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IL
CURRICULUM DI UN MACELLAIO
marzo
2001 da LAW, Associazione per la protezione dei diritti umani ,7
febbraio 2001
Ariel Sharon, la cui incursione del
28 settembre 2000 nel santuario di Al Aqsa, con almeno 1.000
soldati e ufficiali armati, ha scatenato l'inizio dell'attuale
crisi che ha finora condotto alla morte di centinaia di
palestinesi ed al ferimento di almeno altri 12.000, è stato
eletto da una schiacciante maggioranza Primo Ministro di Israele.
Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Sharon ha dichiarato: "Il
paese ha intrapreso un nuovo cammino, un cammino di pace e di unità
interna, ed assunto un impegno per una pace autentica con gli
arabi". Ha invitato il Partito Laburista ad entrare nel suo
governo "in un'autentica alleanza per la sicurezza e la
pace."
L'appello alla 'pace' di Sharon, da molti descritto come un
brutale guerrafondaio, responsabile della morte di decine di
migliaia di civili palestinesi e libanesi, può apparire ironico.
Vale la pena ricordare come la cosiddetta campagna per la
"Pacificazione di Gaza" nel 1971 significò repressione
e brutalità spietate, la demolizione di migliaia di case
palestinesi nei campi profughi di Gaza e l'arresto e la
deportazione nel deserto del Sinai, in Giordania o Libano di
parecchie migliaia di palestinesi. Nel 1982, come Ministro della
Difesa, Sharon fu il principale architetto dell'operazione
"Pace per la Galilea": l'invasione del Libano che ha
causato la morte di decine di migliaia di civili e ha lasciato
circa un milione di senzatetto.
Da giovane Sharon intraprese la carriera militare, partecipando ai
combattimenti di Israeli Haganah, alla testa di unità speciali
specializzate in raids oltre le linee nemiche e costringendo i
palestinesi ad una fuga di massa dalle proprie case. Nell'agosto
del 1953 fondò e diresse l'infame Unità 101, che si macchiò di
una serie di spedizioni del terrore lungo il confine israeliano e
nei campi profughi, nei villaggi e negli accampamenti beduini.
Nello stesso settembre guidò personalmente l'Unità 101 in un
attacco contro i beduini nella zona smilitarizzata di Al Auja (una
giuntura di 145 km quadrati alla frontiera occidentale di
Negev-Sinai), uccidendo un numero imprecisato di persone.
14 ottobre 1953: Sharon guida ancora l'Unità 101 in un attacco al
villaggio di Qibya in Giordania. Sotto il suo comando, i soldati
israeliani si muovono nel villaggio facendo saltare edifici,
irrompendo da porte e finestre con armi automatiche e tirando
bombe a mano, uccidendo 69 civili (soprattutto donne e bambini).
In seguito il nostro dichiarò di aver creduto che le case
demolite fossero disabitate, ma secondo l'osservatore delle
Nazioni Unite che ispezionò la scena "veniva raccontata
continuamente la stessa storia: la porta scheggiata dai
proiettili, il corpo disteso sulla soglia, a indicare che gli
abitanti erano stati costretti a restare dentro mentre le loro
case venivano fatte saltare in aria sopra di loro".
Il 18 ottobre 1953 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
rilasciò un comunicato esprimendo "il più profondo
cordoglio alle famiglie di coloro che hanno perso la vita" a
Qibya, e sostenendo che "i responsabili avrebbero dovuto
rendere conto e che bisognava prendere misure efficaci per evitare
tali incidenti nel futuro" (Bollettino del Dipartimento di
Stato, 26 Ott., 1953, p. 552).
Il 20 ottobre 1953, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
decise all'unanimità di esaminare le recenti violazioni degli
Accordi sull'Armistizio Generale e in particolare sull'attacco a
Qibya. Il General Maggiore Vagn Bennike, capo del personale dell'Organizzione
per la Supervisione della Tregua delle NU, dichiarò che il 15
ottobre una commissione d'inchiesta delle NU era partita per Qibya,
dove l'Acting Chairman della Commissione Mista per l'Armistizio
aveva trovato fra i 30 e i 40 edifici completamente distrutti.
Quando l'Acting Chairman lasciò Qibya, 27 corpi erano stati
estratti dalle macerie.
La Risoluzione 101 del Consiglio di Sicurezza delle NU, adottata
il 24 novembre 1953 (con l'astensione di Libano e USSR), considerò
l'attacco a Qibya una violazione delle clausole del cessate il
fuoco della Risoluzione 54 del Servizio di Sicurezza delle NU
(1948) e in contrasto con gli obblighi delle parti secondo
l'Accordo di Armistizio Generale tra Israele e Giordania e la
Carta delle NU, ed espresse "la più profonda censura
all'azione".
Nel 1955 Sharon fu censurato per aver dato supporto logistico a
giovani israeliani che attuavano casuali sanguinose azioni di
vendetta contro i beduini in risposta agli attacchi arabi contro
gli insediamenti israeliani.
Durante la crisi di Suez del 1956 Sharon, all'epoca comandante di
una brigata di paracadustisti, inviò truppe di parà nel Mitala
Pass nel Deserto del Sinai. Quattro fra i suoi ufficiali più
giovani l'accusarono di aver mandato uomini a morire solo per la
sua gloria; il comandante perse i favori di Moshe Dayan e venne
sospeso per motivi disciplinari.
1971: La "pacificazione"
di Gaza.
Sotto il titolo
eufemistico di "Pacificazione di Gaza", Sharon impose una
brutale politica di repressione, facendo esplodere case, spianando
al suolo ampi tratti di campi profughi, imponendo severe punizioni
collettive e imprigionando centinaia di giovani palestinesi. Molti
civili vennero uccisi o ingiustamente imprigionati, le loro case
demolite e l'intera area trasformata, di fatto, in una prigione. Nel
1972 Sharon diede le dimissioni dall'esercito, ma dopo aver
contribuito a formare il Partito Likud nel 1973, venne nuovamente
chiamato alle armi allo scoppio della guerra dell'ottobre 1973,
durante la quale guidò un'incursione oltre il Canale di Suez, oltre
le linee egiziane. A dicembre venne eletto nel Knesset, ma rassegnò
le dimissioni l'anno successivo.
Nel 1977 il partito Likud vince le elezioni politiche sotto Begin.
Sharon partecipa al primo governo di Begin come Ministro
dell'Agricoltura responsabile degli insediamenti: si distingue come
fanatico sostenitore del movimento religioso Gush Emunim e come uno
dei principali artefici del boom degli insediamenti, finalizzato in
parte a prevenire la costituzione di uno stato palestinese nei
territori occupati.
Nel giugno 1981 la campagna di colonizzazione fu uno dei cardini
della rielezione del Likud, e a Sharon venne attribuito il merito di
un veloce e permanente progresso grazie alla capillare presenza
israeliana nella West Bank. A questo punto Begin lo nominò Ministro
della Difesa.
1982: "Pace in galilea".
Come Ministro della
Difesa Sharon fu la mente dell'invasione israeliana in Libano nel
1982, che ribattezzò "Pace in Galilea": nel complesso,
un'operazione che causò la morte di molte migliaia di civili e creò
quasi mezzo milione di senzatetto. Il 5 giugno 1982 inviò decine di
migliaia di soldati israeliani oltre il confine per aprirsi la
strada con le armi fino alla costa libanese. Alla fine Beirut fu
occupata e pesanti bombardamenti aerei, da mare a da terra,
devastarono una sostanziale parte del Libano. Alla fine di luglio il
governo libanese affermò che almeno 14.000 persone erano state
uccise oltre il 90% dei quali erano civili disarmati e oltre
il doppio gravemente feriti. Il 12 agosto restò famoso come il
Giovedì nero dopo che un massiccio bombardamento dell'artiglieria
durato circa 11 ore uccise circa 500 civili libanesi e palestinesi.
Dopo tre mesi di guerra, l'inviato statunitense Philip Habib facilitò
l'accordo secondo il quale l'OLP avrebbe evacuato da Beirut i suoi
combattenti a condizione di una protezione internazionale dei civili
palestinesi e libanesi nella regione e a patto che Israele non fosse
entrata a Beirut.
Tuttavia, due giorni dopo il ritiro delle forze di protezione,
Sharon iniziò una ulteriore avanzata verso Beirut, assediando i
campi lungo la strada. Il 15 settembre 1982 Beirut fu invasa, e
Ariel Sharon dichiarò che ciò era necessario per permettere la
dislocazione di 2000 combattenti palestinesi rimasti nella città.
Sharon affidò il compito di epurare i campi alla Falange (una forza
libanese armata direttamente da Israele sin dai tempi della guerra
civile libanese nel 1975).
Sabra & Shatila
Il massacro dei campi a Shabra e Shatila ebbe luogo tra le 18.00 del
16 settembre 1982 e le 08.00 del 18 settembre, in un'area sotto il
controllo dell'esercito israeliano. Le truppe di Sharon, dopo aver
tenuto i campi sotto assedio, permisero ai falangisti di entrare.
Fari israeliani illuminavano i campi, mentre il personale
dell'esercito israeliano osservava dai binocoli le squadre della
morte dilagare liberamente nei campi. Famiglie intere vennero
trucidate, molti vennero stuprati e torturati prima di essere
uccisi. Così tanti corpi vennero ammassati sui camion e portati
via, o sepolti in tombe di massa, che il numero totale delle vittime
non si saprà mai, ma le fonti palestinesi danno una stima di almeno
2000 vittime. In seguito all'indignazione internazionale, Israele
costituì una commissione d'inchiesta ufficiale guidata dal capo
della Corte Suprema Giudice Kahan. La commissione (Final Report
della Commissione d'Inchiesta sui Fatti nei Campi Rifugiati a
Beirut, 7 febbraio 1983, presieduta da Yitzhak Kahan, Presidente
della Corte Suprema di Israele) lo dichiarò indirettamente
responsabile dei massacri di Shabra & Shatila visto che non si
mosse per prevenirli, costringendolo a dare le dimissioni dal
Ministero della Difesa.
Estratti dal Rapporto Kahan:
"E' impossibile giustificare l'indifferenza del Ministro della
Difesa rispetto al pericolo di un massacro inoltre, il Ministro
della Difesa possedeva anche speciali rapporti dai suoi non certo
irrilevanti incontri con i capi falangisti Il senso di un tale
pericolo avrebbe dovuto risiedere nella coscienza di ogni persona di
buon senso vicina a questo problema Era dovere del Ministro della
Difesa prendere in seria considerazione la possibilità che i
falangisti commettessero atrocità e che era necessario prevenire
tale eventualità come obbligo umanitario Riguardo alla [sua]
responsabilità, è sufficiente affermare che egli non impartì
alcun ordine al IDF perché adottassero misure idonee. Analogamente,
nei suoi incontri con i leader falangisti, non fece alcun tentativo
per far loro presente quanto fosse grave il pericolo che i loro
uomini commettessero massacri. [] Va imputata al Ministro della
Difesa la responsabilità di aver trascurato il pericolo di atti di
vendetta e spargimenti di sangue da parte dei falangisti contro la
popolazione dei campi profughi, e di non aver tenuto conto di questo
pericolo quando decise di far entrare i falangisti nei campi. In
aggiunta, va imputata al Ministro della Difesa la responsabilità di
non aver ordinato appropriate misure per prevenire o ridurre il
pericolo di massacri come condizione per l'entrata dei falangisti
nei campi. Tali errori costituiscono il mancato adempimento di un
obbligo per il quale il Ministro della Difesa è stato posto sotto
accusa."
La commissione d'inchiesta trovò "sconcertante che il Ministro
della Difesa non informò in alcun modo l'allora Primo Ministro [Menachim
Begin] della decisione di far entrare i falangisti nei campi."
Sommario
Le autorità israeliane e
la comunità internazionale devono assumersi le proprie
responsabilità, investigare accuratamente e procedere contro Ariel
Sharon per il suo coinvolgimento in questi massacri o in altri
crimini, poiché l'articolo 146 della IV Convenzione di Ginevra del
1949 afferma che l'Alta parte Contraente "avrà l'obbligo di
perseguire persone accusate di aver commesso, o di aver ordinato che
fossero commesse" gravi violazioni alla Convenzione e
"condurrà tali persone, a prescindere dalla loro nazionalità,
a risponderne di fronte ai propri tribunali.
L'articolo 147 della Convenzione afferma che le gravi violazioni
citate nell'Articolo 146 includono l'omicidio volontario, la tortura
o il trattamento inumano, compreso il causare deliberatamente grandi
sofferenze o serie ferite al corpo o alla salute la deportazione
illegale o il trasferimento o il confinamento illegale di una
persona protetta o la deliberata sottrazione ad una persona protetta
dei diritti di un giusto e regolare processo prescritto dalla
presente Convenzione; il prendere ostaggi e la distruzione di massa
e l'appropriazione di proprietà, non giustificata da necessità
militari e realizzata illegalmente."
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