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LO SCIOPERO
DELLA FIOM, UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA.
di Nando Mainardi di Ecomancina.com
La riuscita dello sciopero di venerdì 7 novembre
dei lavoratori metalmeccanici è stata netta e significativa.
E’ una conferma del consenso "dal
basso" che il percorso costruito dalla Fiom ha saputo
raccogliere e del giudizio negativo da parte della maggioranza dei
lavoratori sull’accordo separato siglato il 7 maggio scorso da Fim
e Uilm.
L’accordo, infatti, prevede un aumento
salariale nettamente inferiore al costo reale della vita e l’introduzione
di elementi di liberalizzazione e precarietà in sintonia con il
Patto per l’Italia e con i principi fondamentali della Legge 30.
Già solo per questo lo sciopero dei
metalmeccanici assume tratti più ampi e generali: esso si incrocia
con la questione nazionale del carovita, così evidente che perfino
il Corriere della Sera di qualche giorno fa sottolineava che dal
2000 il potere d’acquisto dei salari ha subito una contrazione
media pari al 15% a fronte di un aumento costante e crescente della
produttività, e con l’opposizione alla riforma in senso
fortemente liberista del mercato del lavoro da parte del governo
Berlusconi.
La Fiom pone inoltre come prioritario il tema
della democrazia: da una parte c’è un contratto che, sul fronte
sindacale, è stato firmato da due organizzazioni minoritarie, dall’altra
appunto, la maggioranza dei lavoratori che sciopera e scende in
piazza contro quello stesso contratto.
Chi sceglie?
Noi pensiamo, come la Fiom, che debbano scegliere
i lavoratori, votando sul loro contratto e scegliendo così
direttamente se accettare o rifiutare le proposte di Federmeccanica.
Anche in questo caso lo sciopero dei
metalmeccanici tocca il nodo ben più complessivo della democrazia,
se consideriamo che le modalità decisionali adottate da organismi
sovranazionali, quali WTO e Fondo Monetario Internazionale, e dai
governi su temi di forte interesse collettivo e sociale si basano
ordinariamente sull’esclusione delle maggioranze e dei movimenti,
e che le politiche concertative tendono ad essere messe in
discussione da destra, attraverso l’abbattimento brutale dei
residuali spazi di mediazione.
Del resto Federmeccanica sta esattamente cercando
di mettere all’angolo la Fiom non solo in quanto organizzazione
sindacale maggiormente rappresentativa, ma anche e soprattutto in
quanto portatrice di conflittualità sociale in difesa dei diritti
acquisiti, delle garanzie precedentemente conquistate, della
necessità di estendere tutele e protezione sociale a chi viene oggi
relegato nella precarietà .
Il quadro perseguito coerentemente da
Confindustria e dal governo Berlusconi vede infatti le
organizzazioni sindacali svuotate di qualsiasi ruolo e, nelle sue
varianti più brutali (e sempre più ricorrenti), l’identificazione
in toto tra il conflitto sociale e la pericolosità eversiva.
La Fiom pone perciò questioni di interesse
generale e collettivo che riguardano tutti i lavoratori; non per
niente ha aderito e partecipato sin dal controvertice di Genova nel
luglio 2001 alle tappe fondamentali del "movimento dei
movimenti" e, proprio sui temi di una democrazia sostanziale e
diretta, di una nuova giustizia sociale, dell’opposizione netta
alle politiche liberiste, ha condiviso la sfida della costruzione di
un altro mondo possibile.
La lotta dei metalmeccanici ha infine un altro
merito: alla faccia di chi fino a qualche tempo predicava le
magnifiche sorti progressive del "pensiero unico" e
riteneva di vivere nel migliore dei mondi possibili negando spazio,
visibilità e cittadinanza ad ogni possibile conflitto sociale, ci
mostra persone in carne ed ossa, che vivono sulla propria pelle un
presente incerto, fatto di precarietà e di aumento spropositato del
costo della vita, l’idea di un futuro ancora più difficile, senza
la garanzia certa di una vecchiaia serena e garantita, e che per
questo hanno scelto di non piegare la testa.
E’ anche in base alla domanda di una politica
diversa e alternativa che è venuta dai duecentomila di Piazza San
Giovanni di venerdì scorso, come pure dalle tante manifestazioni in
occasione dello sciopero generale del 24 ottobre, che diventa sempre
più importante mandare a casa Berlusconi e sconfiggere un blocco di
poteri che si basa sull’esclusione delle maggioranze dalle scelte
e da un’equa distribuzione delle risorse.
Le proposte lanciate dalla Fiom a Roma, l’abolizione
della Legge 30 e l’approvazione di una legge sulla rappresentanza
sindacale, ci indicano questa strada.
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