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Biografia del 'Che'
dal sito internet: web.tiscali.it/ItaliaCuba_mostre
14 giugno 1928 - 9 ottobre 1967
14 giugno 1928
Nasce a Rosario de la Fe in Argentina Ernesto Guevara de la Serna,
figlio di Celia de la Serna ed Ernesto Guevara Lynch.
Successivamente nasceranno i fratelli Celia, Roberto, Ana María e
Juan Martín.
maggio 1930
A quasi due anni si manifesta il primo attacco d'asma, a causa della
fragilità polmonare derivatagli da una polmonite contratta a 15
giorni di vita.
1932
I medici consigliano un cambiamento di clima: la famiglia si
trasferisce ad Alta Gracia, località turistica nella Sierra di Córdoba.
1935
Il Ministero dell'Educazione con una circolare chiede come mai
Ernesto a 7 anni compiuti non risulti iscritto a nessuna scuola. A
causa dell'asma Ernesto non ha potuto andare a scuola: lo istruisce
la madre per il primo anno. Frequenta regolarmente la seconda e la
terza, ma poi fino alla sesta studia come può con l'aiuto della
madre. Frequenta l'ultimo anno di scuola primaria regolarmente al
Colegio Nacional Deán Funes di Córdoba. Per sfidare il male che lo
assilla pratica con passione molti sport, specialmente il calcio e
il rugby.
1937
Il padre fonda ad Alta Gracia un comitato di sostegno per la
Repubblica spagnola.
1942
Ernesto segue un corso di disegno per corrispondenza.
1944
La famiglia si trasferisce a Buenos Aires, ma nonostante la
lontananza di 600 chilometri, Ernesto passa molto del suo tempo
libero con l'amico Alberto Granado.
1945
Alberto laureatosi in medicina ha trovato lavoro in un lebbrosario a
1000 chilometri da Buenos Aires.
marzo 1945
Si ammala e muore la nonna. Ernesto si iscrive a medicina.
1947-1953
Mentre studia medicina, lavora per mantenersi: come infermiere nella
flotta mercantile statale sulle petroliere, come praticante
all'ufficio d'igiene municipale, nel consultorio e laboratorio di
patologia del suo professore Salvador Pisani, che aveva conosciuto
da paziente.
dicembre 1951 -
A bordo di una motocicletta parte con Alberto Granado per il primo
viaggio nel sud dell'Argentina e nell'America Latina.
06 gennaio 1952 -
Arrivano a Villa Gesel, a 100 km. da Mar del Plata e proseguono
verso sud: Miramar, Necochea, Bahía Blanca.
21 gennaio 1952 -
Da Bahía Blanca ai contrafforti delle Ande. A Río Colorado,
Ernesto ha un grave attacco d'asma e si ricovera all'ospedale di
Choele Choel, dove gli viene somministrata penicillina. Proseguono
in moto per Cipolletti, Piedra de Aguila, Neuquén, San Martín de
los Andes. Da qui, zigzagando per le colline e lungo i laghi,
attraversano il Carrué Piccolo e il Carrué Grande. Passano i laghi
Hermoso, Villorino, Torrentoso, Faulkner, Espejo Grande, Nahuel
Huapi, Mariquina e arrivano a Bariloche, Puerto Blest, Puerto Alegre.
Attraversano la frontiera cilena a Laguna Fría.
10 febbraio 1952 circa -
Entrati in Cile, imbarcano la moto su una lancia e attraversano il
lago Esmeralda, sbarcando a Petrhue. La moto dà segni di stanchezza
(hanno già percorso 2600 km.); la caricano su un camioncino e
raggiungono Osorno e Valdivia.
11-15 febbraio 1952 -
Con la moto riparata alla meglio, raggiungono Temuco.
19 febbraio 1952 -
Il quotidiano locale "Diario Austral" parla di loro in
seconda pagina, presentandoli come due scienziati esperti in lebbra.
Proseguono verso nord, verso Santiago, distante 800 km. La moto si
rompe in modo grave e un camioncino li trasporta a Lautaro. Riparata
la moto, via sempre al nord, verso la salita del Malleco, il ponte
ferroviario più alto del Sud America. La moto ha di nuovo un
cedimento: un camion li lascia a Cullipull. Ancora una piccola tappa
in moto poi un camion li lascia a Mulchen. Il viaggio continuerà in
autostop.
1 marzo 1952 -
Sono a Santiago del Cile. Ernesto è tormentato dall'asma e in
difficoltà finanziarie. Ripartono per Valparaíso con mezzi di
fortuna.
8 marzo 1952 -
Cercano un passaggio via mare verso nord. Li raccoglie, da
clandestini, la nave San Antonio diretta ad Antofagasta. Dopo una
forte crisi di asma, decidono di proseguire via mare, ma non trovano
imbarchi. Si dirigono in camion verso le miniere di Chuquicamata.
12 marzo 1952 -
Dal diario di Alberto Granado: "...in un hotel di questo
paesino (Baquedano) scrivo in attesa che qualche camion ci porti a
Chuquicamata". Ma le autorità si oppongono a una loro visita
alle miniere; proseguono nascosti su un camion fino a Laguna e
ancora più a nord, in direzione di Iquique. Da Iquique ad Arica, il
porto più settentrionale del Cile, a 10 km. dal confine con il Perù.
Si muovono a piedi di notte, per scacciare il grande freddo che li
attanaglia, finché trovano un passaggio da un camion della Guardia
Civil. Da Tacna a Tarata, poi Estetique, lungo la vallata fino a
Tamara. Un camion li lascia a Llave, e un altro li sbarca a Puno,
sul lago Titicaca (il lago più alto del mondo, a quota 4000 metri),
il più grande porto lacustre del Perù. E sempre a nord toccano
Suboca, Ayacuni, Sicuani, Cuzco. Qui il dottor Hermosa, un medico
laureatosi in Argentina, li prende sotto la sua ala, li ospita e li
porta a visitare Ollantaytambo e le rovine incaiche.
5 aprile 1952 -
In treno verso il Machu Picchu. Visitano le rovine della fortezza di
Husina Pichuc, poi tornano a Cuzco dove si trattengono in attesa di
trovare un mezzo che li porti a Lima.
10 aprile 1952 -
Partenza da Cuzco. Passano da Abancay e Huancarama. Ernesto è
sofferente e subisce un grave choc anafilattico per un'iniezione di
adrenalina. Proseguono con difficoltà verso il lebbrosario di
Huambo, poi a Huancayo e Ayacucho. Si muovono in camion attraverso
piccoli centri: Merced, San Luis, Ocsapampa, Ramón, Tarma.
30 aprile 1952 -
Arrivano a Lima. Conoscono il dottor Pesce, specialista di lebbra di
fama internazionale, che li trattiene per 20 giorni.
18 maggio 1952 -
Lasciano Lima in camion diretti al lebbrosario di San Pablo. Sulla
strada montana intorno a Lima il camion ha un incidente grave:
proseguono a piedi sotto una pioggia persistente. Superano la zona
montana del Perù e si dirigono a est verso il porto fluviale di
Pucallpa, città sul fiume Ucayali, in piena foresta amazzonica. Si
imbarcano sul mercantile La Tenepa che fa rotta lungo gli affluenti
Ucayali e Marañón e poi sul Rio delle Amazzoni verso Iquitos, il
porto più importante della provincia di Loreto e dell'intero Perù.
1 giugno 1952 -
Dopo vari giorni di navigazione sbarcano a Iquitos, città di 50.000
abitanti. Visitano come a ogni tappa ospedali, lebbrosari, musei.
6 giugno 1952 -
A bordo del barcone El Cisne, lungo l'Ucayali, partono per il
lebbrosario San Pablo.
8 giugno 1952 -
Arrivano al lazzaretto di San Pablo dove si fermano dieci giorni,
ben accolti dai medici e dagli ammalati, che portano in escursioni
nella foresta dove vivono gli indios. In segno di riconoscenza i
lebbrosi costruiscono per loro una zattera che viene battezzata
"Mambo Tango" e la caricano di provviste per un mese,
perché possano arrivare in Colombia. Discendono il fiume portati
dalla corrente con rigorosi turni di guardia e di ... cambusa.
Ciò nonostante, mancano Leticia, la località in cui i fiumi
provenienti da Brasile, Perù e Colombia confluiscono a formare il
Rio delle Amazzoni. Prendono terra, dopo aver remato controcorrente,
su un'isola brasiliana dove cedono la zattera in cambio di una canoa
con cui arrivano a Leticia. Alloggiano in caserma e per sbarcare il
lunario vengono ingaggiati come calciatori nella squadra locale che
vince il torneo. Ed è così che trovano i soldi per proseguire in
aereo.
6 luglio 1952 -
L'aereo li sbarca a Bogotà.
14 luglio 1952 -
Lasciano la Colombia sconvolta da una guerra civile: il governo di
Luciano Gómez ha instaurato un clima di terrore. Gli stranieri sono
malvisti, specie loro, vestiti da esploratori danno nell'occhio e
vengono arrestati e poi rilasciati. Aiutati dagli studenti, si
allontanano attraverso il ponte sul fiume Tachino che separa la
Colombia dal Venezuela, in camion raggiungono San Cristóbal e
Barquisimeto.
17 luglio 1952 -
Sono a Caracas. Ernesto trova qui il denaro speditogli dalla
famiglia; si separa dall'amico Granado e si imbarca su un aereo che
lo riporterà in Argentina.L'aereo, che dopo una breve sosta a Miami
avrebbe dovuto ripartire per Buenos Aires, rimane fermo un mese a
Miami per avaria. Dopo un drammatico stop a Caracas a causa di
un'altra avaria, questa volta al carrello, il DC da trasporto
riparte finalmente per l'aeroporto di Ezeiza di Buenos Aires,
riportando a casa Ernesto dopo sette mesi di viaggio.
ottobre 1952 -
Al rientro del viaggio gli mancano 15 esami per la laurea, che
progetta entro maggio.
novembre 1952 -
Dà tre esami: clinica oftalmica, urologica, dermosifilopatica.
dicembre 1952 -
Dà 10 esami.
11 aprile 1953 -
Dato l'ultimo esame, clinica neurologica, si laurea presso la facoltà
di medicina di Buenos Aires con una tesi sull'allergologia.
luglio 1953 -
Riparte per il suo secondo viaggio in America Latina con l'amico
Carlos Ferrer. Prima tappa, sul treno internazionale Yacuiba-Pocitos,
la Bolivia. La lotta popolare ha portato al governo riformista di
Paz Estenssoro. Guevara esprime, in quel periodo, questa
valutazione: "... daranno il DDT agli indios per togliere i
pidocchi ma non risolveranno il problema essenziale che è la causa
dei pidocchi...".
12 luglio 1953 -
E' a La Paz.
22 agosto 1953 -
E' a Cuzco.
04 settembre 1953 -
In questa data scrive da Lima alla famiglia l'itinerario che intende
seguire: Guayaquil, Quito, Bogotà, Caracas.
04 ottobre 1953 -
Scrive al padre da Guayaquil, Ecuador: "Il nostro viaggio è
molto pesante ma sempre più interessante ... c'è un bel clima di
libertà personale ...". Incontra l'avvocato argentino esule
Ricardo Rojo e decide di andare con lui in Guatemala, via Panama.
24 ottobre 1953 -
Scrive alla madre da Guayaquil: "... i miei progetti di lavoro
sono molto confusi e condizionati al luogo in cui andranno a posarsi
le mie ossa ... con un discreto imbroglietto abbiamo il visto per
Panama. Partiamo domani, domenica, e staremo lì il 29 e il
30".
10 dicembre 1953 -
Scrive alla zia Beatriz: "... la mia vita è un mare di
decisioni improvvise ... ti informo che oltre che medico sono
giornalista e conferenziere ... ti abbraccia, ti bacia e ti vuol
bene tuo nipote, quello con la salute di ferro, lo stomaco vuoto e
la lucida fede nell'avvenire socialista".
dicembre 1953 -
Arrivando in Guatemala, Ernesto ha una lettera di presentazione per
Juan Angel Nuñez, membro del governo Arbenz, e attraverso lui
conosce l'esiliata peruviana Hilda Gadea, che sposerà qualche mese
dopo. Tramite Hilda entra in relazione con Nico López e il gruppo
di rifugiati cubani appena arrivati in Guatemala dopo l'assalto alla
caserma Moncada, che alloggiavano alla pensione Cervantes nella
Decima Avenida. Qui iniziano a chiamarlo Che. Lavora come medico al
servizio del governo costituzionale.
28 dicembre 1953 -
Scrive alla madre da Città del Guatemala le peripezie del viaggio:
a piedi e in autostop dal Costarica, al Salvador e al Nicaragua, poi
in macchina da Managua al Guatemala. Pubblica alcuni articoli
scientifici sulla rivista "Siete", n° 45.
05 gennaio 1954 -
Scrive alla zia Beatriz dal Consolato Argentino di Città del
Guatemala: "... questo è un paese dove uno può dilatare i
polmoni e riempirseli di democrazia...".
15 gennaio 1954 -
Scrivendo alla sorella Ana María, dopo aver manifestato diffidenza
per gente che ha conosciuto, le chiede un medicinale per l'asma che
non trova in Guatemala: "... questo non è un buon clima per me
e devo starmene a regime stretto...".
02 febbraio 1954 -
Scrive al padre: "... il tran tran quotidiano della battaglia
per mangiare non mi ha consentito di conoscere il Guatemala come
vorrei...".
12 febbraio 1954 -
Scrive a zia Beatriz che si fermerà in Guatemala almeno sei mesi e
che poi ha intenzione di passare un anno altrove: nell'ordine
Venezuela, Messico, Cuba, Stati Uniti. Nei due anni successivi
progetta di visitare Haiti e Santo Domingo, poi andrà in Europa. La
lettera è scritta su carta intestata dell'Istituto per lo Sviluppo
della Produzione dove lavora Hilda Gadea. E' entrato nel Partito
Comunista Guatemalteco e lavora anche come medico dei sindacati.
28 febbraio 1954 -
Lettera alla famiglia: "Le mie attività future sono un mistero
anche per lo stesso Tata Dios ... sto organizzando materiale per un
libro ... ma la lotta per il sostentamento quotidiano non mi
consente di dedicare molto tempo alla cosa...". Lamenta di non
poter essere un medico al servizio della comunità contadina per
ragioni burocratiche (la non iscrizione a un sindacato lavoratori).
marzo 1954 -
Scrive ai genitori dal Petén, regione selvaggia del Guatemala,
"luogo splendido perché vi fiorì la civiltà Maya e in
seguito fu scenario della conquista di Alvarado, il capitano di Cortés,
e ci sono più malattie che madonne..."; ancora la doppia
passione per l'archeologia e la medicina.
aprile 1954 -
La passione per l'archeologia lo fa dispiacere di non aver potuto
visitare le rovine di Tikal e di Piedras Negras. Espone altri
progetti di viaggio: "Europa occidentale per due anni, di cui
almeno sei mesi a Parigi; Europa orientale un anno o due, metà in
Russia, due o tre anni in Asia, gran parte dei quali in India e
Cina, poi l'Africa alla ventura e il mondo è finito".
10 maggio 1954 -
Lettera alla madre: "... in Guatemala potrei diventare molto
ricco... mettere su una clinica e dedicarmi all'allergologia (qui è
pieno di colleghi del 'soffiotto'). Farlo sarebbe il più orribile
tradimento ai due io che lottano in me, il socialista e il
viaggiatore...".
15 maggio 1954 -
Lettera ai fratelli: "... me ne vado in Salvador..."; è
scaduto il visto in Guatemala.
giugno 1954 -
Scrive alla madre datando: "primo mese della speranza";
racconta delle rovine dei Pipiles, la popolazione autoctona che
dalle Ande si era spinta alla conquista del sud; dei giorni passati
al mare in Honduras in attesa del visto che non gli viene concesso;
del Salvador e delle visite archeologiche, descrivendo con estremo
interesse caratteristici Buddha in bassorilievo molto vicini alle
civiltà indostane. Dopo aver lavorato come scaricatore a Puerto
Barrios, col treno è tornato in Guatemala.
20 giugno 1954 -
Scrive alla madre un'appassionata analisi dei pericoli che gravano
sulla repubblica democratica del colonnello Arbenz, osteggiata dalla
United Fruit, che ha assoldato mercenari honduregni e promuove
bombardamenti sulla capitale.
04 luglio 1954 -
Lettera alla madre: la situazione politica in Guatemala è stata
violentemente ribaltata dal golpe di Castillo Armas. Scrive in
questo periodo un articolo di 14 cartelle intitolato "Ho visto
la caduta di Jacobo Arbenz". Aiuta gli amici cubani e
guatemaltechi a rifugiarsi nell'Ambasciata Argentina dove anche lui
è ospite. Messi in salvo gli amici, progetta di partire in treno
per il Messico.
07 agosto 1954 -
Scrive alla madre: "... qui ho risolto le mie cose e me ne vado
in Messico...".
inizio settembre 1954 -
Lettera alla famiglia di raccomandazione e di presentazione per gli
esuli guatemaltechi in Argentina. A proposito di uno di essi scrive
con l'ironia che gli è abituale: "... nei duri mesi della
dominazione rossa, quando i miei piedi baciavano la polvere del
Guatemala... mi fece dare un buon paio di scarpe con le quali penso
di calpestare altre terre, con la sola ricompensa di un sorriso...
Adesso è l'occasione per fare qualcosa pagando il debito di
gratitudine che ho nei suoi confronti...".
fine settembre 1954 -
Scrive a zia Beatriz da Città del Messico: "... la città...
mi ha ricevuto con tutta la sua indifferenza di grande animale,
senza farmi carezze né mostrarmi i denti... un affettuoso
abbraccio, baci dosati e altre erbe e se trovate qualche soldo di
troppo venite a farmi visita alla mia magione di via Quatecmoc,
terza traversa a sinistra. Finché non sarà finito l'ottavo piano,
continuate a scrivere al consolato".
30 settembre 1954 -
Scrive al padre sui progetti di sopravvivenza: borsa di studio,
sceneggiatore per il cinema e un visto per gli USA.
novembre 1954 -
Fa il fotografo di piazza in attesa della borsa di studio o di una
condotta medica.
dicembre 1954 -
Scrive alla madre di essere stato assunto come redattore all'Agenzia
"Prensa Latina". Alla mattina lavora come volontario in
ospedale e continua anche la fotografia, "dedicandomi a cose più
importanti come studi e alcune cosette strane che ci sono da queste
parti...".
gennaio 1955 -
Raccoglie materiale "per un libriccino che porta il pretenzioso
titolo 'La funzione del medico in America Latina'... in quale
momento ho smesso di ragionare per abbracciare qualcosa di simile a
una fede non posso dirlo neanche in modo approssimativo perché il
cammino è stato lunghetto e con molti ripensamenti...".
febbraio-marzo 1955 -
Scrive al padre di aver portato a termine tre lavori scientifici che
gli fanno ben sperare in una borsa di studio a Parigi.
09 aprile 1955 -
Scrive alla zia di essere stato coinvolto come fotografo nei Giochi
Panamericani e che l'Agenzia Prensa Latina ha cessato la sua attività.
Si firma: Stalin 2°.
09 maggio 1955 -
Scrive alla madre di aver ottenuto una borsa di studio che comprende
vitto, alloggio e pochi centesimi, nonché la pubblicazione dei suoi
lavori.
maggio 1955 -
Lavora in ospedale nel reparto cardiologia e allergologia. Ha 200
pazienti da assistere. Vive in un piccolo appartamento con Julio
Roberto Cáceres detto Patojo e con Hilda Gadea, divenuta sua
moglie. Si rivivificano i rapporti con Nico López e altri cubani
del gruppo 26 Luglio. Arriva in Messico Raúl Castro; qualche
settimana dopo anche Fidel Castro.
27 maggio 1955 -
Scrive al padre delle sue ricerche sui propectani e sulla
ialunoridasi, e continua: "La Habana mi attrae particolarmente
per riempire il cuore di paesaggi ben mescolati con passi di
Lenin... se il prossimo paese che visito è Cuba, lì non lavorerò
ma farò un rapido giro per far visita all'intera gamma di amicizie
che ho stretto durante il loro esilio...".
17 giugno 1955 -
Scrive alla madre: "... la mia vita extramedica prosegue in un
monotono ritmo domenicale intervallato da imprese come la scalata al
Popocatépetl (ho potuto vedere finalmente le viscere della
Pachamama)... ho una quantità di ragazzetti ammirati dalle mie
avventure o interessati a imparare qualcosa delle dottrine di San
Carlos...".
luglio-agosto 1955 -
Guevara viene presentato a Fidel Castro a casa di María Antonia
Gonzáles de Paloma, in Calle Amparan 49. Dopo una notte interamente
passata a parlare, all'alba Fidel Castro lo arruola come medico
della sua spedizione per la liberazione di Cuba.
20 luglio 1955 -
In una lettera alla madre analizza la situazione politica argentina
dopo il golpe antiperonista del 16 giugno: a Guevara la posizione
internazionale del peronismo appare come una forza in opposizione
agli Stati Uniti. Conclude la lettera descrivendo la scalata al
Popocatépetl con un cubano.
20 luglio 1955 -
A zia Beatriz scrive che i suoi lavori scientifici lo porteranno
"nel paese il cui nome ignorano tutti meno Dio e la sua mano
destra".
24 settembre 1955 -
Scrive alla madre delle ripercussioni in America Latina della caduta
di Perón. Poi continua: "non so se avete ricevuto la notizia
ufficiale del mio matrimonio e dell'arrivo dell'erede. Se non è così,
ti comunico la nuova ufficialmente perché la trasmetta agli altri:
mi sono sposato con Hilda Gadea e avremo un figlio tra poco".
07 ottobre 1955 -
Scrive alla zia: "aspetto un Vladimiro Ernesto tra poco tempo;
naturalmente lo aspetto io ma lo avrà mia moglie... qui, in questi
giorni, è piovuto tanto da trapassare quasi il mio impermeabile di
forte tela cordobese (d'adozione)... alla fine del mese con Hilda
andremo a visitare le rovine più antiche dei Maya...".
09 novembre 1955 -
Scrive alla madre sulla situazione politica in Argentina. Parlando
delle cose di ogni giorno dice: "...i miei progetti e i miei
lavori sono sempre gli stessi... in generale non sappiamo nulla del
nostro futuro e non sarebbe strano che ce ne andassimo in qualche
paese dell'Asia... l'erede va a gonfie vele senza complicazioni...
passeremo qualche giorno nello Yucatán per vedere il tempio di
Chichén-Itzá e altri simili...".
05 dicembre 1955 -
Alla madre: "mi sto commercializzando per vedere se possiamo
far fronte all'arrivo del bebè in perfette condizioni
finanziarie".
dicembre 1955 -
Compie gite ai vulcani dello Ixtachmatal e si prepara per il
congresso di allergologia che si terrà a Vera Cruz nel marzo
seguente.
gennaio 1956 -
Scrive alla madre: "i vulcani continuano a essere preda dei
miei iracondi piedi conquistatori... Il lattante nasce l'ultima
settimana di febbraio. Dopo marzo decido della mia vita...".
febbraio 1956 -
Inizia l'addestramento al Poligono di tiro di Los Gamitos, vicino a
Città del Messico.
09 febbraio 1956 -
Scrive al padre, congedandosi con "grandi abbracci da Siddharta
Guevara".
primavera 1956 -
Continua l'addestramento al ranch Santa Rosa, vicino alla città di
Chalco. L'istruttore è il generale Alberto Bayo dell'esercito
repubblicano spagnolo.
marzo 1956 -
Scrive alla madre datando "25 della nuova era" per
annunciare la nascita di Hildita, sua primogenita: "... spero
di vederti in qualche posto, in questa cacchina di Dio chiamata
Terra...".
13 aprile 1956 -
Nella lettera alla madre parla della piccola Hilda: "... la mia
anima comunista si espande pletorica: è venuta fuori uguale uguale
a Mao Tse Tung... insegnerò fisiologia all'Università di Città
del Messico...".
15 aprile 1956 -
Scrive al padre: "... se non diventerò una personalità della
scienza medica come scienziato, lo diventerò come divulgatore della
dottrina di San Carlos dagli alti seggi universitari...".
20 giugno 1956 -
Viene arrestato con Fidel Castro, Universo Sánchez, Ramiro Valdés
e, successivamente, con altri ribelli tra i quali María Antonia
Gonzáles.
02 luglio 1956 -
Al processo vengono liberati tutti i prigionieri, salvo Castro,
Guevara e Calixto García a causa del permesso di soggiorno scaduto.
10 luglio 1956 -
I genitori ricevono una lettera dal carcere in cui Ernesto rivela
esplicitamente i suoi legami con i rivoluzionari cubani e di aver
abbandonato la medicina.
15 luglio 1956 -
Sempre dal carcere, risponde alla madre che gli rimprovera la vacuità
dello sciopero della fame: "...l'abbiamo fatto due volte: la
prima hanno liberato 21 dei 24 detenuti, la seconda hanno annunciato
che avrebbero liberato Fidel Castro, il capo del movimento, il che
dovrebbe accadere domani...".
31 luglio 1956 -
Dopo l'avvenuta liberazione di Castro (il 24), anche Guevara e García
vengono rilasciati dopo 57 giorni di carcere.
fine agosto 1956 -
Scrive alla madre: "... la mia strada sembra allontanarsi
lentamente e fermamente dalla medicina... San Carlos ha fatto un
buon acquisto... mamma, un grande bacio dal tuo figlio
clandestino...".
settembre 1956 -
Scrive a zia Beatriz dalla clandestinità, scherzandoci sopra:
"... sono in villeggiatura in attesa che si risolva la mia
richiesta di asilo politico nel paese".
15 novembre 1956 -
Scrive alla madre: "...ancora in terra messicana... vedo Hilda
qualche fine settimana...".
dal 24 novembre 1956 al 18 ottobre 1967
24 novembre 1956 -
Scrive alla madre prima dell'imbarco sul Granma.
24-25 novembre 1956 -
Alle due di notte, a luci spente, lo yacht Granma parte da Tuxpán
con brutto tempo e un carico inverosimile di uomini (82) e
materiali. La rotta prevedeva un giro a sud di Cuba lungo la
Giamaica e le isole del Gran Cayman e lo sbarco a Niquero nella
provincia orientale. Delle 82 persone a bordo, 20 avevano
partecipato all'assalto della caserma Moncada; 4 non erano cubani:
il medico argentino Ernesto Guevara, Gino Doré‚ italiano, Guillén
messicano e il pilota dominicano Ramón Meyas.
27 novembre 1956 -
Frank País, responsabile del Movimento 26 Luglio per la provincia
di Oriente, riceve il telegramma che annuncia la partenza della
spedizione.
30 novembre 1956 -
Viene messo in atto da Frank País il tentativo insurrezionale di
Santiago de Cuba concordato con Fidel Castro. Il piano fallisce e si
scatena la repressione da parte dell'esercito batistiano.
22 gennaio 1957 -
I guerriglieri si scontrano con i batistiani ad Arroyo del Infierno.
Alcuni giorni dopo sono bombardati da aerei.
16 febbraio 1957 -
L'inviato del Times, H. L. Matthews fotografa i guerriglieri e
raccoglie la prima intervista di Fidel, come capo dell'Esercito
Ribelle.
13 marzo 1957 -
I giovani del Direttorio Rivoluzionario assaltano il palazzo
presidenziale di Batista a La Habana. L'attacco fallisce e la
maggior parte dei giovani vengono trucidati.
marzo 1957 -
La colonna sulla Sierra Maestra viene rinforzata con arrivi da
Santiago. Circa 80 uomini compongono ora la guerriglia. Guevara ha
uno dei suoi attacchi d'asma.
aprile 1957 -
Raggiunge i guerriglieri la troupe della CBS con i giornalisti R.
Taber e W. Hoffman venuti per realizzare il documentario "La
storia dei combattenti nella giungla di Cuba". Sono
accompagnati sulla Sierra da Celia Sánchez e da Haydée Santamaría.
28 maggio 1957 -
Il gruppo, forte ora di 127 uomini, 80 dei quali ben armati, esce
vittorioso a Uvero, sulla costa orientale.
giugno 1957 -
Ernesto Guevara e la sua "Cuarta Columna" operano sulla
Sierra Maestra centrale attorno a El Hombrito.
31 luglio 1957 -
A Santiago de Cuba viene assassinato Frank País, figura di spicco
del Movimento 26 Luglio. I funerali di Frank País si trasformano in
spontanee agitazioni di protesta contro la dittatura di tutta la
popolazione. Lo sciopero generale che segue viene represso nel
sangue.
10 settembre 1957 -
I guerriglieri di Guevara partecipano a uno scontro vittorioso a
Pino del Agua.
16 ottobre 1958 -
Tra imboscate, scontri e attacchi aerei, la colonna del Che arriva
nell'Escambray nella provincia montuosa di Las Villas dopo 46 giorni
di marcia e di guadi.
18 ottobre 1958 -
Dopo due giorni di riposo, la colonna riprende la marcia e realizza
azioni di disturbo per non permettere lo svolgimento delle elezioni
(a cui votò solo il 30% della popolazione cubana e nella zona
neanche il 10%).
07 novembre 1958 -
Fidel Castro lascia il suo quartier generale sulla Sierra e inizia
la marcia su Santiago de Cuba alla testa di 300 guerriglieri.
Contemporaneamente Raúl Castro si dirige verso Santiago de Cuba
scendendo da nord occupando la città di Sagua de Tanamo.
16 dicembre 1958 -
La colonna di Guevara fa saltare il ponte sul Río Falcón
interrompendo la Carretera Central e isolando la città di Santa
Clara, capoluogo della provincia di Las Villas. Muove attacchi
all'esercito di Batista in varie località e a Fomento cattura 100
fucili.
21 dicembre 1958 -
Attacco simultaneo e vittorioso delle forze di Guevara alle città
di Cabaiguán e Guayos. Vengono liberate anche Placetas, Remedios e
Caibarien.
25 dicembre 1958 -
Entrata di Guevara nella città di Sancti Spiritus.
29 dicembre 1958 - 01 gennaio 1959 -
Il Comandante Che Guevara vince la decisiva battaglia di Santa
Clara. La battaglia dura dalle ore 5 del mattino del 29 dicembre e
termina nel pomeriggio del 1° gennaio 1959. I guerriglieri riescono
a far deragliare un treno blindato carico di soldati e di armi.
Durante lo scontro Guevara viene ferito al braccio sinistro. Batista
fugge in aereo a Santo Domingo insieme al Capo di Stato Maggiore, al
Comandante della Marina e al Capo della Polizia.
02 gennaio 1959 -
Il Che e Camilo Cienfuegos entrano a La Habana mentre Fidel entra a
Santiago de Cuba. Viene proclamato lo sciopero generale in tutto il
paese.
2 giugno 1959 -
Sposa Aleida March che ha partecipato al suo fianco a tutta la
campagna nelle montagne dell'Escambray. Da lei avrà quattro figli:
Aleidita, Celia, Camilito ed Ernesto.
09 febbraio 1959
Il nuovo Consiglio dei Ministri lo dichiara cittadino cubano.
ottobre 1959
E' nominato Capo del Dipartimento dell'Industrializzazione dell'INRA
(Istituto per la Riforma Agraria).
13 giugno 1959
Parte come ambasciatore con l'incarico di stabilire relazioni
economiche con i paesi afroasiatici. Visita Egitto, India, Giappone,
Indonesia, Sri Lanka, Pakistan, Sudan, Marocco, Jugoslavia.
ottobre 1960
Compie una visita ufficiale in Cecoslovacchia, Unione Sovietica,
Cina, Corea del Nord e Germania Est a capo di una delegazione
commerciale.
agosto 1961
Dirige la delegazione cubana al primo incontro del CIES (Conferenza
Interamericana Economica e Sociale) a Punta del Este (Uruguay). Nel
suo discorso ridicolizza la spedizione mercenaria a Cuba (Playa Girón),
avvenuta in aprile. Chiede trattori, come risarcimento. Espone il
suo tema della rivoluzione continentale.
18 agosto 1961
Parla all'Università di Montevideo.
luglio 1963
Visita l'Algeria di Ben Bella e pronuncia un discorso al Seminario
di Algeri.
25 marzo 1964
Denuncia con violenza il neo colonialismo degli Stati Uniti in
America Latina alla Conferenza Mondiale per il Commercio e lo
Sviluppo svoltasi a Ginevra.
aprile 1964
Ulteriore visita in Algeria.
novembre 1964
Dirige la delegazione cubana ai festeggiamenti per il 47°
Anniversario della Rivoluzione d'Ottobre: è la terza e ultima
visita in Unione Sovietica.
09-11 dicembre 1964
Pronunzia due discorsi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
14 dicembre 1964
Appare alla televisione americana, poi parte per il Mali senza
rientrare a La Habana.
01 gennaio 1965
Conclude la visita al Mali.
gennaio-febbraio 1965
Visita Congo-Brazzaville, Guinea, Ghana, Dahomey, Tanzania ed
Egitto.
24 febbraio 1965
E' ad Algeri per partecipare al Secondo Seminario Economico delle
Organizzazioni della Solidarietà Afroasiatica. Pronuncia un
discorso critico verso l'Unione Sovietica che rimprovera di abuso
nei trattati economici. Poi torna a Cuba.
14 marzo 1965
Appare per l'ultima volta in pubblico al suo rientro dall'Africa. Lo
attendono all'aeroporto Fidel Castro e il Presidente della
Repubblica di Cuba Osvaldo Dorticós.
12 aprile (?) 1965
Lascia Cuba per il Congo.
marzo (?) 1966
Ritorno a Cuba.
fine agosto (?) 1966
Lascia Cuba.
03 ottobre 1965
Castro legge pubblicamente il messaggio di addio del Che: "...
altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti
sforzi...".
03 novembre 1966
Compare in Bolivia con un passaporto intestato ad Adolfo Mena Gonzáles.
Il suo nome di battaglia è Ramón.
06 novembre 1966
Raggiunge la fattoria base della guerriglia boliviana a Ñancahuasú.
07 novembre 1966
Inizia a scrivere il suo diario di guerrigliero.
12 dicembre 1966
Arrivo del gruppo cubano.
31 dicembre 1966
Riunione politica con Monje, segretario del Partito Comunista
Boliviano. Disaccordo totale.
31 gennaio 1967
Inizia la marcia verso nord e verso nord-est.
20 febbraio 1967
Ritorno al campo: arrivano visitatori stranieri.
23 marzo 1967
Primo scontro a fuoco con i militari boliviani.
10 aprile 1967
Scaramucce a Iripti.
17 aprile 1967
Si riunisce a La Habana la Tricontinentale e Osmany Cienfuegos legge
il messaggio del Che. Le agenzie di stampa cominciano a parlare
della presenza del Che in Bolivia.
21 aprile 1967
Arresto di Debray e Bustos, giornalisti che appoggiavano la
guerriglia.
07 giugno 1967
Il governo boliviano di Barrientos dichiara lo stato di assedio.
24 giugno 1967
Viene repressa nel sangue la rivolta dei minatori di Catavi e
Huanuni.
luglio-agosto 1967
La guerriglia riporta qualche successo militare. Ma si divide in due
gruppi che non riusciranno più a ricongiungersi.
31 agosto 1967
A Vado del Yeso viene distrutto il gruppo di Joaquín, di cui fa
parte anche "Tania la guerrigliera".
26 settembre 1967
Nella zona di Valle Grande il gruppo del Che cade in una prima
imboscata.
29 settembre 1967
Una notizia dell'agenzia AP dice che un'autorevole fonte militare ha
confermato che l'Esercito Boliviano con 1500 uomini sta partecipando
alla caccia al Che.
08 ottobre 1967
Il gruppo del Che è accerchiato da centinaia di uomini alla
Quebrada del Yuro. Il Che, ferito alle gambe, viene catturato.
Trasportato nella scuola del villaggio di La Higuera viene
interrogato. Non risponde ad alcuna domanda. Viene lasciato senza
cure.
09 ottobre 1967
Viene ucciso, con una raffica di fucile mitragliatore, alle ore
13:10 dal sergente Mario Terán per ordine del Presidente boliviano
René Barrientos.
18 ottobre 1967
Castro ricostruisce la sua morte alla televisione cubana.
http://web.tiscali.it/venceremos/guevara/biografi.htm
Il Che nel ricordo
Dalla rivista Isla Grande
sito internet : http://www.edizioni-achab.it
Ormai scrivere sul Comandante Che Guevara per chiunque è divenuta
una sfida, una vera prova.
Che cosa si può dire che non sia stato già detto?
Quale nuovo aspetto trattare della sua vita, del suo pensiero, del
suo carattere?
Mille articoli giornalistici, centinaia di libri, documentari,
alcuni film, programmi televisivi... tutto è stato sviscerato.
Insomma scrivere oggi qualcosa di originale sul Che Guevara è
divenuto un'autentica impresa.
Chi scrive, per superare tutti questi problemi di non facile
soluzione che pongono in imbarazzo qualsiasi giornalista
coscienzioso, ha deciso di raccontare un aneddoto inedito, un fatto
autentico accaduto "vicino a casa mia"... Solo alla fine
della storia però rivelerò chi è il testimone.
Sono passati circa quaranta anni e furono due incontri brevi, di
poca durata.
Quell'uomo, il nostro testimone, afferma che non si dimenticherà
mai del Che nonostante il tempo trascorso -40 anni -di cui si dice
anche che sono tutta una vita. Quest'uomo è davanti a me e ha 74
anni compiuti.
Sicuramente sono molti i fatti accaduti nella sua vita, ha molti
ricordi, ma questo in particolare rimane vivo nella sua memoria,
attuale.
Egli ha i capelli bianchi, molte rughe e dimostra tutti i suoi 74
anni.
Ricorda il Che fotograficamente, come se chiudendo gli occhi gli
apparisse davanti, così come lo vide quaranta anni fa.
Mi racconta: Era il 1960, uno degli anni più importanti della
rivoluzione cubana che trionfò il primo gennaio del 1959. Il
Governo guidato da Fidel Castro e di cui il Che Guevara faceva
parte, aveva già preso diversi provvedimenti che stavano provocando
l'odio e la vendetta degli Stati Uniti e della borghesia cubana.
Le industrie in potere dei capitali stranieri e dei ricchi nazionali
che le avevano ottenute in maniera fraudolenta erano già state
nazionalizzate.
Questa piccola storia inizia in un luogo chiamato Santa Lucia, al
nord della provincia cubana di Pinar del Rio, la più occidentale
dell'Isola.
In questo luogo al termine degli anni cinquanta avevano cominciato a
costruire un impianto per la produzione dell'acido solforico e per
l'estrazione d'oro e argento dopo il trattamento di un sottoprodotto
ottenuto dopo l'estrazione del rame.
Quest'industria si chiamava allora Sulfometales, ma poi fu
ribattezzata Patricio Lumumba.
Come tutte le industria cubane nazionalizzate, dipendeva dal
Dipartimento delle Industrie nazionali della Riforma Agraria.
Il responsabile di questo Dipartimento non era altro che il Che
Guevara, che poi sarebbe divenuto anche il Ministro dell'Industria.
Il Che era giunto a Santa Lucia per visitare questo impianto
industriale; aveva visitato tutta la fabbrica, fatto domande sulla
produzione, sulle prospettive del momento e su quelle future. Dopo
aver conversato lungamente con i dipendenti nel cortile della
fabbrica il Che si diresse verso gli uffici dell'amministrazione.
Fu in quel momento che il nostro testimone cominciò a vivere la sua
esperienza che è rimasta ancora, dopo 40 anni, fresca e viva nella
sua mente.
Il Che chiese all'amministratore come andava l'industria, quali
erano i problemi, che soluzioni si cercavano, come andava il lavoro,
qual era lo stato d'animo dei lavoratori e anche quale era la sua
personale esperienza nel lavoro e come dirigente industriale.
"lo, là seduto alla mia scrivania - racconta l'allora
amministratore della Sulfometales -e il Che davanti che mi faceva
tante domande, ascoltava le mie risposte, le analizzava rapidamente,
mi faceva altre domande..." "La conversazione" dice
il vecchio amministratore "non fu molto lunga... non ricordo
bene se durò 30 o quarantacinque minuti.
Il Che voleva sapere tutto sulla nostra industria, non dava
opinioni, voleva sapere come stavano le cose, entrare nella nostra
realtà." Quasi al termine della conversazione- mentre si stava
alzando in piedi -il Che scoperse un libro che stava sul tavolo
dell'amministratore, un testo sulla direzione dell'economia
industriale, pubblicato in Messico dalla Casa Editrice "Fondo
di cultura economica ."
"Lei sta leggendo questo libro?" chiese il Che... Alla
risposta affermativa cominciò a parlarne con sicurezza,
commentandolo, perchè anch'egli lo aveva letto e infine chiese:
"Ma le piace leggere?" L'amministratore rispose di sì e
il Che disse allora: "Forza e coraggio, perche ci mancano
direttori e amministratori che leggano e studino questa
materia!"
Queste parole chiusero il primo incontro dell'ex amministratore con
il Comandante Che Guevara.
Oggi, dopo tanti anni, il nostro testimone di settantaquattro anni
dice di comprendere il significato di quella frase perché: "II
Che guardava verso il futuro e sapeva chiaramente che i responsabili
dell'economia cubana dovevano apprendere moltissimo, perché il
fervore e le decisioni della rivoluzione non erano sufficienti: si
doveva studiare ed essere preparati ."
Alcuni mesi dopo quel primo incontro, accade qualcosa che fissò in
maniera indelebile il ricordo e la memoria del Comandante Che
Guevara nella mente di questo settantenne cubano.
Continua il suo racconto: "Erano passati molti mesi, non so
dire quanti, ma sicuramente parecchi. lo ero all'Avana, nella sede
dell'INRA dove oggi c'è il Ministero delle Forze Armate,
nell'ufficio che occupava al Ministero dell'Industria.
Stavo svolgendo il mio lavoro di amministratore dell'industria
Sulfometales e cercavo di risolvere problemi di vario genere, quando
a un certo momento si aperse la porta ed entrò il Che Guevara.
Con lui era la figlia maggiore, Hilda, allora bambina. Con l'altra
mano reggeva il guinzaglio di un cane da pastore tedesco.
Rimasti molto stupito quando dopo aver salutato tutti mi riconobbe e
dopo aver lasciato il cane mi chiese: "Come sta
l'amministratore della Sulfometales?"
"Non mi stava chiedendo informazioni, ma poiché voleva notizie
sull'industria, io cominciai a riferirgli la situazione e con me
altri compagni presenti. Lui si interessò al problema che stavo
cercando di risolvere. Si parlò per circa dieci minuti e alla fine
mi stupì veramente moltissimo, facendo in modo che il nostro
incontro diventasse assolutamente indimenticabile."
Il Che stava già uscendo quando si voltò, mi guardò e mi domandò
a bruciapelo: "continua a leggere libri di economia ?" lo
confesso che non me lo sarei mai aspettato! Rimasi allibito!
Come poteva una persona così occupata ricordare uno dei tantissimi
amministratori, ricordare che leggeva e che si interessava di
economia? Ma anche quello era il Che..."
Questo è il semplice aneddoto che mi ha raccontato il testimone, il
vecchio cubano di 74 anni: mio padre, che con questo ricordo così
presente è uno dei moltissimi uomini che a 33 anni dalla morte del
Che pensano che il Comandante Guevara è sempre vivo, così come
tanta gente nel mondo, nonostante tutti gli anni trascorsi, cerca
ancora di capire chi era il Che, come pensava, come agiva, perché
ha fatto quello che ha fatto e dove voleva arrivare.
Pedro Costa
(trad. di G. Minuti)
Il pensiero del
Che
... Per noi, la sola definizione valida di socialismo è
l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Finché ciò
non avviene, si è nel periodo della costruzione della società
socialista; e se questo fenomeno non si verifica, se la lotta per la
soppressione dello sfruttamento ristagna o, addirittura, fa passi
indietro, non è legittimo neppure parlare di costruzione del
socialismo .. ... La via è lunga e piena di difficoltà. A volte,
per aver sbagliato strada, si è costretti a retrocedere; altre
volte, per aver camminato troppo in fretta, ci si ritrova separati
dalle masse; in qualche caso, per essersi mossi troppo lentamente,
sentiamo sul collo l'alito di coloro che ci stanno alle calcagna e
ci pestano i piedi. Nella nostra ambizione di rivoluzionari,
cerchiamo di marciare quanto più rapidamente ci è possibile,
aprendo nuove vie, ma sappiamo che dobbiamo trarre alimento dalla
massa e che essa potrà avanzare più velocemente soltanto se la
stimoleremo
con il nostro esempio ...
... Non si tratta di sapere quanti chilogrammi di carne si mangia, o
di quante volte all'anno si può andare a passeggiare sulla
spiaggia, né di quante cose belle che vengono dall'estero si
possano acquistare con i salari attuali. Si tratta essenzialmente
del fatto che l'individuo si senta più completo, molto più ricco
interiormente e molto più responsabile. L'individuo, nel nostro
paese, sa che l'epoca gloriosa che gli è dato di vivere è un'epoca
di sacrificio; conosce il sacrificio ...
... Si corre il pericolo che i singoli alberi impediscano di vedere
il bosco. Inseguendo la chimera di realizzare il socialismo con le
armi spuntate che il capitalismo ci ha lasciato (la merce come
cellula economica, il reddito, l'interesse materiale individuale
come leva, eccetera) si può finire in un vicolo senza uscita. E vi
si arriva dopo aver percorso molta strada, nella quale i cammini si
intrecciano più e più volte, e in cui è difficile rendersi conto
del momento preciso in cui si è sbagliato direzione. E intanto la
base economica adattata a quei modelli ha compiuto la sua opera di
mina sullo sviluppo della coscienza. Per costruire il comunismo,
contemporaneamente alla base materiale bisogna fare l'uomo nuovo ...
... Inoltre, non dobbiamo mai dimenticare che la Rivoluzione cubana,
con la forza del suo esempio, non agisce solo qui, all'interno, e
che i suoi doveri vanno più in là delle frontiere di Cuba: il
dovere di estendere la fiamma ideologica della Rivoluzione in tutti
gli angoli d'America, in tutti gli angoli del mondo dove ci
ascoltino; il dovere di essere sensibile a tutte le miserie, a tutti
gli sfruttamenti e a tutte le ingiustizie ... ... L'atteggiamento
comunista di fronte alla vita è quello di mostrare con l'esempio la
strada che bisogna seguire, è quello di trascinare le masse con il
proprio esempio, qualunque siano le difficoltà da vincere lungo il
cammino. Chi può mostrare l'esempio del suo lavoro ripetuto per
giorni e giorni senza aspettarsi dalla società nient'altro che il
riconoscimento dei suoi meriti di lavoratore, di costruttore di
questa nuova società, ha il diritto di pretendere lo stesso senso
di responsabilità nell'ora del sacrificio. E la costruzione della
nostra società non si potrà realizzare se non sulla base del
sacrificio ...
... Il socialismo soltanto a livello economico e privo di una morale
comunista non mi interessa (...) Se il comunismo dimentica i fatti
della coscienza, esso potrà forse essere un metodo di ripartizione,
ma non è più una morale rivoluzionaria ...
"Parallelamente al lavoro fornito giornalmente allo scopo di
creare nuove ricchezze da distribuire alla società, l'uomo che
produce, operando dentro questo nuovo atteggiamento, si perfeziona.
Per questa ragione diciamo che il lavoro volontario non deve essere
apprezzato soltanto in rapporto all'attuale interesse economico a
beneficio dello Stato: infatti esso è soprattutto il fattore che
sviluppa più di ogni altro la coscienza dei lavoratori. E meglio
ancora quando i lavoratori operai lo realizzano in un settore che
non è il loro, per esempio tagliando la canna da zucchero -
talvolta in condizioni molto dure - o quando i nostri impiegati
amministrativi o i tecnici ben conoscono i campi di Cuba o le
fabbriche perché vi hanno realizzato un lavoro volontario. In
questo modo si stabilisce una nuova coesione cosciente fra due
settori che la tecnica produttiva capitalista mantiene sempre
separati, anzi ostili. E questo fa parte del suo compito di
divisione permanente, i cui fini sono di mantenere un numeroso
esercito di disoccupati, di gente disperata, pronta a lottare per un
tozzo di pane, anche andando a lungo termine incontro al proprio
interesse e talvolta contro ogni principio etico. Il lavoro
volontario diviene allora un modo per stabilire un legame e una
comprensione tra i nostri lavoratori amministrativi e i nostri
lavoratori manuali, e questo serve a liberare la strada per
raggiungere un nuovo stadio della società, stadio in cui non vi sarà
più differenza tra lavoratori manuali e intellettuali, tra operai e
contadini".
dal discorso per la consegna dei diplomi agli insigniti per il
lavoro volontario 15 agosto 1964... Non bisogna indottrinare.
Bisogna insegnare a pensare e ad analizzare. Non bisogna ammettere
che si possa credere a una cosa senza prima averla compresa.
Altrimenti non si fa che creare dei fanatici e dei dogmatici.
"... Sono nato in Argentina; non è un segreto per nessuno.
Sono cubano e sono anche argentino e, se le signorie illustrissime
dell'America Latina non si offendono, dirò che mi sento più di
chiunque cittadino dell'America Latina, di qualsiasi Paese
dell'America Latina; se fosse necessario sarei disposto a dare la
mia vita per la liberazione di qualsiasi Paese dell'America Latina,
senza chiedere nulla a nessuno, senza esigere nulla in cambio, senza
sfruttare nessuno..."
dal discorso alle Nazioni Unite, 11 dicembre 1964
... Se non esiste un'economia propria, se vi è un predominio del
capitale straniero, non ci si può considerare liberi dalla tutela
del paese dal quale si dipende, né un paese può agire secondo la
propria volontà se urta contro i grandi interessi del paese che lo
domina economicamente ... Il marxista deve essere il migliore, il più
retto, il più completo degli esseri umani, ma sempre, al di sopra
di tutto, un essere umano; un militante di un partito che vive e
vibra a contatto con le masse; una guida che plasma in direttive
concrete i desideri a volte oscuri delle masse; un lavoratore
instancabile che dà tutto al suo popolo, un lavoratore che con
abnegazione pone al servizio della rivoluzione le sue ore di riposo,
la sua tranquillità personale, la sua famiglia o la sua vita, ma
che non si estranea mai dal calore del contatto umano ...
... Il ruolo che spetta a noi, sfruttati e arretrati del mondo, è
quello di eliminare le basi di sostentamento dell'imperialismo: i
nostri popoli oppressi, da cui estorce capitali, materie prime,
tecnici e operai a buon mercato, e in cui esporta nuovi capitali,
strumenti di dominio, armi e ogni sorta di merci, prostrandoci nella
più assoluta dipendenza ...
Hasta siempre comandante!
(sempre con te comandante!)
Carlos Puebla
Questa prima canzone
fu scritta quando
il nostro Comandante
in Capo ci lesse la
lettera d'addio del Che.
Imparammo ad amarti
dalla storica cima
da dove il sole del tuo coraggio
tenne la morte in scacco.
Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.
La tua mano gloriosa e forte
spara dall'alto della storia
quando tutta Santa Clara
si desta per poterti vedere.
Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.
Chi mandò la brezza
col sole di questa primavera
per piantare la bandiera
con la luce del tuo sorriso?
Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.
Il tuo amore rivoluzionario
ti porta a nuove imprese,
dove c'è bisogno della forza
del tuo braccio liberatore.
Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.
Marceremo, sempre avanti,
ti seguiremo da vicino
e con Fidel diciamo:
Sempre con te, Comandante!
La primera canción
esta escrita cuando
nuestro Comandante
en Jefe leyo la carta
de despedida del Che
Aprendimos a quererte
desde la historica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.
Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte
desde la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.
Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Quien es que mando la brisa
con sol esta primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa?
Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.
Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
Hasta siempre, Comandante!
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