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Per la morte di
Giuseppe Casu
(lettera
aperta a Haidi Giuliani)
Cara Haidi,
sono passati ormai tre anni da quando è nato il sito
delle "reti-invisibili", che faticosamente raccoglie la
memoria di tanti omicidi ("di piazza", di stragi, nelle
carceri) rimasti senza colpevoli, di tante vittime che, oltre a
vedersi negata giustizia, hanno spesso visto la propria memoria
infangata, da apparati dello stato o da media superficiali. Ma non ti
scrivo oggi per tracciare un bilancio, ai bilanci non sono portato,
preferisco guardare avanti. Ti scrivo per raccontarti una storia; per
raccontarla, però, uno sguardo al passato è necessario.
Se penso a cosa abbiamo fatto fino ad oggi mi
addolora un pensiero. Tre anni fa pensavo che sarebbe stato faticoso
recuperare tutti i fatti arretrati. In effetti quella difficoltà c'è,
ma non mi spaventa, o non mi spaventa quanto la constatazione che fino
ad oggi ci siamo dovuti interessare anche a fatti nuovi, che
drammaticamente hanno riproposto le stesse "vecchie"
dinamiche. Non ti faccio nomi, li sai. Ogni volta abbiamo dovuto
ripercorrere lo stesso doloroso percorso: le lacrime, la rabbia, le
menzogne, la distorsione dei fatti o il silenzio sugli stessi, magari
un'archiviazione...
Sai cosa mi ha sorpreso, in questi anni? Il numero di
persone che mi hanno scritto per denunciare a reti-invisibili fatti
analoghi a quelli che documentiamo sul sito. Gente che mi ha mandato
materiali per vicende del passato, certo, ma pure ragazzi che
denunciano nuovi abusi, alcuni di questi fortunatamente non sfociati
in tragedie. E' stato grazie a questa mobilitazione spontanea che sono
venuto a sapere di tante storie. L'ultima è quella di Giuseppe Casu,
una morte "piccola" (se mai una morte può essere definita
tale), ma emblematica. Una storia che faticosamente sta venendo alla
luce grazie al neonato "Comitato Verità e Giustizia per la morte
del signor Giuseppe Casu". Eccoti la vicenda, che ti riporto
grazie alla ricostruzione fatta dal Comitato.
Siamo in Sardegna, a Quartu, dove da qualche tempo
l'amministrazione comunale ha attivato una lotta contro i venditori
ambulanti privi di licenza. E' proprio così, hai capito bene: la
solita storia del "ripristino della legalità".
Giuseppe Casu è uno di questi ambulanti. Vende
frutta e verdura in una piazza di Quartu. Suppongo minacci la legalità
con zucchine insurrezionaliste e peperoni sovversivi. Riceve numerosi
verbali per la sua attività; li paga tutti, tranne l'ultimo: un
verbale di 5.000 euro che gli viene contestato lo scorso 14 giugno. Il
signor Casu reagisce energicamente a quest'ultima contravvenzione, che
deve apparirgli come una provocazione, una prevaricazione cui non
vuole sottomettersi... O forse un ultimo avvertimento di qualcosa di
peggiore che potrebbe accadergli.
Il giorno dopo, 15 giugno, secondo la ricostruzione
del Comitato, Giuseppe Casu viene affrontato violentemente da
carabinieri e guardie municipali. Viene caricato ammanettato su una
barella e portato via: si tratta di un ricovero coatto, tecnicamente
definito Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).
Cara Haidi, ti salto i passaggi intermedi, che potrai
leggere su reti-invisibili o indymedia, grazie al documento redatto
dal Comitato sorto per chiedere giustizia per Giuseppe Casu. Ti basti
sapere che il venditore ambulante resterà per una settimana in un
reparto psichiatrico, soggetto a contenzione farmacologica (ossia
somministrazione in dosi massicce di psicofarmaci) e contenzione
fisica (ossia legato mani e piedi al letto), senza che le ferite
riportate la mattina del 15 giugno siano curate, senza preoccuparsi
dell'aggravarsi delle sue condizioni. Morirà il 22 giugno.
Un successivo comunicato dell'ASL, emesso nell'ambito
di un'inchiesta interna conseguente anche le segnalazioni dei
familiari, non parlerà di un rapporto causa-effetto fra l'inumana
degenza e il decesso, ma emetterà una condanna morale durissima. Il
comunicato dirà (fonte: La Nuova Sardegna del 27 settembre) che nel
caso dell'ambulante "la contenzione e' stata effettuata per un
periodo eccezionalmente lungo, senza interruzione ... non si
giustifica per un periodo cosi' lungo e, in piu', sommata alla
contenzione farmacologica. La commissione non lo ritiene accettabile
sotto il profilo clinico oltre che etico".
Sicuramente
qualcuno, a questo punto, potrebbe obbiettare che questa vicenda ci
riempie d'indignazione, ma resta ben diversa dalla storia di Carlo, di
Aldro, di Fausto e Iaio, di Piero. Credo che a te, al contrario, non
sfugga l'emblematicità della morte di Giuseppe Casu. Una morte che ci
ricorda che la nostra società, per come è costituita, non si limita
semplicemente a produrre ingiustizia ed esclusione, ma E' BASATA su
ingiustizia e meccanismi di esclusione. Le morti senza giustizia, le
morti "dimenticate" sono la punta di un iceberg che vanta
una base sommersa, profonda, inesplorata. La società semina un
raccolto amaro: questi morti sono i suoi frutti.
Non mi interessa, dunque, se clinicamente esista o
meno un nesso causa-effetto fra il TSO subito dal signor Casu e la sua
morte: quel nesso esiste sul piano logico, sociale, politico.
Giuseppe Casu non c'è più, ma questa mia lettera
vuole testimoniare non solo la sua vita, ma pure la sua piccola-grande
ribellione, la persecuzione cui è stato sottoposto, le sue sofferenze
finali. Non è molto, ma è quanto posso fare.
Ti abbraccio
Francesco "baro" Barilli
NOTE:
1. il documento redatto dal Comitato Verità e
Giustizia per la morte del signor Giuseppe Casu potete trovarlo qui:
http://www.reti-invisibili.net/retinvisibili/articles/art_8857.html
2. Questo
articolo è stato parzialmente pubblicato anche su Liberazione del 19
ottobre 2006
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