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UN RICORDO DI PIERO BRUNO
Intervista con Lucia
Bruno
di Francesco Barilli per Ecomancina.com
Esiste un filo conduttore in molti
articoli/interviste che ho scritto finora; un filo fatto di
indignazione e di rabbia, che unisce vicende che vanno da Giuseppe
Pinelli a Carlo Giuliani, passando per Bologna e Ustica. E più
percorro questa strada più m’accorgo che si tratta di una strada
costellata da altre vittime, altre storie di cui si perderebbe la
memoria (dopo non essere riusciti ad ottenere giustizia) se non fosse
per il coraggio e l’impegno dei familiari e degli amici di quelle
vittime. Familiari, amici, compagni che non si sono arresi di fronte
alla sistematica opera di copertura ed insabbiamento che ha affossato
nelle aule dei tribunali la richiesta di verità, e che si sono spesso
costituiti in associazioni. Lungo questa "strada" ho
incontrato un’altra storia e un’altra associazione, l’Associazione
Piero Bruno.
Partiamo, come sempre, dai fatti. E’
il 22 novembre del 1975 quando a Roma una manifestazione in sostegno
del popolo Angolano finisce in tragedia. Mentre il corteo si snoda per
le vie di Roma, un gruppo di manifestanti si stacca per una protesta
dimostrativa davanti all’ambasciata dello Zaire. I manifestanti, una
volta accortisi della presenza massiccia di forze dell’ordine, si
danno subito alla fuga, ma contro di loro polizia e carabinieri
cominciano un vero e proprio tiro al bersaglio, alle spalle. Tre
ragazzi vengono colpiti; due di loro riescono a fuggire, mentre Piero
Bruno crolla sull’asfalto. Verso di lui, già a terra, e verso un
suo compagno che prova a soccorrerlo, un agente in borghese apre
nuovamente il fuoco, colpendoli entrambi. Le forze dell’ordine, per
rafforzare da subito quella che sarà la loro tesi difensiva,
trascinano il ferito verso l’ambasciata, in modo da poter sostenere
la tesi di intenti aggressivi da parte dei dimostranti. Piero Bruno
morirà il giorno successivo, piantonato in ospedale.
L’inchiesta della Magistratura
arriverà ad individuare alcuni degli agenti che quel giorno aprirono
il fuoco, fra cui i due che colpirono Piero. Ma nel 1976 il giudice
istruttore archiviò il caso, ritenendo in sostanza che gli agenti
avessero avuto una reazione "commisurata all’offesa", e
quindi non giudicandoli perseguibili.
E’ una storia, quella di Piero
Bruno, simile a molte altre di quegli anni, ma che soprattutto ricorda
drammaticamente, nella sua dimensione processuale, quella più attuale
di Carlo Giuliani. In entrambi i casi abbiamo prima "un
aggiustamento" delle prove e della scena dell’omicidio (al fine
di costruire uno scenario in cui le forze dell’ordine potessero
passare da aggressori ad aggredite) e poi una sentenza che pone il
sigillo sulla vicenda inquadrandola nella "legittima difesa"
e/o nel "legittimo uso delle armi". Mi viene spontaneo
pensare purtroppo che, oltre che nelle aule dei tribunali, l’analogia
fra la storia di Piero e quella di Carlo si sia sviluppata anche a
livello mediatico: difficile pensare che, sulle pagine dei giornali,
al primo sia stato risparmiato il trattamento riservato a Carlo,
denigrato dai principali media nazionali e dipinto come un folle
aggressore… Dubito che l’offensiva e superficiale considerazione
riservata a Carlo ("cosa faceva in Piazza Alimonda? Dopotutto se
stava a casa sua non gli sarebbe successo niente…") non sia
stata fatta a suo tempo anche per Piero…
Ma, anche se è solo una parziale
consolazione, le analogie fra Piero e Carlo non si fermano qui: un
punto di contatto lo possiamo trovare anche nell’energia che alcune
persone hanno saputo trarre da quella tragedia: come nel caso di Carlo
Giuliani, anche per Piero Bruno è nata, come accennato in premessa,
un’associazione, dotata anche di un proprio sito internet che vi
invito a visitare: http://www.ass-pierobruno.org/.
Presidente dell’associazione è Lucia Bruno, sorella di Piero.
***
Intervista con Lucia
Bruno
20 maggio 2004
FRANCESCO BARILLI:
L’associazione si è costituita
nel novembre 2002, a 27 anni di distanza dalla morte di Piero. Mi
viene spontaneo pensare che, dopo tanti anni, abbiate visto qualcosa
che univa le istanze del movimento di cui fece parte Piero con quelle
che animano l’attuale movimento… E’ stata questa la molla che vi
ha portato alla costituzione dell’associazione?
LUCIA BRUNO:
Direi che non è proprio andata
così. La verità è che alla morte di Piero è susseguita la caduta
di Lotta Continua e subito dopo dei movimenti. Questo ha causato
grandi problemi a tutti noi ed ognuno ha reagito in modo diverso ma
sicuramente individualistico. Ci siamo incontrati dopo 20 anni perché
alcuni giovani del centro sociale "La strada", incuriositi
dalla vista della ex sezione di L.C. intitolata ancora a Piero Bruno,
hanno cercato tutti noi per avere delle risposte alle loro domande.
Probabilmente era quello di cui avevamo bisogno, perché abbiamo
risposto (io purtroppo per ultima) subito a queste sollecitazioni.
Poi, la gioia di essere di nuovo tutti insieme, seppur con vite e
realtà completamente diverse da allora, il desiderio di far rivivere
Piero, di ricordare a tutti che non abbiamo dimenticato, sono stati
gli imput per partire con l’Associazione. Ancora oggi dico grazie ai
ragazzi del centro per averci dato questa possibilità.
F.B.:
Ad un anno e mezzo dalla sua
costituzione, è possibile tracciare un primo bilancio sulle
iniziative che avete realizzato e indicare quali siano i vostri
progetti per il futuro?
LUCIA BRUNO:
Abbiamo fatto iniziative per
Emergency, collaboriamo con il centro sociale per altre iniziative;
ogni anno promuoviamo "Sinergie", un concorso per immagini
aperto a tutti purchè non professionisti. L’esposizione e la
premiazione avviene tutti gli anni durante la festa della cultura che
si tiene il 5 giugno alla Garbatella.; stiamo portando avanti un
progetto di "Scuola popolare" che si occuperà di dare
sostegno ed aiuto a tutti i bambini e ragazzi che hanno problemi di
inserimento scolastico. Ti invierò il progetto.
F.B.:
Quale è il vostro rapporto con
altre associazioni costituitesi su casi analoghi a quello di Piero? E
una domanda più personale, che ho rivolto a suo tempo a Licia Pinelli:
dopo tuo fratello, hai dovuto assistere, questa volta esternamente, a
tanti altri casi simili. Ma come hai vissuto quei fatti? Hai sperato
"almeno per loro ci sarà giustizia" o ti sei rassegnata
pensando "nemmeno loro ce la faranno"?
LUCIA BRUNO:
A parte la Walter Rossi e la
Franceschi, che già conoscevamo, con le altre ho preso contatto a
Genova lo scorso anno.
Passando alla seconda domanda: è
stata sempre molto dura, straziante; ed ogni volta è stato come se
Piero morisse nuovamente. Li ho tutti nella mente, nel cuore, ma non
ho mai creduto ad una giustizia. Non ho mai sperato che nel paese
delle "non verità", quale è il nostro, si potesse arrivare
ad un processo giusto, equo; alla condanna dei responsabili, dei
mandanti, degli esecutori; no, non abbiamo mai avuto uno Stato con
"le palle", uno stato in grado di ammettere i propri errori.
F.B.:
Pensi mai alla possibilità di una
riapertura del caso giudiziario di tuo fratello?
LUCIA BRUNO:
No, assolutamente, però penso che
la giustizia la si può avere anche fuori delle aule dei tribunali. La
divulgazione della verità, dello stato delle cose, spetta a noi. Il
nostro compito inesauribile è quello di informare l’opinione
pubblica, di raccontare, di chiarire i punti oscuri delle vicende. La
nostra forza è proprio nella divulgazione della memoria affinché
tutti possano sapere, tutti possano valutare con consapevolezza.
F.B.:
Stiamo vivendo una nuova stagione di
forti tensioni sociali e di nuove istanze da parte del Movimento che
gravita attorno alla sinistra. Penso alle lotte per il diritto alla
casa, a quelle per la difesa dei diritti degli immigrati, alle nuove
battaglie dei lavoratori, e – ovviamente – alle manifestazioni
contro la guerra. Nuova stagione di lotta, e, purtroppo, nuove
repressioni, che operano spesso in modo più subdolo (cominciando con
gli attacchi alla informazione). Vedi un filo comune tra le lotte di
ieri e quelle di oggi e, soprattutto, tra le strategie repressive di
ieri e quelle attuali?
LUCIA BRUNO:
Direi che la famosa "strategia
della tensione" si stia replicando in ogni sua forma, dalla
repressione nelle piazze alle cariche violente, alla ricerca del
"morto". Sono cambiate le facce, ma la sostanza è sempre la
stessa. Certo che a distanza di 25 anni è stravolgente ritrovarsi in
questo clima. Anche se oggi la situazione mi pare molto più grave,
siamo in pieno stato di regime e questo porta nelle piazze un
movimento molto variegato, persone di ogni età, condizione sociale,
etc… C’è sempre un filo comune nelle lotte, anche a distanza di
anni, perché i motivi che portano migliaia di persone in una piazza,
sono poi gli stessi: disoccupazione, sanità, scuola etc..; di certo,
in questo momento non è facile trovare un motivo per non scioperare,
viste le condizioni politiche in cui stiamo affogando.
F.B.:
So che ti costa molto umanamente, ma
vorrei chiudere questa intervista con un ricordo di Piero.
LUCIA BRUNO:
Ti girerò molto semplicemente una
lettera che ho scritto per Piero…
DEDICATO A PIERO
"Dedico questa lettera a Piero,
l'unico ragazzo, l'unico uomo che ho veramente amato nella mia vita.
A lui ho dedicato tutta la mia vita
fatta di ricordi, di 1000 rimpianti, di cose non dette e non fatte, la
morte è stata più veloce delle nostre parole e dei nostri gesti.
E' a lui che ho dedicato ogni
momento di gioia, le mie emozioni sono state anche le sue, i miei
occhi hanno osservato anche per i suoi, il mio cuore si è spezzato
anche per il suo di fronte all'idiozia ed all'ingordigia umane, le
nostre vite sono unite da una catena che la morte non è riuscita a
spezzare. Nel dolore più profondo che a volte ci rende così poco
razionali, vorrei avere una bacchetta magica per poter giocare con il
tempo; poter rivivere l'infanzia serena senza sottintesi, odio le cose
non dette perchè scontate, non sempre la vita ci regala una seconda
opportunità. A tutti coloro che l'hanno conosciuto posso dire ben
poco, ma a chi non ha avuto questo piacere posso raccontare di lui
oltre le solite banalità. Rammento di come, dietro il pianto di una
bambina, tentò inutilmente di salvare un topolino; quanto grande
fosse la sua tenerezza, quanto radicato il suo senso di giustizia e di
libertà, gli stessi per cui è morto. Le pagine della mia memoria
sono piene di episodi della sua breve ed intensa vita e mi scopro a
fare sforzi sovrumani per ricordare ogni istante vissuto insieme. Un
giorno mi hanno chiesto quale fosse la cosa più terribile che potesse
capitarmi ed io ho risposto: "perdere la memoria". Sono quei
frammenti di vita che mi danno la forza e la determinazione per
guardare al futuro ed andare avanti, continuare la sua vita,
semplicemente. A tutti coloro che non l'hanno conosciuto, io dico:
immaginate il figlio da lodare, il fratello da emulare, il marito da
amare, il padre da ammirare; questo era Piero, un ragazzo da amare. Di
quegli anni ne hanno già parlato in molti, di quanto fosse teso il
momento politico, degli errori strategici che hanno scatenato sensi di
colpa e rimorsi. In quel periodo troppi morti ci hanno costretti a
scendere in piazza per urlare la nostra rabbia ed il nostro dolore;
quando si è sciolto il movimento e ci siamo dispersi tutti come
randagi, io nella mia infinita delusione per tutto ciò che non era
stato fatto e per l'inutile morte di Piero, mi sono rinchiusa nel mio
eremo per 20 lunghi anni. Non sono bastate le analisi e le riflessioni
politiche a farmi superare questa delusione e soprattutto la
consapevolezza che altre inutili morti sono seguite alla morte di
Piero. Oggi osservo l'immagine di Carlo Giuliano in terra, incredula e
grottesca immagine. Sostituisco Carlo con Piero e ci siamo, è
accaduto di nuovo dopo 25 anni. Mi chiedo dove abbiamo sbagliato e la
risposta l'ho sotto gli occhi: eravamo troppo occupati a curarci le
nostre ferite. Non so a voi, ma a me la morte di Carlo pesa nel cuore
come il più grande dei macigni. Tra i ricordi, i rimpianti ed il
dolore, ho un solo augurio per colui che ha premuto quel grilletto,
forse peggiore della morte stessa: io gli auguro che nella sua vita
non incontri mai nessuno che sappia amarlo quanto io ho amato mio
fratello e che un bel mattino, al suo risveglio, possa scoprire di non
avere più il suo passato."
Francesco Barilli, di Ecomancina.com
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