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FUR
Regia: Steven
Shainberg
Soggetto e sceneggiatura: Ern Cressida Wilson
Direttore della fotografia: Bill
Pope, Asc
Montaggio:
Keiko
Deguchi, Pristina Boden
Interpreti
principali: Nicole
Kidman, Robert Downey jr, Ty Burrell, Harris Yulin, Jane Alexander,
Emmy Clarke, Genevieve McCarthey
Musica originale: Carter
Burwell
Produzione: William
Pohlad, Laura Bickford, Bonnie Timmermann, Andrei Fierberg
Origine: Usa, 2005
Durata:
122’
Diane Arbus è una
donna borghese, sposata con un fotografo che lavora per cataloghi di
moda e soprattutto per i genitori di lei commercianti di pellicce.
Diane è gentile, sorridente, servizievole fa di tutto assistendo il
marito, truccando le modelle, accudendo le figlie ma quel mondo non
le appartiene. Sin da bambina era attratta dalle persone emarginate
e strane e si trovava a suo agio in situazioni eccentriche: sul
cornicione del grattacielo di casa affacciato sul Central Park o
all’obitorio a rimirare cadaveri. Un giorno incrocia due occhi di
fuoco che la mettono definitivamente in subbuglio e che non
dimenticherà. Sono quelli d’uno strano individuo che cammina
mascherato e prende alloggio nel piano superiore al suo.
Incuriosita da
indecifrabili fenomeni come l’otturazione dei tubi di scarico colmi
d’un’insolita, abbondante peluria, Diane in piena notte sale al
piano superiore e va a bussare alla porta del misterioso inquilino.
Trova un uomo che gradualmente l’attirerà e l’affascinerà.
E’ Lionel e si cela perché affetto da ipertricosi, una rara
malattia che gli ricopre l’intero corpo di peluria come fosse uno
scimmione. Ma la “mostruosità” non sminuisce il suo carisma e
Diane viene introdotta da lui nella strana cerchia delle sue
amicizie: nani, giganti, storpi, prostitute vere e finte. Nella
reale vita della magistrale testimone del mondo freaks newyorkese
che è stata Diane i soggetti immortalati sono anche i borderline
sociali – barboni, homeless – però nella riproposizione
cinematografica confezionata da Shainberg costoro non appaiono,
sostituiti da figure fra il macchiettistico e il circense.
Così il film
risulta il classico prodotto hollywoodiano un po’ stereotipato che
chiude gli occhi sulle contraddizioni sociali mostrando solo le
pieghe psicologiche dei protagonisti. Probabilmente saranno state le
previsioni di nomination agli Oscar ad aver condotto il regista su
questa via, ma la pellicola - che ha il pregio di ottime
interpretazioni della Kidman e di Downey – non morde come forse la
stessa Arbus avrebbe voluto per narrare la sua metamorfosi privata e
artistica. La storia vira sul fiabesco col mostruoso Lionel
ingentilito da un pelo ben pettinato e traslucido da “La bella e
la bestia” mentre Diane, trasformata nell’Alice di Carroll
appare quasi imbambolata al cospetto del nuovo uomo e nuovo amore,
come prima lo era verso l’anodino marito.
Ma di fronte al
bivio d’un ovattato menage di tranquillizzanti certezze coniugali
e la trasgressione del bestiale, ma mica tanto, uomo del piano di
sopra - che dopo una lunghissima e meticolosa rasatura la Arbus
conoscerà anche biblicamente - lei non ha dubbi. Sceglie Lionel però
non durerà. Il “mostro” esce dalla sua vita repentinamente
com’era entrato, la diversità lo porta a una fine prematura
addirittura ricercata. Nella scelta Diane s’era fatta guidare
dalla spiccata indole anticonformista che caratterizzerà le sue
opere e la restante vita (anche lei porrà volontariamente fine ai
suoi giorni). Un anticonformismo che, secondo la versione di
Shainberg, la conduce al massimo in un campo nudisti, mentre il suo
gusto per le “stranezze” è stato molto più rivoluzionario.
Come testimoniano i molteplici capolavori fotografici.
Enrico
Campofreda, 29 ottobre 2006
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