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ANTISEMITISMO PADANO
NEI CHIOSTRI DELL’UNIVERSITA’ CATTOLICA DI MILANO I MANIFESTI DEL
MOVIMENTO UNIVERSITARIO PADANO CONTRO ISRAELE E GLI EBREI, TRA RUNE E
SIMBOLI DELLE WAFFEN-SS
saverio Ferrari - Redazione Osservatorio Democratico
Basta fare un giro all’Università Cattolica di Milano per capire
meglio cosa si agiti oggi nella Lega Nord. Nel secondo chiostro,
intestato a Pio XI°, entrando dall’ingresso principale di Largo
Gemelli, dove i gruppi politici espongono i propri cartelli, è
possibile imbattersi anche nei manifesti del Movimento Universitario
Padano. Il MUP in questa storica università, patria di Comunione e
Liberazione, pur non contando più di una decina di militanti, nelle
ultime elezioni interne ha raccolto circa l’8% dei voti per il
rinnovo del “Consiglio nazionale degli studenti universitari”,
anima un sito web e pubblica dal giugno del 2003 un proprio “foglio
di informazione e cultura” denominato “Il cinghiale corazzato”,
da cui anche il simbolo del movimento.
La produzione di articoli e cartelli è molto ricca e variegata.
Spazia dalla politica all’analisi culturale, dalle recensioni
librarie e cinematografiche agli appuntamenti del movimento. Offre uno
spaccato indubbiamente interessante del retroterra ideologico di
questa organizzazione a tutti gli effetti parte della Lega Nord. Ciò
che subito balza agli occhi, esaminando i contenuti di questa
multiforme produzione, è la sua assoluta indistinguibilità da quella
di altre formazioni cattoliche-tradizionaliste presenti nell’arcipelago
neofascista. Ancor prima del pensiero socialista e comunista, i nemici
principali sembrerebbero rappresentati dalle idee e dalle conquiste
del Risorgimento italiano. La Patria viene definita come uno dei “prodotti
marci del giacobinismo” ed insieme alla nostalgia per il Ducato di
Milano o il Granducato di Parma e Piacenza, si tessono gli elogi del
“primo leghista in Italia”, Pio IX°, il Pontefice della “breccia
di Porta Pia” e del “Sillabo”, che condannò duramente il
liberalismo. Soprattutto si cerca di rivalutare la società del tempo
con il suo ordinamento sociale, le sue vessazioni feudali e il suo
sistema nobiliare. In questo quadro gli attacchi al Concilio Vaticano
II°, le simpatie per i lefebvriani, ma anche il rifiuto del
darwinismo.
Molte le iniziative, spesso promosse in collaborazione con il “Centro
Studi Davide Albertario”, un’associazione nata nel nome del
sacerdote cattolico “che combattè a lungo l’Italia liberale e
giacobina”. A titolo di esempio alcune conferenze: ”Il ruolo delle
donne nell’opposizione all’unità d’Italia”, “Le vergogne
del risorgimento massonico”, “Uomo e scimmia…ma sono veramente
parenti?”.
Si potrebbe fin qui quasi sorridere. Il discorso si fa invece più
serio quando si affronta il tema dell’immigrazione. L’identità
razzista del gruppo emerge a questo punto con forza. Gli
extracomunitari vengono presentati come “animati da propositi
delinquenziali, da stili di vita malavitosi, da ideologie religiose
fanatizzanti e antieuropee”, ed il fenomeno dei flussi migratori
viene dipinto, in una visione complottistica, come lo strumento di una
“regia occulta” volta a destabilizzare le etnie autoctone (“Popolazioni
di ogni razza, lingua e cultura premono alle nostre porte”).
Inevitabile, a questo punto, quasi come conseguenza naturale, l’antisemitismo.
Già nel gennaio dello scorso anno erano comparsi manifesti, a firma
del MUP, contro gli “Ebrei padroni del mondo”, ora recentemente si
è scritto: “No alle talpe americane in Europa. No Israele-No
Turchia”, il tutto sotto una bandiera statunitense modificata con la
croce di Davide. A dicembre è stato anche appeso un grande cartello
in difesa dello storico negazionista David Irving, recentemente
arrestato in Austria. Sui numeri del giornalino, invece, pagine
dedicate a Léon Degrelle, ex-generale delle Waffen-SS, oltre che
riconosciuto criminale di guerra, un “eroe”, secondo gli
universitari padani. Anche la recensione del film “La caduta”,
sugli ultimi giorni di Hitler, è stata l’occasione per esaltare l’eroismo
dei “volontari stranieri” che combatterono sotto le insegne del
Terzo Reich. Più che Carlo Cattaneo qui siamo ormai dalle parti di
Julius Evola.
Ma c’è di più. Spesso sui manifesti del MUP, accanto al simbolo
del “Sacro Cuore della Vandea”, compaiono anche alcune rune. Tra
le altre, nel segno dell’“affinità del sangue e della stirpe”,
l’”odal”, già emblema del gruppo neonazista di Avanguardia
Nazionale, un tempo stemma della Divisione Prinz Eugen delle Waffen-SS,
e la “leben-rune”, la “runa della vita”, adottata dalla
associazione delle SS “Lebensborn”, fondata da Einrich Himmler per
favorire la selezione della razza. Sempre sul bollettino del gruppo,
invece, l’effige del ”pugno corazzato” della 17a Divisione “Gotz
Von Berlichingen”, giusto per non sbagliare, quella in cui
combatterono anche alcune centinaia di volontari italiani.
Il bollettino del MUP dell’Università Cattolica si può anche
leggerlo entrando nel sito ufficiale del Movimento Giovani Padani e
della Lega Nord. Non stiamo parlando di schegge impazzite.
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