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Appello: Tassa Tobin Subito!
Tre anni fa poche persone conoscevano la Tassa
Tobin. Oggi, questa "idea-azione" si è imposta
nell'agenda politica con una velocità senza precedenti nella storia
recente. La Tassa Tobin è diventata il simbolo di tutti coloro che
vogliono favorire il ritorno del predominio della politica sulla
finanza. Un "granello di sabbia" negli ingranaggi della
speculazione, a favore degli investimenti sociali e della
solidarietà internazionale. Ora, Attac Italia propone a tutti i
cittadini e le cittadine italiane di partecipare a una campagna di
democrazia diretta che rilancia l'iniziativa della politica nei
confronti del dominio dei mercati finanziari. Siamo convinti,
insieme a centinaia di esperti, centinaia di migliaia di cittadini
in tutta Europa, che la Tassa Tobin sia un atto di giustizia,
dovuto, possibile e attuale. Gli unici limiti a un provvedimento di
questa portata sono politici e finanziari (ovvero la massa enorme di
interessi in gioco). Vi chiediamo, quindi, di aiutarci e sostenerci
in questo percorso che necessita di un supporto da parte di tutti e
tutte, per realizzare un confronto e una grande iniziativa di "autoeducazione
rivolta all'azione" che è la base del modello di cittadinanza
e di democrazia partecipativa in cui crediamo e per cui ci battiamo.
Una proposta concreta: Tassa Tobin
Appare evidente la necessità di riformare
l'attuale sistema monetario internazionale alla luce delle gravi
disfunzioni che lo caratterizzano: l'eccessiva volatilità dei tassi
di cambio e i loro persistenti disallineamenti, il susseguirsi di
crisi finanziarie, l'ineguale ridistribuzione del credito a livello
internazionale e la mancanza di coordinamento tra le politiche
economiche dei principali paesi industrializzati.
Le categorie di proposte che maggiormente ci
interessano sono quelle che si fondano sulla premessa che una delle
cause principali degli squilibri vada ricercata negli enormi flussi
internazionali di capitali e nella loro forza destabilizzante.È
urgente che i governi introducano meccanismi di controllo di
fenomeni preoccupanti come la speculazione, promuovano crescita e
stabilità economica e distribuiscano in maniera più equa il
gettito fiscale.
Una proposta che può essere considerata come un
primo, ma fondamentale passo verso una riforma globale del sistema
finanziario internazionale è la realizzazione di un'imposta sulle
transazioni valutarie (compravendita di valute) presentata per la
prima volta nel 1972 dal Premio Nobel per l'economia James Tobin.
Nell'ipotesi originale di James Tobin, si tratta di un'imposta
molto limitata, pari allo 0,05-0,1%, da applicare a tutte le
transazioni valutarie a tutte le operazioni finalizzate alla
conversione di una valuta in un'altra.
Un'aliquota così bassa non disincentiverebbe gli
investimenti produttivi e di medio-lungo periodo, mentre renderebbe
più costosi quelli speculativi di breve periodo, contribuendo così
a disincentivarli. Si riuscirebbe in tal modo a ridurre il volume
dei flussi di capitale di breve periodo assicurando una maggior
stabilità al sistema. In realtà per poter raggiungere una reale
stabilità la tassa dovrebbe avere un'aliquota ben superiore, ma
questo rappresenterebbe un ostacolo al funzionamento dei mercati
finanziari.
Secondo una stima prudente, attraverso questa
tassa, si potrebbe raccogliere tra i 90 e i 100 miliardi di dollari
l'anno, una cifra che corrisponde al doppio di quanto viene oggi
destinato alla cooperazione allo sviluppo. Il gettito sarebbe
raccolto a livello nazionale dalle Banche centrali che ne
tratterrebbero una quota per attività nazionali (interventi
sociali, programmi per l'occupazione), destinandone un'altra ad
attività internazionali (cooperazione allo sviluppo, salvaguardia
dell'ambiente, tutela dei diritti umani).
La realizzazione di questa imposta consentirebbe
il monitoraggio dei flussi finanziari al fine di combattere
l'evasione fiscale e il riciclaggio dei proventi di traffici
illeciti.
Inoltre, proteggerebbe le valute nazionali in
momenti di crisi, evitando alle Banche Centrali di bruciare ingenti
quantità delle loro riserve in tentativi, spesso tanto eroici
quanto inutili, di scongiurare una massiccia svalutazione.
In breve, la realizzazione di un'imposta sulle
transazioni valutarie come descritta sopra permetterebbe di:
- ridurre i flussi di capitale speculativi e di breve periodo
;
- rilanciare l'autonomia politica nazionale
;
- ripristinare la capacità di tassazione dei singoli Paesi
,
deteriorata dall'internazionalizzazione delle economie;
- ridistribuire in maniera più equa il gettito fiscale
fra
i diversi settori dell'economia;
- monitorare i flussi di capitale
per combattere l'evasione
fiscale e il riciclaggio di denaro proveniente da attività
illecite;
- reperire risorse finanziarie
da destinare: a livello
nazionale per attuare politiche di lotta all'esclusione sociale,
alla disoccupazione e a programmi di accoglienza rivolti ad
immigrati e rifugiati; a livello internazionaleper attuare
programmi di lotta alla povertà, di salvaguardia dell'ambiente,
di tutela dei diritti umani, di sviluppo sociale e sostenibile, di
prevenzione dei conflitti.
Un granello di sabbia negli ingranaggi dei
mercati finanziari
La Tassa Tobin è uno strumento di regolazione
dei mercati finanziari immaginato da un professore statunitense
dell'università di Yale, James Tobin. Keynesiano, premio Nobel per
l'economia nel 1981, nel 1972 ha per la prima volta presentato
l'idea di tassare tutte le transazioni di cambio per scoraggiare
"le speculazioni che in poche settimane vanno avanti e
indietro".
Si trattava secondo Tobin, "di mettere un
granello di sabbia" negli ingranaggi della crescente
finanziarizzazione spceulativa dell'economia.
L'obiettivo della tassa Tobin consiste, secondo
il suo ideatore, nel lottare contro le fluttuazioni eccessive dei
tassi di cambio, riducendo l'importo e la velocità di circolazione
dei movimenti di capitali a breve termine. Essa consiste nel tassare
tutte le operazioni valutarie. Oggi, si valuta che l'80% delle
operazioni sul mercato valutario corrisponda a compravendite per
meno di due giorni.
Sul piano quotidiano, i tempi delle operazioni
finanziarie si limitano spesso a qualche ora. In questo contesto, la
tassa Tobin si rivelerebbe utile ridimensionando gli utili che le
operazioni speculative quotidiane e settimanali sul mercato
valutario possono far sperare, senza penalizzare le operazioni
finanziarie a lungo termine, che sono le contropartite delle
operazioni legate al commercio internazionale e all'investimento
produttivo all'estero.
La tassa realizzerebbe questo obiettivo
"filtrando" le operazioni valutarie in modo estremamente
semplice, rafforzando l'influenza delle aspettative a lungo termine
dei tassi di cambio, di per sé più stabilizzatrici e che orientano
le decisioni di investimento delle imprese, a scapito di quelle a
breve termine, che obbediscono maggiormente a strategie di profitto
speculativo.
Secondo molti studiosi la tassa Tobin sarebbe
utile perchè agirebbe a monte, riducendo le possibilità che un
attacco speculativo generi una bolla speculativa che si trasformi in
un ulteriore attacco speculativo di grandi proporzioni.
L'aumento del tasso di cambio corrente fino ad un
livello superiore al suo valore normale non indurrebbe gli operatori
ad anticipare il proseguimento dell'aumento, perché il costo della
tassa li dissuaderebbe dall'acquistare questa valuta in proporzioni
sufficienti per alimentare l'aumento stesso. Gli introiti fiscali
riscossi permetterebbero di finanziare politiche sociali e
ambientali su scala nazionale ed internazionale.
Quest'ultimo vantaggio, benché lo stesso Tobin
lo consideri come un sottoprodotto (by-product) e non come la
giustificazione essenziale della tassa, non è meno importante. Il
gettito è difficile da stimare, perché dipende dal livello della
tassa e dal livello iniziale dei costi di contrattazione prima della
tassa.
Secondo le stime scientifiche più pessimiste
rappresenta più di 40 miliardi di US$ all'anno, ciò che basterebbe
a finanziare la soddisfazione dei bisogni di base di tutti i paesi
in via di sviluppo. Secondo le stime dei sostenitori della Tassa
Tobin, il gettito supera i 100 miliardi di US$ all'anno (con i quali
oltre a sradicare la povertà in due anni, si darebbe acqua al
miliardo e duecento milioni di persone prive e si annulerrebbe il
debito, in pochi anni).
Infine, le politiche monetarie nazionali
recupererebbero, grazie alla tassa Tobin, una certa autonomia. La
tassa permetterebbe di sottrarre i tassi di interesse nazionali alla
necessità di difendere la parità della moneta. Non sarebbe più
necessario aumentare nella stessa proporzione i tassi di interesse
per difendere i tassi di cambio. La politica monetaria potrebbe
esser messa più agevolmente al servizio dell'investimento.
La Tassa Tobin nel mondo
Le istituzioni internazionali conoscono la Tassa
Tobin?
La Tassa Tobin è già entrata nell'agenda del G7
a Halifax nel 1995 ed a Lione nel 1996, proposta da alcuni capi di
Stato per rispondere al panico di fronte all'instabilità dei
mercati finanziari e alla crisi del peso messicano, in particolare.
Nel marzo 1999 il parlamento del Canada approva una mozione (n°239)
perché il governo canadese si faccia promotore delle Tassa Tobin in
tutte le istanze internazionali.
Si sono svolti dibattiti parlamentari per
l'adozione della Tobin in Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio,
Svizzera, Usa, Cile, Uruguay, Argentina. Il Parlamento europeo ed il
Senato belga (in vista del prossimo semestre belga all'Ue), hanno
discusso diverse proposizioni sulla Tassa Tobin. Nella scorsa
riunione Ecofin (dei ministri finanziari dell'Ue) a Liegi, la
presidenza belga ha predisposto uno studio di fattibilità sulla
Tassa Tobin. Il Parlamento finlandese è al momento l'unico
Parlamento che si sia già espresso a favore dell'introduzione della
tassa.
Nel mondo più di 700 parlamentari ne hanno già
richiesto la sua applicazione (per conoscere il gruppo di sostegno
parlamentare alla Tassa Tobin nel mondo: http://tobintaxcall.free.fr/).
Gli economisti sono d'accordo?
Una petizione internazionale per promuovere la
Tassa ha raccolto l'adesione di 400 economisti di 32 paesi
(professori, membri di governi, esponenti di organizzazioni
internazionali), primo firmatario (ed è la prima volta) lo stesso
prof. Tobin.
Il dato significativo di questa proposta è che i
400 economisti dichiarano che la Tassa non ha problemi tecnici di
applicazione, ma dipende esclusivamente da una scelta politica. In
breve, gli economisti affermano che una Tassa internazionale
ragionevolmente bassa non comporterebbe alcun problema per il
commercio e la finanza internazionale, ma riuscirebbe nell'intento
di dare maggiore stabilità ai mercati ed evitare gli attacchi
puramente speculativi sulle monete.
Persino George Soros, il più grande speculatore
sulle monete, che ha creato la sua fama e la sua ricchezza sugli
attacchi speculativi alla sterlina inglese e alla lira italiana, è
favorevole alla Tobin per gli stessi motivi e ne riconosce
l'utilità.
10 domande e 10 risposte:
perché la Tassa Tobin è
possibile ed attuabile, adesso.
Perché si parla tanto della tassa Tobin in
questi ultimi anni?
La libertà di circolazione dei capitali ha
comportato uno spiegamento della speculazione a livello planetario.
Gli speculatori non esitano a provocare la caduta di una moneta,
anche se questo può finire per impoverire milioni di persone. La
tassa Tobin è un semplice strumento per lottare contro una delle
forme della speculazione finanziaria, quella riguardante le monete.
In che modo funziona e si suppone possa
dimostrarsi efficace?
La speculazione normale sulle monete consiste nel
vendere una moneta e poi ricomprarla ad un prezzo inferiore in modo
da intascare un profitto. Moltiplicando acquisti e vendite nell'arco
dello stesso giorno, lo speculatore cerca di realizzare il maggior
profitto possibile. Ma se, ad ogni compravendita di una divisa,
dovesse pagare una tassa equivalente al profitto che immagina di
ottenere, il gioco non varrebbe più la candela. Lo speculatore
sarà tanto più dissuaso in quanto, realizzando un gran numero di
acquisti e vendite, dovrà di conseguenza passare spesso in cassa.
Un'impresa che commercia con l'estero o che investe all'estero fa
solo pochi acquisti e vendite di monete, ragion per cui non sarà
panalizzata dalla tassa Tobin. Ne consegue che la tassa Tobin
risponde bene all'obbiettivo che si è proposta: penalizzare la
speculazione ma non l'economia produttiva.
Perché farne una misura tanto significativa ?
L'adozione della tassa Tobin avrebbe un impatto
politico estremamente positivo. I liberisti la combattono con tanto
accanimento proprio perché hanno capito il pericolo che
rappresenta: applicare la tassa significa ammettere che la
speculazione è nociva, che i mercati sbagliano ed hanno bisogno di
essere tenuti sotto controllo dal potere pubblico. Ancor peggio, una
possibile applicazione della tassa a seguito di una vittoria dei
suoi sostenitori rappresenterebbe un formidabile incoraggiamento, su
scala mondiale, per le lotte sociali e per tutti quelli che pensano
che un altro mondo è possibile. Il granello di sabbia potrebbe far
inceppare la macchina.
Questa tassa è sufficiente per opporsi all'iperspeculazione?
Di fatto è necessario distinguere più casi.
Possiamo immaginare una prima eventualità in cui la speculazione
ordinaria, quella che provoca delle piccole fluttuazioni quotidiane
del prezzo delle monete, degeneri in un attacco speculativo di più
ampia portata. Quando una manciata di speculatori influenti mettono
alla prova la solidità di una moneta ed eseguono delle buone
operazioni, possono trascinare nella loro scia un numero crescente
di speculatori. L'utilità della tassa Tobin è quella di agire
preventivamente rendendo non remunerative le prime operazioni
speculative. Agendo a monte, riduce la possibilità che una piccola
speculazione si trasformi in un'iperspeculazione. Ma possiamo anche
pensare a casi in cui un numero più rilevante di speculatori
concertino preventivamente la caduta del 20-30% di una moneta in
poche settimane. Essi sono in grado di muovere somme molto più
ingenti di quante non ne disponga per difendersi la Banca centrale
del paese in questione. A titolo d'esempio si può citare l'attacco
concertato dalle grandi banche della piazza londinese contro la
sterlina nel 1993. La risposta consiste pertanto nell'applicare una
tassa variabile: quanto più infuria la speculazione, tanto maggiore
sarà la tassa, e viceversa. Si può persino arrivare ad immaginare
che la Banca centrale, non appena il tasso di cambio della moneta di
cui è responsabile subisce un apprezzamento o un deprezzamento di
una certa percentuale (-5% e +5% ad esempio), dichiari in anticipo
che il livello della tassa subirà un aumento molto maggiore, con
esenzioni possibili per le transazioni di cambio legate al commercio
e all'investimento produttivo. Sia il carattere dissuasivo quanto
quello punitivo della tassa ne uscirebbero rinforzati perché gli
speculatori verrebbero ulteriormente colpiti. La tassa non è
condannata a fallire dalle nuove tecnologie di comunicazione? - È
proprio l'opposto: le nuove tecnologie offrono alle autorità
pubbliche dei mezzi aggiuntivi per rendere obbligatorio il pagamento
della tassa Tobin. Il mercato dei cambi è innanzi tutto un mercato
all'ingrosso nel quale le banche realizzano circa il 90% delle
transazioni. Il mercato al dettaglio, che riguarda i privati, non
rappresenta granché. Le banche eseguono le loro transazioni per
mezzo di sistemi di pagamento nazionali sottoposti ad una severa
regolamentazione, sotto il controllo delle banche centrali di ogni
paese. Questi sistemi di pagamento si servono intensamente delle
nuove tecnologie, tanto che si può parlare di sistemi di pagamento
elettronici. Questi permettono di identificare una transazione
finanziaria espressa in due diverse monete ed anche l'identità
delle banche che stanno operando la transazione. Sicché è
tecnicamente possibile identificare un'operazione di cambio e
prelevare la tassa, apportando le necessarie modifiche ai programmi
informatici affinché ciò si realizzi automaticamente. La raccolta
del denaro avrebbe così un costo molto esiguo. Per rendere uniformi
tutti i sistemi di pagamento degli Stati membri, in seno all'Unione
Europea è stato adottato un sistema di mesaggistica bancaria
elettronica, chiamato Target, affidato alla responsabilità della
Banca Centrale Europea. Un progetto più ambizioso, portato avanti
dalle venti maggiori banche del mondo, si propone di creare una
banca di pagamenti globalmente centralizzata: Continuous Linked
Settlement (CLS Bank). Tutte queste iniziative faciliteranno non
poco la raccolta del gettito della tassa.
È possibile applicarla in un solo paese?
Perché la tassa abbia un minimo di resa è
necessario non venga adottata unilateralmente da un solo paese. Il
ché non significa che l'unico mezzo per applicarla sia che essa
venga adottata simultaneamente su tutto il pianeta. Vista la grande
concentrazione dei mercati dei cambi, basterebbe che venisse
applicata dai maggiori Stati. I primi otto paesi realizzano oltre
l'80% delle transazioni mondiali di cambio, i primi quattro il 65%.
Sulla piazza di Londra, la più importante col 33% del totale, le
transazioni effettuate dalle prime dieci banche sono il 50% del
totale, contro l'80% di Parigi. Attac propone che l'Unione Europea
(UE) prenda l'iniziativa di creare ciò che potremmo chiamare una
"zona Tobin". L'UE ha un peso economico pari a quello del
Nord America e rappresenta circa la metà del mercato mondiale dei
cambi. Dispone pertanto di una dimensione economica e politica
sufficiente per cominciare ad applicare la tassa tra l'euro e tutte
le altre monete. Un'iniziativa dell'UE ha senso nella misura in cui
mette in moto delle dinamiche che tentino di convincere altri paesi
d'Europa e di altri continenti a raggiungere questa "zona Tobin".
Si può anche immaginare un meccanismo di stimolazione: mantenere
più basso il livello della tassa per tutte le transazioni di cambio
tra monete della "zona Tobin" - tra cui l'euro -, di
quello applicato a tutte le monete esterne a quest'area.
Questo non rischia di generare frode e di
arricchire i paradisi fiscali?
In generale, qualsiasi misura impositiva sugli
operatori economici privati si trova ad essere vittima di tentativi
di aggiramento. La legislazione del lavoro, ad esempio, è violata
in continuazione. Se ne deve concludere che bisogna lasciar decidere
su tutto unilateralmente le imprese? Nel caso specifico della tassa
Tobin sussistono parecchie possibilità di frode. La principale è
insita nella possibilità, per imprese e banche multinazionali, di
utilizzare Internet per creare i loro propri sistemi di pagamento
privati allo scopo di non pagare la tassa. Tuttavia non è così
facile metterla in opera perché vi sono da risolvere seri problemi
di sicurezza e di costi. Inoltre, il diritto internazionale e le
nuove tecnologie autorizzano a sperare in una lotta efficace contro
questo tipo di frode. Dal 1990 sono stati firmati accordi
internazionali tra le banche centrali dei dieci principali paesi
chiamati " standard minimi Lamfalussy ", dal nome del
presidente della commissione della Banca dei pagamenti
internazionali (BPI, la "banca centrale delle banche centrali
", con sede a Basilea in Svizzera). Questi accordi, confermati
nel 1998, offrono alle banche centrali di ogni paese la possibilità
di rifiutare l'accesso al sistema nazionale di pagamento, sul quale
mantengono il controllo, a tutti gli operatori finanziari privati -
nazionali o stranieri - che non accettassero di sottoporsi alla
regolamentazione nazionale, per esempio la tassa Tobin. Questi
accordi autorizzano, persino, una banca centrale a sanzionare i
privati che si trovano sul suo territorio. La seconda grande
possibilità di frode proviene dall'"innovazione"
finanziaria. Ogni anno vengono inventate decine di nuovi prodotti
finanziari, alcuni dei quali in grado di evitare di realizzare delle
transazioni di cambio classiche. Ora, se un prodotto derivato
permette di aggirare il mercato dei cambi, la tassa non verrà
raccolta, ma nemmeno i tassi di cambio saranno modificati, il ché
è esattamente uno degli scopi che si prefigge la tassa Tobin. Il
terzo problema riguarda il pericolo di delocalizzazione all'estero,
in particolare nei paradisi fiscali. Questo aspetto viene troppo
spesso esagerato. Altrimenti perché i mercati dei cambi non sono
già tutti piazzati nei paradisi fiscali visto che il fisco vi è
quasi inesistente ed è assoluto il segreto bancario? Proprio
perché esistono altre ragioni che spingono una banca a stabilirsi
in un paese preciso, in particolare nei paesi maggiori dell'economia
mondiale. Per altro non è che gli Stati siano privi di strumenti:
sono state avanzate diverse soluzioni pratiche per la lotta contro i
paradisi fiscali. Anche in questo campo ciò che conta veramente è
la volontà politica.
Una volta ammesso il principio, come
raccoglierla e a cosa destinarla?
Dal punto di vista legale, ogni banca privata
deve aprire un conto presso la banca centrale del paese in cui
opera. Siccome la banca centrale ricopre un ruolo di primo piano nel
funzionamento dei sistemi di pagamento elettronici descritti
precedentemente, una soluzione semplice e pratica sarebbe che ogni
banca privata versi l'ammontare della tassa su un conto speciale
alla banca centrale del paese in cui la moneta straniera è
destinata. Pertanto, la critica secondo la quale la tassa Tobin
farebbe nascere una nuova burocrazia tentacolare è semplicemente
falsa. Dopo essere stata raccolta a livello nazionale, sotto la
responsabilità amministrativa della banca centrale, i proventi
sarebbero trasferiti ad un'istituzione internazionale incaricata di
centralizzare tali introiti primi di redistribuirli. Riguardo
alladestinazione dei proventi, esiste purtroppo una pletora di
bisogni. I paesi del Sud hanno necessità di enormi finanziamenti in
tutti i settori. È a loro che dovrebbero essere destinati i
proventi della tassa Tobin. La riflessione sul tipo di istituzione
da mettere in piedi sarà uno dei temi del secondo Forum sociale
mondiale (FSM) di Porto Alegre del gennaio 2002.
Non andrà a sovvenzionare la corruzione dei
governi del Sud?
Come mostrano gli scandali che da anni continuano
a scuotere tutto il mondo occidentale, la corruzione non è certo
monopolio del terzo mondo. È il sistema nel suo insieme che trasuda
corruzione. Generalmente parlando, più un sistema è corrotto e
meno è democratico. All'inverso, più il popolo è coinvolto nelle
questioni importanti, dispone di contro-poteri, di diritti e di
libertà reali, meno la corruzione ha spazio per proliferare. Da
questo punto di vista la lotta per lo sviluppo è inscindibile da
quella per l'instaurarsi di una reale democrazia.
Quindi la tassa Tobin non rappresenta una
panacea?
Si tratta solo di un mezzo tra altri. Per fare un
esempio, non servirebbe molto raccogliere i proventi della tassa
Tobin se fossero utilizzati per rimborsare gli interessi del debito
estero. Allo stesso modo, la rivendicazione di questa tassa è
inseparabile dalla proibizione dei paradisi fiscali. Deve collegarsi
alla lotta per la regolazione del commercio internazionale ed alla
necessaria rifondazione delle istituzioni finanziarie
internazionali. Ciò comporta come corollario l'importanza di
cominciare a riflettere sulla formulazione di alternative globali al
liberismo.
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