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I BORGHESI SON TUTTI DEI PORCI…
(da “I borghesi” di Giorgio Gaber)
Carlo Pallavicini per ecomancina.com
Se nel numero di Agosto mi ero trovato ad
affrontare la politica Italiana a partire da un tema scottante come
quello dell’Afghanistan, questo mese non posso esimermi dal prendere
spunto dalla finanziaria.
Come ogni anno è infatti arrivato il momento di
produrre e votare la legge che regolerà l’economia del paese, un
compito gravoso perché deve tenere insieme esigenze diverse: le
imprese (leggi profitti e occupazione) che devono essere incentivate,
lo stato sociale (leggi pensioni, ospedali, trasporti…) che devono
essere migliorate, i parametri UE che devono essere rispettati pena
multe che andrebbero a rallentare tutti gli altri fronti.
L’Italia è da sempre fiera di aggiungere a
questo già complicato rebus un’ulteriore voce:i conti pubblici allo
sfascio. Già, perché se mai i conti pubblici sono stati in regola
nel nostro paese, sotto il governo Berlusconi essi si sono
letteralmente disastrati, in un orgia di consulenze (di amici) e auto
blu, extra nelle uscite e pressappochismo nelle entrate.
Sul malgoverno della destra non serve spendere
altre parole, serve però intimare un altolà sui tagli allo stato
sociale prospettati da Padoa Schioppa. Ok, il governo dell’Unione è
un compromesso fra forze borghesi e forze antisistema, ma le conquiste
del mondo operaio-comunista come pensioni, qualità della sanità,
quelli sono beni di cui tutti godono!
Padoa Schioppa vorrebbe sostanzialmente agire in
due tempi: prima risaniamo i conti pubblici, facendo qualche taglio
qua e là, poi incentiviamo la crescita dell’economia.
A lui si contrappone il ministro della solidarietà
sociale Ferrero (Rifondazione), che propone un superamento del “duetempismo”:
risanare i conti e intanto rilanciare l’economia a partire dalle
condizioni di vita dei consumatori. Per risanare, è la sua opinione,
non bisogna rubare le pensioni (di cui si ipotizza una revisione), ne
tantomeno alzare le tasse per la povera gente. I soldi possono essere
reperiti dalla tassazione delle rendite finanziarie (i capitali della
borsa, oggi tassati al 12,5%, contro il 27% dei conti correnti dei
lavoratori!). Un’equiparazione tra queste due tassazioni, al 20%,
porterebbe ingenti flussi di capitale nelle casse dello stato, tali
non solo da risanare i conti, ma da permettere qualche serio
intervento di politica sociale nei prossimi anni (da un potenziamento
della rete di trasporti ad un piano di recupero delle grandi periferie
degradate).
Questa modifica mi appare ancor più doverosa da
un punto di vista morale, dato che le rendite finanziarie permettono
ai più ricchi di guadagnare senza lavorare, facendosi in sostanza
promotrici della disuguaglianza.
Ovviamente le resistenze ad un passaggio così
epocale si leveranno da ogni parte, anche dall’Ulivo, ma certo
un’opposizione seria, se necessario di piazza, alla politica dei
tagli potrà giovare alla causa del ministro Ferrero.
Lavorando all’interno di un movimento
giovanile, mi rendo spesso conto di come queste tematiche siano di
difficile approccio per i ragazzi. Ma credetemi: non c’è niente di
più vicino a noi che una finanziaria. Pensate a Piacenza: con i tagli
ai comuni del governo Berlusconi numerose iniziative per le politiche
giovanili (concerti, cultura…) sono rimaste in un cassetto. O
ancora, per chi di voi avesse lavorato in una fabbrica, magari da
stagionale, non vi ha fatto rabbia la trattenuta sulla busta paga,
quando i vari Tronchetti Provera guadagnano a palate solo dicendo
un“compra”o un“vendi”?
A voi l’ardua sentenza. Io intanto colgo
l’occasione per ricordarvi che sarà avviato nelle prossime
settimane un gruppo di lavoro (“Quale Piacenza?”) aperto a tutti i
ragazzi, studenti o lavoratori, per l’elaborazione del programma in
vista delle prossime comunali. Chiunque di voi avesse idee, dal
settore dell’intrattenimento a quello della scuola, è caldamente
invitato a partecipare!
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