LO SCIOPERO GENERALE PER
RICOSTRUIRE L’ OPPOSIZIONE SOCIALE CONTRO BERLUSCONI E I PADRONI
I risultati degli scioperi di questi giorni
dimostrano una straordinaria vitalità fra i lavoratori ed i giovani
in particolare. Le pretese del Governo e dei padroni sul diritto al
licenziamento (Art. 18 Legge 300/70) sulle pensioni e sul mercato
del lavoro trovano un forte dissenso in larga parte della società.
Oggi, la scelta di organizzare lo sciopero
generale contro Berlusconi e le sue politiche economiche e sociali,
permetterebbe di ricostruire un forte movimento di opposizione
sociale al liberismo delle destre.
Oggi, lo sciopero generale rivificherebbe non
solo il mondo del lavoro, ma permetterebbe un contatto e una
contaminazione fra il Sindacato ed il movimento no global, che resta
la maggiore novità politica di questi ultimi mesi, attorno a temi
fondamentali quali l’internaziolizzazione dei diritti sociali, il
rifiuto alla guerra, e una politica per uno sviluppo sostenibile a
livello mondiale.
Non cogliere questa necessità e questa
straordinaria occasione significa ridurre il tutto alle
"compatibilità" del sistema e delle relazioni basate
sulla unicità del "mercato".
La CGIL sta concludendo il suo Congresso ed è
pervasa da questa discussione con posizioni diverse e contrastanti
sull’argomento.
Il compito della Sinistra Sindacale è quello di
impedire l’isolamento della FIOM (metalmeccanici) in lotta contro
un contratto truffa e di lavorare per la costruzione di una
piattaforma rivendicativa generale discussa e votata dai lavoratori
che rilanci i problemi del salario e del suo adeguamento all’inflazione
reale, della riduzione dell’orario di lavoro.
Questo è il vero problema!
Invece assistiamo alla richiesta di CGIL-CISL-UIL
rivolta al Presidente della Repubblica di difendere la concertazione
e gli accordi di luglio 93.
Per questa strada non si otterrà nulla e si
rischia di indebolire l’attuale forza dimostrata dai lavoratori
negli scioperi di questi giorni.
Per questa strada si prefigura una chiusura del
Congresso CGIL tutt’altro che unitaria, e restano così irrisolte
differenze strategiche che avevano portato alla presentazione di
documenti alternativi nei congressi di base.
Credo non serva ai lavoratori e alla chiarezza e
trasparenza delle posizioni una soluzione "pasticciata" e
mediata dalle cose: la CGIL deve cambiare rotta e imboccare con
coraggio e determinazione la strada del conflitto sociale e della
lotta.
Noi lavoreremo per questo.
A cura di Walter Tacchinardi