Attenzione! Perché oggi parliamo "solo"
di fumetti. Non storcano il naso i puristi, che da ECOMANCINA si
attendono probabilmente argomenti ben diversi: parleremo infatti di
un "gioiello nascosto", nel campo del fumetto, nella
speranza non solo di indurvi a recarvi presso qualche fumetteria, ma
di ricordare a tutti le mille sfaccettature di una forma di
espressione artistica che troppo spesso viene confinata nel campo
delle arti minori.
Parliamo dunque degli anni difficili della
Repubblica Argentina, un periodo in cui la gente spariva più o meno
misteriosamente dalla proprie case, e in cui una voce di protesta
forte e coraggiosa era proprio quella dei rappresentanti della
scuola fumettistica sudamericana. Questi uomini, attraverso le
tavole disegnate, diffusero (dove e come potevano) la testimonianza
di una violenza assurda e feroce, di una cieca repressione che
afflisse la vita di un'intera nazione, ignorata o tollerata dal
resto del mondo.
Veniamo quindi a Hector German Oesterheld
(nato a Buenos Aires nel 1917 e finito ad aumentare il numero dei
desaparecidos nel 1977), ad Alberto Breccia (nato in Uruguay
ma trasferitosi presto in Argentina, morto nel '93) ed al figlio Enrique.
I due Breccia sono fra i più importanti testimoni del fumetto
contemporaneo, inteso come manifestazione artistica uscita dal
guscio degli inizi per arrivare ad una espressività più adulta. Il
lavoro fumettistico che unì i tre autori citati è la biografia
a fumetti di Ernesto "Che" Guevara. Secondo alcuni fu
proprio la realizzazione di quella biografia che portò Oesterheld
al suo tragico destino. In realtà quel lavoro non fu pubblicato in
Argentina (in Italia lo potete trovare edito da Topolin Edizioni),
ma è fuori discussione che se l'autore fu ritenuto nemico del
regime lo fu anche per le sue opere nel campo dei fumetti, e non
solo per la sua militanza nei Montoneros.
Raccontare "La Storia" con il fumetto
è sembrata per molto tempo una scelta di dubbia efficacia, o
quantomeno da limitare al campo divulgativo-didattico. Nella realtà
questa scelta si è andata via via affermando come concretamente
capace di testimoniare la vita del nostro tempo in ogni suo aspetto,
violenza e sopraffazione incluse. In lavori come "Che"
la riproduzione di immagini a contrasti in bianco e nero netti e
decisi, che richiama alla mente l'incisione in legno, è ascrivibile
alla volontà di generare una forte carica emozionale. La crudezza
della guerriglia in Sud America e del suo fardello di orrori viene
perfettamente resa dalle tavole di Breccia, così come la
difficoltà della vita nella foresta, nel suo stato di costante
insicurezza e precarietà. Il contenuto politico di questa opera è
innegabile, ma non mi soffermerei su questo: indipendentemente dal
voler entrare nel merito storico di torti e ragioni è chiaro che
volontà degli autori è far rilevare una divisione dicotomica fra
bene e male. Forze che lottano per un ideale e forze che lottano per
mantenere lo status quo; bianco e nero, luce e oscurità; tensione
verso la libertà oppure repressione qualunquista: questo è quanto
gli autori vogliono comunicarci.
Le vignette finali, in cui il corpo e il volto
del "Che" vengono avvolti da una coltre di nero, rientrano
in questa logica strutturale complessiva, simboleggiando la fine di
una vita, colta però nel solo termine della sua dimensione fisica.
Nella didascalia dell'ultima vignetta si allude infatti al sangue di
Ernesto Guevara, che scorre già nel fiume di altro sangue versato
in mille battaglie contro la fame e l'ingiustizia.
Ma ora basta. Queste sono solo parole; il libro
è vostro, sapete dove trovarlo (anche se non sarà semplice: il
fumetto gode di salute assai precaria nel nostro Paese…). Nel caso
io fossi già riuscito a farvi cambiare idea sul fumetto in
generale, vi consiglio anche il volume del Maestro Magnus "L’uomo
che uccise Ernesto Che Guevara". Ma di questo parleremo un’altra
volta…