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ELEZIONI E CRIMINALITA’
di Lucio Garofalo per ecomancina.com
Secondo statistiche ufficiali, ogni anno, in
Italia, verrebbero commesse oltre 300 mila violazioni della legge
(ovviamente si tratta dei reati denunciati e accertati), dalle
piccole infrazioni del codice penale ai reati più gravi quali
estorsioni, sequestri di persona, omicidi. Nel contempo, le carceri
italiane hanno i mezzi e gli spazi assai limitati e carenti, per cui
non riescono ad ospitare tutti i violatori della legge che in
pratica restano impuniti. In tale situazione sono soprattutto i
grandi criminali che riescono a beneficiare delle enormi lacune del
sistema carcerario italiano. Non è solo un problema di strutture
penitenziarie, di luoghi fisici di detenzione, bensì è soprattutto
una questione di mancanza di un’adeguata e razionale politica
anticriminale da parte dello Stato italiano.
L’azione del governo in materia di criminalità,
si riduce a periodiche e provvisorie strategie di repressione
poliziesca che sono sempre pilotate e condizionate da determinati
interessi e meccanismi di ricerca del consenso popolare, strategie
che prevedono e richiedono un ruolo importante e decisivo legato all’esercizio
dell’informazione quotidiana di massa. Ad esempio, negli ultimi
tempi, i principali media nazionali, con in testa i network
televisivi, stanno promuovendo vaste campagne di pubblicità che
hanno reso di "moda" alcuni tipi di reati.
Il mio discorso non è affatto cinico o delirante
in quanto, di fatto, si tratta proprio di "mode", ossia di
un sistema di amplificazione e di "esaltazione" del
crimine, ovviamente mediante forme subdole e striscianti, attraverso
meccanismi pubblicitari che agiscono a livello inconscio e
subliminale.
Alcuni decenni fa, ad esempio, ci fu la
"moda" del brigatismo, nella misura in cui i mass-media
fecero da potente cassa di risonanza del fenomeno dell’eversione
brigatista, al fine di legittimare e suscitare l’invocazione di
leggi punitive speciali, che poi, come si è visto, furono varate
dallo Stato.
Successivamente, soprattutto a partire dalla
seconda metà degli anni ‘80, con l’esplosione del fenomeno
"hooligans", abbiamo sopportato periodiche campagne tese a
promuovere i crimini legati al teppismo negli stadi di calcio. In
altre fasi abbiamo assistito a campagne di informazione quotidiana
che privilegiavano ed enfatizzavano il fenomeno dei sequestri di
persona, ad esempio in Aspromonte: non a caso ci fu subito qualche
"eminente" personalità politica (basti ricordare l’allora
capo del governo, l’on. Forlani, ed altri noti esponenti della
destra neofascista) che ne approfittò per rilanciare e rimettere in
questione una proposta favorevole alla pena capitale!
Negli ultimi anni, in Italia, si è delineato e
alimentato un clima di crescente attenzione e tensione popolare
intorno ad alcuni reati di opinione e di associazione, mediante
campagne tese soprattutto a criminalizzare il cosiddetto
"movimento dei movimenti", il movimento pacifista e i
gruppi newglobal, in modo particolare il movimento dei
"disobbedienti" e gli anarchici. Ciò al fine di
autorizzare ed evocare reazioni di stampo autoritario e repressivo,
fino all’estrema richiesta di intervento armato, come è accaduto
nelle giornate di Genova 2001, durante il G8, e come si
preannunciava per il 4 Giugno 2004, in concomitanza con la visita di
Bush in Italia.
Inoltre, il sistema dell’informazione di massa
concorre ad allestire ricorrenti campagne di allarmismo sul rischio
terroristico, sia di stampo neobrigatista che soprattutto di matrice
islamico-fondamentalista, nonché rispetto ad altre vicende
criminali quali i recenti episodi di violenza negli stadi
calcistici. Il meccanismo in questione è profondamente cinico,
ipocrita e perverso, nella misura in cui l’intento reale non è
quello di contrastare il crimine, ma di provocare reazioni diffuse
nell’opinione pubblica, di segno autoritario, e quindi riscuotere
un vasto consenso elettorale. Infatti, come è già accaduto in
passato, da parte delle attuali forze politiche governative si tenta
di strumentalizzare la delinquenza per biechi fini elettorali,
inseguendo il consenso e l’approvazione da parte dell’opinione
pubblica, montata ad arte dalla propaganda di alcuni potenti
mass-media.
Lo scopo ultimo sarebbe, in sostanza, quello di
raccogliere e racimolare un bel mucchio di voti alle prossime
elezioni, ma di certo non è quello di combattere e stroncare il
crimine, dato che è impossibile sul piano della soluzione
carceraria, per le gravi insufficienze di spazi e strutture
detentive, come si è accennato all’inizio. Pertanto, la soluzione
più razionale e radicale, rispetto ai fenomeni criminali, non è la
repressione poliziesca e carceraria, nella misura in cui il carcere
è divenuto un arnese vecchio, un vero anacronismo storico, come la
tortura, la pena di morte, la schiavitù e simili pratiche incivili
e disumane.
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