenti d'acqua, ed eliminando la fonte di
sussistenza, Israele assume il controllo delle riserve idriche e
spinge gli abitanti del villaggio ad andare via. Sono stato a Mas'ha
un paio di settimane fa. La mostruosa barriera non era ancora
completa; consisteva di una trincea profonda 3 metri, che potevamo
ancora attraversare, nel suo punto piu' basso, con una certa
difficolta', e di un altipiano raso al suolo, ampio 80-130 metri,
sui sarebbe stato erettio il muro, con filo spinato, telecamere,
pattuglie di ricognizione. Non e' una barriera improvvisata: e' un
muro gigantesco destinato a rimanere per decenni, e a creare una
nuova realta' fisica. Si attorciglia come un serpente attorno alle
colline coltivate, accerchiando il villaggio da tre lati a soli
pochi passi dall'ultima abitazione. Ai proprietari delle terre e'
stato detto che sarebbero stati costruiti cancelli per permettere
loro di accedere alle loro proprieta'. "Non ci hanno detto,
pero', chi custodira' le chiavi", hanno osservato con amara
ironia i contadini avvezzi all'assedio, i quali hanno gia' perso
gran parte delle loro terre a causa degli insediamenti di Elkana ed
Etz Ephraim, entrambi costruiti su terre di Mas'ha decenni fa. E
Mas'ha e' solo un esempio. Dei 12.500 dunums di terra del villaggio
di Jius, 600 sono stati confiscati per la costruzione del Muro e
8.600 saranno sul lato israeliano. Le 550 famiglie che lavoravano in
Israele e che, dopo la chiusura dei Territori occupati erano tornate
all'agricoltura, perderanno anche la loro ultima fonte di reddito (Gideon
Levi, Ha'aretz, 2 Maggio 2003). Segreti e bugie E' dunque chiaro
perche' la giunta rifiuti di fornire informazioni sul perimetro del
Muro, come descrive nel dettaglio B'tselem Newsletter. La Linea
Verde e' lunga 350 km; le notizie piu' aggiornate parlano di un Muro
lungo 600 km sul solo lato occidentale della Cisgiordania. - Solo?-
Si': perche' - come menziona Ha'aretz (23/3/2003) casulamente e solo
una volta, senza ne' dettagli ne' commenti di sorta - vi e' in
programma la costruzione di un altro muro orientale. Questa
informazione cruciale sfugge virtualmente all'attenzione del
pubblico. Dal momento che molti credono che il Muro sia costruito
lungo la Linea Verde, non sospettano neppure che un'altra barriera
stia per accerchiare i palestinesi anche da dietro. Solo due mesi
prima che il progetto del Muro fosse confermato dal suo gabinetto,
Sharon fu citato da Yedioth Ahronot (26/4/2002). Il giornalista si
disse oltraggiato da cio' che considerava i pretesti scovati da
Sharon contro la costruzione del muro. Sharon fu accusato di
esagerare, e di trasformare il semplice progetto di un muro lungo
350 km in un'impresa irrealizzabile di 1000 km: "Il metodo
preferito da Sharon per gonfiare i dati e' semplicemente quello di
raddoppiare i numeri. 'Non si puo' avere una barriera solo su un
lato della zona di giunzione', ha detto ai funzionari della polizia.
'Bisogna avere barriere su entrambi i lati, e poi c'e' la valle del
Giordano, dove c'e' bisogno di un'altra barriera su entrambi i lati'.
[...] Per sabotare la separazione [...], Sharon parla di due
differenti perimetri: due barriere su diverse collocazioni della
linea di giuntura, e ancora altre due barriere tra Israele e
Giordania. In questo modo, si ottengono davvero 1000 km". Ma
Sharon non stava esagerando: adesso sappiamo che la barriera
occidentale e' gia' lunga 600 km, e aggiungendovi una barriera
simile ad est rende la valutazione di Sharon sottostimata. Cio' che
il giornalista non capi' fu che Sharon stava solo fingendo di
opporsi al Muro, e, in realta', aveva gia' pianificato il suo
attuale perimetro cosi' da massimizzare la quota israeliana di
territorio; che il muro orientale non avrebbe separato Israele dalla
Giordania, ma sarebbe stato eretto nel mezzo della Cisgiordania e
che Sharon, per ottenere il supporto del pubblico, presento'
saggiamente il Muro di Apartheid come una pragmatica resa alla
pressione laburista e pubblica, mentre invece si trattava del suo
schema, elaborato da lui stesso molto prima che avesse la
possibilita' di realizzarlo, e camuffato da remissivita' nei
confronti delle "colombe" giusto per rafforzare la sua
immagine da "moderato". La seguente mappa, preparata da
fonti palestinesi, basata sulle parti del Muro gia' erette, su
quelle in costruzione e sugli ordini di confisca gia' consegnati ai
proprietari delle terre, mostra approssimativamente a che punto e'
arrivato Israele. Non considerando la parte del leone della
Cisgiordania caduta al di fuori del Muro in mano israeliana, anche i
due bantustans contigui lasciati ai palestinesi sono, in effetti,
sezionati da catene di insediamenti israeliani e strade per soli
ebrei. La Risoluzione ONU del 1947 assegnava il 45% della Palestina
storica allo stato palestinese. Nel 1948 Israele gia' occupava il
78% della Palestina storica, lasciando ai palestinesi solo il 22% -
la Cisgiordania e Gaza. E questo e' tutto cio' che i palestinesi
chiedono dal 1993. Ora Israele sta derubando piu' della meta'
migliore di questo 22%. Sei milioni di israeliani stanno per
afferrare circa il 90% della terra (e dell'acqua), mentre tre
milioni e mezzo di palestinesi, la maggior parte dei quali profughi
della Palestina storica, sono spinti a morire di fame in cio' che
resta, chiusi in prigioni all'aria aperta dietro mura gigantesche,
senza terra, senza acqua e senza speranza. Una maniera molto morale
di ottenere pace e sicurezza, non c'e' dubbio. Il Muro di Apartheid
sara' alto 8 metri e lungo probabilmente 1000 km. La Grande Muraglia
Cinese, per fare dei paragoni, e' lunga 6.700 km, mentre il Muro di
Berlino era un nano, lungo solo 155 km e alto 3,6 metri. Restare in
silenzio su questo gigantesco progetto con implicazioni genocide,
mirante a prevenire ogni normale futura sistemazione, e' un crimine
morale, di cui e' colpevole la quasi totalita' dei media
occidentali.