Il nostro uomo in Iraq (lo chiamerò Sergente Mike) ci ha inviato per
e-mail le tre cose che vengono fatte quando ci si trova di fronte ad un
militare ferito.
Se le ferite sono di minore entità, dice il Serg. Mike, i militari
vengono medicati alla meglio e rinviati alle loro unità. I militari con
ferite più gravi vengono trasportati in Germania e successivamente negli
Stati Uniti.
Ma, a giudicare dalle notizie di stampa, nessuno di questi feriti è
mai morto. Probabilmente io non so dove cercare, ma non sono stato capace
di trovare un singolo scritto che descriva il decesso di un militare per
le ferite riportate.
Nessuno. Non è un fatto curioso?
Sul sito web del Dipartimento della Difesa (www.dod.mil/news)
si possono trovare i nomi degli uccisi: 46 nel mese di ottobre. Ma alcuni
di loro risulterebbero morti prima di ottobre. Nessuna spiegazione viene
offerta per questo ritardo nel comunicare il nome della vittima.
Non sono riuscito a trovare nessuna lista di deceduti recentemente per
ferite subite tempo prima.
In altre parole, il nostro governo vorrebbe farci credere che i nostri
soldati o muoiono sul colpo o sopravvivono alle ferite. In altre parole,
un militare ferito ha una probabilità del 100% di sopravvivere.
I nostri medici militari fanno miracoli.
E la luna è fatta di formaggio.
Naturalmente, io forse sono in errore. Probabilmente ho dimenticato
qualcosa. Così, per essere più sicuro di quanto dico, ho chiamato il
numero telefonico "per i contatti con i media" che si trova sul
sito web della Difesa. La persona che rispose mi indirizzò al Tenente
Cynthia Colin, che in alcuni resoconti, che si possono ritrovare con una
ricerca su Google, è identificata come "portavoce del
Pentagono".
Ho chiamato il Tenente e gli ho lasciato un messaggio sulla sua
segreteria. Per renderle più semplice la vita, ho spedito una e-mail in
cui chiarivo la mia richiesta. Volevo solo conoscere perchè i feriti non
morivano mai.
Non ha mai risposto, né al messaggio telefonico né all'e-mail.
Il Serg. Mike, in una delle sue e-mail che mi ha inviato, suggeriva che
le notizie sulle vittime in Iraq arrivino ai media solo se i giornalisti
sono nelle vicinanze e fiutano che è accaduto qualcosa di grave. E questo
appare corretto. Se infatti seguiamo le notizie, ci accorgiamo che non
vengono mai segnalati attacchi con soli feriti, cioè senza che vi siano
anche dei morti nello stesso incidente.
Le nostre truppe vengono attaccate all'incirca 30 volte al giorno in
Iraq. (Forse più spesso, forse meno). E' sensato pensare che con questo
numero di attacchi qualcuno rimanga ferito. E invece non si sente mai
parlare di feriti, a meno che non vi sia il morto.
Stiamo invece uscendo voci relative a soldati, malati o feriti, che a
centinaia ritornano dall'Iraq per essere sistemati in basi militari senza
aver ricevuto un adeguato trattamento medico. Ci sono circa 500 soldati,
feriti o malati, a Fort Stewart, in Georgia, e circa 400 a Fort Knox, in
Kentucky.
Una destinazione importante per i militari feriti è il Walter Reed
Army Medical Center a Washington. MI è stato detto che vi sono giovani
uomini senza gambe o braccia. Mi domando quanti arti siano volati via o
quanti amputati successivamente.
George W. Bush ha chiesto al Congresso 87 bilioni di dollari per
proseguire la sua guerra in Iraq. Ma quel denaro è appena una piccola
parte del costo di questa guerra. I corpi a pezzi e le vite distrutte dei
nostri soldati si aggiungono in modo immisurabile a quel costo.
E il governo non vuole che noi si sappia. Stiamo diventando
gradualmente una società segreta. Oscurare le notizie militari non è un
fenomeno nuovo. La stampa fu chiusa fuori da Grenada. Non fummo capaci di
sapere poco più che niente riguardo le vittimi civili a Panama quando
mandammo le truppe ad arrestare il Presidente Manuel Noriega sotto
l'accusa americana di traffico di droga. (Stime attuali indicano da 200 a
4000 morti).
Il nostro governo non vuole che noi si sappia cosa sta succedendo. Ci
viene detto che i nostri militari non hanno interesse per il numero delle
vittime. Così noi non abbiamo alcun modo per conoscere quanti iracheni
sono stati uccisi e continuano ad essere uccisi.
(Le nostre truppe, quando attaccate, sparano proiettili a casaccio in
ogni direzione, con il probabile risultato che molta gente innocente
finisce con il perdere la vita. Quanti? Il nostro governo non vuole che lo
sappiamo).
E il governo ha apparentemente addomesticato la stampa. E' in questo
modo che la stampa ha mostrato una sorprendente mancanza di curiosità
riguardo il destino degli americani feriti in Iraq. La moderna stampa
americana sembra aver adottato il motto: "Non sento, non vedo, non
parlo".
Harley Sorensen is a longtime journalist. His column appears Mondays.
E-mail him at harleysorensen@yahoo.com.