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12 DICEMBRE 1969
MILANO
- Ore 16,30. Piazza Fontana. Banca Nazionale dell'Agricoltura:
16 morti, 84 feriti.
- Ore 16,25. Piazza della Scala. Banca Commerciale Italiana.
(L'attentato fu sventato)
ROMA
- Ore 16,45. Banca Nazionale dei Lavoro.
- Ore 17,22 . Altare della Patria: 4 feriti.
- Ore 17,30. Altare della Patria. Museo del Risorgimento.
Scatta subito la caccia agli anarchici e ai
militanti della sinistra estrema: 84 i fermati.
E’ una pista preconfezionata.
Tra i primi a finire nel mirino della questura milanese diretta da
Marcello Guida è il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli.
Interrogato dal commissario Luigi Calabresi, funzionario
dell’ufficio politico, Pinelli viene trattenuto per tre giorni,
senza che nessuna accusa gli venga mossa.
15 dicembre 1969: Giuseppe Pinelli precipita
da una finestra al terzo piano della questura di Milano, in via
Fatebenefratelli. La versione ufficiale parla di suicidio: in preda
allo sconforto per la strage commessa dai suoi compagni si sarebbe
lanciato, gridando "viva l’anarchia".
E’ una tragica, quanto vergognosa, montatura.
I quattro poliziotti e il capitano dei carabinieri Lo Grano,
presenti nella stanza dell’interrogatorio al momento della morte
del ferroviere, verranno indagati per omicidio colposo. Un
procedimento penale per omicidio volontario verrà in seguito aperto
a loro carico.
A seguito di una campagna di stampa condotta da diversi giornali e
dall’organizzazione della nuova sinistra Lotta continua, finirà
sotto inchiesta anche il commissario Calabresi che però non si
trovava nella stanza della morte. Si arriverà anche
all’esumazione della salma di Pinelli. Tutti gli imputati verranno
poi prosciolti nel 1975, perché "il fatto non sussiste".
Intanto gli inquirenti continuano a seguire la pista anarchica.
16 dicembre 1969: viene arrestato Pietro
Valpreda appartenente al gruppo 22 Marzo, il quale viene accusato di
essere l’esecutore materiale della strage. La conferma di tali
accuse è data da un tassista, Cornelio Rolandi il quale racconta di
aver portato Valpreda il 12 dicembre sul luogo della strage.
Mentre si prosegue ad indagare negli ambienti
anarchici, si scopre che le borse utilizzate per contenere
l’esplosivo sono state acquistate a Padova e che il timer
dell’ordigno proviene da Treviso. Da questi indizi si arriverà
dopo più di un anno ad indagare anche negli ambienti di eversione
nera.
I primi neofascisti ad essere individuati come coinvolti
nell’attentato sono Franco Freda e Giovanni Ventura.
Adesso la pista che si segue è quella nera, e l’indagine
coinvolge nuovi personaggi come Guido Giannettini appartenente al
Sid, esperto e studioso di tecniche militari. Il suo nome viene
coinvolto nelle indagini dopo le dichiarazioni di Lorenzon, un
professore di Treviso, amico di Giovanni Ventura, il quale riferisce
al giudice Calogero alcune confidenze fattegli da Ventura circa gli
attentati dinamitardi avvenuti i quel periodo.
Lorenzon prende questa iniziativa il 15 dicembre ‘69, giorno in
cui si reca dall’avvocato Steccarella, a Vittorio Veneto, dove
stende un memoriale che poi verrà consegnato alla magistratura.
PRIMA E SECONDA ISTRUTTORIA :
Milano e Roma
Il Presidente della Corte di Assise di Roma,
Falco, in una lettera al Presidente del Tribunale, sollecitava la
fissazione del processo per la strage di Piazza Fontana preoccupato
per la "moria dei testimoni"; infatti agli inizi dei 1972,
si possono contare quattro "suicidi" (Pinelli, Della
Savia, Ginosa e Ambrosini) e otto morti per infortunio (Calzolari,
Baldari, Aricò, Casile, Scordo, Borth, Lo Celso e Gruber).
3 marzo 1972: Freda e Ventura vengono
arrestati e con loro finisce in manette anche Pino Rauti, fondatore
di Ordine Nuovo, su mandato del procuratore di Treviso, con
l’accusa di ricostituzione del partito fascista, e perché
implicato negli attentati del’69 e nella strage di piazza Fontana.
L’inchiesta è in mano ai magistrati milanesi D’Ambrosio e
Alessandrini, i quali decidono di rimettere in libertà Pino Rauti
senza far cadere i capi d’accusa, per evitare che se Rauti fosse
eletto deputato i fascicoli passassero ad una commissione
parlamentare.
Dalle indagini emerge sempre più chiaramente un collegamento fra
Servizi segreti e movimenti di estrema destra.
È infatti alla fine del 1972 che uomini del Sid intercettano il
Pozzan , latitante dal giugno dello stesso anno, quando fu emesso
nei suoi confronti un mandato di cattura per concorso
nell’attentato di piazza Fontana, e dopo averlo sottoposto ad un
interrogatorio ed avergli fornito un passaporto falso lo hanno fatto
espatriare in Spagna.
Il Sid interviene anche per Ventura all’inizio del 1972, quando
questi, detenuto nel carcere di Monza, sembra voler cedere e
rivelare alcune informazioni sulla strategia della tensione, gli
viene fatta avere una chiave per aprire la cella e delle bombolette
di gas narcotizzante per neutralizzare le guardie di custodia
permettendogli la fuga.
29 dicembre 1972: Torna libero Pietro
Valpreda. Viene infatti approvata un legge che prevede la possibilità
di accordare la libertà provvisoria anche per i reati in cui è
obbligatorio il mandato di cattura.
La questione della competenza :
La Corte di Assise di Roma dichiara nel febbraio 1972 la propria
incompetenza territoriale e gli atti dei processo vengono inviati a
Milano.
Il Capo della Procura Generale di Milano, De Peppo, chiede che il
procedimento sulla strage sia rimesso ad altra sede giudiziaria per
motivi di ordine pubblico.
La Cassazione il 13 ottobre 1972 accoglie il ricorso dei procuratore
generale di Milano e trasferisce il processo a Catanzaro.
Il procuratore generale di Catanzaro fa anch'esso ricorso alla
Cassazione per declinare la propria competenza in favore di Milano.
La Cassazione respinge tale ricorso nel novembre dei 1972 e
attribuisce la competenza definitivamente alla Corte di Assise di
Catanzaro.
Sono intanto trascorsi tre anni.
Le indagini sulla pista nera e sul gruppo
padovano capeggiato da Freda incontrarono molte difficoltà:
dapprima quelle legate al caso IULIANO, Commissario della Polizia di
Padova, il quale fu accusato, sulla base di un esposto anonimo, di
aver condotto in modo irregolare le indagini sulla cellula
neofascista di Padova.
Il Ministro dell'interno, Restivo, ordinò la chiusura delle
indagini, sottoponendo il Commissario a procedimento penale e
disciplinare. Nel 1979, dieci anni dopo, fu emessa dal tribunale di
Padova la sentenza di proscioglimento di Iuliano. L'autore
dell'esposto anonimo fu individuato in Freda che venne condannato
sia in primo che in secondo grado per calunnia dal Tribunale di
Trieste (1982).
Molte manipolazioni, durante l'inchiesta, si verificarono sui corpi
di reato: borse ed
esplosivo. Ad esempio, la Polizia di Padova omise di informare i
magistrati inquirenti di aver ricevuto notizie utili da parte del
negoziante di Padova, che aveva riconosciuto tali borse come quelle
acquistate nel proprio negozio; da un funzionario dei Ministero
dell'interno furono prelevati dei frammenti delle borse rinvenuti
negli attentati romani che risultarono appartenenti al modello e
alla marca di quelli venduti nel negozio di Padova; gli inquirenti
non furono avvertiti di queste scoperte istruttorie, tant'è che ne
vennero a conoscenza tre anni dopo; per quanto riguarda l'esplosivo
sequestrato nell' abitazione di Freda nel dicembre dei 1969 fu
distrutto, all' insaputa dei magistrati, perché ritenuto pericoloso
in quanto deteriorato.
20 ottobre 1972: Tre avvisi a procedere , per
omissione di atti d’ufficio nelle indagini sulla strage di piazza
Fontana, sono inviati a Elvio Catenacci, dirigente degli affari
riservati del Ministero degli interni, al questore di Roma
Bonaventura Provenza e al capo dell’ufficio politico della
questura di Milano Antonino Allegra.
Altro elemento inquietante è quello legato alle
responsabilità degli episodi così sinteticamente riassunti, che
vanno attribuite al funzionario degli Affari Riservati del Ministero
dell' Interno, ELVIO CATENACCI, a cui si debbono le irregolarità
investigative riguardanti le borse sia la montatura ai danni di
JULIANO, non consta, che siano iniziati nei suoi confronti
procedimenti penali e/o disciplinari.
Siamo adesso alla volta di Giannettini, il quale,
legato al Sid da un rapporto di collaborazione, dopo essere stato
sospettato di coinvolgimento nella strage, viene indotto ad
espatriare in Francia dove continuerà ad essere stipendiato dal
Servizio.
CASO GIANNETTINI .
Con una clamorosa intervista, l'allora Ministro della Difesa
Andreotti, nel giugno 1974, ammise che Giannettini era stato
informatore dei SID e che la decisione presa ad alto livello di
coprirlo con il segreto di Stato era stato un grave errore.
Giannettini, contro il quale era stato emesso mandato di cattura
nell' aprile dei 1973 per i fatti di piazza Fontana, si era reso
irreperibile.
Saverio Malizia, sost. proc. presso la Procura dei Tribunale Supremo
Militare, consulente giuridico del Ministro della Difesa Tanassi,
venne sentito come teste dalla Corte di Assise di Catanzaro per più
udienze a cominciare dal 21 novembre 1977. Dapprima fu reticente in
ordine al ruolo che il Giannettini avrebbe svolto nella vicenda
legata alla strage di Piazza Fontana come collaboratore del SID e
poi venne arrestato in Aula nell' udienza del 1 dicembre 1977 per
falsa testimonianza e condannato per direttissima a un anno di
reclusione.
Andreotti e Rumor, che si succedettero nella carica di Presidente
dei Consiglio nel 1973 e Tanassi, Ministro della Difesa, vennero
coinvolti nella vicenda dell'apposizione dei segreto di Stato sul
caso Giannettini; vennero ipotizzati a loro carico i reati di
favoreggiamento e falsa testimonianza. In istruttoria Rumor negò di
aver presieduto il Consiglio dei Ministri per decidere di apporre il
segreto di Stato politico-militare sul caso Giannettini, mentre il
generale Miceli sostenne esattamente il contrario e accusò Rumor di
mentire. Nel marzo del 1982 il Parlamento discusse e decise sui
reati ministeriali addebitati a Rumor, Andreotti e Tanassi non
ritenendo che gli stessi dovessero essere sottoposti al giudizio
della Corte Costituzionale.
LA TERZA ISTRUTTORIA: Catanzaro
Pertanto le risultanze istruttorie di Milano e di
Roma vengono inviate a Catanzaro: l'istruttoria romana (Valpreda,
Merlino) si era orientata verso la pista anarchica e quella milanese
verso la pista nera (Freda e Ventura). Si aprì così una nuova fase
istruttoria unificata, alla quale si sommeranno le risultanze
dell'istruttoria condotta dalla Procura di Catanzaro che si orientò
verso la pista della strage di Stato (Giannettini, Maletti, etc.).
Tale fase unificata si concluderà alla fine dei luglio 1976 con il
rinvio a giudizio dei dodici imputati della pista anarchica romana,
dei tredici della pista nera milanese e degli otto della pista
stragi di Stato. Tra gli imputati vi sono VALPREDA, MERLIN0, FREDA,
VENTURA, POZZAN, GIANNETTINII, MALETTI, LABRUNA, TANZILLI E ALTRI.
LE SENTENZE DI CATANZARO
CORTE DI ASSISE - SENTENZA DEL 23 FEBBRAIO 1979.
Presidente: Pietro SCUTERI
Estensore: Vittorio ANTONINI
Giudici popolari: BONACCI, PIRRO', PIPICELLI, SANFILE, IACOPINO, e
FERRARI,
P.M.: Mariano LOMBARDI.
Condanne:
ergastolo per FREDA, VENTURA, GIANNETTINI, e
POZZAN., quali responsabili dei reato di strage;
2 e 4 anni rispettivamente di reclusione per LA BRUNA e MALETTI,
quali responsabili, tra altro, di favoreggiamento della fuga di
Giannettini.
1 anno di reclusione per TANZILLI, responsabile di falsa
testimonianza
ANDREOTTI, RUMOR e TANASSI, rinviati a giudizio
per reati ministeriali consistiti nell'apposizione dei segreto di
Stato sul caso Giannettini.
4 anni e 6 mesi di reclusione per VALPREDA e
MERLINO, assolti invece dall'accusa di strage per insufficienza di
prove.
CORTE DI ASSISE DI APPELLO - SENTENZA DEL
20.03.1981
Presidente: Gian Giuseppe GAMBARDELLA
Estensore: Giuseppe CAPARELLO
Giudici popolari: PRIMERANO, AMATRUDA, ZACCARDO, ALBAMONTE,
BONGARZONE, BURZA
P.M. : Domenico PORCELLI.
Assoluzioni:
per insufficienza di prove per GIANNETTINI dal
reato di strage
per insufficienza di prove per FREDA E VENTURA da reato di strage;
per MALETTI e LABRUNA per il reato di falsità ideologica, riduzione
di pena per ilfavoreggiamento
per insufficienza di prova per MERLINO dalle imputazioni di tentata
strage commessa in Roma
per insufficienza di prove per TANZILLI
Non doversi procedere: nei confronti di POZZAN, per prescrizione di
falsità materiale e favoreggiamento;
condanne:
15 anni di reclusione per associazione sovversiva
continuata per FREDA e VENTURA.
CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA 10.06.1982
La Suprema Corte annulla per intero la sentenza
di 2° grado ad eccezione dell'assoluzione di GIANNETTINI che
diventa res judicata (cioè definitiva) e rinvia il processo alla
Corte di assise di appello di Bari.
LA SENTENZA DI BARI
CORTE DI ASSISE DI APPELLO - SENTENZA 1.08.1985
giudizio di rinvio
Presidente: Fortunato D'AURIA,
Estensore: Vito RUBINO
giudice popolare: LELLA, MECCA, PORTA, BERARDI, CENTRONE e GESMUNDO
P.M.: Umerto TOSCANI;
Conferma le sentenze di assoluzione per
insufficienza di prove per il delitto di strage nei confronti di
MERLINO, VALPREDA, FREDA e VENTURA;
assolve per non aver commesso il fatto TANZILLO, dal reato di falsa
testimonianza;
conferma, ma riduce ulteriormente, le pene a carico di LABRUNA e
MALETTI
CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA GENNAIO 1987
Conferma la sentenza emanata dalla Corte di
assise di appello di Bari in sede di rinvio.
QUARTA ISTRUTTORIA
La quarta istruttoria, sui fatti di Piazza
Fontana, che durerà dal 1981 al 1986, ad opera del giudice
istruttore LEDONNE, prende l'avvio dall'esigenza di colmare la
lacuna istruttoria sulla posizione di Stefano Delle Chiaie in ordine
"alla verifica delle connivenze dei Delle Chiaie con apparati
statuali di altri paesi e con centri di poteri occulti dei nostro,
per individuare il ruolo svolto dall'imputato nella destra eversiva
al fine di precisare i suoi rapporti con gli altri inquisiti nel
procedimento storico di Piazza Fontana. L'attività istruttoria
intendeva anche accertare se esistessero rapporti di collaborazione
tra il Delle Chiaie e i poteri deviati e se esistessero legami tra
l'inquisito e la Loggia P2". (così si legge nella sentenza dei
25 luglio 1989 della Corte d'Assise di Catanzaro, 203). Il settore
dell'inchiesta che mirava ad accertare la matrice degli attentati
negli ambienti militari, politici ed economici dei quali sarebbero
stati espressione il gen. Maletti, e il capitano Labruna, nonché il
gen. Miceli accomunati dalla loro appartenenza alla loggia P2 di
Licio Gelli, non giunse ad alcuna conclusione. (Così nella sentenza
25 luglio 1989 della Corte di Assise di Catanzaro). Con l'ordinanza
del 30 luglio 1986, il G.I. di Catanzaro dott. Ledonne, rinviava a
giudizio Fachini Massimiliano e Delle Chiaie Stefano per il delitto
di strage.
CORTE DI ASSISE DI CATANZARO - SENTENZA
25.07.1989
Presidente: NASO
estensore: DE LORENZO
giudici popolari: TODARO, SENESE, NESCI, TARANTINO, ALCARO,
FLORENZANO
assoluzioni: per FACHINI e DELLE CHIAIE
dall'imputazione del delitto di strage per non aver commesso il
fatto.
Al rapporto tra Delle Chiaie e il SID è dedicato
un paragrafo della sentenza, la quale esclude una protezione del
Delle Chiaie e una collaborazione dello stesso al Sid. almeno sino
al 1972; mentre esclude del tutto rapporti tra Delle Chiaie e
l'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'interno (D'Amato).
Alle deviazione e ai depistaggi è dedicato un
intero paragrafo della sentenza del 25 luglio 1989 della Corte di
Assise di Catanzaro; i giudici individuarono vari aspetti
inquietanti:
- la sottrazione dei frammenti della borsa repertati a Roma dopo
l'esplosione; - la sparizione dei cordino che teneva attaccato al
manico della borsa, contenente l'ordigno inesploso alla Comit, il
cartellino dei prezzo;
- la precipitosa deflagrazione dell'esplosivo rinvenuto a Castel
Franco Veneto;
- le coperture di Serpieri;
- la copertura di Giannettini;
- l'espatrio di Marco Pozzan;
- i contatti Fachini - Labruna;
- le veline rinvenute nella cassetta di sicurezza di Via Monte
Belluno.
CORTE D'ASSISE D'APPELLO DI CATANZARO: SENTENZA
5.07.1991
Presidente: PUDIA
Estensore: COMMODARO
Giudici popolari: MASTROIANNI, GRATICO, LO TORTO, CALIGURI, MERANDI,
CRISTOFARO
Conferma della sentenza di 1° grado; la sentenza
d'appello diviene definitiva per decorso del termine utile alla
proposizione del ricorso per Cassazione.
QUINTA ISTRUTTORIA
1990: le indagini riaperte dal giudice
istruttore di Milano Guido Salvini, che indaga più in generale sul
neofascismo, subiscono una svolta decisiva. Delfo Zorzi, capo
operativo della cellula veneta di ordine Nuovo viene accusato da
alcuni "pentiti" di essere l'esecutore materiale della
strage. Zorzi dopo l’attentato riparò in Giappone dove tuttora
vive protetto dal governo Nipponico che ha sempre rifiutato di
concedere l’estradizione del neofascista.
MILANO - 16.02.2000 - Comincia nell'aula
bunker dell'ex carcere minorile Beccaria in piazza Filangieri
l'ottavo processo per la strage di piazza Fontana. Imputati: gli
estremisti di destra Delfo Zorzi (latitante in Giappone), il medico
Carlo Maria Maggi, l'ex leader della Fenice milanese Giancarlo
Rognoni e Stefano Tringali, quest'ultimo accusato solo di
favoreggiamento.
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