Di Francesco Barilli
"Sorry Seems to be the hardest word"
cantava Elton John negli anni 70, che in italiano si può tradurre
con "Scusa sembra essere la parola più difficile da dire"
(io "no spikk inglish", per cui perdonatemi l’approssimazione).
Dopo la splendida manifestazione per la pace
tenuta a Firenze, i nostri "rappresentanti democraticamente
eletti" (brrrrrrrr!!!), tra sospiri di sollievo e qualche
tardivo riconoscimento alle istanze dei manifestanti, si sono
congratulati con tutte le parti coinvolte nel corteo del 9 novembre
ed in generale nel Forum Sociale Europeo.
Ai nostri politici, è scappata persino qualche
parola di apprezzamento verso gli organizzatori del Social Forum,
qualche generica promessa verso i ragazzi del corteo ("le
vostre istanze non resteranno inascoltate"; "è ora di
dialogare col Movimento" ed altre amenità) e qualche altro
buon proposito da Natale fuori stagione.
E le "devastazioni che sicuramente ci
saranno"? Il penoso gioco del cerino acceso (io-rinvierei-la-manifestazione-però-se-lo-fa-qualcun-altro-è-meglio)?
Frasi dimenticate; e meno male che per una volta non ci è toccato
il tormentone "sono stato frainteso"… L’unica parola
che non si è sentita pronunciare è proprio quella che Elton John
definiva la più difficile da pronunciare: "scusa" o
"mi dispiace". Come dei moderni Fonzarelli (ricordate? In
"Happy Days" non riusciva neppure a dire "ho
sbagliato") i nostri politici glissano. Si ritengono
probabilmente già magnanimi per quelle generose concessioni cui
accennavo in precedenza. "Eccheccazzo vogliono poi ‘sti
nogglobbal? Già abbiamo fatto a meno di manganellarli, per una
volta!…"
Se qualcuno tra i tanti politici che si erano
divertiti a rovesciare fango addosso al Movimento avesse
semplicemente detto "ci scusiamo per avere lanciato allarmi
rivelatisi infondati; ci scusiamo per aver parlato più in base a
pregiudizi che non a fatti circostanziati", tutto sommato
avrebbe dato prova solo di onestà morale; di questi tempi però
chiedere scusa è considerato atto di debolezza, non certo di
correttezza… Ma queste sono considerazioni sulla moralità con cui
non voglio annoiarvi (anche perché finirei con il lasciarmi andare
a perle quali "non c’è più la stagione di mezzo",
"si stava meglio quando si stava peggio", eccetera).
Nessuna scusa, dunque. Anzi!, "gli allarmi
preventivi sono serviti ad alzare il livello di attenzione"…
La favola del pastore che gridava "al lupo" non sembra
essere troppo nota. Il pastore, nella favola, faceva la figura del
pirla; probabilmente il significato simbolico della storiella deve
essere sottoposto a processo di revisione storica. La rivalutazione
del pirla, insomma.
Ma il 15 novembre scorso 42 persone sono
raggiunte da un provvedimento giudiziario della Procura di Cosenza.
Cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare
l'esercizio di governo; propaganda sovversiva tesa a sovvertire
violentemente l'ordine economico; danneggiamenti durante le
manifestazioni di Napoli e il vertice G8 di Genova. Questi i capi di
imputazione.
Se ne è già scritto tanto. Non ho voglia di
aggiungere altro inchiostro alla faccenda: andate avanti voi, che a
me viene da ridere… Dico solo che in molti sottolineano, da più
parti, l’assurdità del provvedimento della custodia cautelare. In
pochi, però, hanno sottolineato che nelle perquisizioni eseguite
non sono state trovate armi, proiettili, documenti falsi e/o
attrezzature per costruirli. Che i ragazzi No Global (equiparati
nell’attività sovversiva – pur con i distinguo dovuti a diversi
termini giuridici – a nuovi Brigatisti Rossi) non sono imputati di
reati quali rapina, omicidio, rapimento. "Cospiravano"
alla luce del sole. Nessun nascondiglio, nessuna falsa identità.
Una "cospirazione" senza precedenti per l’ingenuità con
cui veniva attuata…
Certo, per rendersi colpevoli di sovversione non
sempre c’è bisogno di armi… Insomma, quando ho detto che
secondo me il sistema economico che fa girare il mondo è inumano, e
così pure sono inumane le sue leggi di mercato, e che questo
governo mi fa schifo, ho compiuto un reato… (sto giocando coi
paradossi, ovvio… Ma non è colpa mia: è l’aria che respiro che
mi fa parlare così).
"Dai binari di Lecce giunge un messaggio di
mobilitazione: venerdì saremo negli stabilimenti Fiat di Melfi e
di Pomigliano, la settimana prossima saremo a Termini Imerese. E
non sarà solo una manifestazione di solidarietà per gli operai,
attueremo azioni di disobbedienza ed iniziative concrete".
Questo affermava Francesco Caruso,
napoletano, leader del gruppo "disobbedienti" dopo il
summit dei Ministri dell’Interno Europei tenutosi a Lecce il 13
novembre. Quelle manifestazioni di solidarietà verso gli operai
Fiat ci saranno ugualmente (speriamo!), ma Francesco Caruso e tanti
altri non potranno essere presenti. E in me resta il dubbio che
dietro l’arresto degli esponenti "no global" ci sia un
goffo tentativo di evitare che il "Movimento dei
Movimenti" possa saldarsi ancora maggiormente con il movimento
operaio e sindacale.
Lo diceva pure Pasolini, nel lontano 1974, a
proposito degli attentati che avevano insanguinato (e che avrebbero
continuato ad insanguinare) l’Italia:
"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno
scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere
tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa
o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme
i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro
politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare
l'arbitrarietà, la follia e il mistero".
Oggi forse non c’è neppure bisogno di essere
"intellettuali o romanzieri", come diceva Pasolini, per
ricostruire i fatti. I fatti ci sono, non sono da ricostruire o
interpretare. Basta metterli in fila, uno dopo l’altro, nella loro
inquietante successione temporale…
Francesco Barilli, di Ecomancina