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Porto Alegre 2002…..
Sembravano scomparsi, risucchiati dalle macerie e dalle polveri
delle torri gemelle del World Trade Center di New York. Parevano
svaniti nel nulla, le prime pagine dei giornali di mezzo mondo li
avevano scordati per dare spazio alle incursioni americane nei cieli
dell'Afghanistan o alle deliranti dichiarazioni del padrone del
mondo George W. Bush.
E invece ecco che ritornano alla ribalta. In grande stile e con i
numeri di sempre. I "No Global", quelli del
movimento divenuto celebre dopo le manifestazioni di piazza nel
dicembre del 1999 a Seattle, si sono dati appuntamento a Porto
Alegre, nello Stato brasiliano di Rio Grande do Sul, per il
secondo Forum Sociale Mondiale (FSM).
Da giovedì 31 gennaio a martedì 5 febbraio 2002 i ragazzi, gli
intellettuali, i contadini, gli operatori delle organizzazioni non
governative di mezzo mondo che fanno capo a quello che è stato
definito il "popolo di Genova", i "ragazzi
anti-G8", il "popolo di seattle" si incontreranno
nella città brasiliana (un milione e 200mila abitanti) per
partecipare al loro forum sociale. Un incontro sorto in
contrapposizione all'ormai 31enne forum "dei ricchi del
capitalismo" di Davos che quest'anno, al posto della tranquilla
ma "insicura" Svizzera si terrà nel cuore di New York.
Gli organizzatori del forum di Porto Alegre stimano un numero di
partecipanti che varia dalle 70 alle 100mila persone. Un
numero sei/otto volte superiore alla già fortunata edizione del
2000, che si tenne nella medesima città e che ospitò persone
provenienti da 122 paesi, 1500 giornalisti e 4700 delegati di
organizzazioni non governative.
Tra i partecipanti dell'edizione 2002 spiccano nomi di rilievo, tra
cui quello di Naomi Klein (autrice del libro best sellers No
Logo). La paladina della causa degli oppressi del mondo ha
dichiarato che "Per i no-global Porto Alegre sarà un'occasione
storica dopo i fatti dell'11 settembre". Già , perché dopo il
sanguinoso G8 di Genova e l'attacco terroristico a New York, il
movimento aveva subito una inevitabile e drastica battuta d'arresto.
Ma quella frenata nella crescita del movimento mondiale pare essere
superata, tanto che, se l'anno scorso lo slogan del forum sociale
era "Un altro mondo è possibile" quest'anno è diventato
"Un altro mondo è in costruzione". Chiaro segno che Porto
Alegre vorrà proporre delle alternative costruttive allo stato
delle cose e non solo criticare ciò che caratterizza l'economia del
mondo.
Il brasiliano Oded Grajew, organizzatore del summit, sostiene
poi che l'11 settembre non può e non deve interferire con la
critica pacifica al modello neoliberale e commenta: "Al centro
dei dibattiti ci sarà sia il fanatismo musulmano sia
l'atteggiamento degli Stati Uniti. A maggior ragione, dopo quanto è
successo, non è accettabile l'alternativa secca. Sono nato in
Israele e so bene quanto siano simili i due fanatismi in quella
terra".
Ma cosa faranno 100mila persone a Porto Alegre? Conferenze, workshop
e dibattiti faranno da padroni. Quattro saranno i grandi argomenti
dell'evento: produzione di ricchezza e ripartizione sociale; accesso
alla ricchezza e sostenibilità; affermazione della società civile
e degli spazi pubblici; potere politico e etica nella nuova
società. Tutti temi che hanno come denominatore comune il rifiuto
della guerra, del neoliberismo sfrenato e dello sfruttamento
dell'ambiente e dei marginalizzati del mondo.
Una curiosità: ma perchè i "No Global" si ritrovano
proprio a Porto Alegre? Qualcuno direbbe per via del nome che evoca
allegria e solarità e perché è una città del sud del mondo.
Forse, ma non solo. La città brasiliana è famosa per un altro
motivo: perché sperimenta una singolare forma di democrazia
diretta, quella del bilancio partecipativo. Ma di che si
tratta? Da dodici anni a questa parte i cittadini di Porto Alegre
scelgono ogni anno come e dove investire le risorse del bilancio del
comune, dando vita a un modello di decentramento, di autogestione e
di partecipazione popolare alle scelte municipali. Di fatto si
organizzano degli incontri aperti a tutti i residenti dove ognuno
può dire la sua in materia.
Un buon esempio da cui cominciare per "costruire un altro
mondo".
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